La prassi dovrebbe essere questa, cioè partire da ciò che ci è noto, come fondamento, per scoprire delle novità, ma non sempre si segue questa strada, in genere si preferisce attenersi alle cose conosciute, è difficile accettare il nuovo in genere è più rassicurante quello che si conosce, crea meno problemi. L’affermazione di per se è condivisibile ma è poco praticata.
Pensiero molto interessante e che la trattazione, comunque si rappresenti, potrebbe sempre generare perplessità.
Tutto dipende dal fatto di sapere la specie di questo “ignoto” o meglio, se è irreversibile o reversibile.
Un caso limite irreversibile è il passaggio dalla Vita alla Morte.
Potrebbero sussistere altri casi limite a me sconosciuti ai quali tutta l’intelliggenza umana e la sana iniziativa potrebbero anche dare casi di non ritorno al noto.
Non sono da escludere anche casi reversibili e cioè di ritorno al noto.
Tutto dipende dal soggetto, dal suo bagaglio culturale, dal suo fisico , dalle sue abitudini anche di sopravvivenza, dalla sua sana iniziativa, da qualche evento , azione o sintomo laterale positivo esterno.-
Verissimo. E’ proprio il contario di quanto detto da Cartesio (cogito ergo sum). Se questi avesse detto: “coito ergo sum” allora sarebbe stato nel vero (qualcosa di noto: l’unione di un uomo e una donna).
Credo che la memoria e di conseguenza l’imparare nasca con la nascita del cervello per cui non esiste la fase precedente, nello stesso attimo si nasce e i comincia ad ‘imparare perciò passare dal noto all’ignoto significherebbe svuotare la memoria. E solo con un’inversione del senso di marcia si potrebbe, dopo esser passati dal noto all’ignoto, ritornando indietro dall’ignoto al noto, ricominciare ad imparare, di conseguenza affermo che non si può imparare senza passare dal noto all’ignoto.
Lapalissiano. Imparare ci porta a conoscere qualcosa che non conosciamo, non nota, ignota. Ma affrontare l’ignoto non necessariamente vuol dire imparare, per affrontare l’ignoto basta esistere. Infatti non conosciamo il nostro futuro, lo ignoriamo, ci è ignoto. Il momento in cui il futuro diviene “il presente”, ed è in ogni momento “un momento”, l’ignoto si rivela. Noi viviamo l’ignoto in ogni attimo della nostra vita ma, come dicono i filosofi, siamo sempre girati verso il nostro passato o proiettati nel nostro futuro. Così ci perdiamo quell’incredibile momento infinito per tutta la nostra vita, momento magico nel quale vivendo il presente partecipiamo al’unione del conosciuto con lo sconosciuto e, come in equilibrio sulla cresta di un’onda spumeggiante, viaggiamo.
Non so da dove nasce quest’affermazione, tutta la creazione si evolve in un processo esattamente contrario. Prendiamo, per esempio, l’essere umano nasce nell’ignoranza e tutto intorno a lui lo spinge a imparare, si potrebbe anche aggiungere “con le buone o con le cattive”.
La natura segue lo stesso processo, vedi la legge di Darwin, dove ogni creatura deve costantemente evolversi per non scomparire.
Il processo corretto è che si comincia con l’ignoranza e si prosegue verso la conoscenza.
Penso che la massima dilagante sia COITO ERGO SUM in quanto tutti gli interessi, nella società moderna confluiscono pare, nelle zone inguinali.
La frase è bella e lascia pensare, però bisogna sottolineare che potrebbe risultare inesatta. Come diceva Krishnamurti occorre LIBERTA’ DAL CONOSCIUTO perché ciò che è conosciuto è ignoto in quanto già prodotto dell’inconsapevolezza.
Quindi direi: “Non si può imparare senza by-passare la mente”.
Logora affermazione popperiana. Il noto è veramente noto? Se così fosse, un giorno il progresso scientifico si arresterebbe! Per chi l’ignoto non è noto? Un solo esempio, la costituzione diabetica semeiotico-biofisico-quantistica è ignota per l’establishment medico, per i “‘Professori” e per i Signori del Ministero della Salute, ma non per i Membri della SISBQ, per numerose peer-reviews e alcuni medici liberi ed aggiornati. Relativismo einsteiniano, che, nell’esempio citato, è utile alla bigfarma.
Per crescere bisogna sperimentare; per sperimentare serve la “gioia della fatica” e il “Coraggio di sbagliare”; estrarre la parte positiva dell’esperimento e ripetere un nuovo esperimento … senza soluzione di continuità ed esclusa a priori qualunque “supponenza” rinunciando al “Protoagonismo”.
Auguri di BUONA CRESCITA a tutti noi e in omaggio la nostra crescita a tutti gli altri.
Una crescita esclusivamente individuale, cioè non condivisa con gli altri, non ha senso e indebolisce le risorse individuali fino ad annullarle.
… stimolo qualunque dissenso e anche stroncatura; grazie anticipate
gianluigi lanzoni alias lanzilreprobo
Salve
mi scuso di usare questo spazio per uno scopo improprio.
Da circa 5 mesi mi è impossibile postare commenti nel portale del Il Giornale. Lo scritto scompare ed appare il mio nome e “scrivi qui un commento”. Ho diversi computer e accade la stessa cosa, quindi è come se fossi stato “bannato”. Di regola se ciò accade l’utente deve venire avvisato e a me non è successo. Posso accedere al mio account ma non postare commenti. A prescindere che il tempo è prezioso per tutti, prego gli addetti al sito di risolvere il problema, se c’è, oppure segnalarmi l’avvenuto “bannaggio”. I molteplici messaggi inviati per segnalare il fatto, non hanno sortito riscontri e nei tentativi telefonici non ho potuto accedere alla comunicazione.
Saluti e buon anno a tutti.
Ulisse Di Bartolomei
Non sempre il “fondamento” delle cose note resiste al tempo. La nostra memoria non è eterna e non ha infinita capienza. I ricordi si sgualciscono, si seccano col passare degli anni, sbriciolandosi in finissima polvere. Ecco che il nostro sapere immagazzinato da anni scompare nell’ignoto. Perfino noi stessi diventeremo ignoti. Avremo sempre più bisogno di memorie esterne continuamente rinnovabili anche quelle, perchè nulla resiste al tempo. Il nostro “noto” e “conosciuto” ritorneranno sempre nell’oblio, per cui ci sarà sempre bisogno di un continuo generale “ripasso del noto”. Tutto ciò riguarda più la nostra razionalità che non i sentimenti; in essi, infatti, la conoscenza è continuamente rinnovata dal viverci quotidiano. I nostri sentimenti “noti”, non hanno tanto bisogno del ripasso, ma piuttosto del racconto, della loro manifestazione, del loro coinvolgimento con altre percezioni. Ciò che il cuore conserva del suo “noto”, ha bisogno di essere rivissuto nel racconto del vecchio o dell’anziano. Cose apparentemente insignificanti, come un sasso, dei ruderi di contrada, vecchi scarabocchi, foto ingiallite possono diventare i veri fondamenti di memorie fragili immerse nel grande ignoto. Ascoltare gli anziani è come ascoltare le cose, i luoghi e le persone di quella lunga storia tramandata nei sentimenti.
Non sempre i fondamenti resistono ai cambiamenti del tempo, sicchè anche le cose imparate o già note, divenute fondamenta, si sgualciscono comunque, diventano secche come foglie d’autunno e vanno in finissima polvere. Ciò che era noto si scioglie piano nell’ignoto. E’ un continuo riflussare d’idee, d’invenzioni, di creazioni. L’ignoto, in certi campi, diventa la modifica del noto, il rinnovamento, la copia nuova della modernità. Tra noto ed ignoto c’è questo continuo rinnovarsi perenne di modelli antichi, c’è la nuova scoperta tecnologica o scientifica che spinge sempre più in avanti la frontiera e il limite ai miglioramenti. L’Occidente ha avuto questa fortuna, di essere all’avanguardia, per il momento, in tante discipline. Forse non sarà tanto lontano il giorno in cui, all’anziano, sarà offerta, dalla scienza la possibilità di sfruttare meglio i giorni della senilità, trasformando questo pauroso “ignoto” della terza età, in un prodigio senza precedenti: vivere la vecchiaia in utilità anche nella sua ultima parte. Aspettando tal prodigio, all’anziano, non rimane che il racconto delle sue cose note, manifestare il proprio vissuto a quelli che l’ascoltano; sono sentimenti per un sasso, un rudere di contrada, una foto ingiallita, uno scarabocchio o una vecchia svlitta, tutte cose note che stanno per farsi ignote, in storie diverse di uomini e donne che passano per la vita.
Leopardi cita la vecchierella che al tramonto ,siede sulla scala,cercando di imparare quanto può dalle ultime ore della sua giornata terrena.
Poiche’ lo scibile tende matematicamente all’infinito,l’uomo non potrà mai raggiungere questo traguardo,ma gli sarà possibile fare in modo che esso sia sempre meno lontano.
E’ fondamentale avere l’umiltà di ricordarsi che in mezzo a noi , la persona che vanta il massimo della conoscenza non è la più istruita, ma la meno ignorante.
Cordiali saluti
Mario Ricci.
Vero,non ci sarebbe neanche evoluzione.Fermarsi alle certezze acquisite
è atteggiamento passivo. E’ attraverso l’esercizio della ricerca verso
l’ignoto che l’Uomo,il Vir,contribuisce alla costruzione di quel processo
evolutivo intelligente che governa questo nostro Universo. Uni-verso,
verso l’Uno.
Frase assai interessante, e del tutto vero. D’altronde se si se non ci buttassimo nell’ignoto, si implicherebbe che sia noto e quindi conosciuto, e che dunque non può portarci ad imparare nulla di quanto non ci appartenga già.
E tanto per tagliare la testa al toro e definitivamente per quel che mi riguarda avrei annoverato Cartesio tra i miei preferiti se fosse pervenuto alla seguente conclusione e cioè: NON COGITO ERGO SUM.!
diciamo che anche tutte le cosiddette frasi celebri, diventate massime, andrebbero considerate nel contesto in cui sono nate, perchè col tempo potrebbe rovesciarsi il loro significato, col rischio di essere utilizzate per confermare il contrario e strumentalizzate per questo…
Cogito ergo sum? No, io preferisco “sum” ergo cogito oppure non cogito, diversamente temo che coi tempi che corrono, se per qualche motivo fossi incosciente, o in coma, mi potrebbero considerare inesistente, cioè morta, e potrei ritrovarmi poi a pensare già seppellita sotto terra…
Hai ragione Carolina, è proprio vero che le “massime” si possono manipolare a piacimento. Non è vero quello che è vero, ma quello che è opportuno. Per odiare o dire il falso, occorre, prima, rimuovere l’amore e la verità. Ciò succede molto spesso nella nostra storia. Si possono scrivere fiumi di parole attorno alle massime, rovesciare pure il significato, aggingere o togliere concetti, imbrogliare chi ci legge e ascolta, basta avere un ritorno economico e d’immagine; l’apparenza ha bisogno sia dell’ignoto come del noto. Qualcuno potrebbe avere scarsa “farina” nel proprio sacco, ma venderla molto bene, tanto da apparire un sapiente. Una buona lingua è anche adatta “a menare il can per l’aia”, se questi non se ne accorge per tempo. Talvolta tessere lodi o panegirici stimola ed accarezza la magnificenza dei vanitosi, dei condottieri. Col far finta di “sapere comandare”, si può spezzare le ossa anche al popolo, quando lo si illude a facili pensionamenti, in cambio di voti. Ditelo pure alle generazioni passate, ricche di compromessi tra “noto ed ignoto”, della loro qualità superiore di vita rispetto ad oggi ed al domani. Il futuro porta con sè l’ignoto dentro un calderone di debiti noti. Il presente ci accartoccia stretti a responsabilità note di quei lontani Totem.
Benedetto
La prassi dovrebbe essere questa, cioè partire da ciò che ci è noto, come fondamento, per scoprire delle novità, ma non sempre si segue questa strada, in genere si preferisce attenersi alle cose conosciute, è difficile accettare il nuovo in genere è più rassicurante quello che si conosce, crea meno problemi. L’affermazione di per se è condivisibile ma è poco praticata.
ALESSANDRO DI PROSPERO
Pensiero molto interessante e che la trattazione, comunque si rappresenti, potrebbe sempre generare perplessità.
Tutto dipende dal fatto di sapere la specie di questo “ignoto” o meglio, se è irreversibile o reversibile.
Un caso limite irreversibile è il passaggio dalla Vita alla Morte.
Potrebbero sussistere altri casi limite a me sconosciuti ai quali tutta l’intelliggenza umana e la sana iniziativa potrebbero anche dare casi di non ritorno al noto.
Non sono da escludere anche casi reversibili e cioè di ritorno al noto.
Tutto dipende dal soggetto, dal suo bagaglio culturale, dal suo fisico , dalle sue abitudini anche di sopravvivenza, dalla sua sana iniziativa, da qualche evento , azione o sintomo laterale positivo esterno.-
Pierluigi
Verissimo. E’ proprio il contario di quanto detto da Cartesio (cogito ergo sum). Se questi avesse detto: “coito ergo sum” allora sarebbe stato nel vero (qualcosa di noto: l’unione di un uomo e una donna).
ALESSANDRO DI PROSPERO
Al mio post precedente deve intendersi, sottinterso : Per imparare, alcune volte è necessario andare verso l’ignoto.
max
Il mistero fa parte della realtà e solo gli “ingenui” credono che l’uomo possa, anche solo potenzialmente, controllare e conoscere tutto.
pippu
Credo che la memoria e di conseguenza l’imparare nasca con la nascita del cervello per cui non esiste la fase precedente, nello stesso attimo si nasce e i comincia ad ‘imparare perciò passare dal noto all’ignoto significherebbe svuotare la memoria. E solo con un’inversione del senso di marcia si potrebbe, dopo esser passati dal noto all’ignoto, ritornando indietro dall’ignoto al noto, ricominciare ad imparare, di conseguenza affermo che non si può imparare senza passare dal noto all’ignoto.
FraGui
Lapalissiano. Imparare ci porta a conoscere qualcosa che non conosciamo, non nota, ignota. Ma affrontare l’ignoto non necessariamente vuol dire imparare, per affrontare l’ignoto basta esistere. Infatti non conosciamo il nostro futuro, lo ignoriamo, ci è ignoto. Il momento in cui il futuro diviene “il presente”, ed è in ogni momento “un momento”, l’ignoto si rivela. Noi viviamo l’ignoto in ogni attimo della nostra vita ma, come dicono i filosofi, siamo sempre girati verso il nostro passato o proiettati nel nostro futuro. Così ci perdiamo quell’incredibile momento infinito per tutta la nostra vita, momento magico nel quale vivendo il presente partecipiamo al’unione del conosciuto con lo sconosciuto e, come in equilibrio sulla cresta di un’onda spumeggiante, viaggiamo.
Pasquale
Non so da dove nasce quest’affermazione, tutta la creazione si evolve in un processo esattamente contrario. Prendiamo, per esempio, l’essere umano nasce nell’ignoranza e tutto intorno a lui lo spinge a imparare, si potrebbe anche aggiungere “con le buone o con le cattive”.
La natura segue lo stesso processo, vedi la legge di Darwin, dove ogni creatura deve costantemente evolversi per non scomparire.
Il processo corretto è che si comincia con l’ignoranza e si prosegue verso la conoscenza.
Ermanno De Vivo
Penso che la massima dilagante sia COITO ERGO SUM in quanto tutti gli interessi, nella società moderna confluiscono pare, nelle zone inguinali.
La frase è bella e lascia pensare, però bisogna sottolineare che potrebbe risultare inesatta. Come diceva Krishnamurti occorre LIBERTA’ DAL CONOSCIUTO perché ciò che è conosciuto è ignoto in quanto già prodotto dell’inconsapevolezza.
Quindi direi: “Non si può imparare senza by-passare la mente”.
Sergio Stagnaro
Logora affermazione popperiana. Il noto è veramente noto? Se così fosse, un giorno il progresso scientifico si arresterebbe! Per chi l’ignoto non è noto? Un solo esempio, la costituzione diabetica semeiotico-biofisico-quantistica è ignota per l’establishment medico, per i “‘Professori” e per i Signori del Ministero della Salute, ma non per i Membri della SISBQ, per numerose peer-reviews e alcuni medici liberi ed aggiornati. Relativismo einsteiniano, che, nell’esempio citato, è utile alla bigfarma.
Ma il Comune ospiterà i rifugiati? « milan refugees
[...] Non si può imparare senza passare… [...]
guido venturini
Non lo sapevo
Mirko
Prima di tutto ammetterne l’esistenza.. in seguito imparare .. a bussare …
Gianluigi Lanzoni
Per crescere bisogna sperimentare; per sperimentare serve la “gioia della fatica” e il “Coraggio di sbagliare”; estrarre la parte positiva dell’esperimento e ripetere un nuovo esperimento … senza soluzione di continuità ed esclusa a priori qualunque “supponenza” rinunciando al “Protoagonismo”.
Auguri di BUONA CRESCITA a tutti noi e in omaggio la nostra crescita a tutti gli altri.
Una crescita esclusivamente individuale, cioè non condivisa con gli altri, non ha senso e indebolisce le risorse individuali fino ad annullarle.
… stimolo qualunque dissenso e anche stroncatura; grazie anticipate
gianluigi lanzoni alias lanzilreprobo
Ulisse Di Bartolomei
Salve
mi scuso di usare questo spazio per uno scopo improprio.
Da circa 5 mesi mi è impossibile postare commenti nel portale del Il Giornale. Lo scritto scompare ed appare il mio nome e “scrivi qui un commento”. Ho diversi computer e accade la stessa cosa, quindi è come se fossi stato “bannato”. Di regola se ciò accade l’utente deve venire avvisato e a me non è successo. Posso accedere al mio account ma non postare commenti. A prescindere che il tempo è prezioso per tutti, prego gli addetti al sito di risolvere il problema, se c’è, oppure segnalarmi l’avvenuto “bannaggio”. I molteplici messaggi inviati per segnalare il fatto, non hanno sortito riscontri e nei tentativi telefonici non ho potuto accedere alla comunicazione.
Saluti e buon anno a tutti.
Ulisse Di Bartolomei
Bianchetti Andreino
Non sempre il “fondamento” delle cose note resiste al tempo. La nostra memoria non è eterna e non ha infinita capienza. I ricordi si sgualciscono, si seccano col passare degli anni, sbriciolandosi in finissima polvere. Ecco che il nostro sapere immagazzinato da anni scompare nell’ignoto. Perfino noi stessi diventeremo ignoti. Avremo sempre più bisogno di memorie esterne continuamente rinnovabili anche quelle, perchè nulla resiste al tempo. Il nostro “noto” e “conosciuto” ritorneranno sempre nell’oblio, per cui ci sarà sempre bisogno di un continuo generale “ripasso del noto”. Tutto ciò riguarda più la nostra razionalità che non i sentimenti; in essi, infatti, la conoscenza è continuamente rinnovata dal viverci quotidiano. I nostri sentimenti “noti”, non hanno tanto bisogno del ripasso, ma piuttosto del racconto, della loro manifestazione, del loro coinvolgimento con altre percezioni. Ciò che il cuore conserva del suo “noto”, ha bisogno di essere rivissuto nel racconto del vecchio o dell’anziano. Cose apparentemente insignificanti, come un sasso, dei ruderi di contrada, vecchi scarabocchi, foto ingiallite possono diventare i veri fondamenti di memorie fragili immerse nel grande ignoto. Ascoltare gli anziani è come ascoltare le cose, i luoghi e le persone di quella lunga storia tramandata nei sentimenti.
sandro
La conoscenza è un limite
Bianchetti Andreino
Non sempre i fondamenti resistono ai cambiamenti del tempo, sicchè anche le cose imparate o già note, divenute fondamenta, si sgualciscono comunque, diventano secche come foglie d’autunno e vanno in finissima polvere. Ciò che era noto si scioglie piano nell’ignoto. E’ un continuo riflussare d’idee, d’invenzioni, di creazioni. L’ignoto, in certi campi, diventa la modifica del noto, il rinnovamento, la copia nuova della modernità. Tra noto ed ignoto c’è questo continuo rinnovarsi perenne di modelli antichi, c’è la nuova scoperta tecnologica o scientifica che spinge sempre più in avanti la frontiera e il limite ai miglioramenti. L’Occidente ha avuto questa fortuna, di essere all’avanguardia, per il momento, in tante discipline. Forse non sarà tanto lontano il giorno in cui, all’anziano, sarà offerta, dalla scienza la possibilità di sfruttare meglio i giorni della senilità, trasformando questo pauroso “ignoto” della terza età, in un prodigio senza precedenti: vivere la vecchiaia in utilità anche nella sua ultima parte. Aspettando tal prodigio, all’anziano, non rimane che il racconto delle sue cose note, manifestare il proprio vissuto a quelli che l’ascoltano; sono sentimenti per un sasso, un rudere di contrada, una foto ingiallita, uno scarabocchio o una vecchia svlitta, tutte cose note che stanno per farsi ignote, in storie diverse di uomini e donne che passano per la vita.
fedenrico
Così per Colombo;
Il suo viaggio;
nell’oceano Ignoto;
A bordo dell’Immaginazione;
Seguendo la rotta dell’Ipotesi.
MARIO RICCI
Leopardi cita la vecchierella che al tramonto ,siede sulla scala,cercando di imparare quanto può dalle ultime ore della sua giornata terrena.
Poiche’ lo scibile tende matematicamente all’infinito,l’uomo non potrà mai raggiungere questo traguardo,ma gli sarà possibile fare in modo che esso sia sempre meno lontano.
E’ fondamentale avere l’umiltà di ricordarsi che in mezzo a noi , la persona che vanta il massimo della conoscenza non è la più istruita, ma la meno ignorante.
Cordiali saluti
Mario Ricci.
gianluigi
Vero,non ci sarebbe neanche evoluzione.Fermarsi alle certezze acquisite
è atteggiamento passivo. E’ attraverso l’esercizio della ricerca verso
l’ignoto che l’Uomo,il Vir,contribuisce alla costruzione di quel processo
evolutivo intelligente che governa questo nostro Universo. Uni-verso,
verso l’Uno.
Antony
Frase assai interessante, e del tutto vero. D’altronde se si se non ci buttassimo nell’ignoto, si implicherebbe che sia noto e quindi conosciuto, e che dunque non può portarci ad imparare nulla di quanto non ci appartenga già.
Ermanno De Vivo
E tanto per tagliare la testa al toro e definitivamente per quel che mi riguarda avrei annoverato Cartesio tra i miei preferiti se fosse pervenuto alla seguente conclusione e cioè: NON COGITO ERGO SUM.!
Francesco Cozzo
un piccolo racconto:
http://pi-francesco-cozzo.blogspot.com
http://pi-francesco-cozzo.blogspot.com/2010/03/leo-linventore.html
carolina
diciamo che anche tutte le cosiddette frasi celebri, diventate massime, andrebbero considerate nel contesto in cui sono nate, perchè col tempo potrebbe rovesciarsi il loro significato, col rischio di essere utilizzate per confermare il contrario e strumentalizzate per questo…
Cogito ergo sum? No, io preferisco “sum” ergo cogito oppure non cogito, diversamente temo che coi tempi che corrono, se per qualche motivo fossi incosciente, o in coma, mi potrebbero considerare inesistente, cioè morta, e potrei ritrovarmi poi a pensare già seppellita sotto terra…
Bianchetti Andreino
Hai ragione Carolina, è proprio vero che le “massime” si possono manipolare a piacimento. Non è vero quello che è vero, ma quello che è opportuno. Per odiare o dire il falso, occorre, prima, rimuovere l’amore e la verità. Ciò succede molto spesso nella nostra storia. Si possono scrivere fiumi di parole attorno alle massime, rovesciare pure il significato, aggingere o togliere concetti, imbrogliare chi ci legge e ascolta, basta avere un ritorno economico e d’immagine; l’apparenza ha bisogno sia dell’ignoto come del noto. Qualcuno potrebbe avere scarsa “farina” nel proprio sacco, ma venderla molto bene, tanto da apparire un sapiente. Una buona lingua è anche adatta “a menare il can per l’aia”, se questi non se ne accorge per tempo. Talvolta tessere lodi o panegirici stimola ed accarezza la magnificenza dei vanitosi, dei condottieri. Col far finta di “sapere comandare”, si può spezzare le ossa anche al popolo, quando lo si illude a facili pensionamenti, in cambio di voti. Ditelo pure alle generazioni passate, ricche di compromessi tra “noto ed ignoto”, della loro qualità superiore di vita rispetto ad oggi ed al domani. Il futuro porta con sè l’ignoto dentro un calderone di debiti noti. Il presente ci accartoccia stretti a responsabilità note di quei lontani Totem.