Sabato 19 ottobre 2013 – Sant’Isacco – Taurianova

Il Conseil constitutionnel, organo di garanzia delle Costituzione francese, ha deciso. I sindaci francesi non hanno diritto all’obiezione di coscienza. Che gli piaccia o no, il Primo Cittadino di ogni Comune francese deve celebrare le nozze a prescindere del sesso dei due contraenti. Uomo/donna, uomo/uomo, donna/donna: poco conta. Se due francesi vogliono convolare a nozze, il sindaco non può rifiutarsi.

La cosa strana è che l’obiezione venga dalla laicissima Francia, Paese nel quale non ci saremmo aspettati tanto fervore anti. Nei giorni in cui il governo Hollande approvava la legge che consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso, migliaia di francesi scendevano in piazza per manifestare il loro dissenso. E giù botte da orbi. Qualcuno, contrario alle unioni gay, dopo qualche settimana di rovello, si è pure suicidato scegliendo un altare come luogo deputato. Ciononostante, la Legge resta e gli omosessuali francesi corrono a Ikea per arredare casa e, poi, invitano parenti e amici per una flute di kir Imperial e una fetta di Tarte Tatin.

Intanto, il sindaco che li ha sposati è al cesso del Pronto Soccorso, a vomitare, curvo, nella tazza. Ci hanno provato in tanti, a rifiutarsi. Impossibile. Noi froci siamo intoccabili! Ovunque. Almeno in Occidente. Sarà il peso di quel maledetto triangolo rosa che gli immondi nazisti ci cucivano sul petto. Saranno stati i cortei per le strade di San Francsco degli anni Settanta. Sarà, forse, il rimorso per averci additati, negli anni Ottanta, come unici untori del virus dell’Aids. Sarà che i tempi cambiano. Fatto sta che il XXI secolo sarà ricordato come il secolo più frocio della storia dell’Uomo e anche quello in cui santa madre chiesa è rimasta per più tempo in ginocchio. Dai tempi lontani degli imperatori sanguinari e dei papi inquisitori in poi. Dovrei esserne contento e, invece, mi turbo. Intendiamoci. Non mi dispiace che i tempi siano cambiati per ciò che riguarda la libertà di vivere ognuno la propria identità. Ma trovo eccessivo privare, per questo, gli altri della personale libertà di dissentire. Anche io, al posto loro, mi ribellerei. Esattamente come stanno facendo centinaia di amministratori contrari a celebrare le nozze gay (quanto odio ‘sto termine!). Non fosse altro che per affermare la mia dignità di cittadino!

Ho già avuto modo di dissentire in pubblico su certe aberrazioni. Soprattutto quelle delle lobby omosessuali, quei circoletti frocetti per i quali tutto deve necessariamente essere ghei. Altrimenti è omofobo e razzista. Fascista e papalino. O ipocrita. Detesto quell’inutile ironia che tiriamo fuori, impellicciandola di perfidia, ogni qualvolta ci sia da scagliarsi contro qualcuno che ci è contrario. Il Papa di Roma e i suoi confratelli li massacriamo ad ogni piè sospinto (mentre il dalailama, i rabbini e i mullah non li sfioriamo mai. E sì che anche loro non ci vanno dolci dolci sull’omosessualità). I governi li ribaltiamo. Gli eterosessuali (povera razza in via di estinzione, a cui abbiamo invaso case, scuole, palestre, uffici e mutande) vengono derisi e mortificati, se non, addirittura, sputtanati pubblicamente per una follia di un attimo (a volte, basta solo uno scambio di sguardi). In soldoni, siamo convinti che Dio sia frocio e che il Creato lo sia di più.

E, come direbbero a Roma, manco pè gnente!

Io amo le diversità, le insalate, le macedonie, il fritto misto, le conversazioni multiple, le piazze piene, i marciapiedi delle stazioni, le spiagge popolose, il confronto, lo scontro. Detesto il monocolore, la staticità, il “tuttodunpezzo”, la coerenza e la costanza. Mi piace sapere che ci sono e ci saranno per altre migliaia di anni famiglie che consentiranno all’uomo di continuare a vivere sulla Terra. E mi piace che ci siano famiglie omosessuali che testimonino, con la loro dedizione all’altro, che l’amore può indossare altri vestiti restando amore.

Mi piace constatare che nel mio Paese, nella mia Regione, nella mia Città, il pregiudizio stia sparendo e che la gente sia più libera. Fatta eccezione per alcuni adorabili coglioni che manterranno la posizione intransigente. Spesso per nascondere magagne personali. A volte, per naturalissima indole. Però mi dispero quando diventa innegabile che l’avanzata stia creando vittime. Non è giusto che, per una persona che acquisisca un diritto, un’altra ne perda uno dei suoi. Vada per i matrimoni omosessuali, ma un sindaco obiettore non può rischiare tre anni di carcere e una multa fino a 45mila euro. Così non va!!!

Come al solito, accadrà che il sindacalismo ghei mi si scaglierà contro. Nino Spirlì, il froceretico! Il nemico della sua razza. Della specie, magari. Ma io vivrò lo stesso, e continuerò a combattere perché tutti possiamo godere dei nostri diritti, senza distinzione di mutande. La mia solidarietà, in questo momento, è spartita equamente tra i ragazzi che vogliono sposarsi, e chi, contrario, chiede di esercitare il diritto di astenersi dal celebrare le loro nozze. Il resto è tirannia.

… fra me e me… Scapolo per sempre.

 

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