Matteo Renzi ha lanciato la sua campagna d’autunno contro i dinosauri del Pd e subito è scattata l’operazione “smacchiatura” del sindaco di Firenze che, con la convention fiorentina alla Stazione Leopolda, ha davvero scatenato un “big bang” politico nel centrosinistra. Minimizzare, passare oltre magari con un’alzata di spalle, ridurre tutto a smanie carrieristiche e “giovanilistico – generazionali”, protagonismo frazionista e quant’altro può essere usato contro il leader dei “rottamatori” che mette a serio rsichio il neo-monolitismo o le velleità neo-egemoniche del Pd, se si preferisce. Renzi infatti, scendendo sul terreno del riformismo possibile in tempi di crisi e delle possibili soluzioni che passano attraverso un percoso non ideologico ma pragmatico (alla Tony Blair), ha smosso le acque della palude nella quale si muovono quelli che ha definito felicemente “dinosauri” della sinistra.

La risposta del segretario del Pd Pier Luigi Bersani che parlava all’assemblea dei giovani del Sud, è stata esemplare: “Bisogna stare attenti a non scambiare per nuove idee usate, da Anni Ottanta…”. Cito l’altra frase dell’ex del ministro del Lavoro Cesare Damiano (Pd): “Quella di Renzi è una posizione di centrodestra”,  mentre Rosi Bindi ammonisce: “Nessuno si senta l’unica risorsa su cui può contare il partito” e ancora Stefano Fassina, responsabile economico de Pd: “Renzi figlio di papà, un portaborse miracolato”. Di frasi del genere se ne potrebbero citare molte altre: ormai il nemico interno che “fa il gioco della destra” è individuato e addirittura ha osato uscire allo scoperto. Ora manca solo che  annunci la sua candidatura alle primarie del centrosinistra perchè si possa parlare di big bang del Pd. Renzi infatti ha ragione a affermare, con una frase a effetto (in stile vendoliano) rivolta ai dinosauri piddini e a Bersani:  “Fermare il vento con le mani non si può, non si ferma il desiderio di chi ha voglia: apriamo, spalanchiamo le porte della politica”. Lo ha capito anche Nichi Vendola, tra i primi a liquidarlo come uno con idee di destra, a cui Renzi ha replicato duro: “Con il suo tradimento a Prodi uccise la speranza aprendo alla stagione degli inciuci”… Su Repubblica l’ex direttora dell’Unità, Concita de Gregorio, ha addirittura marchiato il sindaco di Firenze come un populista di centro. Definizione, vista da sinistra – ortodossa – che più o meno equivale a una scomunica, meritata per di più, visto che Renzi è pure andato andato a cena ad Arcore…

Inutile dilungarsi oltre, per chi vuol giudicare le proposte di Matteo Renzi, volto fresco di una politica che rifugge dagli apparati e dalle burocrazie interne, da incrostazioni e alleanze che sanno di vecchio e sono aggrappate ad una sola parola d’ordine: mandare a casa il Cav, c’è il sito internet che riporta le 100 proposte, che sono state liquidate da altri esponenti del pd come “in gran parte già presenti nel nostro programma”, un “libretto dei sogni” ecc.

Ma un fatto è certo: ormai la corsa alle primarie per la leadership della coalizione di centrosinistra che dovrà cercare di battere  Silvio Berlusconi e il Pdl è iniziata, (anche se non tutti i protagonisti lo ammettono ) con gran parte dell’apparato, dei dinosauri e dei cacicchi impegnati a far quadrato attorno a Bersani perché il nuovo non avanzi. Sarebbe davvero la fine del Pd. Così è partita l’operazione “smacchiare” Renzi. Quello che a sua volta tenta l’impresa di “smacchiare” un Pd “Novecentesco e totalitario”, verticistico nelle scelte che vorrebbe un candidato anti Berlusconi scelto da un’assemblea di dirigenti-oligarchi, non attraverso una competizione come le primarie. Oltettutto c’è stato l’effetto Molise con relativo scontro interno al Pd e c’è chi è pronto ad andare in soccorso di Bersani: Antonio Di Pietro, che dichiara il suo appaoggio a bersani alle primarie. Già, perché se scende in campo Renzi ci sono due scenari da brivido: o vince lui, oppure fa vincere Nichi Vendola…

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Bersani teme le riforme degli anni Ottanta di Vittorio Macioce

 

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