Venerdì 19 settembre 2014 – san Gennaro vescovo – Redazione SUD, Studi Dedalus, Area industriale porto di Gioia Tauro

(col pesce in mano: una fissazione)

 

 

 

 

Se la ficchi su per le viscere, la sua banana, il leghista buonanno. 

E trovi spazio tra il retto e il colon anche per l’insalata di finocchi, l’eurodeputato cafone emerso dalle nebbie padane.

Mi fanno ridere, per non piangere, queste sciocchine che, probabilmente, per nascondere scheletresse personali negli armadi altrettanto personali, blaterano di frocità altrui. Quando sento così tanto astio, temo che appena sotto il primo strato di pelle si nasconda una marilyn pronta a farsi smutandare dal maschio soffione della prima metropolit – ana a portata di m – ano. E questo tanto per appaiare la volgarità vomitata dall’eurolord ai microfoni de La Zanzara.

Ma chi è, il violento sindaco di Borgosesia? (E dov’è Borgosesia?)

E, soprattutto, ce ne frega tanto saperlo?

Direi di no.

Chi se ne fotte di sapere chi sia in realtà il primo cittadino e dove si trovi la sua città, che, peraltro, lo ha voluto eleggere massimo esponente della comunità? Un troglodita così va tenuto nascosto al mondo, per non fare brutta figura con gli oltre sette miliardi di umani, califfi sgozzatori compresi, che abitano il pianeta. Un esempio dell’errore del porcellum, un imbucato della politica, una scheggia avvelenata di una bomba leghista esplosa al momento sbagliato nel luogo sbagliato.

Stavo quasi per scrivere bene di Salvini, giorni fa. Meno male che mi si sia spuntata la penna virtuale. Mi sarei, oggi, ingoiato l’intero computer. Con monitor e scrivania sottostante. E ho detto ingoiato. Che se, invece, avessi dovuto farlo salire tra i villi intestinali, avrei scelto il più avvezzo budello leghista.

Non immagina quanto possa averlo sentito pesante e inutile, il suo commento, anche una vecchia checca polemica e controcorrente come me. Un vecchio ricchione che, quando può, non perde occasione per bacchettare le gayazze sindacalizzate e marchiate a fuoco dalle furbe associazioni #profiteccomeseprofit, che venderebbero anche il femore del nonno morto, dopo averlo colorato con le tinte dell’arcobaleno.

Perché il tono e le parole usati sono stati ingiuriosi e maleducati quanto un dito nel naso al tavolo della cena.

Non sono d’accordo con mannoia (in nomen omen), la triste cantante comunista che esaspera il concetto, trasformando la stupidità umana di questo menomano in causa di morte autoprodotta da gay sensibili, ma è vero che la cretineria dimostrata è veramente tanta. Non ferisce, ma schifa.

Povero buonanno, disonorevole dal cognome da convento! Non è aggredendo gli omosessuali che potrà dare un senso al doppio mandato. Forse, lo farebbe dimettendosi da entrambi. E, coriolanamente, dedicandosi alla coltivazione di finocchi e cetrioli. I primi da gustare normalmente in bocca. I secondi da usare come sgabelli. Interni.

Fra me e me. Annichilito dalla maleducazione. Del leghista.

 

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