Giovedì 10 ottobre 2013 – San Daniele – Taurianova

Una gioia così penetrante non la provavo da mesi. Forse, anni. 

Alle 13.00 di ieri, mercoledì 9 ottobre, ero coi ragazzi del gruppo animalista di mafiaNo, Amici Animali – Taurianova, a dar da mangiare alla più popolosa colonia felina del paese. Quella che ci aspetta tutti i giorni all’una sul piazzale davanti al Cimitero di Taurianova. Lisa, Marco, Pio, Betta… Tutti nomi che ha assegnato la signora Maria, la coraggiosa e tenace  “gattara” che da vent’anni si occupa non solo di loro (sono circa una trentina), ma anche dei diciotto gatti che vivono nel giardino di casa sua. E anche di alcuni cagnoloni randagi che si aggirano attorno alla sua vita: tutti loro Le riconoscono una santità di intenti, una divinità di sentimenti. Grazie a Lei non muoiono. E quelli che non riesce a curare e che, purtroppo, lo fanno, se ne vanno con una nenia che Maria dedica a chi parte. Come il canto di una mamma. Mi ha commosso, quando me lo ha fatto sentire. Mi farebbe piacere incamminarmi, quando sarà il mio turno, con qualcuno che me lo intonasse. Leva la paura e la tristezza degli ultimi passi.

Dunque, ero in compagnia dei ragazzi e dei gattoni che mangiavano e pensavo alla fortuna che abbiamo noi di vivere in un piccolo paese di provincia, nel quale tutto è più facile. Anche la solidarietà. Poi, mentre Laura e Maria accudivano gli ultimi arrivati, chiacchierando con Marco ci siamo detti all’unisono “Oggi andiamo al canile privato. A sorpresa. Senza avvisare.”

In verità, nei giorni scorsi, Enzo e i suoi, i responsabili di Happy Dog, non ci hanno lasciati soli. Il giorno in cui Gerardo, il cucciolone bianco, è stato investito da un pirata della strada e lasciato sul ciglio della tangenziale, a morire, il furgoncino del canile è arrivato quasi assieme agli agenti della Polizia Municipale e al Veterinario Ferraro (mi piace che la gente sappia che c’è chi si prodiga – gratis – per gli amici animali). Ha caricato il ferito e ha messo a disposizione una “stanzetta” con cortiletto. Oltre che occuparsi delle cure, degli esami e del necessario per l’intervento chirurgico. Due giorni dopo, il furgoncino è tornato in paese per caricare i quattro fratellini cani abbandonati sulla porta del convento dei cappuccini.

Ma… Il pensiero preoccupato c’era. A prescindere. Com’è questo canile, dal cancello d’entrata fino al più remoto angolo non visibile dall’ingresso?

“Buongiorno, possiamo entrare?” Mi aspettavo il sì. Magari, con riserva. E’ arrivato. Senza riserva. E siamo rimasti “accalappiati” dalle 15 alle 19.30. Quattro ore e più di palpitazioni, commozione, amore sviscerato, soddisfazioni, complimenti, leccate, scodinzoli, sguardi, salti, annusate, cancelli che si aprivano, croccantini, fotografie. Sorrisi e lacrime di gioia. Fatemelo dire: oltre quattro ore di pura felicità. Quei cani sono fortunati. Certo, non stanno al caldo di una famiglia, che aspettano li vada ad adottare, ma sono, comunque, trattati da fratelli.

Lo si capisce dalla serenità che dimostrano quando ti avvicini ed entri nelle gabbie non gabbie. Tenute pulite e ordinate. Non sovrappopolate. Due, tre cani nelle medie; quattro o cinque in quelle grandi; pochi i singoli: o sono appena arrivati o sono anziani e stanchi. Pochissimi i malati. Curati. I cani sono un migliaio – mica pochi – tutti vispi e gioviali.

Ho girato per ore fra i viali: non ho trovato un appiglio per cazziarli. Niente. Ma non ero deluso. Ne ero felice.

Mi sento l’obbligo di scriverlo e di comunicarlo. Perché per anni mi sono sentito dire che la mia Calabria è fanalino di coda nel comportamento animalista, e non è vero! Non qui!

Io plaudo. E, qui, a casa, passata la mezzanotte, sento il fremito nelle dita: devo scrivere di questo pomeriggio rasserenante. Ho giocato con sconosciuti a quattrozampe senza paura, né dubbi. Si vedeva la loro salute a occhio nudo. E, soprattutto, la loro voglia di stare con noi e giocare… Dio, quanto hanno giocato!

…Solo, il grande dispiacere di averli dovuti lasciare lì fra loro. Sarebbe meraviglioso riuscire a trovare a tutti loro una famiglia che li accogliesse e regalasse loro una vita felice, oltre che sicura. Sì, perché dove sono adesso, stanno al sicuro rispetto alle pericolose strade umane. E mangiano. E godono delle attenzioni familiari di gente speciale. Ma una famiglia è sempre una famiglia! E questi amici veri, la meritano, una famiglia italiana dal cuore grande. Poi, io sono convinto che portino fortuna!!! Affratellarsi con uno di loro, secondo me, equivale ad aprire la porta del paradiso. Con quello che ne viene di buono…

I cucciolini, figli delle ultime arrivate, o abbandonati ovunque da sciocchi senz’anima, sono una quindicina. Belli, sani, allegri come tutti i bambini. Convincerò mio cognato a farci un salto, al canile, visto che Rex è morto da poco. Rex, poi, più volte è stato curato proprio lì! E, dunque, gli farà piacere sapere che, al suo posto, arriverà un abbandonato…

 

… fra me e me… Pronto a tornare, a sorpresa, per un pomeriggio fra amici… a quattrozampe.

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