La corsa del Pd dunque non è più solitaria, il pullman elettoral-mediatico di Walter Veltroni partito all’insegna del “soli contro tutti”, dopo Gubbio ha fatto una tappa romana per imbarcare un passeggero: Tonino Di Pietro. Come scrive Paolo Guzzanti (leggi l’articolo) sembrano Caino e Abele. E aggiungo: il Buonista e il Giustizialista. Apparentati si dice in termine tecnico (ma saranno fratelli coltelli?). Quei voti evidentemente servono. Restano fuori invece i socialisti di Boselli e i radicali del duo Pannella-Bonino. Loro, che sarebbero dal punto di vista ideale e politico veri “parenti” del Pd. Bertinotti infatti si affretta dare la sua “scomunica” visto che è in competizione con Walter: Di Pietro andava bene con Prodi al governo ma ora… La politica della sinistra (anche riformista) è fatta di svolte e giravolte. Di “ma anche…”, come ha ironicamente sottolineato in buon Crozza. Che sia un’occasione persa per Walter?