Mentre a Roma si lavora per la costruzione di un polo sovranista – mercoledì in una conferenza stampa alla Camera Alemanno e Storace hanno lanciato i “Sovranisti per Salvini premier” e Musumeci in Sicilia lascia fuori dalla giunta il “neo leghista” Tony Rizzotto, al Nord le parole d’ordine in casa Lega sono ben altre. Oggi, a partire dalle 14.30, al Castello di Chignolo Po in provincia di Pavia, già sede del “Parlamento della Padania”, si svolgerà la prima riunione della minoranza interna che non rinuncia a parlare di Nord. E di indipendenza.

Manifesto Autonomia o Indipendenza?

Manifesto Autonomia o Indipendenza?

Se il simbolo storico del Sole delle Alpi ma anche le parole d’ordine tradizionali della Lega Nord come, appunto, Padania Indipendenza e Autonomia sono stati da tempo banditi dall’iconografia e dal lessico del segretario federale Matteo Salvini, così non è per per l’assessore regionale lombardo Gianni Fava, suo sfidante al congresso dell’aprile scorso e, ovviamente, per il fondatore del Carroccio Umberto Bossi. Che della kermesse sono i promotori, forti anche dei 5 milioni e mezzo di lombardi e veneti che lo scorso 22 ottobre hanno votato per l’autonomia. Chiaro segnale che il “popolo del Nord”, almeno in parte, è ancora sensibile a certi temi e che per molti il riferimento è ancora l’insegnamento di colui che può essere considerato come l’ideologo della Lega, Gianfranco Miglio.
In accordo con le sue idee federaliste, in uno dei suoi ultimi lavori, “Oltre lo Stato-nazione: l’Europa delle città”, pubblicato pochi mesi prima di morire nel 2001, il professor Miglio scriveva: «L’idea di sovranità esprime un’ossessione, tutta teologica, per l’unità, per la reductio ad Unum, assolutamente incompatibile con l’odierno pluralismo sociale e politico. L’unità significa omogeneità. Oggi, invece, si tratta di organizzare politicamente le differenze, di valorizzarle e di difenderle, non di annullarle». Con il comando saldamente nelle mani di Matteo Salvini la Lega si è tramutata in un movimento decisamente più centralista, pur con le doverose aperture verso le spinte autonomiste, tant’ è che alle prossime elezioni nel simbolo sparirà la parola Nord. E non può essere altrimenti, vista la svolta in senso nazionalista e le ambizioni del leader, che punta alla premiership di un eventuale governo di centrodestra. Quel che si chiede a Chignolo Po, nelle intenzioni degli organizzatori e dei partecipanti – già oltre 600 adesioni dalle varie regioni (“Nazioni” nel linguaggio “ortodosso” leghista) – è però che la Lega torni “a fare la Lega”. «Sono entrato in Lega 26 anni fa perché era un movimento post ideologico che non ballava tra destra e sinistra, e solo rimanendo così sopra le parti potrà continuare a fare gli interessi del nord» puntualizza il deputato romagnolo molto vicino alle posizioni di Fava e del governatore Maroni, Gianluca Pini. «Siamo una minoranza? Chissenefrega, la coerenza non ha prezzo, e alla fine prevale sempre», conclude caustico.

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