Venerdì 3 luglio 2015 – San Tommaso apostolo – Redazione SUD, Area industriale porto di Gioia Tauro

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Che il tiro per la giacchetta fosse lo sport nazionale italiano, lo avevamo imparato ai tempi della demoNcrazia cristiana di andreottiana e fanfaniana memoria. Poi, in anni di travestitismo politico, ce lo avevano confermato tutti quei politicazzi da asporto che, di volta in volta, attaccati ai peli dei c…appotti di questo o quel presunto leader, riuscivano, in un qualche modo, a restare a galla e, magari, pure con un incarico con o senza portafoglio (tanto, quello, si riempiva comunque).

Ma che, in questi anni di senzadiismo e di facciacomeilculismo, si riesca, addirittura, a tirare per la tunica dorata anche il Creatore, mi lascia senza fiato.

E’ di questi ultimi giorni la fase più acuta della campagna contro i matrimoni e le adozioni omosessuali e anche contro le unioni civili di qualsiasi impasto. Ora, pur rimanendo dell’idea che l’uso delle parole vada misurato, non mi sembra che sia così folle, per uno Stato laico, ordinare i regolamenti in fatto di unioni.

Se due persone, a prescindere dalla loro etero o omosentimentalità, etero o omosessualità, vivono insieme e costruiscono un nucleo di amore, condivisione, compartecipazione, rispettoso delle leggi dello Stato e del buonvivere, cosa dovrebbe impedire il riconoscimento della loro unione anche ai fini legali, previdenziali, eccetera eccetera? D’accordo, non si parli di matrimonio (io, peraltro, sono contrario ad ogni forma di sposalizio), ma le unioni civili, come si fa a rifiutarle?

Eppure…

Migliaia (dicono milioni) di esaltati di ogni parte si danno appuntamento per strada, a formare lunghi serpenti umani, più o meno colorati, più o meno ipocriti, che dovrebbero convincere chi quei cortei li segue dalle finestre di casa o dagli schermi delle tv collegate che sia giusta l’una o l’altra tesi. Unioni, sì, unioni, no…

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E, così, da gaypride a familyday, la stronzata è servita. Con tanto di sfruttamento di bambini, ora truccati coi colori dell’arcobaleno, ora presentati come angioletti in braccio a mammepapà.

Uno schifo tremendo, se aggiungiamo la Voce tuonante dei Messia 2.0. Tutta una pletora di predicatori da social network, esaltati quanto i tagliatori di testa dello stato islamico, che si arrogano il diritto di citare le Sacre Scritture e interpretarle a proprio uso per giustificare il proprio odio personale contro tutti gli omosessuali. Vergognoso.  Avvelenati nel cuore e nella lingua da chissà quali segreti nascosti nei propri petti e fra le pieghe delle proprie budella, decine e decine di nuovi profeti del Signore vomitano anatemi e maledizioni che si intrecciano con le anacronistiche e medievali scomuniche (che ridere!) di certi vescovazzi, i quali farebbero meglio a mettersi a dieta, ché la panza e la croce insieme fanno a botte. E farebbero meglio, soprattutto, ad autocontrollarsi e a controllare l’operato delle migliaia di pretini che hanno vestito quell’abito come fosse una tuta da operaio o un camice da infermiere: per lavoro e non già per vocazione.

Unknown

Dio non parla per bocca degli scemi! Ha altro a cui pensare, secondo me, piuttosto che  a  due firme sul registro delle unioni civili. Lasciamogli i Suoi casini: fame, povertà, siccità, la Merkel…

Allo stesso modo, i gay non crocifiggano Dio per le sciocchezze e le cazzate degli stronzi!

Io non so di cosa sia fatto Dio: l’ho incontrato nell’umanità di Cristo e ho capito che l’uomo può essere divino. Lo adoro nella Maternità e nell’Amicizia di Maria, che mi insegna a scusare (perdonare è troppo antico) e a compatire. Mi è simpatico quando mi lascia sfuriare contro certa umanità becera e violenta. E so che, per la legge dell’equilibrio, vivo o rivivrò ciò che semino. A prescindere se decidessi di non credere più o continuare a farlo. 

Ma una cosa è certa: non mi considererò mai così Universale da pensare di poter dettare legge in Suo nome. Figuriamoci di imporla.

Fra me e me. Altro che profeti…

 

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