Chissà se davvero i due Pier della politica (Casini e Bersani) riusciranno a convolare a nozze (politiche) per mettere in piedi un all’alleanza elettorale che dovrebbe essere “nuova” e “diversa” agli occhi degli elettori. Casini il bianco, fervente devoto di Mario Monti e del “montismo” senza se e senza ma e Bersani il rosso, meno devoto dell’altro Pier nell’appoggio a premier bocconiano, tanto da aver sostenuto di recente che il dopo Monti non prevede un bis ma eventualmente un governo a trazione Pd fra continuità ma anche scelte diverse (quali per ora non l’ha detto, non sia mai si scateni un putiferio), giocano una parttita non facile e duettano fra qualche imbarazzo, non pochi problemi e contraddizioni.

Casini ad esempio, dopo l’Udc, il Terzo Polo subito defunto, il Partito della nazione mai nato, manovra da consumato ex democristiano per tessere la tela di un centro in grado di “pesare” nel gioca delle alleanze, il famigerato (se si ricorda la Prima Repubblica) ago della bilancia: un cocktail di ex dc, ex Pdl (resta da vedere cosa faranno Montezemolo e i suoi) che dovrebbe stringere il patto con il Pd degli ex Pci e degli ex dc di sinistra dai quali a suo tempo Casini il moderato si allontanò dopo il crollo della Dc.

Ma questa è davvero storia lontana, conta l’oggi e Pier dice – a scanso di equivoci – che è importante prevalga un Pd “riformista ed europeo” mentre se la sinistra resterà aggrappata “al radicalismo e al neo populismo” perderà un’occasione storica. Messaggio per il buon Bersani alle prese con le due anime della sinistra che sconquassano il Pd, lo dividono, ne segnano le difficoltà di una sintesi che per ora svela l’amalgama mal riuscito di una sinistra che si divide sull’appoggio al governo Monti, sui diritti civili e i matrimoni gay con Bersani che si scaglia su Grillo, sulla leadership, sulle primarie, su Renzi (che duetta con Prodi), su Vendola e su Di Pietro… Divisioni, con in mezzo il solito gelo fra D’Alema e Veltroni, che si accentuano dopo l’annuncio del ritorno in campo di Berlusconi.

E Casini avverte Bersani: non si illuda, se intesa ci sarà, “sui temi eticamente sensibili non si creeranno alleanze politiche”. Doppio niet insomma, come precondizione: niente matrimoni gay, e il duo Vendola – Di Pietro “fuori dai miei progetti”… Domanda: ma quei progetti con alleanza piddina inclusa,  saranno digeriti dall’elettorato dell’ex Udc? Davvero l’elettorato moderato, al momento di votare, starà con i due Pier? E viceversa, quanto grande sarà la fuga dal Pd nel caso Vendola e Di Pietro restassero fuori?

Resta poi da capire su cosa si metteranno d’accordo i due Pier in tema di legge elettorale, visto che Casini vuole le preferenze mentre Bersani non ne vuol sentir parlare. Vallo a sapere. Pare che qualche democrat in ordine sparso abbia inziato a balbettare la parola “preferenze”, ma Bersani non è tra questi.

Faccio un altro esempio di “sintesi” da trovare, nel concreto: si parla e riparla di patrimoniale, già, ma quale? Perché il principio corretto dovrebbe essere quello di tassare la capacità di reddito del patrimonio, e da questo principio mi sembra che la sinistra sia abbondantemente agli antipodi (tassare anche senza introiti da parte del tassato). Altro esempio: stesse posizioni sulla spending review? Sull’abbinata Fiom – Cgil? Su scuole pubbliche e private? Mi fermo qui, in attesa di sviluppi e di qualcosa di più concreto in termini di proposte di governo da parte dei due Pier che non si fermino alle solite enunciazioni generiche, rituali e politicamente ipocrite.

Con avvisaglie di guerriglia a livello locale. A Genova infatti il sindaco vendoliano Marco Doria ha affondato il patto fra Pd e Udc che doveva portare i casiniani nella maggioranza. Segnali di guerra, sale anche lo spread del centro sinistra…

Per ora siamo alle incompiute. More solito, salvo irridere la ridiscesa in campo del Cavaliere che li spaventa  (ma non ripetono che è fuorigioco, cosa temono?)… La verità è che siamo di fronte a giochetti che sanno di vecchia politica, di politica dei due forni, appunto.  Nulla di nuovo sul fronte, insomma. Purtroppo.

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