Domenica 28 giugno 2015 – Senza santi in Paradiso – a Casa, a Taurianova

malocchio

Se lo sentirà ripetere a mantra, il presidente della regione calabria (il minuscolo è d’obbligo, vista la considerazione di cui gode la regione al momento), ex Lupo Rosso Silano e attuale Coniglietto Pallido alla piastra, l’educato fermo rifiuto da parte dei possibili candidati alla “carica” di Assessore Regionale. Non certo perché non sia ancora allettante piazzarsi una lucida medaglia sul petto, peraltro strasalariata dallo Stato, ma, più grossolanamente, perché in queste contrade, negli ultimi mesi, già la sola proposta porta una jella incommensurabile.

Ne sa qualcosa Maria Carmela, l’ex muta Lanzetta, oggi cotonata e permanentata di fresco e pronta a festeggiare la soddisfazione personale, che, appena contattata dall’allora neo e fresco eletto innominabile (non si sa mai), ci ha perso un ministero per colpa dell’assessorato portasfiga. E, a seguire, diciamolo, una, seppur silenziosa, probabile carriera politica. Per cui, oggi, al posto degli scontrini per i rimborsi, stacca, più onestamente, tagliandini dalle supposte, nella sua farmacia.

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Ne sanno altrettanto, se non di più, Nino De Gaetano e i suoi colleghi assessori dimezzati, Ciconte e Guccione, protagonisti di mille e mille prime pagine nelle ultime ore. Infierire sarebbe malvagio. Basta già la catasta di sfortuna che devono ingoiare. E, con loro, il presidente Scalzo, anche lui ghigliottinato dalla nomina portascalogna.

Più che una bufera, un terremoto, uno tsunami, come hanno titolato i giornali locali e nazionali, io direi una “malanova” senza possibilità di soluzione. Da novembre 2014, gli assessorati “fantasma” si sono trasformati in vera anticamera dell’inferno politico: chi tocca lo scranno, trapassa.

Sarà zio Fester che pilota l’infame traghetto? Non è vero… ma ci credo…

E, tanto per pararmi il fondello, fino a prova contraria mi armo della strumentazione necessaria per combattere l’indimostrabile. Un’autotastatina anatomica, anche ripetuta, un cornetto di corallo, quel chiodo arrugginito trovato per terra, un ferro di cavallo…

E, se non dovesse bastare, per ogni evenienza, riporto la preghiera da recitare sul piatto con acqua e olio:

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1 volta Pater, Ave, Gloria, Credo.

3 volte Santa Lucia di Rroma venìa, parma e alivu ‘n manu portava, foramalocchjiu di mia.

5 volte Per la Santissima Trinità, u malocchjiu mu si ndi va, in nome di Santa Rosalia, foramalocchjiu d’a casa mia.

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Magari serve. Alla Calabria.

#assessoratoregionaleiononaccetterei

Fra me e me. A mmia l’occhjiu non mi poti (Con me non ce la fa)

 

 

 

 

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