Lunedì 22 dicembre 2014 – Santa Francesca Cabrini – Taurianova

Se il mare è pescoso e i pescatori non escono, è normale che arrivino i pescherecci da lidi lontani.

Sono anni che i politici calabresi si rintanano nel Palazzo subito dopo le elezioni. E da quelle maledette stanze non escono se non con quella strafottuta aria trafelata che impedisce a tutti di avvicinarli; peraltro circondati da eserciti di inutili tirapiedi, osannanti come cori di serafini e cherubini, che li “proteggono”, per meno di un piatto di lenticchie, dalle giuste richieste della gente onesta.

Sono anni che questo onorevoli di rione girano per i collegi solo in occasione delle campagne elettorali e, come viscidi elemosinanti, melensi e falsi come la gioconda coi baffi, chiedono una croce a matita sul nome o sul simbolo, promettendo palate di porcherie. Da posti di lavoro a buoni benzina, da volgari sovvenzioni a incarichi maestosi. Magari qualche banconota.

Menzogne sopra menzogne. Cataste di ignobili bugie, che i calabresi hanno imparato a non accettare più.

Ecco, il popolo calabrese, disilluso, ha imparato a non chiedere più raccomandazioni. Non ci va proprio, in quei luoghi dove si scoriandolano promesse elettorali neanche fossero triangolini di carta colorata. Restano a casa, i calabresi disincantati. Si puliscono le terga coi certificati elettorali e si disinteressano del futuro della loro regione. Del comune. Del Paese. E della germanica Europa.

Chi li ha “educati” a così codarda fuga? Ma proprio loro, i politicanti di professione. Coloro che, fuori dal Palazzo, non avrebbero collocazione, credibilità, lavoro. O, certamente, sarebbero pessimi medici, inutili avvocati, pericolosi commercialisti. Guitti, completamente scollati dalla vita reale.

Politichini piccoli piccoli che non muovono un pelo per non fare onda, preoccupati come sono di mantenere quello che gli è costato una campagna elettorale. Non sia mai dovesse accadere di far accendere un faro sul loro operato. E, dunque, tutti fermi. Immobilizzati dal timore di perdere potere, soldi, occupazione comoda. Fanculo a chi li ha votati! Tanto, si sa, l’elettore prima o poi si stanca di rompere i maroni. Almeno fino alla campagna elettorale successiva.

Ma la giostra sta fermandosi anche in queste contrade. La gente non ci va più, al luna park. Non al solito luna park.

E questo è quello che Matteo Salvini, il più vispo fra i giovani politici italiani, si sarà detto, fra una padanata e l’altra.

“Salpiamo con nuovi mille fedelissimi per le coste meridionali. Soprattutto per gli approdi calabri.” Le sento già echeggiare per le sale pacchiane di qualche novella sede di partito, le parole cariche di speranza e lungimiranza del novello Da Giussano. E, allora, convinti i nuovi probiviri, pronti i bauli pieni di manifesti e locandine, ci si imbarca, si fa per dire, sull’ammiraglia della flotta prealpina alla volta dei porti e delle spiagge di casa mia.

Da calabrese purosangue dovrebbe darmi fastidio, questa ennesima calata di barbari. E, invece, no! Proprio no. Anzi, la capisco. Eccome, se la capisco.

Il 56 per cento dei miei corregionali non ha sentito il dovere, la necessità, l’obbligo di andare a votare per eleggere la nuova giunta regionale. Chi è stato eletto ha avuto il 60 per cento di consenso da parte del 44 per cento di aventi diritto al voto: invito un bimbo di seconda elementare a fare i conti che io, ignorante, non so fare.

Su due milioni di calabresi, un milione e duecentomila sono rimasti in pantofole e mutande a casa a guardare la D’Urso che parlava della Ceste e delle altre morte.

Perché mai un politico in svelta crescita come il Matteo dal petto peloso da orsacchiotto non dovrebbe sentire il profumo di conquista in una terra così disastrata?

A tanti italiani, me compreso, le sue battaglie sociali in difesa della nostra Gente piacciono. E molto.

Tanti italiani, me compreso, si urtano molto quando qualche commentatore in malafede tenta di dargli del populista e demagogo, perché ‘sta storia del populismo e della demagogia, tirati fuori ogni volta che qualcuno sottolinea le tesi della gente comune, ha stancato.

Il Palazzo e i suoi servi più fedeli attaccano sempre con piccata ironia, quasi volessero delegittimare, chi parte dal e col popolo. Salvini, nel suo, lo fa. Non ha la stoffa del grande leader, secondo me. Ma ha le palle del Generale. E il Sud, fra i mille caporali, assenti gli ufficiali e i sottufficiali, ha bisogno proprio di Generali.

Il CentroDestra li sta cercando fra i nuovi volti. Il CentroSinistra arruola a Destra e a manca. Ma io vedo girare sempre gli stessi.

Salvini verrà e farà bottino fra gli scontenti. Fra coloro che non si fidano più di chi li ha svenduti ad una invasione incontrollata, di chi li ha condannati ad un seppellimento di progetti europei, di attenzione nazionale, di prospettive di rinascita e crescita economica (del Porto di Gioia Tauro, che osservo con compassione tutti i giorni dalle finestre del mio Ufficio a SUD,  se ne parla ad ogni piè sospinto. Durante le ultime campagne elettorali, ogni candidato s’è riempito la bocca di questa Eccellenza. Fanculo! Tra le mie finestre e il Porto, intanto e ancora, C’E’ IL DESERTO!)

Matteo Salvini verrà in Calabria ed io lo inviterò a pranzo. Gli racconterò delle condizioni disgraziate della nostra Cultura, dell’Arte, dello Spettacolo, del Turismo. Di quel poker di vere ECCELLENZE, finora in mano ai cretini, che non ha ancora vinto una partita. Gli parlerò di un CentroDestra che ha bisogno di partner forti e con le idee chiare. Che non oscillino da Destra a sinistra Sinistra, a seconda delle necessità di tasca e poltrona. Gli confesserò che anche io come lui, sarà razzismo?, non sopporto quei finti buoni che si ingrassano coi migranti, ma che dei migranti se ne strafottono e li lasciano marcire fra tbc e rogna, fra hiv e pidocchi, quando gli va bene. Gli chiederò se vuole una mano: ben felice di dargliela, chiaramente, dalla mia collocazione precisa e convinta in Forza Italia, l’unico partito in cui mi riconosco dopo tutta la gioventù vissuta al caldo della fiamma tricolore. Io, unico ricchione dichiarato di Destra.

Sì, benvenuto, Generale Matteo Salvini. 

Fra me e me. In attesa che arrivi il mese di febbraio. E liberi il Cavaliere dalle ignobili catene.

 

 

 

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