Il sito spagnolo di Una Voce Malaga, rilanciato a sua volta dal blog Messa in latino, ha stilato un puntuale elenco con i nomi - divisi per Paesi - dei cardinali e dei vescovi che hanno celebrato o assistito alla forma “straordinaria” della messa secondo il messale romano antico (o comunque di vespri solenni secondo l’antica forma) dopo la liberalizzazione stabilita da Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum. Questi i dati: Germania 3, Argentina 3, Australia 6, Belgio 1, Brasile 4, Canada 6, Cile 2, Cina 1, Colombia 1, Danimarca 1, Filippine 3, Francia 17, Gabon 2, Italia 15, Irlanda 2, Kazakhstan 1, Liechtenstein 1, Monaco 1, Nigeria 2, Nuova Zelanda 1, Polonia 7, Regno Unito 9, Repubblica Ceca 1, Spagna 4, Sri Lanka 1, Svizzera, 2, Ungheria 2, Usa 33. Dei 138 ben 20 sono cardinali, 4 spagnoli, 4 americani e 4 italiani (Antonelli, Piovanelli, Poggi e Scola). I vescovi italiani sono 11. Guardando a questi risultati si potrebbe dire che è ancora molto poco. Ma credo che lo sguardo più giusto sia quello del lungo periodo: è cominciato - nonostante le difficoltà, le tensioni, i dinieghi anche clamorosi, le polemiche mediatiche, le rigidità e le rivendicazioni - un processo positivo, nella linea voluta da Benedetto XVI, quella della riconciliazione e dell’arricchimento reciproco fra i fedeli che seguono la messa nelle due forme ora previste del Rito romano. E’ un segno, ancora piccolo ma incoraggiante, dei frutti che sta portando il modo di governare di Papa Benedetto: quello dell’esempio, dei piccoli passi, di “riforme” che per essere tali devono partire anche dal basso e non possono venire soltanto imposte dall’alto.