E così Beppe Grillo e i grillini sono saltati sulle tasse inflitte agli italiani di ogni ordine e grado dal governo Monti (dall’Imu fino agli altri 50 e più balzelli svuota portafogli e ammazza ripresa), sulla protevia della casta che non si riduce i privilegi, sui partiti che incassano rimborsi elettorali giganteschi, sugli scandali (da Lusi ai diamanti e alla laurea albanese del Trota), sul no all’euro, alla Ue a trazione Merkel, al governo europeo della finanza e dei mercati, sulla primavera dello scontento che accomuna molti italiani.

Grillo il comico che ora tutti cominciano a prendere di più sul serio, naviga  – come nella foto in cui è ritratto mentre galleggia su un gommone sopra un mare di folla – sull’onda gonfi antipolitica e antisistema come è avvenuto in Francia e in Grecia a caccia dei voti tornati in libertà, di chi protesta e non si sente più rappresentato dai partiti. Un magma ribollente che è diventato eruzione. E lo fatto navigando fra le opposte sponde di destra e di sinistra, pescando a strascico negli opposti schieramenti, sentimenti e risentimenti elettorali… Così molti di coloro che hanno votato si sono aggrappati a quel gommone, molti altri si sono rifugiati nell’astensione.

E’ stato un “vaffavoto” quello che ha raccolto. Non importa se il gommone in realtà non ha la barra e chissà se poi è in grado di seguire una rotta precisa o se si sposterà a ogni soffio di vento chissà dove.  Questo lo dirà il tempo, anche la Lega all’inizio della sua avventura sembrava un barchetta senza nocchiero, nè bussola nè carte nautiche. Grillo, da Parma a Genova passando per le altre realtà locali in cui con i suoi grillini ha fatto pesca a strascico, è passato all’incasso e ha bastonato, chi più chi meno, tutti partiti tradizionali. E in più il forte astensionismo ha colpito soprattutto il Nord e le regioni rosse. Due dati che si saldano: voti, in gran parte moderati, in libertà e voti in frigorifero. Partiti tradizionali all’angolo. Mentre Roma discute (leggi ABC) Sagunto brucia… viene voglia dire.

E ora? Il Pdl perde terreno seguendo il trend negativo che ha accomunato tutti partiti di governo dove si è andati al voto in Europa. Da noi il segnale forte dell’elettorato è arrivato dalla “tappa intermedia” delle amministrative parziali, perché il momento della verità arriverà alle elezioni politiche 2013.  La Lega ha pagato un prezzo salatissimo (soprattutto in Lombardia) per il combinato disposto scandali – mancate riforme e ha trionfato solo nella Verona di Tosi anti-Bossi legato alla scopa di Maroni. Il Terzo Polo, da Casini – quello della cambiale in bianco al governo Monti – a Fini che è rimasto seduto sulla poltrona di presidente della Camera, con il Fli anch’esso spiaggiato sul montismo si può considerare “non pervenuto” in queste amministrative.

E Bersani, il Pd? Cantano vittoria nel miglior stile della vecchia politica ma se hanno tenuto (nessuna clamorosa avanzata, in realtà è una non sconfitta) non hanno convinto gli elettori moderati e dove vanno avanti – come a Palermo e Genova – lo fanno con uomini che non sono suoi (Orlando, ex Dc, ex rete e Idv a Palermo) e Doria (Sel – Vendola a Genova). Così si chiude nel recinto della foto di Vasto senza lasciar prevedere quegli sbocchi più ampi che auspica il segretario a cui questa compagnia rischia di andare stretta fino a rischiare di soffocarlo. Insomma, la sinistra moderata così come esce dal voto è penalizzata da quella estrema e il Pd non è un considerato un approdo sicuro dall’elettorato moderato in generale.  Se a questo si aggiunge la concorrenza a sinistra dell’onda grillina se ne può trarre la conclusione che anche Bersani ha le sue brave gatte da pelare. Perché è vero che il partito ha tenuto, ma è anche vero che non si sà, da qui al 2013, se le condizioni politiche e gli umori degli italiani lo premieranno. Non è detto che il messaggio a Monti: governo avanti ma tenga conto delle nostre richieste (Cgil inclusa, aggiungo) alla lunga paghi. Tenere i piedi in due staffe è rischiosissimo. E se il governo Monti – che esce indebolito dal risultato delle urne – andasse avanti a trazione Pd – Terzo Polo, il Pdl e il centrodestra potrebbero riaprire i giochi.

Alfano ha annunciato uno stop ai vertici ABC: prima mossa per per far capire che il segnale arrivato dal voto è stato colto (e Casini, che vuol andare – e ci credo… – oltre il Terzo Polo, replica: niente vertici, noi avanti con Monti). Berlusconi invece dice che pensava andasse peggio, “i risultati sono al di sopra delle mie aspettative”, visto che è in corso il festival dell’antipolitica. Confermando in fondo che sapeva benissimo che l’appogio al goveno tecnico sarebbe costato caro, in termini di consensi. In fondo dalle sconfitte possono nascere nuove opportunità politiche.

Il boom di Grillo è la linea del Rubicone per i partiti e per un governo che ammette di “aver perso la sintonia con la gente”. E’ vero che si tratta di un test limitato, ma è pur sempre un test che fa emergere umori e malumori degli italiani. Insomma non si può minimizzare. E non servono nemmeno tentativi, come quello che fa Vendola, di dividere Grillo (da combattere) e grillini (con cui si può dialogare). E’ una captatio da vecchia politica. La consapevolezza dei timori di una nuova concorrenza a sinistra, elettorato in cerca di altro e di altri, una narrazione affatto nuova troppo sottovalutata, vendolianamente parlando. Grillo naviga su un gommone (che può sgonfiarsi) i partiti tradizionali sulla *zattera della Medusa (che può affondare). E’ vero che le elezioni politiche sono un’altra cosa, hanno un peso diverso, ma come ci arriveranno, i partiti? Con quali programmi e alleanze, con quale legge elettorale? E soprattutto, con quale credibilità? Perché su questo punto essenziale si gioca la partita contro l’antipolitica e l’astensionismo.

Dice presidente Napolitano sul voto: “Ci sono motivi di riflessione per tutti, per le forze politiche e per i cittadini sui rapporti con la politica e sui problemi di governabilità. Oggi a livello locale, ma problemi di governabilità che in Europa si
pongono anche a livello nazionale in diversi Paesi. Una volta si diceva che le elezioni amministrative avevano un rilievo essenzialmente locale ma questo è vero fino a un certo punto. Comunque abbiamo avuto un test piuttosto circoscritto visto che il numero degli elettori non è stato grandissimo”. E aggiunge sul successo  di Beppe Grillo: “Di boom ricordo solo quello degli anni ’60, altri non ne vedo…“. E il comico? Replica dal suo blog: “Il boom del Movimento 5 Stelle non si vede, ma si sente. Boom, boom, Napolitano! Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale (articolo 87 della Costituzione). Rappresenta anche il Movimento 5 Stelle e anche, dopo queste elezioni, i suoi circa 250 consiglieri comunali e regionali scelti dai cittadini”…
E voi cosa ne pensate del voto e dell’antipolitica?

Sberla elettorale di Alessandro Sallusti

Il fisco ci strangola e Grillo trionfa di Vittorio Feltri

Nota * Il 5 luglio 1816, la fregata francese Méduse, salpata da Brest, naufragò al largo delle coste della Mauritania per colpa di negligenze e decisioni affrettate del capitano Hugues Duroy de Chaumaray. Oltre 250 persone si salvarono sulle scialuppe, altre 147 furono imbarcate su una zattera di fortuna: di queste solo 13 si salvarono (ma 5 morirono successivamente). La vicenda sollevò un enorme scandalo e furono tirati in ballo sia l’incompetenza del capitano (condannato a 3 anni di prigione) che il re Luigi XVIII, per aver nominato il capitano. Il naufragio del veliero ispirò il pittore Théodore Géricault, e il suo celebre quadro Le Radeau de la Méduse) si può ammirare visitando il Louvre a Parigi.

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