E così la dura “legge” (se vogliamo chiamarla così) della “democrazia 2.0″ ha colpito ancora nell’M5S. Nella web-crazia abbiamo visto parlamentarie e quirinarie, mancavano i processi e ora abbiamo anche quelli, anzi “il processo” che ha portato all’espulsione dal movimento del senatore Marino Mastrangeli colpevole di aver partecipato a talk show tv senza essersi coordinato con i gruppi parlamentari “danneggiando così l’immagine del M5S con valutazioni del tutto personali”.  Così la giuria del movimento chiamata a raccolta da Beppe Grillo ha votato. “Pollice verso” e cacciata decisa dall’88,8% dei votanti sul blog, poco più di 19 mila (di cui 17.177 per il sì e 2.164 per il no) sui circa 48 mila iscritti (più della metà non pervenuti o non interessati, par di capire…). Si dirà: il movimento ha le sue regole, chi ne fa parte deve accertarle e amen. Non mi dilungo sulla discussione, sui perché e i percome, le polemiche, i personalismi, le accuse di aver inscenato un processo “stalianiano” o degno della “Corea del Nord”. Noto solo che l’espulso, il repropo in questione, non è un semplice iscritto a una bocciofila, ma un cittadino italiano eletto al Senato della Repubblica.

E, visto che Grillo e i suoi seguaci si sono eretti a paladini della Costituzione, vorrei sapere se conoscono l’articolo 21 della “Carta più bella del mondo”. Vediamo: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con le parole, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E vorrei sapere se conoscono anche l’articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita la sua funzione senza vincolo di mandato”. Che significa garantire costituzionalmente ai parlamentari cosucce di poco conto legate alla libertà di espressione, che significa non avere vincolo di mandato sia rispetto ai partiti e al programma elettorale sia rispetto agli elettori. Inutile dire che questo principio è comune a tutte le democrazie rappresentative e che trovò per la prima volta la sua forma più compiuta nella Costituzione scritta in Francia nel 1791, dopo la rivoluzione.

E pensare che Grillo e l’M5S hanno candidato via web alla carica di presidente della Repubblica un insigne giurista e uomo di diritto come Stefano Rodotà (con poco più di 4.600 voti) proprio come più alto garante della Costituzione (quella degli articoli 21 e 67, per intenderci). Evidentemente alla web-crazia la Costituzione in fondo non serve. E a proposito di processi kafkiani, di processi “politici”, ricordate quel “punirne uno per…”? Ma durerà?

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