Questa è’ una storia che non può passare nell’oblio.
È’ l’antivigilia di Natale del 1985 e siamo a Cagliari quando due uomini armati entrano in un supermarket di via dei Donoratico uccidendo il titolare Giovanni Battista Pinna.
Poco distante dal luogo dell’omicidio e della rapina viveva Aldo Scardella un giovane ventiquattrenne pieno di progetti per il suo futuro.
Gli assassini scapparono attraversando un mandorleto che collegava la via dell’omicidio con la casa del giovane Scardella perdendo un passamontagna.
Tre giorni dopo la rapina gli uomini della squadra mobile di Cagliari interrogano Scardella trovano ed eseguono una perizia sul passamontagna.
Pur dando esito negativo, il passamontagna non era riferibile ad Aldo Scardella, il 29 dicembre del 1985 questo viene arrestato è trasferito ad Oristano.
In sequenza al giovane cagliaritano viene negata la scarcerazione, negata la messa di Pasqua e negata la possibilità di appendere poster nella sua cella.
Il 2 luglio del 1986 Aldo Scardella dopo 185 giorni di carcere si toglie la vita impiccandosi.
Dopo dieci anni, grazie al pentimento di due esponenti della malavita cagliaritana, riferiscono chi sono gli autori della rapina e dell’omicidio.
Aldo Scardella era innocente.
Cosa dire di fronte ad una simile barbarie ?
Siamo sicuri che il carcere preventivo non venga usato come strumento per estorcere verità non provabili?
So solo che il 23 settembre del 1986, pochi mesi dopo il suicidio di Scardella, Enzo Tortora andò a deporre un mazzo di fiori sulla tomba del giovane.
A Tortora non servivano le rivelazioni di due pentiti per sapere dell’innocenza di quel ragazzo cagliaritano.

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