Che Matteo Renzi sia una “risorsa” nel Pd lo hanno detto in tutte le salse (condite anche con l’ingrediente dell’ipocrisia) ma come si debba spendere la suddetta “risorsa” è meno chiaro perché il buon Matteo è di nuovo al centro del fuoco amico di partito esattamente come ai tempi della rottamazione, della Leopolda e delle primarie. Se poi si ritrova a fianco nella scalata al partito (ma ci proverà davvero?) alleati inediti come Massimo D’Alema e Walter Veltroni vuol dire che il gioco di fa davvero duro perché i due – rottamati da Renzi, ma vivi e vegeti partiticamente parlando – sembrano più che altro alleati saltati sul camper del sindaco per motivi di opportunità, per poter meglio manovrare more solito nell’amalgama (per ora ancora mal riuscito) del Pd. Che, incassato il risultato positivo delle amministrative, si ritrova punto e a capo nella lunga guerra per leadership, premiership e quant’altro può dividere e far male. Così è anche se non a tutti piace.

Ecco allora l’ultimo messaggio pre-congressuale di Renzi rivolto fanfanianamente ad amici e nemici: “Se il Pd pensa solo a non far partecipare alle primarie le persone, se l’obiettivo del gruppo dirigente del Pd è ‘come ti frego il candidato‘, io ho una buona notizia per loro: se vogliono fare le regole loro, resto a Firenze tranquillo”. E, per farsi capire bene, ha aggiunto che deciderà di candidarsi alle primarie “appena decidono le regole loro, perché l’altra volta ho deciso e hanno cambiato le regole. Stavolta non passo da fesso”. Come si vede torna il mitico “noi” e “loro” che è il segno distintivo della ditta, il Partito Disunito. E fin qui ci può stare, visto che Renzi aggiunge: “Vorrei che Epifani non cambiasse le regole. Queste, quelle dello statuto, vanno bene, le date non si toccano”. Nel messaggio renziano non manca la battuta: “Il centrosinistra, purché vinca, va bene anche con Mazinga, non è un problema di Matteo Renzi. Vorrei che finalmente vincesse”. Invece è in gara “per partecipare” e poi si ritrova col “governo delle larghe intese”. Che a Matteo continua a non piacere e vorrebbe che togliesse il disturbo prima possibile.

Quanto alla strana alleanza con D’Alema (attenzione, però Baffino vuole Matteo come candidato premier, non come capo partito) spiega: “Io non faccio inciucini, neanche con Massimo. Il colloquio a Palazzo Vecchio durò dodici secondi. Lui fece un passo indietro per evitare che la mia battaglia danneggiasse Bersani e mi spiegò perché avevo sbagliato, e io perché, secondo me, avevo ragione”. Insomma niente complottismo, niente inciuci. “Su che? Qual è l’idea di partito che ha D’Alema? è la stessa mia? Io sogno un partito più fresco, libero e leggero…”. Già, ma per guidarlo verso quale approdo? Vincere lo abbiamo capito, per fare cosa e come rispetto al Paese non lo dice, non lo può dire, magari i suoi avversari di sempre tornerebbero a dargli del “fascistoide”…

E guardacaso lo smacchiatore mancato di giaguari Pier Luigi Bersani  torna il campo, appare nel salottino della Gruber su La7 prova a dare una nuova smacchiatina a Matteo (e a D’Alema) parlando in piddiese stretto (ovvero l’hanno capito solo i suoi ai quali ha spiegato che lui in fondo non ha fatto errori…) come fosse ancora il segretario e dominus dei giochi dell’Apparato e del “continuiamo nel solco delle radici” degli ex Pci: “Il segretario lo scelgono gli iscritti…”. Roba di partito e per il partito, visto che il premier c’è già e si chiama Enrico Letta… Primarie aperte, apertissime ma agli iscritti e come ha spiegato pure il soave Guglielmo Epifani in modo più soft, elettori almeno “iscritti a un albo”.

Chiamala “fregatura democratica” se vuoi, ma l’aria che tira è questa. Altro che Mazinga per vincere, piuttosto servirebbe un Mazinga per difendere il soldato Renzi da “compagni” e “amici” del collettivo che Bersani ha di nuovo evocato. Il tormentone in questo inizio estate caldissimo per il clima e per la via crucis delle tasse e dei balzelli nazionali e locali che gli italiani sono “costretti” a onorare (la pressione fiscale effettiva “si é impennata fino al 53%” dice la Corte dei Conti), non ci risparmia nemmeno il teatrino politico con tanto di parti in commedia. E l’ultima “pensata” di Renzi che in attesa del bastone del comando, se arriverà, ha la bella idea di chiedere al Pd di proporre un contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 3.500 euro: la sua idea di governo è prendere a chi dà e ha già dato, idea modernissima che fa il paio con quella di Grillo: tetto massimo per le pensioni uguale per tutti, 2.500 euro. Fa caldo e posso capire che ci sia chi va in giro con lo scolapasta in testa, ma se questo è il nuovo che avanza…

Noterella per capire meglio i perché e i percome dello scontro.
Se si andasse oggi a nuove elezioni, secondo un sondaggio realizzato da Swg per Agorà, su Rai Tre, il 41% degli italiani voterebbe il centrosinistra (senza Vendola) guidato da Matteo Renzi, il centrodestra guidato da Berlusconi seguirebbe staccato di 10 punti e l’M5S  scenderebbe al 14.
Senza il sindaco di Firenze in campo, il centrosinistra raccoglierebbe solo il 30%, superato dal centrodestra al 35% mentre l’M5S di Grillo avrebbe il 17,5% dei consensi. Ecco perché incombe la “fregatura democratica”.

Il Pd sta sconfiggendo Renzi che perde appeal di Fabrizio Rondolino

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D’Alema-Renzi, il solito Pd che sa solo sparare sul Cav di Laura Cesaretti

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Renzi, Bersani e la "fregatura democratica", 4.6 out of 5 based on 10 ratings
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