Nella serata “dell’orgoglio padano” a Bergamo, una delle tante scope sbandierate dai militanti della Lega è finita in mano a Roberto Maroni, sul palco con Umberto Bossi. E quella scopa è diventata il simbolo di una Lega che,  come ha detto Maroni deve tornare “quella del 1991, se vogliamo vincere la nostra battaglia, il sogno del cuore é diventare alle prossime elezioni politiche il primo partito della Padania”… L’ormai ex oppositore interno, parla da leader e detta l’agenda della ripartenza sull’onda del caso Belsito e dello scandalo dell’uso dei rimborsi elettorali: “Dobbiamo fare presto con la pulizia e con le nuove regole ma nessuna caccia alle streghe, però dobbiamo finirla con complotti e cerchi. E far presto il congresso, a  giugno, subito dopo quelli di Lombardia e Veneto che vanno tenuti in contemporanea”.

Perché la Lega – che sta vivendo la crisi più grave della sua storia – non può perdere tempo e per questo Maroni, sostenuto dalla platea accelera i tempi del ricambio per aprire prima possibile la fase della Lega 2, chiudere definitivamente la partita tra “cerchisti” e “maroniti” dopo le dimissioni di Bossi e del figlio Renzo. Altre parole d’ordine: “Soldi alle sezioni, meritocrazia, largo ai giovani, codice morale a cui tutti si devono attenere”. Con affondo finale: “Non dobbiamo più fare polemiche tra di noi, chi rompe le palle, fuori dalle palle…”. Il tempo delle divisioni deve finire. Già, perché a Bergamo il tema più ricorrente stato il richiamo all’unità che suona, aggiungo, esattamente come quel “pulizia, pulizia, pulizia” pronunciato nei giorni scorso da Maroni:  “unità, unità, unità”.

Tema ribadito anche da un Bossi apparso scosso, emozionato, tra lacrime, fischi e applausi  (“A me spiace non solo per la Lega ma anche per i miei figli, non dovevo farli entrare nel movimento”, “Maroni non è un traditore”) e a lanciare un appello alla Bossi: “Dobbiamo giurare su chi deve dirigere la Lega, perché non ci siano più discussioni né divisioni”. Marcando però una differenza rispetto a Bobo che non crede alla teoria del complotti: “Siamo vittime di un complotto”.

L’abbraccio tra l’Umberto e il Bobo prelude al passaggio di consegne che verrà ufficializzato al congresso, se reggeranno l’intesa ritrovata e l’unità del partito invocate a gran voce. Con la scopa maroniana che entra in funzione: espulsione in arrivo per l’ex tesoriere Belsito, richiesta di dimissioni per Rosi Mauro che per ora resiste sulla poltrona di vice del Senato e si difende con decisione nel salotto Tv di Vespa.  “Ci penserà la Lega a dimetterla – avverte Maroni – così finalmente forse potremo avere un sindacato padano vero”.

Cronaca breve di una nuova puntata della saga leghista. Ma che la dice lunga sulla volontà del movimento di non farsi da parte. Maroni non è uno che infiamma le folle dal palco, ma quella di Bergamo era una serata speciale con Bossi lì a fare il mea culpa. Ma si è avvertito un cambio di stile, una voglia di concretezza che non rinuncia alle parole d’ordine semplici e dirette, che parlano al popolo e all’elettorato leghista in questa traversata burrascosa verso un approdo più stabile che eviti vistose fughe di voti. Come ho già scritto nel post precedente, è realisticamante prematuro dare per affondata la creatura bossiana. La questione della rappresentanza politica di una parte dell’elettorato del Nord è tutta in piedi, pesa e peserà a lungo. Tutti gli altri dovranno farci i conti.

Da qui alle amministrative e poi al congresso si vedrà Maroni potrà, dopo averla impugnata, riporrà la scopa padana. E quali saranno i nuovi equilibri di potere interni al movimento, soprattutto quanto peserà e come la componente del Veneto, decisa a contare di più forte del suo radicamento territoriale e la sua forza elettorale. E come verrà declinato il gioco delle alleanza che per il momento è fermo all’ambiguo “ci alleiamo con chiunque accolga le nostre istanze”.  Che al momento vuol dire tutto e niente, perché arriverà il momento delle decisioni quando finirà la strana alleanza ABC su cui peseranno i sacrifici imposti al Paese dal governo tecnico di Monti impegnato a tassare ma non a tagliare le spese: da che parte stare e con quale programma.
Allora si capirà se hanno ragione Roberto Maroni e i suoi, se la Lega riacquisterà davvero la credibilità perduta (non solo per l’affaire Belsito & C, ma ad esempio anche sul tema dell’abolizione delle province su cui ha fatto una clamorosa retromarcia, tanto per ricordare…) e se tornerà a essere la Potentissima evocata da Bobo, ma per ora il sondaggio Ipsos per Ballarò (10 aprile) segna un forte arretramento,  circa 3 punti, al 6,5% dei voti (anche se al di sopra del cosiddetto zoccolo duro stimato al 4,5%).

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