Così, prima delle feste di Natale, è arrivata la finanziaria delle tasse e dei sacrifici. Mani in tasca agli italiani e alla via così, ha decretato il nuovo timoniere del governo “tecnico”. Ce n’è per tutti, dai pensionati in sù, ma soprattutto per il solito ceto medio, la massa di italiani che le tasse le pagano già, e salate. Il “tassator cortese” – come è nello stile del professore bocconiano – ha usato toni quasi felpati, ma la sostanza è questa, più che lacrime e sangue, lacrime e soldi.  “Più che equa è una Finanziaria da Equitalia”, scrive nel titolo di apertura il Giornale. E in effetti nel “pacco dono” (“Chiamatelo decreto salva Italia”, ha detto il prof-premier) c’è di tutto e per (quasi) tutte le tasche.

Si va dalla rivoluzione delle pensioni all’aumento dell’Iva,  e  se Monti ha fatto retromarcia sull’aumento dell’Irpef, arriva però un inasprimento dell’addizionale regionale. Poi ci sono le tasse sul lusso e altro ancora.  Ma ad essere finita nel mirino c’è anche la casa con l’arrivo dell’Imu sulla prima casa che prende il posto dell’Ici, l’aumento sulle seconde case e il “giochetto” che farà volare in alto l’imponibile sulle rendite catastali: 11 miliardi da incamerare (come scrive il presidente di Confediliza, così si pagherà il 60% in più). Andando avanti si arriva all’aumento dell’imposta di bollo sui conti correnti bancari, sui titoli e sugli strumenti finanziari fino all’una tantum dell’1,5% sui capitali rientrati dall’estero con lo scudo fiscale (in questo caso pacta (non) conservandum sunt…) ai pagamenti in contanti vietati sopra i mille euro. Oggi più che cittadini contribuente, siamo contribuenti-cittadini, questo è il risultato della crisi dell’Euro.

Insomma, cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, la “tosata” è arrivata con una raffica di provvedimenti studiati per riuscire a superare le forche caudine del Parlamento, fra richieste del Pdl e del Pd, in particolare. Con i centristi del terzo Polo pare che problemi non ce ne siamo, Casini dixit, perchè a loro sarebbe andato bene tutto quel avesse messo sul tavolo Mario Monti.

Dal punto di vista politico c’è da sottolineare che da un lato il Pdl ingoia alcuni bocconi amari, ma il Pd è costretto a mangiare una minestra salatissima: quella della riforma previdenziale che costringe Bersani a fare i conti in casa con la Cgil della Camusso a sua volta pressata dalla Fiom.  Non solo, c’è ancora sul tavolo l’altra questione che imbarazza e preoccupa il Pd: quella della riforma del lavoro che va a toccare articolo 8 e 18 e che la Ue e la Bce esigono. Su questo terreno la partita per il Pd si farà ancora più dura e dolorosa. C’è il pericolo, per il centrosinistra, che il professor Monti, da “tassator cortese”, sia etichettato dalla piazza che si preannuncia, sia pure in modo sbagliato, ma uno slogan è sempre un slogan, come il “licenziator cortese”. Non invidio Bersani. E nemmeno le tasche di chi è di nuovo chiamato a pagare per salvare la patria perché quello sull’Irpef è un “contentino”, mentre la stangata sul mattone è un macigno…

Per ora il governo poco ha detto su altri due temi: la crecita economica e lo sviluppo. Aspettiamo, evidentemente si va per gradi.  Ma a colpire di questa manovra è un’altra cosa che manca:  i tagli ai costi della politica, alla casta. Dal Parlamento scendendo via via fino ai gradini più bassi della scala delle pubbliche amministrazioni. Basta abolire le giunte provinciali lasciando solo dieci consiglieri? Direi proprio di no, forse sul tema il professor Monti e il suo governo dovrebbero applicarsi di più,  in questo campo, come “tagliator cortese” sarebbe più simpatico ai contribuenti-cittadini.

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