L’Italia torna al voto, quel voto anticipato che era nell’aria (e nei fatti) da mesi, anzi, dal giorno stesso dei risultati elettorali di due anni fa quando si capì che Prodi con quel paio di voti in più al Senato non ce l’avrebbe fatta a durare. Lo aveva detto subito Berlusconi, ma il centrosinistra alzò subito le barricate davanti all’ipotesi di una soluzione alla tedesca, una coalizione per le grandi riforme. Acqua passata, come quella del governo del Prof: 22 mesi da dimenticare. Ma ora cosa farà la sinistra? Veltroni dice che il Pd correrà da solo, anche al Senato: “Facciamo una scelta coraggiosa, con assoluta coesione: il Pd starà solo a fronte di 18 parti”. E poi? Poi, dice Walter, la verifica con la sinistra si farà solo sulla base del programma riformista.

Forza Italia però è convinta che non sarà così (ma lo ha detto anche l’insospettabile Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista, sia pure smentito dal Pd: faremo gli accordi): serviranno alleanze fra Pd con la sinistra estrema, serviranno desistenze e desistenzine almeno per il voto al Senato. E poi c’è la questione dei sì e dei no agli alleati: da Boselli, a Pannella che protesta per l’esclusione e Di Pietro detta le condizioni per le candidature… Poi c’è da decidere il manuale cencelli per candidature nel Pd (Veltroniani, Dalemiani, Prodiani, popolari…). Insomma, siamo ancora una volta al tutti contro tutti. Vedremo come andrà a finire fra Pd, “cosa rossa”, Arcobaleno e quant’altro. Insomma ce la farà Veltroni che imita Obama: “Yes, we can”… “Si, noi possiamo”.

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