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	<title>Il Blog di Alberto Taliani</title>
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		<title>Nichi va alla guerra (di classe)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 13:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Mentre infuria la polemica sui mammoni e sull’illusione del posto fisso garantito (copyright ministri Cancellieri e Fornero) che scandisce, con qualche preoccupazione da parte del premier Mario Monti, la marcia di avvicinamento alla riforma del lavoro che nelle intenzioni del governo dovrà portare più flessibilità in entrata, riduzioni dei contratti atipici, del precariato figlio dell’articolo 18, e introdurre la flessibilità in uscita, si alza il livello di guardia nella sinistra e inevitabilmente, nel Pd. Il partito di Bersani infatti è diviso: chi sta con il governo, chi con la Cgil  (la Camusso è ferma sul punto, Cisl e Uil vogliono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=vendola_bersani.jpg" title="vendola bersani"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_vendola_bersani.jpg" class="alignleft" alt="vendola bersani" width="250" height="141" /></a> Mentre infuria la polemica sui mammoni e sull’illusione del <a title="governo e illusione del posto fisso" href="http://www.ilgiornale.it/interni/addio_posto_fisso_e_vicino_casa_nuova_scossa_governo_lavoro/07-02-2012/articolo-id=570835-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>posto fisso</strong></a> garantito (<em>copyright</em> ministri Cancellieri e Fornero) che scandisce, con qualche preoccupazione da parte del premier Mario Monti, la marcia di avvicinamento alla riforma del lavoro che nelle intenzioni del governo dovrà portare più flessibilità in entrata, riduzioni dei contratti atipici, del precariato figlio dell’articolo 18, e introdurre la flessibilità in uscita, si alza il livello di guardia nella sinistra e inevitabilmente, nel Pd.</p>
<p>Il partito di <strong>Bersani</strong> infatti è diviso: chi sta con il governo, chi con la Cgil  (la <strong>Camusso</strong> è ferma sul punto, <strong>Cisl</strong> e <strong>Uil</strong> vogliono comunque discutere o meglio &#8220;concertare&#8221;). E quando si arriverà al voto in Parlamento non sarà una passeggiata, perché anche i piddini si conteranno e potrà succedere di tutto. Così Bersani dice a <em>Repubblica</em>: &#8220;I partiti non possono permettersi di accendere fuochi. <strong>Noi stiamo zitti e non interferiamo su questo tema</strong>. C’è un tavolo del governo con le parti sociali. Accetteremo qualunque accordo nato in quella sede. Abbiamo le nostre proposte innovative che non toccano l’articolo 18. Ma non escludiamo perfezionamenti nella sua gestione a cominciare dai percorsi giurisdizionali. Vorremmo rivoltare l’agenda partendo dalla domanda: come si crea un po’ di lavoro?&#8221;.</p>
<p>Ma da sinistra-sinistra arriva <strong>Nichi Vendola</strong> che sventola come fosse una clava la bandiera rossa in stile bertinottiano (ricordate la battaglia di Rifondazione sulle 35 ore?) e avverte: &#8220;<strong>L’idea di modificare l’articolo 18 equivale a una dichiarazione di guerra di classe</strong>&#8220;. Nichi spiega infatti, intervistato dal free press<em> Pocket</em>: &#8220;Le risposte di Monti non sono molto diverse da quelle di Tremonti, se non in termini di stile. E dunque avanti con l’attacco ai ceti medio-bassi, col razionamento delle risorse del welfare, con una gigantesca opera di propaganda che spaccia il topolino delle liberalizzazioni come la montagna in grado di invertire la decrescita economica&#8221;. Poi rispolvera la foto del &#8220;patto di Vasto&#8221; che pare sempre più ingiallita: &#8220;Non vogliamo porre veti aprioristici a una qualche forma di accordo con i moderati. Ma se accordo vuol dire suicidio per i progressisti e incoronazione dei moderati, allora è inutile anche parlarne. Non ci tengo a morire democristiano&#8221;.</p>
<p>E rincara la dose: &#8220;Il popolo (non i partiti) hanno cambiato Milano e Napoli, è il popolo che con il referendum e le amministrative ha dato una risposta inequivocabile alle culture liberiste&#8230; In Europa dalla terza via di Blair, a Schroeder, al socialismo mediterraneo, <strong>la sinistra è slittata sul terreno di un neo-liberismo temperato</strong>. Ma questa opzione è fallita: la sinistra che governava il 90% dei Paesi europei produce l’Europa di oggi che al 90% è governata dalla destra&#8221;.</p>
<p>Parole chiarissime per chi ha orecchi per ascoltare, nel Pd. Rivolte all’ala del partito malpancista che vede come il fumo negli occhi <strong>neo-montiani</strong> alla Letta e riformisti e per ora tiene sulla linea del patto Bersani-Camusso sulla riforma del lavoro (<a title="Art. 18: Cgil e Pd tentati dalla piazza" href="http://www.ilgiornale.it/interni/articolo_18_cgil_e_pd_tentati_piazza/07-02-2012/articolo-id=570838-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>leggi: Cgil e Pd tentati dalla piazza</strong></a>). E rivolti all&#8217;ala massimalista del <strong>Fiom</strong>… Vendola gioca le sue carte, pronto a raccoglie delusi e disullusi nella braccia del <strong>Quarto Polo</strong> che vuol mettere in piedi con <strong>Di Pietro</strong>. Pronto a guidare la nuova lotta di classe e a forzare la mano al Pd anche perché teme che passi una <strong>riforma elettorale</strong> in grado di rafforzare il bipolarismo e tagliare di fatto le unghie a partiti minori ( che sul fronte opposto vede impegnata nel fuoco di sbarramento anche la Lega). Vendola non solo non vuole morire democristiano, ma a quanto pare nemmeno piddino. Bersani è avvertito.</p>
<p><a title="Il Wsj: art. 18 relitto degli anni Settanta, aumenta la disoccupazione" href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_wsj_sularticolo_18e_relitto_anni_70aumenta_disoccupazione/wall_street_journal-minaccia-crescita_economica-articolo_18-ministro_elsa_fornero-sindacati/07-02-2012/articolo-id=570970-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Il Wall Street Journal: l&#8217;art. 18 relitto degli anni &#8217;70, aumenta la disoccupazione</strong></a> di <em>Domenico Ferrara</em></p>
<p><a title="video: lacrime e dichirazioni choc dei tecnici al governo" href="http://www.ilgiornale.it/video/tecnici_sopra_righe/id=governo_polemiche?" target="_blank"><strong>VIDEO / I tecnici sopra le righe: lacrime, dichiarazioni e polemiche</strong></a></p>
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		<title>Finti tagli e ticket veri&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;era dei professor Mario Monti e dei &#8220;tecnici&#8221; al governo fra nuove tasse, riforme stop and go, forconi e partiti in caduta di consensi, l&#8217;idea di trasformare gli italiani in spioni fiscali, delatori a pagamento (leggi l&#8217;articolo di Claudio Borghi), mi hanno colpito altre due &#8220;cosucce&#8221;. La prima è quella del &#8220;taglio&#8221; con il trucco dello stipendio dei deputati che in realtà mantengono lo stesso emolumento ma hanno cassato l&#8217;aumento che avrebbero dovuto percepire, rinunciando a 700 euro in più (1.300 netti), che a questo punto ha davvero poco anche di simbolico, visto che alla fin fine diventa una sorta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;era dei professor <strong>Mario Monti</strong> e dei &#8220;tecnici&#8221; al governo fra nuove tasse, riforme <em>stop and go</em>, forconi e partiti in caduta di consensi, l&#8217;idea di trasformare gli italiani in spioni fiscali, delatori a pagamento (<strong><a title="spioni fiscali" href="http://www.ilgiornale.it/interni/se_passa_premio_delatori_litalia_diventa_germania_est/01-02-2012/articolo-id=569828-page=0-comments=1" target="_blank">leggi l&#8217;articolo di Claudio Borghi</a></strong>), mi hanno colpito altre due &#8220;cosucce&#8221;. La prima è quella del &#8220;taglio&#8221; con il trucco dello stipendio dei deputati che in realtà mantengono lo stesso emolumento ma hanno cassato l&#8217;aumento che avrebbero dovuto percepire, rinunciando a 700 euro in più (1.300 netti), che a questo punto ha davvero poco anche di simbolico, visto che alla fin fine diventa una sorta di partita di giro come spiega Emanuela Fontana (<a title="I tagli col trucco dei politici" href="http://www.ilgiornale.it/interni/i_tagli_trucco_politici_si_tolgono_1300_euro_ma_paga_resta_uguale/31-01-2012/articolo-id=569637-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>leggi l&#8217;articolo</strong></a>) e viene percepita come tale dagli italiani e che contribuisce ad alimentare i sentimenti anti casta (per non parlare della vicenda dell&#8217; <strong>ex tesoriere della Margherita</strong> Lusi, ora senatore del pd, che ha <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/margherita_alex_tesorieretredici_milioni_partito/tesoriere-luigi_lusi-appropriazione_indebita-margherita-indagine-pd/31-01-2012/articolo-id=569782-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>&#8220;imbucato&#8221; 13 milioni di euro di rimborsi elettorali della Margherita</strong></a> imbarazzando Bersani, Rutelli ed ex compagni di partito e che il Pd ha espulso dal gruppo di Palazzo Madama) . La seconda, di pochi giorni fa, alla quale ho fatto cenno in una risposta nel post precedente, riguarda invece l&#8217;<strong>ipotesi di imporre nuovi ticket sulla sanità</strong> per far fronte ai buchi senza fine.  Ovviamente &#8211; come per le nuove tasse ammantate di equità, l&#8217;operazione &#8220;avanti con i ticket&#8221; compare all&#8217;interno di un &#8220;<strong>Patto per la Salute</strong>&#8221; di durata biennale che dovrebbe essere sottoscritto da <strong>governo</strong> e <strong>Regioni</strong>.</p>
<p>Insomma, dopo l&#8217;arrivo  dei ticket delle manovre precedenti con la solita facoltatività o meno lasciata alle Regioni che in realtà non hanno fatto rinunce in merito&#8230;, la Commissione salute delle suddette ha elaborato una serie di proposte  che prevedono &#8211; se andranno in porto -  <strong>ticket</strong> su: pannoloni e ossigeno terapeutico a domicilio, su prodotti per i diabetici, su cibi per chi è celiaco e pure sulle protesi. L&#8217;ipotesi &#8211; sarà discussa l&#8217;8 febbraio &#8211; prevede di introdurre quindi altri costi aggiuntivi per i soliti noti. Si pensa a una sorta di &#8220;<strong>sanitometro</strong>&#8221; per questi <strong>malati cronici</strong>, modulando la tassa che aggraverebbe ancor di più i bilanci familiari (ancora bòtte al ceto medio) e tra le ipotesi in ballo c&#8217;è pure quella di <strong>innalzare l&#8217;età per le esenzioni dei ticket da 65 a 70 anni</strong>. Manca la tassa sui ricoveri, ma anche questa forse è allo studio. Peggio per chi ha la sfortuna di essere colpito da una malattia invalidante&#8230; (dall&#8217;alzhaimer al diabete e via elencando). Già, perché il pozzo senza fondo della sanità italiana gestita dalle Regioni continua a ingoiare risorse, quindi&#8230; Vedremo come finirà, mentre il presidente della Conferenza delle regioni, <strong>Vasco Errani</strong> si affretta a precisare &#8211; anche il relazioni all&#8217;<strong>abbassamento dell&#8217;età pediatrica</strong> da 14 a 6 anni &#8211; che &#8220;le ipotesi circolate sono dunque diverse opzioni predisposte a livello tecnico ed istruttorio che non hanno avuto neanche un primo vaglio da parte degli Assessori alla Salute, nè tantomeno hanno rappresentato la base della discussione all’interno della Conferenza delle Regioni&#8221;.</p>
<p>E se è vero, come dice il presidente <strong>Napolitano</strong>, che l&#8217;Italia deve uscire dalla crisi più &#8220;sobria e più giusta&#8221;, è anche vero che sulla strada della sobrietà e della giustizia deve ancora essere fatta molta strada e serve più coraggio, come ha ribadito il Capo dello Stato: &#8220;C’è molto conservatorismo e molta continuità. Siamo alle prese con una riforma del Parlamento, si parla del superamento del bicameralismo perfetto, e non sarà facile venirne fuori nonostante appelli e sollecitazioni&#8221;. Che ha aggiunto: &#8220;Anche dal <strong>livello regionale</strong> in giù  ci sono entità che si sono sovrapposte e accavallate, c’è molto ritardo nell’affrontare questa situazione. C’è il tema delle<strong> Province</strong>: occorre fare un punto e scegliere una strada. Forse avremmo fatto bene a sceglierla 42 anni fa quando vennero eletti i Consigli regionali, quello era il momento per rivedere altre questioni istituzionali, ora bisogna mettere bene a fuoco il problema e risolverlo con razionalità&#8221;. Già perché il debito pubblico <em>monstre</em> non si riduce solo a colpi di ticket.</p>
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		<title>Art.18, il tabù che imbarazza Bersani</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=MONTI__LAVORO.jpg" title="MONTI  LAVORO"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_MONTI__LAVORO.jpg" class="alignleft" alt="MONTI  LAVORO" width="250" height="145" /></a>Il governo Monti è partito &#8211; riassumendo &#8211; con la riforma delle pensioni che, oltre all&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile comprende la poco equa abbinata blocco delle rivalutazioni &#8211; tassa occulta ma reale dell&#8217;aumento del costo della vita. Poi c&#8217;è stata l&#8217;imposizione della lenzuola di tasse (recessiva per generale ammissione), che non è stata accompagnata da un&#8217;altrettanto robusta lenzuola di riduzioni di spesa (fra la generale delusione dei contribuenti-cittadini). Infine è arrivata la terza lenzuolata: le cosidette liberalizzazioni (che non si capisce come possano far salire addirittura del 10% il Pil, premier Monti dixit) con un decreto &#8220;spacca Italia&#8221; con conseguente raffica di scioperi e forconi vari: tassisti, camionisti, benzinai, ferrovieri, farmacisti, avvocati.</p>
<p>Un groviglio di proteste  che vanno in scena proprio all&#8217;apertura dell&#8217;ultimo fronte: la riforma del lavoro e del welfare, con l&#8217;articolo 18 che &#8211; sempre <strong>Monti</strong> dixit &#8211; &#8220;<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/scocca_lora_dellarticolo_18_non_e_tabu/23-01-2012/articolo-id=568318-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>non è tabù</strong></a>&#8220;.  Già, ma per chi? Perché si apre ufficilmente uno scenario foriero di più di una tempesta politica. Quel &#8220;non è un tabù&#8221; infatti è arrivato in contemporanea alle assemblee del <strong>Pd</strong> e di <strong>Sel</strong> che hanno visto il solito duello a distanza fra <strong>Bersani</strong> e <strong>Vendola</strong>. Con Nichi che si è subito messo di traverso: &#8220;È sempre lo stesso ritornello. Il governo tecnico ha una grande passione per la comunicazione politica ma non si immagini di usare alcune norme di civiltà come specchietto per le allodole per poi deregolamentare l’architettura civile del lavoro. Lo dirò con franchezza: l’abrogazione delle dimissioni in bianco non può essere un modo per parlare più affabilmente di cancellazione dell’articolo 18, furbizie così ne abbiamo già viste. <strong>Non è un tabù, il tema è l’estensione dell’articolo 18 a tutti i lavoratori</strong>&#8220;.  Parole chiare, le sue, che invita Bersani a <strong>scaricare Monti</strong>&#8230;</p>
<p>Bersani invece è stato più sfumato anche se ha sul collo non solo il fiato di Vendola, ma anche e soprattutto quello della <strong>Camusso</strong> e della <strong>Cgil</strong>: ha chiesto infatti al governo di intervenire sulla crescita e di tenere lo sguardo su chi è più in difficoltà, chi si ritrova senza un lavoro. &#8220;Aggiungiamoci il calore della solidarietà&#8221; perché &#8220;le liberalizzazioni, il mercato del lavoro sono importanti ma ci vuole anche quest’altra gamba&#8221;&#8230; Toni più sfumati, il segretario del Pd vuol vedere come andrà la trattativa aperta con i sindacati anche se, come scrive Luca Ricolfi sulla <em>Stampa</em>,  sul tema lavoro e articolo 18 è &#8220;pronto a isolare i riformisti&#8221; piddini.</p>
<p>Insomma, sulla materia del lavoro e di <strong>licenziamenti</strong> per motivi economici si apre una sorta di &#8220;madre di tutte le battaglie&#8221; che in prospettiva mette in gioco alleanze future e risultati elettorali. E se sulle liberalizzazioni il Pd può manovrare con (troppa) disinvoltura, sul tema del lavoro e sulla &#8220;flessibilità in entrata e in uscita&#8221;, è costretto a percorrere una via più stretta e difficile, incalzato com&#8217;è dal sindacato rosso e da Vendola. Tanto che l&#8217;ex ministro del Lavoro, il piddino <strong>Damiano</strong> rivolge un caldo invito a Monti: &#8220;Concordo a tal punto con il presidente del Consiglio sul fatto che la riforma del lavoro non si riduca al solo art. 18, che suggerisco che tale articolo non sia proprio oggetto della discussione al tavolo della trattativa. Se si seguirà questa strada non ci saranno rischi&#8221;.</p>
<p>La domanda è: se Mario Monti fosse conseguente al Monti-pensiero  sulla concertazione (&#8220;Non bisogna spingere la concertazione con le parti sociali fino a rendere vincolanti le loro posizioni&#8221; <em>Corriere della Sera, 1994</em>. <strong></strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/quante_note_sindacati_registro_professore/sindacati-monti-lavoro-art_18-welfare/23-01-2012/articolo-id=568433-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Leggi l&#8217;articolo di<em> Francesco Cramer</em>:  &#8220;Quante note ai sindacati nel registro del Professore&#8221;</strong></a>), che cosa farà Bersani? E come reagirà di fronte al <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/articolo_18_via_tavolotra_governo_e_parti_sociali/articolo_18-luigi_angeletti-raffaele_bonanni-susanna_camusso/23-01-2012/articolo-id=568427-page=0-comments=1" target="_blank"><strong> &#8220;niet&#8221; della Camusso, di Cisl e Uil ribadito al ministro Fornero</strong></a>? Appoggerà i &#8220;tecnici&#8221; montiani o salirà sulla barricata con Vendola? Accoglierà l&#8217;appello di Nichi e Di Pietro per un nuovo Patto di Vasto? E il Pd lo seguirà unito? Difenderà le rigidità che ingessano il lavoro e che hanno partorito l&#8217;esercito dei precari, o avrà il coraggio di fare quello strappo che i riformisti del Pd invocano?</p>
<p>Intanto il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha illustrato alle parti sociali i pilastri della riforma che il governo vuol mettere in campo: tipologie contrattuali, formazione-apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro. E&#8217; &#8220;una riforma ambiziosa&#8221;, ha detto,  che va fatta con &#8220;largo consenso&#8221;. I tempi? Tre-quattro settimane&#8230; Tempi stretti per vedere se &#8220;qui si parrà la virtute&#8221; di Bersani e del Pd di essere più europei o se chiudersi in una riedizione della Stalingrado rossa di vecchia memoria, massimalista e perdente.</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_cgil_fa_paura_premier_frena_lavoro/25-01-2012/articolo-id=568624-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>LA CGIL FA PAURA, IL PREMIER FRENA SUL LAVORO</strong></a> di <em>Laura Cesaretti</em></p>
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		<title>Vendola e quel Pd “nemico”…</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=nichi_vendola.jpg" title="nichi vendola"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_nichi_vendola.jpg" class="alignleft" alt="nichi vendola" width="250" height="173" /></a> Il “dibattito” – ma nella sostanza è uno scontro – tutto interno alla sinistra e al centrosinistra che va avanti da mesi, dopo l’avvento del governo “tecnico” Monti, appoggiato in parlamento da Pdl, Pd e Terzo Polo, si è riacceso dopo l’ultima uscita di Nichi Vendola sull’<em>Unità</em> nella quale accusa il Pd di moderatismo e rilancia “da sinistra”, attaccando <strong>Bersani</strong> e i riformisti piddini e <strong>sventola la muleta rossa di un possibile Quarto Polo</strong>&#8230; A conferma delle difficoltà e dei margini di manovra ristretti in cui si muove il segretario democrat. Con tutte le incognite del caso, sia se ci fossero elezioni anticipate (che il Pd non vuole)  sia se si arrivasse a fine legislatura,  in termini di bottino elettorale, alleanze, rapporti di forze e leadership.</p>
<p>I tempi del <strong>patto di Vasto</strong>, della stretta di mano fra le “tre grazie” (Bersani, Vendola, Di Pietro) con l’esaltazione del <strong>Nuovo Ulivo</strong> sembrano archeologia politica. Altri affanni incombono con l’agenda dettata dalla crisi economica, dalle riforme che dividono (dalle pensioni alle nuove regole per lavoro e welfare fino alle considdette liberalizzazioni). E la sinistra si spacca ancora. Che cosa ha detto <strong>Vendol</strong>a nell’intervista al quotidiano che fu di Gramsci?</p>
<p>“Io non lancio aut aut, sono molto rispettoso verso il Pd, ma <strong>se la prospettiva di un nuovo Ulivo di cui ha parlato Bersani non c’è più perché c’è una svolta a destra, noi saremo competitivi con il Pd in maniera virulenta</strong>”. E ancora: “…Il Pd non può avere un’azione incisiva sulle politiche di Monti perché la sua capacità è stata annientata a monte, dalla parte più moderata del partito. I gruppi dirigenti, alcuni, hanno impedito un negoziato più stringente sulla direzione del governo Monti che finora ha evocato scenari, ma non sciolto i nodi, dalla patrimoniale alla tobin tax”. Ciliegina finale: se fosse così io e Di Pietro “non abbiamo paura a metterci a capo di <strong>un altro polo di governo, alternativo al Pd</strong>”.</p>
<p>Parole che nella sinistra pesano, se c’è chi paventa con la rottura del patto di Vasto, anche il rischio di una scissione nel Pd… All’avvertimento vendoliano ha replicato <strong>Massimo D’Alema</strong> a modo suo, con un tono un po’ curialesco ma netto nella sostanza: “Io non ho più nessuna seria ragione per litigare con Vendola, semplicemente l’unica cosa è che lui <strong>deve avere un pò di pazienza</strong> e spirito unitario, e deve rendersi conto che bisogna costruire insieme una stagione credibile di governo a partire dall’esperienza positiva di questo governo.  Vorrei invitarlo a ragionare di politica. Noi ci siamo appassionati degli strumenti, delle primarie, a me interessano molto di più i contenuti, che cosa fare per il bene di questo Paese. Vendola non è soltanto mediatico,  governa in condizioni difficili. È il nostro presidente della nostra regione, lo sosteniamo e ne valorizziamo il lavoro”. Già, sostegno al governatore pugliese, ma fino a quando, verrebbe voglia di chiedere…</p>
<p>Non è finita, perché D’Alema, a proposito del <strong>governo Monti</strong>, ha detto: “<strong>Giungerà a fine legislatura</strong>. Nessuno ha la forza nè l’ardire di buttare all’aria questa esperienza,  chiunque lo facesse pagherebbe un prezzo elettorale altissimo”.</p>
<p>Ma da sinistra suona un’altra campana, quella del sindaco arancione di Milano <strong>Giuliano Pisapia</strong>, la cui vittoria elettorale è stata celebrata in piazza Duomo proprio da Vendola, risalito al Nord dalla Puglia per mettere il cappello su quel successo. <strong>Fine legislatura? No si deve andare al voto prima</strong>. Perché, ha spiegato Pisapia in tv, su La7 da Gad Lerner, “un governo tecnico, che deve far fare agli italiani dei sacrifici ulteriori in una situazione difficile, deve avere un termine prefissato. Questo termine non è stato prefissato. Io ritengo che fatta la prima manovra, quella più pesante, ci dovrà essere del tempo, 2-3-4 mesi, per fare tutte le cose intermedie, decisive per lo sviluppo e per ristabilire un po’ di equità, la legge elettorale e poi si vada al voto entro l’estate o come limite massimo entro settembre”. Perché “un governo simile non regge oltre e <strong>rischia di sfaldare la sinistra</strong>”.</p>
<p>E <strong>Bersani</strong>? Ecco come replica in un&#8217;intervista a &#8220;Panorama&#8221;: &#8220;La fase della ricostruzione politica prevede un passaggio di cui il Pd si è caricato generosamente. Ben vengano le critiche, ma se si grida all’inciucio o al tradimento, io non ci sto&#8221;. Messaggio diretto a Di Pietro e Vendola. E ancora: &#8220;Devo mettere in sicurezza la prospettiva del <strong>partito riformista del nuovo secolo</strong>. Se pensassi che questo partito ci fosse già, me ne andrei ora&#8221;.</p>
<p>Vedremo chi butterà altra benzina sul fuoco che arde dopo l’Opa di Vendola sul Pd con la richiesta (inevasa, di primarie per la leadership del centro sinistra). Il 22 gennaio a Roma c’è un’assemblea generale di Sel con Pisapia, Landini, De Magistris, Michele Emiliano che sarà preceduta, il 20 e il 21, da quella del Pd. E credo che non ci saranno scambi di carezze politiche fra i duellanti, all’interno del Pd e fra Pd e Sel.</p>
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		<title>Eco-tax? No grazie. Fischi per Pisapia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=pisapia_con_maran.jpg" title="pisapia con maran"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_pisapia_con_maran.jpg" class="alignleft" alt="pisapia con maran" width="250" height="156" /></a> Tanto tuonò che piovve sulla giunta rosso-verde-arancione guidata dall&#8217;avvocato <strong>Giuliano Pisapia</strong>, a Milano (Italia).  La <strong>super eco-tassa</strong> anti-auto, voluta da sindaco e maggioranza (ora chiamata &#8220;<strong>congestion charge</strong>&#8220;) proprio non va giù ai<strong> residenti del centro cittadino</strong>, che l&#8217;hanno apertamente contestata. Alla prova dell&#8217;assemblea pubblica &#8211; dove a sorpresa è arrivata molta più gente comune di quanto gli amministratori potessero pensare &#8211; la tassa per chi usa l&#8217;auto per entrare in centro è stata picconata proprio da chi in centro vive, sgretolando le troppe certezze (propagandistiche) sulla codiddetta &#8220;<strong>condivisione</strong>&#8221; che hanno ammantato la giunta comunale di sinistra fin da suo debutto.</p>
<p>Niente bacchetta magica per Pisapia e per il suo giovane assessore all&#8217;ambiente <strong>Pierfrancesco Maran</strong>, contestato e fischiato dai residenti del centro al grido di &#8220;buffoni, buffoni&#8230; Vai a casa&#8221; (<a title="ecotassa a Milano, contestazioni" href="http://www.milanotoday.it/politica/area-c-maran-contestato-video-9-gennaio-2012.html"><strong>GUARDA IL VIDEO</strong></a>). Segnale che il vento sta di nuovo cambiando direzione a Milano con il barometro su &#8220;burrasca&#8221; a pochi giorni dal debutto (16 gennaio) della nuova<strong> supertassa</strong> da 5 euro al dì per tutti gli <strong>automobilisti</strong> che entrano nella <strong>Cerchia dei bastioni</strong> ma anche per chi ci vive, costretto a pagare, anche se un pò meno&#8230; (40 accessi giornalieri grauiti poi 2 euro a botta).</p>
<p>Quelli del <strong>comitato &#8220;No Charge&#8221;</strong> promettono battaglia e il messaggio politico non è da poco perché a protestare sono i cittadini, con l&#8217;opposizione (<strong>Pdl</strong> e <strong>Lega</strong>) che segue e dà forza alle ragioni di un disagio e di un scontento reali e trasversali, accentuati da marce avanti e indietro, indecisioni e brutte figure rimediate da Pisapia e da Maran sull&#8217;inquinamento, culminate con le due giornate di <strong>blocco totale della circolazione</strong> a inizio dicembre che ha provocato solo disagi alla gente e mancati incassi ai commercianti nel primo weekend di shopping natalizio.</p>
<p>Da tassa contro l&#8217;inquinamento, che con la giunta <strong>Moratti</strong> pagava solo chi entrava in centro (ora Area C) con auto inquinanti, ma ecludeva i possessori di auto meno inquinanti (euro 4 e 5) favorendo così il ricambio del parco auto in senso &#8220;eco&#8221;, a tassa contro il troppo traffico. Che ha beffato chi ha speso migliaia di euro per cambiare l&#8217;auto.</p>
<p>La &#8220;<strong>giunta delle tasse</strong>&#8220;, come ormai la chiamano molti milanesi, in concorrenza con il Tassator cortese <strong>Mario Monti</strong>, ha incassato così la <strong>prima sonora bocciatura</strong>, fra ricorsi al Tar, proteste e polemiche destinate a durare a lungo.  Ha ragione il presidente della Regione Lombardia, <strong>Roberto Formigoni</strong>, a dire che il pedaggio, &#8220;tassando indiscriminatamente tutti, punisce chi ha speso per auto meno inquinanti&#8221;. Ma tant&#8217;è. Pagano anche artigiani e commercianti (3 euro al giorno) e indovinate su chi scaricheranno il balzello?</p>
<p>Il primo messaggio forte e chiaro di dissenso è arrivato a Pisapia dai <strong>residenti del centro</strong>, costretti a pagare per rientrare a casa se per svariati motivi devono &#8220;uscire&#8221; dal centro diretti verso le periferie o fuori Milano. Naturalmente inquinando tranquillamente le suddette periferie, nelle quali le auto continueranno tranquillamente a circolare ma non come prima, perché si aggiungeranno quelle di chi girerà attorno alla &#8220;Fortezza Bastiani&#8221; rappresentata dalla Cerchia dei bastioni spagnoli per trovare un <strong>posto auto</strong> che non c&#8217;è. Strade più libere e meno smog solo nei quartieri &#8220;vetrina&#8221;, insomma. Per il resto di Milano niente cambia&#8230; E nessuno è in grado di dire realmente quale sarà l&#8217;impatto sui mezzo pubblici dell&#8217;onda di nuovi <strong>pendolari</strong> che potrebbe diventerà uno tsunami di disagi.</p>
<p>Forse serviva più &#8220;condivione reale&#8221; e meno improvvisazione. Non basta una letterina del sindaco ai cittadini per &#8220;condividere&#8221;, pare proprio di no&#8230; Pazienza, tutto serve per &#8220;educare&#8221; i milanesi e fare cassa.</p>
<p><a title="Eco-tassa auto a Milano, rivolta dei residenti contro la giunta Pisapia" href="http://www.ilgiornale.it/milano/esplode_rabbia_gente_caos_allassemblea_sullarea_c/10-01-2012/articolo-id=566204-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Fischi e insulti: rivolta contro l&#8217;Area C</strong></a> di <em>Chiara Campo</em></p>
<p><a title="Eco-tassa auto a Milano, caccia ai posti auto che non ci sono" href="http://www.ilgiornale.it/milano/primo_effetto_ticket_fiume_auto_caccia_posteggio_che_non_ce/10-01-2012/articolo-id=566199-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Primo effetto del ticket: un fiume di auto a caccia del posteggio che non c&#8217;è</strong></a> di <em>Maria Sorbi</em></p>
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		<title>Bersani e i &#8220;niet&#8221; della Camusso</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 10:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=camusso_bersani.jpg" title="camusso bersani"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_camusso_bersani.jpg" class="alignleft" alt="camusso bersani" width="250" height="171" /></a> Non bastava l&#8217;allungamemto dell&#8217;età pensionabile che in qualche modo il Pd è riuscito a far digerire ai malpancisti &#8211; molto meno accettato lo stop delle indicizzazione delle pensioni che mina la capacità di spesa di milioni italiani perché si somma all&#8217;inflazione che cresce e all&#8217;aumento generalizzato di tasse e tariffe con pesanti ripercussioni sui consumi (scelta poco apprezzata anche dagli elettori del Pdl) &#8211; ora è scoppiata l&#8217;altra vecchia &#8220;<strong>bolla politica&#8221;</strong>: la <strong>riforma dell&#8217;articolo 18</strong> e dello Statuto dei lavoratori. Problema sul tappeto da anni. Verò tabù che ha sempre creato una montagna di guai e spaccature nel centrosinistra (ricordate le levate di scudi di <strong>Cofferati</strong> contro <strong>D&#8217;Alema</strong>?).</p>
<p>Riforma che il ministro del Welfare <strong>Elsa Fornero</strong> e il premier <strong>Mario Monti</strong> sono decisi a mettere sul piatto delle cose indispensabili per ridisegnare e modernizzare il mercato del lavoro come chiede la Ue.  <strong>Susanna Camusso</strong>, leader della <strong>Cgil</strong> ha subito alzato il ponte levatoio, il cislino <strong>Bonanni</strong> è salito sulle barricate e il resto dei sindacati pure ed è partita la controffensiva contro il ministro &#8220;autoritario&#8221; e contro la &#8220;maestrina&#8221;. Toni aspri, slogan e accuse che la Fornero ha definito &#8220;preoccupanti&#8221; perché &#8220;rimandano a un brutto passato&#8221;&#8230;</p>
<p>E lo scontro ha subito coinvolto il Pd, perché la mossa della Fornero ha riaperto ferite mai rimarginate nel maggior partito della sinistra che in questo momento appoggia il governo Monti. Il segretario<strong> Bersani</strong> è stato subito costretto alla difensiva, cercando di prendere tempo alzando le classiche cortine funogene per non farsi mettere sotto dai riformisti piddini (da <strong>Veltroni</strong> a <strong>Enrico Letta</strong>, da <strong>Franceschini</strong> a <strong>Ichino</strong>): fronte interno che conta una nutritissima pattuglia di deputati e senatori che da tempo sono su posizioni critiche verso la maggioranza bersaniana e che ha duramente attaccato le posizioni del responsabile economico del Pd, Stefano Fassina. La <strong>riforma del lavoro</strong> è il nodo gordiano della tenuta del <strong>Pd</strong> &#8211; come ho più volte scritto &#8211; tema che non si risolve con un semplice compromesso e che, se per scioglierlo fosse necessario tagliare, rischia di spaccare la &#8220;balena rosso-bianca&#8221; aprendo scenari e prospettive inedite per il panorama politico e per il mondo del centro sinistra. Avversari interni e avversari esterni, per Pierluigi Bersani, perché anche l&#8217;Idv di <strong>Di Pietro</strong> e il Sel di <strong>Vendola</strong> sono corsi in soccorso (o si sono accodati) alla Camusso e alla Cgil. Così a Bersani non è rimasto altro, per adesso, che invocare un rinvio perché così il governo &#8220;complica tutto&#8221;. &#8220;Facciamoci il Natale e lasciamo stare l&#8217;articolo 18&#8243;, dice il segretario del Pd.</p>
<p>Come se fosse facile.  Con Monti che percorre una strada stretta che finora ha partorito una manovra lacrime e sangue fatta per l&#8217;85% di tasse e il problema della ripresa e dello sviluppo, gamba indispensabile per non agire solo in modo recessivo è ancora tutto da definire. Per ora solo supertasse che colpiscono comuque i soliti noti, per niente bilanciate dai tagli ai costi della politica e agli sprechi del settore pubblico e amministrativo. Già, perché Monti per andare avanti deve dare un colpo a destra e uno a sinistra, ma se sbaglia una mossa rischia di far crollare tutto il castello che vuol costruire per rispondere efficacemente alla crisi. Castello che non può fondarsi solo su nuove tasse e balzelli,  ma ha bisogno di<strong> riforme strutturali</strong> (come quella delle pensioni) che ne rendano solide le fondamenta e le mura: dal lavoro a fisco (con annessa, reale, lotta all&#8217;evasione). E se<strong> Lega</strong> apertamente all&#8217;opposizione con tanto guerra all&#8217;<strong>Imu</strong> (la nuova tassa sulla casa), Idv e Sel giocano in funzione elettoralistica, il Pd è costretto a definire in modo chiaro la ragione stessa del suo proclamarsi forza di governo responsabile, sgombrando il campo dai dualismi interni e dalle contraddizioni mai risolte fra vecchi ideologismi e nuovo riformismo. Altrimenti all&#8217;orizzonte ci saranno solo macerie e il Pd rischia di diventare la prima vera vittima politica eccellente del governo &#8220;tecnico&#8221; che appoggia. <strong>E&#8217; giusto riformare l&#8217;articolo 18 dando più garanzie economiche? Dì la tua.</strong></p>
<p><a title="La Fornero resiste ai sindacati" href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_fornero_resiste_sindacati_licenziamenti_vado_avanti/20-12-2011/articolo-id=563311-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>La Fornero resiste ai sindacati: sui licenziamenti vado avanti</strong></a> di <em>Antonio Signorini</em></p>
<p><a title="la lezione spagnola: tagli e niente tasse" href="http://www.ilgiornale.it/interni/elezioni_tagli_e_poche_tasse/20-12-2011/articolo-id=563294-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>La lezione spagnola: tagli e niente tasse</strong> </a>di <em>Nicola Porro</em></p>
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		<title>Monti, il tassator cortese&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 12:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Così, prima delle feste di Natale, è arrivata la finanziaria delle tasse e dei sacrifici. Mani in tasca agli italiani e alla via così, ha decretato il nuovo timoniere del governo &#8220;tecnico&#8221;. Ce n&#8217;è per tutti, dai pensionati in sù, ma soprattutto per il solito ceto medio, la massa di italiani che le tasse le pagano già, e salate. Il &#8220;tassator cortese&#8221; &#8211; come è nello stile del professore bocconiano &#8211; ha usato toni quasi felpati, ma la sostanza è questa, più che lacrime e sangue, lacrime e soldi.  &#8220;Più che equa è una Finanziaria da Equitalia&#8221;, scrive nel titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=mario_monti.jpg" title="mario monti"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_mario_monti.jpg" class="alignleft" alt="mario monti" width="250" height="143" /></a> Così, prima delle feste di Natale, è arrivata la finanziaria delle tasse e dei sacrifici. Mani in tasca agli italiani e alla via così, ha decretato il nuovo timoniere del governo &#8220;tecnico&#8221;. Ce n&#8217;è per tutti, dai pensionati in sù, ma soprattutto per il solito ceto medio, la massa di italiani che le tasse le pagano già, e salate. Il &#8220;tassator cortese&#8221; &#8211; come è nello stile del professore bocconiano &#8211; ha usato toni quasi felpati, ma la sostanza è questa, più che lacrime e sangue, lacrime e soldi.  &#8220;Più che equa è una Finanziaria da Equitalia&#8221;, scrive nel titolo di apertura il <em>Giornale</em>. E in effetti nel &#8220;pacco dono&#8221; (&#8220;Chiamatelo decreto salva Italia&#8221;, ha detto il prof-premier) c&#8217;è di tutto e per (quasi) tutte le tasche.</p>
<p>Si va dalla <a title="Rivoluzione della previdenza" href="http://www.ilgiornale.it/interni/rivoluzione_pensioni_contributivo_tutti_e_anzianita_prolungata_da_gennaio_donne_riposo_62_anni_e_2018_66_anni_come_uomini_inpdap_ed_enpals_accorpate_allinps/05-12-2011/articolo-id=560546-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>rivoluzione delle pensioni</strong></a> all&#8217;<a title="aumento dell'Iva al 2 per cento" href="http://www.ilgiornale.it/interni/monti_fa_retromarcia_sullaumento_irpef_ma_liva_salira_2/05-12-2011/articolo-id=560550-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>aumento dell&#8217;Iva</strong></a>,  e  se Monti ha fatto retromarcia sull&#8217;aumento dell&#8217;Irpef, arriva però un inasprimento dell&#8217;addizionale regionale. Poi ci sono le tasse sul lusso e altro ancora. <a title="Imu prima casa" href="http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_lici_travestita_conto_11_miliardi/05-12-2011/articolo-id=560638-page=0-comments=1" target="_blank"><strong> Ma ad essere finita nel mirino c&#8217;è anche la casa</strong></a> con l&#8217;arrivo dell&#8217;Imu sulla prima casa che prende il posto dell&#8217;Ici, l&#8217;aumento sulle seconde case e il &#8220;giochetto&#8221; che farà volare in alto l&#8217;imponibile sulle rendite catastali: 11 miliardi da incamerare (<a title="casa, così si pagherà il 60 per cento in piu'" href="http://www.ilgiornale.it/interni/ma_cosi_si_paghera_60_piu/05-12-2011/articolo-id=560552-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>come scrive il presidente di Confediliza, così si pagherà il 60% in più</strong></a>). Andando avanti si arriva all&#8217;aumento dell&#8217;imposta di bollo sui conti correnti bancari, sui titoli e sugli strumenti finanziari fino all&#8217;una tantum dell&#8217;1,5% sui capitali rientrati dall&#8217;estero con lo scudo fiscale (in questo caso pacta (non) conservandum sunt&#8230;) ai pagamenti in contanti vietati sopra i mille euro. Oggi più che cittadini contribuente, siamo contribuenti-cittadini, questo è il risultato della crisi dell&#8217;Euro.</p>
<p>Insomma, cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, la &#8220;tosata&#8221; è arrivata con una raffica di provvedimenti studiati per riuscire a superare le forche caudine del Parlamento, fra richieste del Pdl e del Pd, in particolare. Con i centristi del terzo Polo pare che problemi non ce ne siamo, Casini dixit, perchè a loro sarebbe andato bene tutto quel avesse messo sul tavolo Mario Monti.</p>
<p>Dal punto di vista politico c&#8217;è da sottolineare che da un lato il Pdl ingoia alcuni bocconi amari, <a title="Bersani è nell'angolo" href="http://www.ilgiornale.it/interni/bersani_e_nellangolo_lappoggio_monti_costera_lelettorato/05-12-2011/articolo-id=560555-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>ma il Pd è costretto a mangiare una minestra salatissima</strong></a>: quella della riforma previdenziale che costringe Bersani a fare i conti in casa con la Cgil della Camusso a sua volta pressata dalla Fiom.  Non solo, c&#8217;è ancora sul tavolo l&#8217;altra questione che imbarazza e preoccupa il Pd: quella della riforma del lavoro che va a toccare articolo 8 e 18 e che la Ue e la Bce esigono. Su questo terreno la partita per il Pd si farà ancora più dura e dolorosa. C&#8217;è il pericolo, per il centrosinistra, che il professor Monti, da &#8220;tassator cortese&#8221;, sia etichettato dalla piazza che si preannuncia, sia pure in modo sbagliato, ma uno slogan è sempre un slogan, come il &#8220;licenziator cortese&#8221;. Non invidio Bersani. E nemmeno le tasche di chi è di nuovo chiamato a pagare per salvare la patria perché <a title="Il ceto medio ha già dato" href="http://www.ilgiornale.it/interni/evitato_grave_errore_ceto_medio_ha_gia_dato/05-12-2011/articolo-id=560549-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>quello sull&#8217;Irpef è un &#8220;contentino&#8221;</strong></a>, mentre la stangata sul mattone è un macigno&#8230;</p>
<p>Per ora il governo poco ha detto su altri due temi: la crecita economica e lo sviluppo. Aspettiamo, evidentemente si va per gradi.  Ma a colpire di questa manovra è un&#8217;altra cosa che manca:  i tagli ai costi della politica, alla casta. Dal Parlamento scendendo via via fino ai gradini più bassi della scala delle pubbliche amministrazioni. Basta <a title="Sulle province cala la scure." href="http://www.ilgiornale.it/interni/scure_provinceeliminate_giunteconsiglieri_ridotti_10/05-12-2011/articolo-id=560637-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>abolire le giunte provinciali lasciando solo dieci consiglieri?</strong></a> Direi proprio di no, forse sul tema il professor Monti e il suo governo dovrebbero applicarsi di più,  in questo campo, come &#8220;tagliator cortese&#8221; sarebbe più simpatico ai contribuenti-cittadini.</p>
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		<title>Luci (spente) a San Siro&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ E così a Milano il dream team, quello della vittoria arancione e della conquista di Palazzo Marino esaltata da Vendola, si è rotto dopo neanche cinque mesi: il sindaco Giuliano Pisapia ha sfiduciato l&#8217;assessore alla Cultura, l&#8217;archistar Stefano Boeri che non ha potuto far altro (per ora) che rimettere le deleghe di Cultura, Moda ed Expo. Brutta lite, sancita da un comunicato ufficiale partorito da Palazzo Marino con toni ultimativi, da scomunica che tra l&#8217;altro recita: &#8220;Il bene più prezioso è la collegialità del lavoro della squadra di Governo di Milano, collegialità che è stata infranta più volte da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=boeri_e__pisapia.jpg" title="boeri e  pisapia"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_boeri_e__pisapia.jpg" class="alignleft" alt="boeri e  pisapia" width="250" height="162" /></a> E così a <strong>Milano</strong> il <em>dream team</em>, quello della vittoria arancione e della conquista di Palazzo Marino esaltata da <strong>Vendola</strong>, si è rotto dopo neanche cinque mesi: il sindaco <strong>Giuliano Pisapia</strong> ha sfiduciato l&#8217;assessore alla Cultura, l&#8217;archistar <strong>Stefano Boeri</strong> che non ha potuto far altro (per ora) che rimettere le deleghe di Cultura, Moda ed Expo. Brutta lite, sancita da un comunicato ufficiale partorito da Palazzo Marino con toni ultimativi, da scomunica che tra l&#8217;altro recita: &#8220;Il bene più prezioso è la collegialità del lavoro della squadra di Governo di Milano, collegialità che è stata infranta più volte da parte di un solo assessore&#8221;. Toni durissimi, considerando che Boeri non è un assessore qualunque, è l&#8217;uomo su cui aveva puntato il <strong>Pd</strong> alle primarie, sconfitto da Pisapia. E&#8217; l&#8217;uomo predestinato a diventare vicesindaco, su cui è calato subito il &#8220;niet&#8221; di Pisapia. E&#8217; l&#8217;uomo che ha avuto ben 12.861 preferenze. E&#8217; l&#8217;uomo che ha &#8220;disegnato&#8221; l&#8217;Expo&#8230; Insomma, uno schiaffo al Pd, non solo quello milanese che di recente proprio Boeri aveva invitato a rinnovarsi, a &#8220;riemergere&#8221; dal vecchio modo di far politica e che il partito aveva quasi preso a pesci in faccia indebolendolo anche agli occhi del sindaco.</p>
<p>Così il &#8220;vento cambiato&#8221; ha per ora partorito un clamoroso diktat con toni quasi da Cominform. Pisapia invoca la collegialità ma dà segnali di nervosismo, comprensibile dopo le vicende dell&#8217;<strong>eco-tax</strong> da 5 euro che si dovrà pagare per entrare in centro a Milano, nella cerchia dei Bastioni, con l&#8217;auto e dopo la rapida retromarcia sul blocco delle auto in centro prima annunciato con clamore di trombe e tromboni per evitare sforamenti nei livelli di smog dell&#8217;aria e poi ritirato all&#8217;ultimo minuto&#8230; Vicenda imbarazzante, che si somma allo scontro con Boeri non tanto sulla collocazione del <strong>Museo di Arte Contemporanea</strong> previsto fra i grattacieli di City Life, quanto sul bastone di comando dell&#8217;<strong>Expo 2015</strong>, che vede il Comune ridotto al solo ruolo di controllore mentre il regista ora è <strong>Roberto Formigoni</strong>. Accusa che il sindaco rosso-verde-arancione non ha gradito. Altro che &#8220;personalismi&#8221;, altro che &#8220;posizione non politica&#8221;&#8230; Vedremo se se il <em>dream team</em> partorirà un papocchietto &#8220;per salvare la faccia&#8221; al Pd&#8230; Pare di sì, basta poco a capirlo, ecco quello che dice a <em>Repubblica</em> proprio Boeri: &#8220;Nel modo in cui faccio politica ho portato molto del mio lavoro: un progettista lavora spesso in solitario. Ma capisco che la mancanza di collegialità in una giunta sia un errore. E di questo mi scuso, con il sindaco e con i miei colleghi. Il mio interesse più grande, però, è che non vada persa quella straordinaria eccezione che, qui a Milano, Pisapia e io abbiamo rappresentato, dimostrando che alle primarie vince il migliore, e che chi le perde può mettere a disposizione il suo talento per una sfida comune&#8221;.</p>
<p>La verità è che il cemento dell&#8217;antiberlusconismo usato per mettere in piedi una riedizione meneghina dell&#8217;<strong>Ulivo</strong>, non tiene. Che i programmi non sono poi così condivisi e l&#8217;Ulivo alla milanese ricorda quello alla bolognese di Prodi.  Così a <strong>Bersani</strong> non resta che dire ai suoi: &#8220;<em>Almeno non rimettiamoci la faccia&#8230;.</em>&#8220;. Direi che è troppo tardi, Pisapia ha spento le luci a San Siro (come ha fatto <strong>Vecchioni</strong> con la consulenza da 220mila euro per fare il presidente del Forum delle Cultura a Napoli), fra nuove tasse e balzelli che pesano e peseranno sui cittadini, decisionismo ad personam contro chi esterna fuori dal &#8220;cerchio&#8221; dei pisapiani doc installati a Palazzo Marino. Se Milano doveva essere un modello per il governo nazionale a guida &#8220;sinistra&#8221;,  questa vicenda ha dimostrato che non reggerebbe. Come volevasi dimostrare&#8230; Non bisognava aspettare che la sinistra tornasse a guidare la città dopo vent&#8217;anni per capirlo. Il vento nuovo che soffia a Milano è quello della bufera&#8230;</p>
<p><strong>IL FINALE DELLA STORIA&#8230;</strong></p>
<p><strong>Il papocchietto finale: niente Expo, Boeri dimezzato&#8230;</strong> Il sindaco Pisapia ha incontrato l&#8217;assessore Stefano Boeri a cui ha riconsegnato le sole deleghe a Cultura, Moda e Design. Per l&#8217;architetto niente delega all&#8217;Expo, che verrà invece gestita da un comitato interassessorile.</p>
<p><strong>Pd &#8220;garante&#8221; del comportamento di Boeri, ma avverte Pisapia&#8230;</strong> Prima della decisione finale, Pisapia ha fatto un &#8220;giro di consultazioni&#8221; nella maggioranza incontrando anche il Pd. Sono state &#8211; come riporta l&#8217;<em>Ansa</em> &#8211; due ore di confronto con i 20 rappresentanti democratici <strong>che si sono fatti garanti del comportamento futuro dell&#8217;assessore rientrato in squadra</strong>. &#8220;Saremo controllore rigoroso della lealtà e del rispetto della collegialità&#8221; da parte di Boeri, sono state al termine le parole del capogruppo <strong>Carmela Rozza</strong>.<br />
Accade a Milano, Italia, allineati e coperti&#8230; ma pronti allo contro, perché il Pd &#8220;avverte&#8221; il sindaco chiedendo che &#8220;riparta una nuova fase con più collegialità nelle decisioni e nella comunicazione&#8221;. Insomma, la toppa è stata messa, i problemi restano, l&#8217;ennesima figuraccia pure&#8230;</p>
<p><a title="Lite a Milano fra il sindaco Pisapia e l'assessore Boeri" href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_giunta_pisapia_scoppia_boeri_sbatte_porta__ma_non_molla_poltrona/29-11-2011/articolo-id=559421-page=0-comments=1"><strong>La giunta Pisapia scoppia: Boeri sbatte la porta ma non molla la poltrona</strong></a> di <em>Giannino della Frattina</em></p>
<p><a title="Se i leader sono troppi c'è solo il fallimento" href="http://www.ilgiornale.it/interni/se_leader_sono_troppi_ce_solo_fallimento/29-11-2011/articolo-id=559545-page=0-comments=1"><strong>Se i leader sono troppi c&#8217;è solo il fallimento</strong></a> di <em>Vittorio Macioce</em></p>
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		<title>Ma l&#8217;ammucchiata no&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Governo tecnico, governo di emergenza nazionale,  governo di responsabilità nazionale. governo di larghe intese: formule con valenze e pesi diversi. Il dibattito aperto dalla fine di una fase politica convulsa, a tratti drammatica, con l&#8217;ottovolante dello spread e delle borse, i segnali di sfiducia verso l&#8217;Italia, l&#8217;accelerazione imposta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e assecondata da Silvio Berlusconi con senso di responsabilità e con il via libera al neo senatore a vita Mario Monti, aprono una fase nuova della politica con scenari ancora tutti da delineare che rimettono in discussione &#8211; tra chi spinge per una fase di transizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=Mario_Monti.jpg" title="Mario Monti"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_Mario_Monti.jpg" class="pp_image" alt="Mario Monti" width="250" height="130" /></a>Governo tecnico, governo di emergenza nazionale,  governo di responsabilità nazionale. governo di larghe intese: formule con valenze e pesi diversi. Il dibattito aperto dalla fine di una fase politica convulsa, a tratti drammatica, con l&#8217;ottovolante dello spread e delle borse, i segnali di sfiducia verso l&#8217;Italia, l&#8217;accelerazione imposta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e assecondata da Silvio Berlusconi con senso di responsabilità e con il via libera al neo senatore a vita Mario Monti, aprono una fase nuova della politica con scenari ancora tutti da delineare che rimettono in discussione &#8211; tra chi spinge per una fase di transizione e chi vuole andare al voto prima possibile -  alleanze, certezze e numeri all&#8217;interno degli schieramenti e dei partiti. Sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Ma in mezzo a tante incertezze esiste almeno una certezza: quello che non serve all&#8217;Italia è un&#8217;ammucchiata che vada dai malpancisti del Pdl ai terzo polisti decisi ad affossare il bipolarismo, al centro-sinistra (con annessa Cgil di rincalzo esterno), al Sel di Vendola che tutto vuole fuorché la politica del rigore  (anche se Vendola apre cautamento: governo ma a tempo&#8230;) che Unione europea, Bce, Fmi e mercati chiedono e pretendono.  In molti sognano &#8220;la grande ammucchiata&#8221;, ma sarebbe solo un incubo politico. Altro che riforme liberali su modello europeo, altro che convergenza verso quelle regole del rigore già in vigore negli altri paesi industrializzati d&#8217;Europa con drastica riduzione della spesa pubblica e riforma del welfare e del mercato del lavoro fino alle liberalizzazioni. Sarebbe come mettere gasolio al posto della benzina nel motore dell&#8217;auto.</p>
<p>No alla grande ammucchiata, insomma, dalla quale sono decisi a sfilarsi per motivi di bottega la Lega e l&#8217;Idv, ma impegno se ci sono le condizioni per unire le forze necessarie a varare i provvedimenti anticrisi urgenti (alle viste c&#8217;è una manovra aggiuntiva di 28 miliardi).  Vedremo cosa uscirà dalle consultazioni al Quirinale se il governo di transizione o di larghe intese  a guida Monti prenderà corpo, con quali numeri e quali partiti delle due ex coalizioni pronte ad appoggiare un programma preciso. Ma niente grande ammucchiata, era solo un collante anti Cav come ormai è chiaro, e non è quello che serve al Paese.  Senza certezze resta solo la strada del voto. Molto dipende da Pdl e Pd (Bersani è stato incalzato proprio da Napolitano e i due maggiori partiti rischiano &#8220;slavine&#8221; interne) e per il coordinatore del Pdl Sandro Bondi , &#8220;è in momenti come questi che una grande forza popolare, democratica, europeista e di governo come il Pdl si accredita storicamente come una forza di responsabilità nazionale&#8221;. &#8220;Assumere oggi con coraggio e coerenza la sfida e l&#8217;onere di contribuire ad uno sforzo di emergenza per garantire gli interessi dell&#8217;Italia e degli italiani &#8211; sostiene Bondi &#8211; significa per il Pdl incarnarsi definitivamente e stabilmente nella storia d&#8217;Italia.  E questa scelta non può che essere presa, alla fine, anche in completa solitudine, dal presidente Berlusconi, i cui meriti e la statura di uomo di stato hanno la possibilità di essere sanciti senza alcun dubbio nella storia d&#8217;Italia&#8221;. Il dibattito nel Pdl è aperto, apertissimo e anche qui l&#8217;esito è tutto da vedere e, come dice Alfano, la posizione è per le elezioni perché così era stato deciso in precedenza dall&#8217;ufficio di presidenza del partito, da qui l&#8217;annuncio di una riconvocazione prima delle consultazioni al Colle.</p>
<p><a title="L'unica maggioranza ampia: l'ammucchiata" href="http://www.ilgiornale.it/interni/lunica_maggioranza_ampia_lammucchiata/10-11-2011/articolo-id=556116-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>SCENARI / La conta in Parlamento</strong></a> di <em>Stefano Zurlo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bersani vuol smacchiare Renzi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 08:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Taliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Matteo Renzi ha lanciato la sua campagna d&#8217;autunno contro i dinosauri del Pd e subito è scattata l&#8217;operazione &#8220;smacchiatura&#8221; del sindaco di Firenze che, con la convention fiorentina alla Stazione Leopolda, ha davvero scatenato un &#8220;big bang&#8221; politico nel centrosinistra. Minimizzare, passare oltre magari con un&#8217;alzata di spalle, ridurre tutto a smanie carrieristiche e &#8220;giovanilistico &#8211; generazionali&#8221;, protagonismo frazionista e quant&#8217;altro può essere usato contro il leader dei &#8220;rottamatori&#8221; che mette a serio rsichio il neo-monolitismo o le velleità neo-egemoniche del Pd, se si preferisce. Renzi infatti, scendendo sul terreno del riformismo possibile in tempi di crisi e delle possibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/?pagename=album&amp;?pp_album=main&amp;pp_cat=default&amp;pp_image=renzi_bindi.jpg" title="renzi bindi"><img src="http://blog.ilgiornale.it/taliani/wp-content/photos/thumb_renzi_bindi.jpg" class="alignleft" alt="renzi bindi" width="250" height="199" /></a>Matteo Renzi ha lanciato la sua campagna d&#8217;autunno contro i dinosauri del Pd e subito è scattata l&#8217;operazione &#8220;smacchiatura&#8221; del sindaco di Firenze che, con la convention fiorentina alla Stazione Leopolda, ha davvero scatenato un &#8220;big bang&#8221; politico nel centrosinistra. Minimizzare, passare oltre magari con un&#8217;alzata di spalle, ridurre tutto a smanie carrieristiche e &#8220;giovanilistico &#8211; generazionali&#8221;, protagonismo frazionista e quant&#8217;altro può essere usato contro il leader dei &#8220;rottamatori&#8221; che mette a serio rsichio il <strong>neo-monolitismo o le velleità neo-egemoniche del Pd</strong>, se si preferisce. <strong>Renzi</strong> infatti, scendendo sul terreno del riformismo possibile in tempi di crisi e delle possibili soluzioni che passano attraverso un percoso non ideologico ma pragmatico (alla Tony Blair), ha smosso le acque della palude nella quale si muovono quelli che ha definito felicemente &#8220;dinosauri&#8221; della sinistra.</p>
<p>La risposta del segretario del Pd <strong>Pier Luigi Bersani</strong> che parlava all&#8217;assemblea dei giovani del Sud, è stata esemplare: &#8220;Bisogna stare attenti a non scambiare per nuove idee usate, da Anni Ottanta&#8230;&#8221;. Cito l&#8217;altra frase dell&#8217;ex del ministro del Lavoro<strong> Cesare Damiano</strong> (Pd): &#8220;Quella di Renzi è una posizione di centrodestra&#8221;,  mentre Rosi Bindi ammonisce: &#8220;Nessuno si senta l&#8217;unica risorsa su cui può contare il partito&#8221; e ancora <strong>Stefano Fassina</strong>, responsabile economico de Pd: &#8220;Renzi figlio di papà, un portaborse miracolato&#8221;. Di frasi del genere se ne potrebbero citare molte altre: ormai il nemico interno che &#8220;fa il gioco della destra&#8221; è individuato e addirittura ha osato uscire allo scoperto. Ora manca solo che  annunci la sua candidatura alle primarie del centrosinistra perchè si possa parlare di big bang del Pd. Renzi infatti ha ragione a affermare, con una frase a effetto (in stile vendoliano) rivolta ai dinosauri piddini e a Bersani:  &#8220;Fermare il vento con le mani non si può, non si ferma il desiderio di chi ha voglia: apriamo, spalanchiamo le porte della politica&#8221;. Lo ha capito anche <strong>Nichi Vendola</strong>, tra i primi a liquidarlo come uno con idee di destra, a cui Renzi ha replicato duro: &#8220;Con il suo tradimento a Prodi uccise la speranza aprendo alla stagione degli inciuci&#8221;&#8230; Su <em>Repubblica</em> l&#8217;ex direttora dell&#8217;Unità, <strong>Concita de Gregorio</strong>, ha addirittura marchiato il sindaco di Firenze come un populista di centro. Definizione, vista da sinistra &#8211; ortodossa &#8211; che più o meno equivale a una scomunica, meritata per di più, visto che Renzi è pure andato andato a cena ad Arcore&#8230;</p>
<p>Inutile dilungarsi oltre, per chi vuol giudicare le proposte di Matteo Renzi, volto fresco di una politica che rifugge dagli apparati e dalle burocrazie interne, da incrostazioni e alleanze che sanno di vecchio e sono aggrappate ad una sola parola d&#8217;ordine: mandare a casa il Cav, c&#8217;è <a href="http://www.leopolda2011.it/" target="_blank">il sito internet che riporta le 100 proposte</a>, che sono state liquidate da altri esponenti del pd come &#8220;in gran parte già presenti nel nostro programma&#8221;, un &#8220;libretto dei sogni&#8221; ecc.</p>
<p>Ma un fatto è certo: <strong>ormai la corsa alle primarie per la leadership</strong> della coalizione di centrosinistra che dovrà cercare di battere  Silvio Berlusconi e il Pdl è iniziata, (anche se non tutti i protagonisti lo ammettono ) con gran parte dell&#8217;apparato, dei dinosauri e dei cacicchi impegnati a far quadrato attorno a Bersani perché il nuovo non avanzi. Sarebbe davvero la fine del Pd. Così è partita l&#8217;operazione &#8220;smacchiare&#8221; Renzi. Quello che a sua volta tenta l&#8217;impresa di &#8220;smacchiare&#8221; un Pd &#8220;Novecentesco e totalitario&#8221;, verticistico nelle scelte che vorrebbe un candidato anti Berlusconi scelto da un&#8217;assemblea di dirigenti-oligarchi, non attraverso una competizione come le primarie. Oltettutto c&#8217;è stato l&#8217;effetto Molise con relativo scontro interno al Pd e c&#8217;è chi è pronto ad andare in soccorso di Bersani: <strong>Antonio Di Pietro</strong>, che dichiara il suo appaoggio a bersani alle primarie. Già, perché se scende in campo Renzi ci sono due scenari da brivido: o vince lui, oppure fa vincere Nichi Vendola&#8230;</p>
<p><a title="Non vogliono Renzi perché è più bravo" href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_guerra_dentro_pdnon_vogliono_renzisolo_perche_e_piu_bravo/01-11-2011/articolo-id=554726-page=0-comments=3" target="_blank"><strong>Non vogliono Renzi perché è più bravo</strong></a> di <em>Vittorio Feltri</em></p>
<p><a title="Bersani teme le riforme degli anni Ottanta" href="http://www.ilgiornale.it/interni/bersani_teme_riforme_anni_80_per_forza_sono_quelle_che_servono/01-11-2011/articolo-id=554603-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Bersani teme le riforme degli anni Ottanta</strong></a> di <em>Vittorio Macioce</em></p>
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