La via crucis di Bersani e del Pd tocca un’altra tappa dolorosa delle primarie di coalizione: Palermo. Dove l’europarlamentare Rita Borsellino è stata sconfitta  per un pugno di voti (151) da Fabrizio Ferrandelli. Il segretario dei democrat incassa una sconfitta pesante, dopo quella di Genova. Per due motivi. A Palermo in Pd si è clamorosamente (e forse rovinosamente) spaccato non su un nome piuttosto che un altro, ma sulla linea politica. La Borsellino era infatti il candidato ufficiale non solo del Partito democratico, ma di tutto il centrosinistra, tanto a sostenere la sorella del magistrato ucciso dalla mafia in via D’Amelio nel ’92, sono arrivati a Palermo Pierluigi Bersani,  Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Paolo Ferrero, Angelo Bonelli, senza contare l’ex sindaco della cosiddetta “primavera di Palermo” Leoluca Orlando, portavoce dell’Idv.

Fabrizio Ferrandelli (31 anni, ex capogruppo dell’Idv al Comune, poi fuori dal partito per essersi candidato) era invece appoggiato “dall’altro Pd”, quello che in Sicilia sostiene il governo tecnico del governatore Raffaele Lombardo (Mpa), rappresentato dal senatore Giuseppe Lumia, dal capogruppo all’Assemblea siciliana Antonello Cracolici, dalla corrente “Innovazioni” dell’ex ministro Totò Cardinale, favorevoli all’alleanza con Mpa e Terzo Polo. In aperto dissenso con la posizione del segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, che ha appoggiato la Borsellino (l’ipotesi di alleanza era stata bocciata pure dal comitato delle primarie).

Tutti pronostici sono stati dunque ribaltati: data per vincente, Rita Borsellino non ce l’ha fatta e ha perso queste primarie avvelenate da polemiche fra i candidati (erano quattro: oltre la Borsellino e Ferrandelli correvano anche Davide Faraone arrivato terzo – l’unico con la tessera del Pd – consigliere comunale e deputato regionale vicino al sindaco “rottamatore” di Firenze Matteo Renzi, e Antonella Monastra eletta due volte in Comune come indipendente di Rifondazione).

Si diceva che se l’affluenza fosse stata come quella delle primarie 2007, quando trionfò Leoluca Orlando, la Borsellino sarebbe stata svantaggiata, in caso di alta affluenza avrebbe invece vinto con facilità: è successo esattamente il contrario, hanno votato quasi in 30mila contro i circa 19mila di 5 anni fa. Previsioni ribaltate. E nuovo schiaffone a Bersani. Ma anche a Sel e Idv. Insomma, a Palermo è stata (ri)strappata per altri versi la “foto di Vasto”. Il patto in Sicilia ha fallito. Con conseguenze tutte da valutare al Nazareno dove il voto palermitano ha messo a nudo la debolezza di una leadership democratica che non appare in grado di sostenere i propri candidati – nemmeno quelli di prestigio come la Borsellino – nelle sfide più importanti. Con un doppio rischio, a Palermo: una diaspora nel partito che in parte potrebbe non appoggiare Ferrandelli alle elezioni comunali e il rischio di qualche candidatura “in libertà”, la stessa Borsellino o Leoluca Orlando, che però per ora si tiene un passo indietro, parla di “primarie inquinate” e dice “sosterrò la Borsellino (mentre l’Idv Sonia Alfano rivendica quella di Ferrandelli come una sua vittoria… brutta gran per Di Pietro), aggrappandosi al riconteggio delle schede. Riconteggio che ha confermato la vittoria dell’outsider Ferrandelli: 9.943 voti (33,76%), seconda Borsellino 9.792 voti, terzo Faraone 7.962 voti (27,07%), quarta Monastra 1.741  (5,91%). Totale votanti: di 29.747.

Ennesima sconfitta di Bersani  e della maggioranza del Pd, dopo quella delle primarie di Genova… ma anche di Vendola e Di Pietro, stavolta. Che non è certo attenuata dalle vittorie del sindaco piddino dell’Aquila Cialente sul candidato di Sel Festuccia e quella dell’altro piddino Tendas a Oristano.

Al Nazareno si attendono altri veleni e code polemiche all’insegna del tutti contro tutti. In tanti, si sà, sono pronti a smacchiare Bersani. Ci riusciranno? L’aria che tira è brutta se il senatore Pd Lumia arriva a dire: “Ora valutereno se chiedere le dimissioni di Bersani oppure no. Noi a Palermo abbiano detto ‘scegliamo Ferrandelli e escludiamo le scelte romane’. Non vorremmo rovesciare il discorso per cui dalle scelte di Palermo si impongono delle scelte romane. Sarà Bersani a valutare lo stato di salute del partito”. Parole che fanno infuriare il senatore Latorre: “Indecente l’uso strumentale che si fa delle primarie per attaccare Bersani, sia da parte di avversari politici e sia da alcuni esponenti del nostro partito”. Ma per Enrico Letta, “l’alleanza solo con Sel e Idv non basta, è un accordo del passato” e per il veltroniano Tonini, che chiede una riunione della Direzione, il voto è stato non contro la Borsellino ma contro l’Unione di Vasto che non è “credibile”. E Bersani? Si difende così: “Le primarie dovunque non sono mai un pranzo di gala, certo non possono diventare una resa dei conti. Sono importanti basti pensare che all’Aquila in quella situazione hanno votato in 5 mila. C’é voglia di esserci, di contare, e non si può dire basta, si devono fare meglio e questo non è un compito tecnico ma della politica più matura ma non ci siamo ancora”. E ancora: “Non so cosa c’entri la foto di Vasto con Palermo… Tutti i candidati a Palermo hanno sottoscritto il patto del centrosinistra e con il centrosinistra abbiamo vinto a Torino, a Milano, a Bologna. Non credo ci siamo sbagliati”. L’importante è crederci… viene voglia di aggiungere.

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