Sabato 28 settembre 2013 – San Lorenzo Ruiz, martire in Giappone – Taurianova

Chapeau, Presidente Berlusconi!

Grazie per aver deciso di staccare la spina ad un governo che non ci somigliava più. Ad un esecutivo che aveva dimenticato le promesse fatte al Popolo Italiano. Grazie per aver dimostrato, ancora una volta, di avere a cuore gli interessi dell’Italia. Nonostante, sono sicuro, i giorni della crisi saranno duri e difficili. Per tutti noi e, soprattutto, per Lei.

Non aspetterò il 4 ottobre per esprimerLe la mia solidarietà e la mia vicinanza. Il 4 ottobre è in ognuno dei giorni che sono già trascorsi da quando una fetta d’Italia – per la verità, già di suo abbondantemente sbriciolata –  ha deciso di aggredirLa. Nell’impegno politico, nella Sua professione. Invadendo, perfino, il Suo Privato. Sono convinto che, però, nessuno possa affermare di esserci riuscito.

La vedo stabile e coraggioso. E me ne compiaccio.

Non aspetterò quella data anche perché resto fermamente convinto che sia proprio nelle difficoltà il dovere dei  solidali, dei fidati, di stare accanto all’amico. Qualunque cosa accada. E, se sarà – come sarà – trionfo, non mi piace  salire sul carro del vincitore avendolo aspettato all’angolo della via, senza aver rischiato la vita per la Vittoria. E, oggi, affiancarLa e sostenerLa è come partecipare alla battaglia. Le briciole di quella fetta d’Italia, di cui Le dicevo, ci aspettano, invano, al varco. Come cecchini. Aspettano anche noi, Suoi amici. Per annotarci negli elenchi. Per aver memoria di noi. Cosicché, oltre che Lei, sappiano già chi colpire. Dal più povero, al più abbiente. Dal più sapiente, al meno colto. Dal più sconosciuto, al meno ignoto. Lo sappiamo, lo accettiamo. Non ci fanno paura. E’ il giuoco delle parti, come bene lo definì il Grande Pirandello.

La mia originaria simpatia nei confronti della Sua proposta politica e sociale, Presidente, si trasformò, giorno dopo giorno, in partecipazione. Attiva e convinta. Mi piacque l’Ottimismo. La visione alleggerita degli sforzi. C’era da lavorare molto, per ricostruire. Quello si cominciò a fare. Senza tante lagnanze. Il mondo attorno, ne rimase attonito. Poi, si preoccupò. La guardò e ci guardò come un pericolo. Lo eravamo. Non per l’Italia. Per loro. Per i burocrati tetragoni a qualsiasi cambiamento, per i politici spaventati dalla eccessiva disponibilità sociale dei nuovi arrivati, per gli imprenditori obbligati alla quotidiana revisione delle certezze di mercato. Nulla fu più come prima. L’Italia, dopo decenni di forzato sonno sociale, mantenuto a suon di spari terroristici e stragi pilotate, saltava giù dal letto, apriva le finestre e respirava aria nuova. Anche l’arte e la cultura ne gioirono. Ritrovando un bandolo perduto dietro alla catasta di bugie sessantottine e post. La nonSinistra si rivestì della magnificenza d’un tempo.

Per questo e tanto altro, Presidente, Le sono stato a fianco. Senza chiedere, ma ottenendo dal mio impegno, dal mio lavoro, dalla mia tenace voglia di fare.

Oggi, sento forte e necessario il dovere di ringraziarLa per quanto ha fatto per me italiano. Mi ha fatto sedere al tavolo dei Potenti. Ha obbligato gli arroganti a piegare la testa. Ha aiutato le imprese e i singoli.

Molti continuano a credere che Lei controlli la comunicazione; ma, giorno dopo giorno, ora dopo ora, gli attacchi a Suo danno non mancano. Dunque, i conti non tornano.

Le dirò, Presidente, che anche tutto il gossip sulla Sua vita privata non mi ha scalfito neanche un po’. Ho pensato sempre alla mia, di vita privata. Mi perdonerà, dunque,  se non ho seguito le Sue vicende, preso com’ero a seguire le mie. Ritengo che ogni persona abbia il diritto e la libertà di vivere come meglio crede. E, questo, deve valere per tutti. Per la piccionaia, come per chi si trova ad occupare i palchi più centrali.

La pervicace costanza, poi, nell’obbligarLa a frequentare le aule di Giustizia, Le dirò, mi insospettisce e non poco. Ognuno di noi ha di che preoccuparsi, di questi tempi. Dalla multa all’auto non pagata, al mutuo non onorato. Io stesso, Le confesso, pago le rate ad Equitalia. Come molti italiani. Negli anni passati, ce ne saremmo vergognati. Oggi è male comune. Dunque, mezzo gaudio. Certo, leggo sui giornali di ben più pesanti accuse nei Suoi confronti. Le auguro di mantenere la forza di respingerle sempre.

La ringrazio, Presidente, per la encomiabile tenacia nella lotta alle dittature. Di ogni natura e ideologia. Per la coraggiosa difesa della Democrazia. Nel nostro Paese e nel mondo. Per l’Amore dimostrato verso il Tricolore, simbolo della partecipazione degli Italiani fino all’estremo sacrificio.

Con stima. nino spirlì

… ero fra me e me… E, come sempre, ho scelto. Tra il silenzio e la parola.

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