Province da ridere, ma non troppo
In tempi di spending review e qundi di tagli e rispermi che coinvolgono le istituzioni territoriali che amministrano l’Italia, voglio dedicare un commosso pensiero alle moriture (ma non troppo) province che il governo si appresta a tagliare, o meglio accorpare, per decreto portandole nelle regioni a statuto ordinario da 86 a (più o meno, salvo deroghe a 44) e per voce del ministro Il ministro Patroni Griffi si augura che “conservatorismi e particolarismi non ostacolino questo processo”, invitando ognuno a guardare “all’orizzonte più ampio che è il ridisegno del Paese, chiesto peraltro a gran voce anzitutto dai cittadini”.
Giuste le parole del ministro tecnico che invita ad accantonare localismi, campanilismi, rivalità storiche. Ma tra il dire e il fare il pensiero va al mitico Antonio La Trippa, alis Totò e alla sua sgangherata campagna elettorale in bianco e nero con il claim “Votantonio…”. Perché nella vicenda delle province (previste dalla Costituzione e quindi non cassabili in toto salvo modifica della Carta) il bianco e il nero paiono i colori dominanti. Il bianco è il colore che indica la necessità di voltare pagina, di tagliare, accorpare e rispermiare soldi pubblici (dei cittadini) che si perdono in mille rivoli di spesa legittima e purtroppo a volte illegittima, parcheggi politici, prebende, consulenze, spese inutili e quant’altro già purtroppo visto. Il nero è il colore del risultato finale (ammetto che sono prevenuto e disincantato) perché per ora non esiste certezza su quanti saranno i risparmi reali e quanto davvero consistenti nel breve e nel lungo periodo e se il “riordino” alla fine sarà simile all’equità sbandierata dal governo delle tasse (queste sì certe e dall’effetto immediato) ovvero si tradurrà nel solito “cambiamo tutto” così cambierà poco o niente. Esito che a livello di partiti “radicati sul territorio” non è immune dall’essere a priori escluso.
Perché le polemiche non riguardano solo gli accorpamenti territoriali, ovvero i nuovi “confini”, ma anche i nomi delle nascenti “nuove” entità. Se ad esempio Livorno torna con Pisa, dopo essere diventata provincia per volontà di Ciano, la chiameranno Pisorno? (una strada con questo nome c’è già fra i due capoluoghi e costeggia la base militare di Camp Darby a Tirrenia? E in Emilia Romagna? Se Provincia di Reggio Emilia e Modena non piace ai modenesi, non piace neanche Piacenza e Parma che qualcuno vorrebbe chiamare Provincia Verdiana visti i luoghi comuni della lirica italiana conosciuta nel mondo. Piacenza poi ha chiesto – lo ha fatto il consiglio provinciale che ha avuto il via libera dalla Cassazione – il referendum per traslocare dall’Emilia e accasarsi con la Lombardia… E quindi? Va meglio a Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini con Provincia di Romagna: qui i conti storico-culturali e geografici coincidono. Ma c’è un altro problema, dove mettiamo le le sedi di riferimento? Capoluogo a Ravenna, sede Ausl a Cesena, Questura a Rimini? Vedremo… E c’è la questione non proprio da far passare sottotraccia delle regioni a statuto speciale che hanno più province. Come si vede il groviglio è davvero arduo da districare. Altra questione è quella dei risparmi (che non sono fatti solo di tagli di poltrone). Che fine faranno i dipendenti? Quelli in eccedenza saranno ricollocati presso le regioni o altri enti? Con quali qualifiche, per non scatenare una raffica di contenziosi sindacali? E le società partecipate da sempre oggetto di attenzione politica in fatto di nomine? E la transizione dal “vecchio” al “nuovo” avverrà per via commissariale e sciogliemnti o si terrà conto che siamo di fronte ad assemblee elette dai cittadini?
Dice il presidente dell’Unione delle province, Giuseppe Castiglione: “E’ necessaria la massima collaborazione tra tutte le istituzioni ed è importante procedere evitando di sollevare inutili polveroni intorno al decreto legge che il governo dovrà predisporre, perché i nodi aperti sono molti ed estremamente delicati, ma il percorso deve essere portato a compimento. Per quanto riguarda gli accorpamenti, si sta iniziando il dibattito anche nelle Regioni a statuto speciale. Intorno alle nuove Province bisognerà ricostruire il sistema di amministrazione locale, con gli accorpamenti di tutti gli uffici dello Stato, per poi procedere con una riforma che, proprio tenendo conto di quanto emergerà dalla riorganizzazione delle Province, riguardi anche Regioni e Comuni”.
Primo passo, cammino lungo, “nuove Province” più grandi che inglobano le “vecchie”… Speriamo bene, speriamo che dopo tanto lavorìo non assomiglino ai lifting delle auto di una volta che con qualche cromatura in più diventavano “nuove” (e più care del modello precedente). Speriamo che il saldo finale dei risparmi “veri” sia reale in termini di spesa e di efficienza per i servizi al cittadino, che alla fine di tanto discutere, fare e disfare non ci sia da ridere amaro… Penso, come ho già scritto, che la via maestra sarebbe stata quella che rifugge da bizantinismi e mezze misure: l’abolizione delle province, per mezzo della modifica costituzionale. Sarebbe stato un segnale più forte. Sarebbe stato più utile puntare al bersaglio grosso, al bubbone ben più difficile da curare: le Regioni. Le vicende che hanno scosso l’Italia dal Nord, al centro al Sud lo hanno fatto emergere in tutta la sua gravità configurando una sorta di “caciccati” elettivi, una cornucopia alla quale attingere a piena mani posti e soldi per diritto di partito… In certi casi la politica dovrebbe capire che i partiti non si garantiscono la sopravvivenza solo guadagnando tempo. E questa non è antipolitica.

In una trasmissione televisiva,credo che fosse porta a porta,mi ha colpito un dato sulle intenzioni di voto degli Italiani,la Lega ridotta al 4%,a rischio quindi di non avere rappresentatività nel Parlamento.
Ora sorvolando sul dato estremamente negativo del PDL (qui occorrerebbe aprire una lunga discussione),la percentuale della Lega mi ha fatto molto piacere,è quello che si meritano.
Lo stesso vale per l’IDV pure ridotto ai minimi,
sono due partiti che hanno cavalcato la protesta schierandosi contro il governo Monti,furbescamente avevano pensato di raccogliere intorno a loro tutti gli scontenti del governo Monti.
Si sta cominciando a vedere come li stanno ripagando gli elettori.
Speriamo che scompaiano tutti e due dallo scenario politico italiano.
f.e.
giovanni orsini il 25 ottobre 2012 alle 11:24:
Caro Giovanni,
intanto cominciamo a sognare. Anzi, abituiamoci a sognare.
Per quanto mi riguarda, sono più che convinta del fatto che – per cambiare DAVVERO – occorrerà un terremoto.
Tanto i magggistrati hanno stabilito che i terremoti si possono – anzi si DEVONO – prevedere. Dunque approfittiamone!
@ Talita 24.10 – 18:28
Carissima, sai bene che una della cose che sanno fare benissimo i nostri sgovernanti è quella di creare degli stipendifici.
E’ abbastanza ovvio che se devo sistemare il trombato di turno devo creare “un posto” e purtroppo di trombati ai voglia a sistemarne ……
Quindi il tuo (ed il mio) è solo un bel sogno.
Ma ti dirò di più in un momento come questo dove si cerca di risparmiare e ottimizzare le risorse, alcuni Comuni hanno deciso di riunirsi in “aree vaste”; encomiabile progetto (unico regolamento edilizio, unico orientamento di gestione di risorse ecc.) anche se odorava di “piccole provincie delle Provincie”, se non che, sorpresa delle sorprese, all’adozione di questi “documenti unificati” sono emersi ulteriori “allegati” ad uso e consumo dei singoli Comuni stessi …… (ma siamo vincoli o sparpagliati diceva Pappagone).
Ergo: per migliorare la visibilità ed accellerare la burocrazia è stato prodotto … fumo e tirato il freno a mano !
E’ dura con questi quà…. urca se è dura.
Storia antica o no, non esiste che la stessa area metropolitana venga divisa in 2 o 3 province, solo perche’ 700 anni fa i vari vassalli dell’epoca se le davano di santa ragione con le alabarde.
Chiamate le province accorpate come volete se non vi piace Apuania o quant’altro (“Genoveffa” potrebbe andare per Genova e Savona?) ma non si possono tenere in piedi strutture e istituzioni separate e duplicate giusto perche’ erano tali secoli fa.
Un tempo Lucca e Pisa erano luoghi ben distinti e lontani, cosi come lo erano Prato e Firenze. Ma Oggi c’e’ gente che fa il pendolare in macchina tutti i giorni tra di loro.
Le duplicazioni si pagano care. Poi non vi lamentate delle tasse troppo alte in Italia. Tutti quei Presidenti di Provincia vanno pagati alla fine.
mariolino il 24 ottobre 2012 alle 19:53:
Caro Mariolino,
non esiste piccolo Comune che non possa fare da sé. Anzi, più è piccolo, più sarà facilitato nelle sue mansioni.
E, se proprio non potrà fare da sé, si consocerà MOTU PROPRIO con altri Comuni (avviene già: per esempio per la manutenzione di strade cosiddette “provinciali”).
Non importa come fu diviso anticamente il territorio.
Importa che riusciamo a cavarcela: oggi.
Alberto Taliani il 24 ottobre 2012 alle 17:52:
Insomma, Alberto, questi saltimbanchi-sedicenti-tecnici ce la stanno menando alla grande: non solo sui choosy, ma soprattutto sui risparmi con annessi e connessi.
La triste realtà qual è? È che procedono a tentoni, tanto per usare un eufemismo ed evitare di ricorrere sempre all’apparato genitale del povero cane. Hanno perfino provato a tassare gli sms e le bibite gassate: adesso vai con le Province.
Dai, facciamoci del male con tragico sunto!
● Il reuccio di Nyt – reuccio golpista – ci ha imposto un Governo tecnico che, non solo costa il doppio rispetto ad altri precedenti, ma ha dovuto pure chiamare rinforzi – i superteknici o superpagliacci – per tentare di fare ciò che i sub-pagliacci non avevano saputo fare. Inutile dire che, come cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, non è cambiato neppure il risultato della task force: zero era e zero è rimasto.
● L’unica “innovazione” che hanno saputo portare è stata la Spending-dde-più, condita da tasse su tasse, chiusura d’imprese, marasma generale e, come dessert, un certo numero di suicidi.
Se con Berlusconi avevamo difficoltà, oggi abbiamo solo favorito il fatturato delle imprese di onoranze funebri.
● Il clan dei pagliacci governativi, inoltre, si caratterizza per essere forte con i deboli e debole con i forti. Le Loro Immensità prendono per i fondelli i mammoni, dimenticando i propri figli-di con lavoro assicurato (alcuni, anche due); sputano in faccia ai nostri vecchietti con pensioni da 400 euro mensili, ma si guardano bene dallo sfiorare le doppie/triple pensioni dei loro pari, gli stipendioni e le liquidazioni dei top-manager (magari 3.600.000 euro per 14 mesi di lavoro: sarà contenta la sciura Cancellieri, perché ogni figlio è pièzze-‘e-còre).
● Gli stessi pagliacci si guardano bene dal rinunciare, non dico a parte dei loro stipendioni, ma al minimo benefit a cui hanno diritto: e non solo le auto blu, ma addirittura stanziano 5,5 milioni di euro per un loro parcheggio privato.
● I medesimi buffoni parlano molto di risparmi: infatti, dopo aver distrutto i pochi elementi che funzionavano (forse), hanno infierito sulle case (reintroduzione dell’Imu: resa estorsione), riformato le pensioni (per i miseri mortali; per loro ci saranno sempre codicilli a favore) e tagliato i posti-letto ospedalieri, risparmiando soprattutto su lenzuola e siringhe. Questi sono i “risparmi”: a fronte di un aumento del debito pubblico pari a 282 milioni di euro AL GIORNO nel corso del 2012.
● Ma la puttanata (stavolta detta papale-papale) più incredibile è che si sente ancora dire in giro che Monti ha fatto recuperare credibilità internazionale all’Italia!
Caspita!
E allora mangiamoci la credibilità internazionale, visto che non mi sembra che si traduca in una folla di investitori esteri impazienti di venire a lavorare in Italia, con conseguente apertura di posti di lavoro.
E adesso le Province: invece degli sms e delle bibite gassate.
Ragazzi, questi qui raccontano solo panzane, frescacce, bubbole e fandonie.
Che vogliamo fare?
Talita il 24 ottobre 2012 alle 18:20:
Tantissimi comuni sono troppo piccoli per poter fare qualcosa da soli, le città storiche che ho indicato corrispondono alle province di oggi, una volta i territori erano divisi diversamente da ora.
giovanni orsini il 24 ottobre 2012 alle 16:55:
Caro Giovanni,
che ne dici di invitare quei 500 a cercarsi un’altra occupazione, come fanno tutti i figli di un dio minore?
L’Italia dà lavoro a una caterva di immigrati (regolari e clandestini): magari potrebbero andarsi a prendere un po’ di quei posti lì.
Rikkardi permettendo.
mariolino il 24 ottobre 2012 alle 17:17:
Mariolino,
ho scritto “cancellare tutte le Province, RICONSEGNANDO OGNI FUNZIONE AI COMUNI: le uniche entità che abbiano una giustificazione razionale di esistere”.
Quelli che tu citi rientrano nella categoria dei Comuni, o no?
Quanto agli uffici statal-fankazzistici, lasciamo pure perdere, perché bisognerebbe passare al turpiloquio più estremo.
Cara Talita, ha colto esattamente nel segno. Anche il ragionamento sulle province e sul loro “ridimensionamento” tiene conto di questo dato di fatto. Oltretutto basta ricordare quello che si disse con l’arrivo delle regioni in fatto di risparmi di spesa, di efficienza ecc. poi si è visto qual è stata l’evoluzione reale. Non solo in termini di risparmi, ma soprattutto in termici di tasse locali (ad esempio la Toscana ha appena deciso di “ritoccare” verso l’alto i bolli auto…).
Taliani:
A volte un paese e il suo popolo deve avere il coraggio di lasciare la storia alle spalle e guardare al futuro.
Si e’ vero che una volta Pisa faceva la guerra con Lucca e Firenze faceva lo stesso con Siena.
Ma adesso siamo nel XXI secolo non piu’ nel XIV. Ed in ogni caso se si va piu’ indietro nel tempo suffientemente, tutta la Toscana era parte dello stesso Impero di Roma.
Caro Alberto,
ho letto l’articolo che lei ha linkato sul rapporto annuale dell’Ocse.
Nel titolo leggo anche: “Davanti a noi solo Danimarca, Francia e Belgio”: notazione effettiva, ma alquanto fuorviante.
Perché bisognerebbe tener conto anche – anzi, soprattutto – dei servizi che tornano indietro a fronte delle tasse pagate. E allora risulterebbe chiaro che l’Italia è il fanalino di coda.
Fulminato, per di più.
Talita il 24 ottobre 2012 alle 13:09:
Molte delle attuali province qualche anno fà erano città stato indipendenti, ducati, principati, liberi comuni, anche la mia cittadina di 40000 abitanti era un principato indipendente, e non è provincia, non sono venute dal niente o decise a tavolino da qualche burocrate, vengono dalla storia, io sono in Toscana e basta pensare a, Firenze, Lucca,Pisa; Siena, Arezzo, Pistoia, cancellare tutto ciò non mi sembra giusto, piuttosto chiuderei molti uffici statali ormai anacronistici, se si volesse un vero federalismo, tipo i prefetti eredità di Napoleone centralista al massimo.
Sono d’accordo sul Granducato, dogana ad Aulla e sull’Ombrone ed al passo delle Radici…..
A proposito Alberto, ma i 500 e passa dipendenti della provincia di Pisa dove si mandano ….. sulla spiaggia del Calambrone ?
Caro Mirko, straparlare e’ sempre consentito, scrivere solenni sciocchezze meno.
Ronchet il 24 ottobre 2012 alle 10:03:
D’accordo: in parte. Ossia sulle palle di Sallusti.
Ma, per il resto, che ti vuoi spacchettare con questa ItaGlia? Bisognerebbe spacchettare i nocciolini.
Blister rosso e sottovuoto.
Ma che Paese è quello che deve ricorrere ai nastri della Ferrari per liberare due suoi militari sequestrati? E sentire Terzi dire che torneranno a casa, ma non si sa quando
Come Lassie.
Che Paese è quello in cui un Michele Vietti qualsiasi – altro sbaglio madornale del Cav – non prova neanche un minimo di vergogna e si permette, dal basso del Consiglio inferiore della magggistratura, di bausciare sulle “critiche inaccettabili nei toni”?
Anche se parzialmente ha ragione: occorrerebbe usare i toni delle trombette di Carnevale o delle vuvuzela. Tanto sempre in uno stadio, siamo: anche se vorremmo che il pallone fosse quadrato.
Che Paese è questo?
Il Paese in cui non si può dire “signora” a una signora, perché altrimenti il prefetto di Napoli s’incavola!
E allora, altro che spacchettare! Qui bisogna polverizzare! Granulometria< 1,1 µm.
E far saltare i denti a CHIUNQUE si permetterà, d’ora in poi, di appellarsi ancora alla Costituzzzione: che non può essere cambiata solo quando fa comodo ai soliti noti.
Manco fosse le due Tavole di Mosè: spezzate quelle originali, il Signore fu pronto a riscriverne due nuove. Si vede che facevano comodo anche a lui.
Però ganzo, Mosè!
Che fece del Vitello d’oro? “Lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece trangugiare agli Israeliti” (Esodo 32, 1-20).
Seguiamo i buoni esempi!
X Taliani,Mariolino,Bulleri,Goretti e altri che per il momento mi sfuggono,
è un vero piacere seguire le vostre disquisizioni sulla Toscana.
Sappiate che ho sempre avuto simpatia verso voi Toscani e la Toscana che per me è una delle più belle regioni Italiane.
Inoltre lasciatemi dire che attualmente esprime anche
l’astro emergente a nome Matteo Renzi.
Un cordiale saluto a tutti voi.
f.e.
La soluzione più democratica sarebbe quella di chiedere agli Italiani con un referendum cosa pensano delle province e delle regioni.
Il problema però sta nel fatto che gli Italiani non credono più ai referendum e non si arriverebbe al 51% per essere validi.
Gli Italiani sono rimasti troppo scornati con i passati referendum dove non sono mai stati rispettati i risultati.
A meno che..si facessero referendum a livello provinciale/regionale dove a decidere fossero solo i popoli interessati di quel territorio.
Naturalmente facendo una legge apposita dove si decretasse che il risultato del referendum avesse
effetto immediato.
Secondo me si vedrebbero delle belle,forse si arriverebbe ad una reale divisione dell’Italia in diversi staterelli. Sarebbe un bene? chissà,comunque sarebbe sempre meglio che continuare con le porcate che avvengono oggi.
f.e.
Caro Taliani,
può spiegare a un gommunista perchè quando governava il Satrapo, voi giornalisti di quella parte politica vi guardavate bene di scrivere un rigo oppure qualche cifra “relative all’Italia rispetto agli altri Paesi Ocse”?
Così detto senza malizia, soltanto per saperlo.
Capisco che adesso si cerca frettolosamente di sbianchettarlo (il Satrapo)eppure per i danni fatti, a vostra insaputa, ovviamente, il Paese ne pagherà le conseguenze per altri 20 anni.
Caro Mariolino, anche il primo a dotarsi di un codice civile…
Caro Fabrizio F, concordo in pieno: il tassificio Italia (vera industria pubblica) ha aumentato esponenzialmente negli anni il fatturato generato dalle imposte locali. Quanto alle tasse in generale, ecco qualche cifra relative all’Italia rispetto agli altri Paesi Ocse. E poi ci si chiede da cosa nasca la crisi…
Alberto Taliani il 23 ottobre 2012 alle 22:28:
Caro Taliani, io sono del fù principato, estremo su della provincia di Livorno, che è stato indipendente per secoli, molto più antico del capoluogo, conquistato e fatto sparire da Napoleone in persona, che lo regalo a sua sorella Elisa detta la baciocca, grande tegamone, e famosa per assassinare gli amanti, facciamo sparire le province e torniamo ai liberi comuni e signorie, e rimettiamo il Granducato, che era uno degli stati meglio amministrati, ed il primo al mondo ad abolire la pena di morte, cose che a molti magari dispiace, ma certo al tempo era un segnale di civiltà.
In Italia i problemi non si risolvono, si accorpano in altri più grandi. Infatti, come giustamente leggo nell’articolo, le province non si “tagliano”, ma si “accorpano”. E spostare un impiegato da un ufficio all’altro non serve a nulla. Lo stesso avverrebbe qualora si tagliassero le regioni, come suggerisce Talita. Io sarei per tagliare direttamente la testa allo Stato, che è quella che puzza più di ogni altra cosa. Si azzera tutto e si ricomincia daccapo.
Guardiamo in faccia la realtà:
-”da ridere” non sono le province, ma il “sense of humor” di re Giorgio che parla di “rigore”.
-”da ridere” è il grillo parlante dell’economia quando vaneggia un pil al + 0,1%.
-”da ridere” è il professor Tassitalia che imperterrito continua a vedere la luce in fondo al tunnel, mentre il debito pubblico continua ad aumentare.
-”da ridere” è essere “entrati” in Europa per diventare lacchè della führer und reichskanzler Angela Merkel.
-”da ridere” sono i delfini con gli occhi da sogliola e i denti da coniglio che frequentano i… casini.
-”da ridere” siamo noi, che crediamo ancora alla Befana.
P.S.
E adesso guardo con favore a Zaia, il quale – a sua volta – ha imparato qualcosa dalla Catalogna.
____________
Venezia, 7 ott. – (Adnkronos) – “Fino ad oggi una gestione centralista che non c’entra nulla con ciò che sta scritto sulla Costituzione. E se non me la dai l’autonomia me la prendo. E qualcuno dice che l’autonomia bisogna prendersela, non chiederla”. Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, oggi alla festa della Lega a Venezia.
In pratica, il Consiglio regionale veneto sta discutendo se indire un referendum sull’autodeterminazione. E, miracolo!, non concordano solo la Lega Nord e il Pdl, ma anche una parte della Sinistra.
Quindi qualcosa si muove.
Ancora non ho capito che cosa significhi esattamente “autonomia”, ma lo capirò in seguito. Il punto è che gli Italiani devono piantarla di essere arrendevoli: non si è fatto il federalismo, perché i fankazzisti non vogliono rinunciare a Pantalone.
E allora si facciano i referendum, senza chiedere “per piacere” a Roma: cominciamo a capire che cosa vuole davvero la gente.
Finiamola di ascoltare i miagolii pelosi di ministri e minestre, smettiamola di accontentarci della favoletta dei gggiovani che cambieranno tutto.
In queste condizioni nessuno potrà cambiare un tubo. E la diminuzione delle Province è una barzelletta sporca: buona solo per le taverne e la suburra.
A parte che non credo che se ne farà un cactus.
Caro Alberto,
sto sempre più pensando a Gianfranco Miglio, il cui pensiero – che pensiero era – è sempre stato banalizzato nel termine “Padania”, senza comprenderne invece la profondità.
Per esempio,
- il diritto dei popoli di attuare la volontà di stare con chi vogliono stare,
- la flessibilità dei confini o “geometria variabile”, relativa alla dimensione e alla struttura delle VERE entità territoriali, che lui chiamava “macrocantoni”,
- e soprattutto la drammatica necessità di smontare la trappola delle nostre divisioni amministrative, congegnate a tavolino dai magna-magna centralisti.
Miglio scrisse:
_______
«Quando mi viene chiesto quali sono le unità territoriali da cui partire, dunque, io rispondo sempre che sono le venti Regioni italiane: i costituenti del 1946, d’altronde, hanno utilizzato come parametro di riferimento le strutture disegnate a tavolino da Cesare Correnti nel 1853 senza chiedere ai cittadini se erano d’accordo ad essere raggruppati su queste basi. È chiaro che sono più semplici le aggregazioni tra le tre grandi aree (Nord, Centro e Sud), perché di più facile classificazione, fondate su stili e tenori di vita fra loro diversi e ormai orientate elettoralmente in modo omogeneo. Ma l’adozione di un modello territoriale piuttosto che un altro, resta comunque una scelta istituzionale. Il senso del territorio è sempre “derivato”».
Al di là di tutto, quindi, questa ecatombe di Province PROPOSTA (poi si vedrà che cosa riusciranno a combinare in pratica) dai pagliacci tecnici, non è altro che una riaffermazione brutale ed emetica del centralismo, che poi serve ai bild-tiranni per i loro personali propositi.
Il cancro vero – quello all’ultimo stadio – sono le Regioni, a cui è stato perfino concesso il diritto di rappresentarsi all’estero con magioni, castelli, regge, continui viaggi e quant’altro: al fine di espandere quanto più possibile il magna-magna.
L’unica via d’uscita, a mio parere, è quella di cancellare in un colpo solo:
a) tutte le Regioni – e soprattutto quelle a statuto speciale (che cavolo hanno di speciale?) e istituire tre macroregioni;
b) cancellare tutte le Province, riconsegnando ogni funzione ai Comuni: le uniche entità che abbiano una giustificazione razionale di esistere;
c) invitare il personale eccedente a trovarsi un altro lavoro, come succede a tutti coloro che vengono licenziati nel settore privato.
Invece, per gli statali (inclusa la sQuola), l’Italia ha sempre funzionato sul principio dei vasi comunicanti: quando cala da una parte, ricarica sull’altra, cosicché il livello di schifo rimane sempre quello.
Ma il problema NON E’ il numero delle province, il problema è la devastante “autonomia impositiva degli enti locali” inventata dall’altrettanto sciagurato e devastante Mister Maggiori Entrate e Giroconti Contabili al secolo giuliano amato (volutamente in minuscolo), ribadita dall’altro omuncolo massimo d’alema con la sua “riforma del titolo V della costituzione” del 2001. Togliamo l’autonomia impositiva a TUTTI gli enti locali, e torniamo al regime precedente, ossia fondi STABILITI DAL GOVERNO, con PRECISI LIMITI. POi, facciano tutte le province, regioni e quartierini che vogliono: con possibilità di spesa (e quindi di sperpero) limitate, il tutto si ridimensionerà
Chiedo scusa se non commento, per ora, il tema delle province.
Leggendo quanto scrive Sallusti qui http://www.ilgiornale.it/news/interni/infamie-e-falsit-849379.html mi conforta vedere che in Italia qualcuno ha ancora coraggio e palle.
Qualora Sallusti si presentasse candidato alle prossime elezioni, con una sua lista, io voterò per lui.
Per chi ancora non ha afferrato il concetto: sarebbe questo il senso dello ‘spacchettamento’.
Il centrodestra deve essere selezionato dall’elettorato, tramite una diversificata offerta politica di liste federate ma distinte.
Purtroppo Berlusconi ancora cincischia, e tra breve saremo fuori tempo massimo.
Caro Alberto, la vedo veramente dura! Ti immagini le scazzottate in piazza Belvedere a tirrenia,che una volta opponevano livornesi pisani e paracadutisti ? Ora ci vorrà la forza pubblica . Come hai scritto era meglio toglierai il “bubbone” una volta per sempre lasciando l’incombenza ai Comuni (che sono già strutturati ) di operare per le province in modo che nessuno avrebbe avuto da lamentarsi. Io sono pessimi-
sta, invece che un gatto da cento faranno tre gatti da quaranta e ci diranno che hanno risparmiato. Saluti , Fabrizio
Caro RO3ERTO, dalle sue parti non è che quelle contee hanno una grande storia alle spalle… Lucca guerreggiava contro Pisa, Pisa commerciava con le sue navi, i Cavalieri di Santo Stefano combattevano i mori, nella chiesatte (splendida) di Santa maria della Spina ci sono le bandiera strappate ai turchi nella battaglia di Lepanto e lei vuol chiamare Apuania Pisa, che ha i suoi monti (Monti Pisani) che la separano da Lucca a sua volta separata dall’Apuania che in realtà è Viareggio più Massa più Carrara. E il Tirrenia va bena da Livorno in giù, diciamo a Cecina, Bolgheria fino a Populonia, isola d’Elba, terre Etrusche e Tirreniche più di quanto non lo siano gli Apuani. Insomma. mi passi il tono scherzoso, il problema esiste eccome… Ma il punto vero non è questo: la domanda che pongo riguarda le “nuove” province e mi chiedo se questa ridefinizione è sufficiente a ottenere risparmi veri (sulle nostre tasse e sui balzelli locali) o no, se darà più efficienza, se il “poltronificio” sarà più contenuto rispetto all’andazzo degli ultimi anni. Vede quanti se… Mi chiedeo ancora: ma ne valeva la pena davvero? O era maglio dare un taglio definitivo e piantarla lì?
Caro Taliani, da toscano come lei, anche se emigrante (‘per questo son distante’, direbbe il mio concittadino Odoardo Spadaro) le dico che lei si sta ponendo un problema che non ha ragione d’esistere.
Premetto che ritengo, come Talita, che l’istituzione delle Regioni sia piu’ inutile delle province, tuttavia la creazione di una nuova provincia ogni qualvolta una cittadina si sia ingrandita, e’ stata una idiozia molto diffusa in passato che vi sta costando assai cara in termini di tasse.
Non c’e’ alcun motivo, per esempio, che nel raggio di 30 km. in Toscana ci siano 3 province (Firenze, Prato e Pistoia) o che nel raggio di 50 ce ne siano 4 (Livorno, Pisa, Lucca, Massa-Carrara).
Da queste parti non si formano nuove contee ogni volta che c’e’ una cittadina che diviene un po’ piu’ grossa.
Nella Contea di Los Angeles (le contee sono paragonabili alle province italiane), oltre alla citta’ di Los Angeles ci sono 15 altri comuni con piu’ di 100 mila abitanti, uno, Long Beach, ne ha mezzo milione.
Lo stesso si puo’ dire per gran parte delle contee.
In quanto al nome, se alcuni livornesi non sopporterebbero mai appartenere alla provincia di Pisa, non e’ necessario chiamare la provincia con lo stesso nome della citta’ principale.
In America ci sono si le contee di Los Angeles e di San Diego, che prendono il nome dalla citta’ principale, ma non sempre.
Chicago is trova nella Contea di Cook, Houston nella Contea di Harris, Phoenix nella Contea di Maricopa, Seattle nella Contea di Kings, Las Vegas nella Contea di Clark.
Perche’ allora non chiamare la provincia includente PI-LI-LU-MS, Provincia Apuana, o Apuania Tirrenica? Son sicuro si potrebbero trovare nomi alternativi per ogni zona d’Italia riferendosi a nomi di valli, catene montuose o regioni storiche (quali la Romagna o il Molise per Campobasso+Isernia)
Vento del Nord scrive via mail:
Hanno fatto bene i presidenti provinciali lombardi a rompere con l’Upi. Non ha senso punire enti che funzionano. Tira davvero una brutta aria di centralismo, ma se qualcuno a Roma pensa che gli elettori del Nord siano fessi ha sbagliato i conti. Occhio alla pentola a pressione!
Le sedi di Questura, Asl e simili, è completamente superflua, in tempo di Internet. Basta uno sportello, come quello della Posta,in ogni centro abitato; e solo fin quando, entro una decina d’anni, non avranno imparato tutti ad andare in rete.
Caro Franco, intanto i 12 presidenti delle province lombarde usciranno dall’Unione province italiane (Upi), perché sono contrari ai tagli. Anche le province si spaccano, a livello di rappresentanza . Come ha spiegato ha spiegato Massimo Sertori (Lega), presidente dell’Upl e della provincia di Sondrio: “Riteniamo che il sistema dei tagli penalizzi gli enti virtuosi che hanno già attuato una spending review interna razionalizzando le spese”. Secondo i presidenti della province lombarde l’Upi “non ha fatto abbastanza per il Nord”, anche in sede di discussione con il Governo sul riordino delle province, perché ha una “visione globale che non tiene conto delle efficienze di alcuni territori”. “Abbiamo già avuto contatti con i presidenti di provincia di Piemonte, Veneto, Liguria ed Emilia Romagna, con i quali ci incontreremo per discutere dei problemi dei nostri territori – ha sottolineato Sertori – e se ci saranno le condizioni creeremo un’associazione delle province settentrionali”. Come vede la situazione si complica…
Sono d’accordo con te quando dici che la soluzione più giusta sarebbe stata l’abolizione di tutte le province.Ancora meglio sarebbe stata anche l’abolizione di tutte le Regioni.
Mantenendo così soltanto i Comuni e delegare ad essi tutte le funzioni che adesso hanno le province e le regioni.
Per quanto riguarda la “sistemazione” dei numerosi dipendenti,la soluzione provvisoria potrebbe essere quella di dislocarli in parte presso i grandi comuni,altri presso quelle amministrazioni dove il personale scarseggia.
Comunque il risparmio sarebbe assicurato con la chiusura di queste mega strutture che hanno costi elevatissimi per tutta la collettività.
Penso che noi cittadini guadagneremmo anche in fatto di “burocrazia”,si ridurrebbe di molto.
Eppoi chi se ne frega se le nuove province dovranno cambiare nome,i campanilismi nell’anno 2012 non hanno più ragione di esistere.
f.e.
Caro mariolino, con questa storia chissà come si divertiranno quelli del Vernacoliere… Anch’io la vedo dura se accorpano le due Province, l’altra ipotesi è di farne una più ampia con Livorno, Pisa, Massa-Carrara e Lucca… Altro che campanili abbattuti. Su Pisa, da pisano “anomalo” perché amo Livorno e la sua gente (mio padre teneva la barca da pesca davanti alle cantine del Pontino…) devo darle ragione.
Pienamente d’ accordo in tutto e per tutto. Max Piras
Dal mio personalissimo punto di vista sarebbe stato sufficiente completare il federalismo fiscale, perche’ di fatto priverebbe gli enti locali di trasferimenti statali su cui essi lucrano. Il problema e’ che questo comporterebbe, per il Tassator Cortese, la completa perdita delle entrate di detti enti, ecco perche’ non se ne parla…
Quanto al rifacimento del carrozzone statale, la tanto strombazzata review non fa nulla di utile, anzi vogliono pure introdurre nuova burocrazia e carta (si veda decreto anticorruzione)…
Caro Alberto,
dieci con lode al suo post.
Con particolare menzione: “Sarebbe stato più utile puntare al bersaglio grosso, al bubbone ben più difficile da curare: le Regioni”.
Ma sa com’è… Per continuare a distruggere alla chetichella, non bisogna mai puntare alle travi o ai muri portanti. Meglio cominciare a erodere i puntelli.
Poi, quando sarà, l’implosione risulterà grandiosa.
(Comunque, più tardi rileggerò meglio.)
IO stò in provincia di Livorno e la vedo dura con i pisani, che hanno anche ragione, essendo Pisa città di molto più antica tradizione e storia, è anche sulla bandiera della marina, per spendere meno invece che togliere il nome bisognerebbe togliere gli uffici centralisti che ci sono, via prefetture e questure intanto e pure segretari comunali, e dopo si potrebbe parlare di vero federalismo, chi comanda in ultima istanza dovrebbe essere sempre un eletto in libere elezioni, e non funzionari statali che non rispondono certo alla popolazione locale, ma a interessi non ben precisati, e non si possono nemmeno mandare via.