Giovedì 23 Aprile 2015 – Senza santi in paradiso – Di notte, sulla terrazza di casa, guardando verso l’Aspromonte

nino bambino con Mimmo copia

Le persiane chiuse della casa dell’avvocato mi vestono di una tale angoscia che questa notte sembrano due. Interminabile!

Quella casa abbandonata mi scaraventa nella cruda realtà: la vecchiaia e la malattia non perdonano. Né i cattivi, né i buoni. E, ancora più crudele delle due, non ha cuore l’abbandono. Chi non può contare sull’amore della famiglia e degli amici, muore prima e muore due volte. Povero avvocato, costretto a chiudere la vita lontano dal suo rifugio, dalle sue “cose”. Costretto a volare verso un cielo sconosciuto. Magari senza poter stringere una mano nell’ultimo istante.

Qualche tempo fa, ci entrai, in una cosiddetta casa di riposo. Dalla porta d’ingresso in poi, ebbi la sensazione di essere imbevuto anche io dell’odore acre e gelatinoso di quella maledetta aria infernale mista di piscio e puzzo nauseabondo di cibo scadente. I deserti degli sguardi degli anziani ricoverati, poi, rintronati da chissà quali e quanti psicofarmaci, mi sventrarono come una baionetta nemica. Molto nemica. Quegli occhi e quel puzzo vomitevole li vedo e  sento ancora in ogni piega dell’anima ogni volta che leggo di ospizi o ne vedo immagini, anche finte di film, che mi spezzano quel che resta del cuore. Se ne resta.

Perché, in verità, io, un cuore non ce l’ho. Non più. Si è fermato all’alba di un 26 aprile. 16 anni fa.

Ogni giorno, da quel giorno, nonostante io stia fra la gente e parli, lavori, mangi, respiri e finga, ogni giorno ricordo perfettamente quando esalai l’ultimo respiro. Per non lasciare da solo mio Padre che rendeva il Suo al Cielo.

Papà

Non si può lasciarLo partire da solo, mi dissi: nessuno ama viaggiare da solo, se sa che chi resta lo fa con sofferenza. E Lui era ben cosciente che io mi stavo straziando. E quanto! Non gli dissi Buongiorno, Papà, il 26 Aprile 1999…

Ci siamo amati follemente. Mi ha regalato la vita, l’educazione, la crescita, la cultura e l’amore per l’arte e il Prossimo. Mi ha accompagnato alla porta della Chiesa, mi ha presentato D*o e gli strumenti per leggerLo e credere in Lui. Mi ha preso per mano e condotto verso la maturità. Mi ha ricordato che la consapevolezza si raggiunge con fatica solo liberandosi dei propri preconcetti e pregiudizi. Ha indossato la mia omosessualità e ne ha fatto vanto, come per tutte le mie scelte. Anche quelle più lontane da Lui.

Nella malattia, superò Se stesso e ogni mia aspettativa nei Suoi confronti.

Abbiamo condiviso il racconto e lo strazio dei Suoi dolori e delle Sue paure. Il Suo enorme amore per mia Madre e per noi figli. La Sua umana e cristiana rassegnazione al male che di Lui si cibava ogni secondo, ma anche la forza di combattere con determinazione e coraggio ad ogni assalto di quel mostro senza pietà.

Poi, quell’alba, dopo l’interminabile tristezza dell’agonia. E la nostra fine. La Sua. La Mia.

2

In questi anni, ho gioito e riso, festeggiato e brindato. Non ne serbo ricordo.

Nella solitudine, i ricordi non hanno colore.

Fra me e me. Pensando a mio Padre, mia Radice.

 

Tag: , , , ,