L’immagine di Nichi Vendola che stappa lo spumante dopo aver stravinto con più del 70% le primarie del Pd in Puglia, resterà impressa a lungo nella memoria del popolo di centro-sinistra e di sinistra. Nichi il comunista che se n’era andato con Fausto Bertinotti, il governatore da cacciare per far posto al candidato locale deciso dal vertice del partito a Roma,  il deputato del Pd Francesco Boccia, graditi all’Udc di Casini. Per il segretario Bersani e soprattutto per Massimo D’Alema, il risultato delle primarie pugliesi rappresenta, più che una battuta d’arresto, una Caporetto politica. E’ il risultato non tanto e non solo di una confusa strategia a livello locale, quanto della guerra dei lunghi coltelli in corso  cnel Pd, la continuazione dello scontro congressuale con altri mezzi. Massimo D’Alema si è sfogato affermando che è come se una squadra tifasse per gli avversari.  Accusa, la sua, rivolta  ai veltronian-franceschiniani che hanno giocato tirando nella porta del pd e facendo gol, insomma. Facendo segnare una battuta d’arresto pesante al progetto di de-veltronizzazione politica del partito con la costruzione di un centro-sinistra “diverso”.  Ma Vendola e chi lo ha appoggiato ha distrutto il laboratorio  del nuovo centro-sinistra. Anche se ora i fratelli coltelli del Pd rischiano di rimanere con i cocci in mano, con Casini che correrà dal solo con la Poli Bortone come candidata che di affretta a rassicurare i mancati alleati: gli accordi siglati con i democratici nelle altre regioni restano validi.

Così l’Udc è l’unico partito che recita tre parti in commedia: in alcune regioni si allea con il Pdl, in altre con il Pd, in Puglia corre da solo. “Voglio ringraziare Boccia e D’Alema che si sono assunti la responsabilità di portare avanti una linea minoritaria rispetto al populismo oggi imperante”, ha detto Casini, lo chef dei “due forni” che evidentemente non ha comunque gradito la trombatura di Boccia che ridà fiato alla sinistra identitaria che rafforza i nemici del progetto dalemiano e mette i bastoni fra le ruote anche all’Udc.

L’effetto Puglia infatti ha rafforzato gli avversari del leader Maximo. E l’Italia dei Valori che esulta, come dice Luigi De Magistris: “La vittoria di Nichi Vendola è un monito a tutta la classe politica nazionale e locale. Una lezione di democrazia in cui viene affermata una verità innegabile: non c’è strategia o laboratorio politico-elettorale che si possa imporre dall’alto, passando sulla testa dell’elettorato e decidendo nelle segrete stanze del potere”.

E se si aggiunge la vicenda Delbono si capisce in quali difficoltà si sia avvitato il Pd. Quello delle dimissioni del sindaco di Bologna per il “Cinzia gate” è un colpo durissimo, condito dal balletto del “non mi dimetto” seguito poi dal “mi dimetto” messo in scena dal sindaco prodiano, immediatamente mollato da Prodi per evitare ulteriori danni.  Insomma, tempi duri si preannunciano per il Pd, il partito che non c’è, perché la vicenda pugliese dimostra che “l’amalgama” tra riformisti e giustizialisti non è possibile e se l’assalto politico a Berlusconi è completamente fallito e si va avanti sull’onda dell’ opposizione giudiziaria (che non ha certo pagato…), a Bersani non resta che individuare un nuovo nemico per compattare il partito attorno alla sua segreteria almeno fino alle elezioni Regionali. Poi si vedrà.

Attacco alla Lega Il bersaglio (in sintonia, attenzione, con Di Pietro): la Lega. Lo ha annunciato alla direzione del Pd: “Apriremo un fronte contro la Lega, siamo noi il partito del territorio. La Lega campa sui problemi, non sulla loro soluzione”.  Per dimenticare l’effetto Vendola… e quello Delbono.

Contrordine compagni: stiamo con Di Pietro E come da copione Pd e Idv tornano alleati, Bersani e Tonino rilanciano il patto di ferro. E’ questa la “nuova” strategia del Pd. Alleanza per le elezioni regionali  ma anche per il dopo regionali  perché “tra di noi ci sono comuni convinzioni sul profilo politico, per questo lavoriamo ad una coalizione larga e a uno schieramento competitivo con il centrodestra”. “Vogliamo un’ alleanza per l’oggi e per il domani, di programma, non basata su mere questioni elettorali” ha aggiunto Di Pietro che passa all’incasso ed esce dall’isolamento in cui si era cacciato. “L’ Idv si assumerà una maggiore responsabilità di partecipante alla coalizione – promette -, non sarà più un isolato oppositore e rispetterà le istituzioni di garanzia”. Insomma, questa è l’alternativa di governo che Bersani propone agli italiani. Dopotutto l’aveva detto: “Farò il segretario a modo mio”. O come deciderà Tonino? Che sia lui, alla fine, l’uomo nuovo del Pd? In fondo ha lanciato un’Opa sui democratici…