La vita per Giancarlo Scuotto e’ stata sempre un campo di battaglia condizionata da contnui errori della burocrazia.
Decoratore, anche se lui con modestia si e’ sempre fatto chiamare imbianchino, subisce la prima crisi economica nel 2003 quando la ditta per cui lavorava chiude i battenti lasciandolo alla mercé di una quotidianità complicatissima.
Giancarlo, sposato e innamorato dal 1980 della sua Antonia, era già padre di quattro bimbi ed abitava a Milano.
La chiusura della ditta per cui lavorava lo mette nella condizione di non riuscire a pagare più quei 600 euro di affitto dell’appartamento che occupava.
Così chiede al Comune di Milano di essere messo in graduatoria per un alloggio nelle case popolari.
Purtroppo un’errore burocratico del Comune di Milano non gli concede la casa per se, la moglie ed i quattro figli di cui uno appena nato.
Viene sfrattato e messo in mezzo ad una strada dalla forza pubblica.
Unico rifugio possibile la casa della suocera di Giancarlo che però non è in grado di ospitare tutti.
Giancarlo affitta un garage e ci va a vivere per 2 anni.
Si rimbocca le maniche riprende a lavorare si trasferisce in provincia di Bologna e da qualche mese ha aperto un chiosco gelateria.
Una famiglia coriacea e felice quella di Giancarlo che è’ sempre riuscita con la forza dell’amore a superare ogni avversità.
Ma due giorni fa un’altro errore burocratico per il povero Giancarlo: il comune di Milano gli invia un bollettino per il pagamento della prima rata del 2014 della Tari della casa dove da 10 anni non vive più, anzi da cui è stato sfrattato.
Giancarlo Scuotto cerca di risolvere il problema telefonicamente ma niente da fare deve chiudere il suo chiosco gelateria e rientrare su Milano per dimostrare che dal 2005 in quella casa lui non abita più.
Passa il tempo, cambiano i sindaci ma la burocrazia mantiene alta la capacità di errore verso il povero cittadino.
Riuscirà il povero Giancarlo a dimostrare che a Milano non vive più da quasi dieci anni ?

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