Ho provato più volte ad aspettare Marita Comi la moglie di Massimo Bossetti fuori dal carcere di Bergamo dove il muratore bergamasco è rinchiuso da più di un anno accusato, e condannato, in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della piccola Yara Gambirasio.
È questa una storia terribile di rara crudeltà dove si è spezzata la vita ed i sogni di una ragazzina di 13 anni (oggi ne avrebbe 19).
È una storia complicata dove le risultanze processuali, a mio modo di vedere, non sono esaustive di quell’ “oltre ogni ragionevole dubbio” che il diritto ci impone.
Nella prima pubblicazione in vendita da oggi con “Il Giornale” cerco di dare evidenza alle molte contraddizioni emerse nella fase processuale.
Proprio la nefandezza del crimine merita una ricerca precisa del colpevole e non di un colpevole ad ogni costo.
In questa vicenda drammatica si sono sommati fatti personali ed umani che spesso si discostavano dalla ricerca della verità ma avevano solo la volontà di gettare ombre negative e suggestive sul rapporto personale tra Massimo Bossetti e la moglie.
Ho ben chiaro l’interrogatorio a Bossetti del procuratore Ruggeri quando chiede se fosse al corrente del tradimento della moglie .
Una domanda inutile ai fini dell’indagine che però aveva il valore di gettare inutile fango e fare pressione al muratore bergamasco.
Tornando all’incontro con Marita Bossetti l’ho attesa per più giorni fuori dalla casa di reclusione dove è rinchiuso il marito.
Finalmente la vedo arrivare assieme a tutta la sua famiglia.
Sguardo triste, capelli raccolti sobria nell’abbigliamento e molto attenta a proteggere i suoi ragazzi che, con lei , stavano andando a trovare il loro papà .
Non aveva voglia di parlare Marita e possiamo ben capire il perché; ogni frase che esce dalla sua bocca ha almeno due letture una che può diventare valida per l’accusa ed una per la difesa .
Ma ad una domanda non ha saputo trattenere la risposta, spontanea, sincera ed immediata: “crede Marita nell’innocenza di suo marito?” Le ho chiesto
“Questo sicuro sempre più convinta” la risposta.
Una risposta che fa comprendere quale sia stato l’atteggiamento di Marita.
Inizialmente voleva vederci chiaro, non osava credere ad una innocenza “a prescindere”; era troppo drammatica l’accusa.
Ma lungo questi anni ha verificato e toccato con mano come le accuse fossero prive di fondamento .
Dopo queste poche battute Marita con i suoi figli è entrata nel carcere di Bergamo, un ultimo sguardo al di là del cancello in attesa che la giustizia faccia il suo corso, ma davvero.

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