A chi gli immobili dei Ds? Tutti al Pd… Poche battute di Dario Franceschini  nella tappa del tour congressuale del Pd in Romagna, a Bertinoro, bel borgo di collina regno dell’Albana, eccellente vino bianco, hanno messo in allarme rosso gli ex diessini. “Il Pd – ha spiegato Franceschini – è un soggetto giuridicamente nuovo e non ha ereditato nè attivi nè passivi. Ci sono fondazioni Ds con immobili, credo che, al netto dei debiti pagati, tutto il patrimonio e tutte le risorse debbano andare a finire al Pd, che abbiamo fatto tutti insieme. Non ci sarebbe ragione nè giuridica nè politica perchè ciò non accadesse”. Poco da dire, il tema è di quelli spinosi, da “autunno caldo e difficile” anche per il Pd. Il patrimonio immobiliare dei Ds non è fatto di bruscolini… Ecco un altro banco di prova, per il partito. Chissà cosa ne pensano D’Alema e Bersani…

 La Serracchiani: centralismo democratico? Contrordine compagni A Bertinoro assieme a Franceschini c’era anche Debora Serracchiani. Che ormai ci sta abituando ai passi in avanti e a quelli indietro… La giovane europarlamentare del Pd il 24 luglio, alla festa del Pd alle terme di Caracalla, in una bella serata romana aveva detto: “Centralismo democratico? Se così si chiama recuperimolo, se serve” poi aveva aggiunto che “la libertà è un limite e un vincolo che i nostri parlamentari non devono avere”. Messaggio chiaro: tutti coperti e allineati, come ai tempi del comitato centrale, il dissenso non è roba da sbandierare pubblicamente per sottoporlo al giudizio dei cittadini, dei militanti, degli elettori…

Ieri Debora ha fatto un passetto indietro, visto che molti nel Pd sul tema, l’hanno sbertucciata sia sul fronte dei Ds che su quello dei Dl. L’uscita ha dato fastidio, insomma, non solo nel partito. Parole in libertà che tradiscono forse inesperienza, le sue. Ma è divertente leggere quel che ha detto il 26 luglio a Bertinoro: “Qualcuno mi accusa di sostenere il centralismo democratico, in realtà quello che sostengo, e che ci è mancato, è il buon senso democratico”… e ancora, deve esserci “un partito che discute, poi un segretario che esprima la linea politica di sintesi, che deve essere espressa con autorevolezza e che gli altri devono rispettare, che fossero d’accordo o meno”. E se non lo fanno, mi domando?
Ecco il Serracchiani-pensiero. “La disciplina richiede poi anche dei provvedimenti, è inconcepibile, una volta che si è scelta su una linea, dire cose diverse sui giornali: quando succede, il segretario prenda provvedimenti. Non l’espulsione – ha ironicamente replicato a chi gli faceva osservare che la sua osservazione rischiasse di essere troppo simile a quella da lei criticata della Bindi – ma magari mandarlo ad attaccare i manifesti…».
Mi ricordo che una volta, i giovani comunisti la politica la imparavano nella Fgci, e dovevano anche loro attaccare molti manifesti… Evidentemente è da tempo che si è persa questa sana tradizione, ma a quei tempi c’era ancora il centralismo democratico che veniva praticato anche nelle sezioni del partito…

Ora la Serracchiani riscopre le “virtù” del centralismo democratico stile Pci di Alberto Taliani