Vendola versus Bersani, tanto per cambiare. L’ala massimal – giustizialista della sinistra all’attacco del segretario del Pd. Nichi carica a testa bassa in difesa dell’alleato Tonino che il segretario del Pd dopo l’ultima lite vuol tenere fuori dalla coalizione del centrosinistra e tuona: “Non correrò alle primarie se cacci Di Pietro. Niente alleanza con Casini…”.

Nuova puntata del tormentone rosso che di sicuro non sarà l’ultima, almeno fino alle mitiche primarie di coalizione. La narrazione politica vendoliana in tema di alleanze si carica di toni minacciosi, insomma. Guai a strappare la foto di Vasto, guai all’intesa con l’Udc (che peraltro rischierebbe di mettere in fuga in gran parte dell’elettorato cattolico moderato uddiccino).

Dire che il Pd navighi in acque tranquille è davvero avventato, primo perché nei sondaggi inizia a fare il passo del gambero, secondo peché è lacerato da divisioni interne profonde che si cerca di nascondere com polvere sotto il tappeto (inutilmente), terzo perché se si allea con Casini e scarica Di Pietro, Vendola con l’ex pm, all’ala sinistra rischia di drenare voti alla balena bianco-rossa indebolendo il partito di Bersani nei confronti di Beppe Grillo e dei “grillini” (con i quali Vendola invece, cambiando idea repentinamente e disinvoltamente vuol dialogare). Insomma, non è detto che quel che Bersani può guadagnare in termini di voti al centro, basti a compensare quel che rischia di perdere alla sua sinistra. Perché l’asse Vendola – Di Pietro può cementare un blocco del “no” ad alto rischio elettorale. Il Pd non sopporta Tonino e l’Idv, quello stare all’opposizione del governo Monti ma anche essere alleato di chi il governo Monti appoggia…

Contraddizione che pesa platealmente sul piatto delle alleanze. E per far capire il messaggio, il duo Nichi & Tonino ha varato il “cantiere del centrosinistra” e sbandierato le vittorie elettorali nella ultime tornate amministrative dei “suoi” sindaci, da Pisapia a De Magistris, da Leoluca Orlando a Doria fino a Zedda…

Ma qualcosa nella strategia vendoliana non funziona perché proprio alcuni dei “santini vittoriosi” sbandierati da Nichi non vogliono stare al gioco. I sindaci di Milano e Genova, espressione di Sel, Pisapia e Doria, non hanno alcuna intenzione di abiurare la santa alleanza con il Pd e mettono nero su bianco in una letterina: caro Nichi da soli siete destinati a perdere, senza l’alleanza con il Pd non si vince… (con Pisapia che parla più da poltico romano che da sindaco, come fa da tempo, chissa perché?)

Nella sinistra il tutti contro tutti pare lo sport preferito, è un vaso di pandora spalancato mentre si allontana il rischio di elezioni anticpate, come ha fatto capire il presidente Napolitano e soprattutto il risultato del vertice europeo che ha visto la Merkel nei panni della Germania calcistica…

Presentarsi come forza tranquilla di governo a trazione Pd, in grado di guidare saldamente l’Italia sulla strada della ripresa e delle riforme pare dunque un’impresa difficile per Bersani e i suoi. Ma anche per Casini che potrebbe vedere infrante le sue ambizioni (Fini sul tema per ora è non pervenuto) davanti ai due rimasti aggrappati come giapponesi alla foto di Vasto.

E qui si apre un altro fronte, con Bersani che potrebbe dire a Vendola: che fai, cacci Casini? Con tutte le incognite del caso. Forse urge, per il segretario del Pd, una riflessione, magari ancora seduto al tavolo con una birra solitaria…

 

 

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