Giuro, non avrei voluto scriverlo, questo post.  E’ vero che gli ex Ds-Pds-Pci hanno già subito – oltre alle sconfitte elettorali – la fuga di Veltroni e l’arrivo dell’ex dc Franceschini al vertice del “partito che non c’é”. E’ vero che Dario nella migliore tradizione del “contrordine compagni” si è tranquillamente candidato al congresso. E’ vero che Bersani con D’Alema suggeritore si è messo di traverso candidandosi alla guida del partito mentre il buon Chiamparino ha fatto una clamorosa retromarcia e si è ritirato nella sua Torino. Ma la Serracchiani no. Se penso alla vecchia opposizione, a Togliatti, a Berlinguer, a tutta una tradizione e una scuola di pensiero politico e poi passo a Occhetto (lui almeno la svolta la fece…) per arrivare a Debora Serracchiani, a quel “nuovo” di recente (falso) conio politico che parla di “patto generazionale”, di “sfida tra partito vero e D’Alema”, di appoggio a Franceschini perché è “simpatico” e via sparlando. Se questo è il “nuovo che avanza” dalle parti dell’opposizione urge un patto generazionale ma alla rovescia, allora è meglio chiudere bottega e ripartire da zero. Detto alla Bartali, “è tutto sbagliato, tutto da rifare”.

Oggi la Serracchiani, dopo la bufera sollevata ieri, ha cercato di rettificare il tiro parlando a Sky Tg24: “Io ho scelto Dario Franceschini durante la campagna elettorale. Mi sono sempre definita darioscettica, ero tra quelli che nel giorno dell’assemblea costituente non sapeva se avrebbe votato per Dario Franceschini ma gli ho visto fare un’ottima campagna elettorale, gli ho visto prendere in mano il Partito democratico in un momento difficile e non è da tutti metterci la faccia; inoltre lo ha fatto con piglio determinato”. “Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c’è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le  preferenze a me”.

Ma dai? Una volta la Fgci riusciva a esprimere di meglio… Pensate che lei “sta con il Pd”… D’Alema invece chissà e, udite udite, si appella al Pd “buono”, quello che l’ha votata, all’apparato insomma, all’odiato apparato che lei invece disconosce, dai leader (una parte) ai portatori d’acqua e di voti inizando proprio dal leader Maximo.  E alla platea dei democratici, dove Veltroni “celebra” il “lingotto due anni dopo”, dice tra l’altro: “Il Pd ha bisogno anche di quelli che un passato non ce l’hanno… ora non dobbiamo più essere il partito degli ex, ma semplicemente i democratici”. Poi ha auspicato un “partito strutturato e territoriale, fatto di circoli e di base. Ma la base non è apparato. E chi sa capisce….”.  Bella la conclusione-ammonimento lanciata a vertici e apparato… “chi sa capisce…”. Dopotutto sul blog aveva scritto dicendo a Beppe Grillo che ha i suoi stessi obbiettivi ma li persegue in altro modo. Così “l’apparato” (quello ex Ds?) kafkianamente diventa la levatrice di tutti i mali del Pd. E pensare che un tempo D’Alema se la prendeva invece con i “cacicchi”… Insomma, siamo al San Remo della politica di sinistra. Ci manca solo che al congresso la Serracchiani tenti di imitare Arisa improvvisando un bel “felicità…”, pensando che in fondo dal punto di vista generazionale è sempre meglio di “Bandiera rossa” o di “Bella ciao”. Intanto si spera che nel Pd ci sia qualcuno che si occupi davvero di politica.

“Dario simpatico…”. E il Pd lincia la Serracchiani di Federico Novella

L’Altro Quotidiano e l’intervista a Debora…