Betori, le primarie del Pd e la Chiesa sotto attacco
Sul Giornale di oggi pubblico una lunga intervista con il Segretario della Cei Giuseppe Betori. Parla del fenomeno Grillo, delle primarie del Pd, delle suore che sono andate a votare per il nuovo segretario del Pd, del ruolo dei cattolici in politica in un Paese, l’Italia, dove la grande maggioranza dei cittadini, afferma, «ha fiducia nella Chiesa». A proposito dei recenti attacchi sui “privilegi” della Chiesa in Italia e sulle esenzioni fiscali di cui gode, il vescovo ha detto: «Credo che ci troviamo di fronte a una campagna di mistificazione che vuole presentare come un privilegio le condizioni per l’esercizio della missione della Chiesa come di altri soggetti che operano nel sociale… Esiste una cultura egemone che non rispetta la presenza sociale della Chiesa, non la tollera, non la vuole».

Ci ho provato con il quotidiano che -speravo-
avrebbe dovuto darmi ascolto
per ovvi motivi.
Invece “avvenire” alle mie ripetute sollecitazioni di PARLARE della situazione coniugale dei politici mi ha sempre risposto picche. L’ultima volta che ci ho provato mi ha risposto un certo signore(di cui non ricordo il nome, ma che potrei trovarlo in un attimo: conservo ancora la mail) dicendomi che lui ed il direttore passano quasi tutta la giornata a leggere la corrispondenza (mah) e che non riescono ad evaderla tutta.
Ora, è evidente che c’è -chissà perché : linea di boffo?linea dell’editore?linea di una fronda interna al giornale?- una volontà di non trattare il tema dei politici adulteri.
Anche perché, se è vero che loro -come dicono- passano tanto tempo a leggere le opinioni dei loro lettori, a maggio ragione dovrebbero dare ascolto ad un lettore che PIU VOLTE, in tanti modi, sollecita una pacifica discussione sul tema.
Ora, siccome si dice che internet è democratico e liberale (ed, in effetti, guardando certi blog si ha l’impressione che internet sia anche parecchio libertino)
io dico:
fanno gli elenchi degli inquisiti
fanno gli elenchi dei voltagabbana
fanno l’elenco delle professioni
fanno l’elenco degli stipendi
(e tanti altri elenchi),
possibile che nessuno realizza un elenco dei Parlamentari
(o, in questa fase, dei candidati)
ADULTERI?
Non per gossip, no. A nessun interessa le porcherie che fanno sti sporcaccioni, perché davvero non si vuole condannare nessuno (ci pensano già le singole coscienze .o almeno quelle ancora “vive” e non messe a tacere dal rumoroso fango dei peccati).
Si vorrebbe , invece, avere un trasparente quadro delle situazioni familiari.
Nei loro curriculum mettono lauree, incarichi, figli , ma si dimenticano di dire se tali figli li han avuti dalla loro legittima moglie SPOSATA IN CHIESA, o da chissà chi.
Mettano, mettano che han lasciato le loro mogli.
Dicano che i loro matrimoni sono falliti.
Dicano che ora vivono situazioni STABILI DI PECCATO(adulterio, convivenze, concubinato, omosessualità dichiarata).
Se unanimemente proclamano il divorzio una “conquista di civiltà” (PURTROPPO, NON HO MAI SENTITO DIRE DA NESSUN POLITICO CHE LA LEGGE SUL DIVORZIO è UNA PESANTE SPADA DI DAMOCLE CHE DISTURBA LA FAMIGLIA), perché NON DICONO SE NE HANNO FRUITO? Perchè non dicono: si ho divorziato, ora vivo in una situazione di peccato, convivo con una donna che non è mia moglie: sono ADULTERO.
Ovvio che nessuno ha interesse a farlo, tanto meno quei politici/candidati che dicono di rifarsi “AI VALORI” (ma quali? lo dicano quali valori!!!!)
ma un giornale
un organo di informazione
potrebbero farlo.
Credete che siano POCHI gli italiani a cui interessa MOLTO la coerenza morale di un candidato?
E , per tornare al discorso iniziale, possibile che una testata d’ispirazione cattolica non prenda in considerazione questo aspetto, SEBBENE SOLLECITATA DAI LETTORI?
cit. da EUGENIO CORTI
A dieci anni dal Concilio: come un laico vede la situazione (1975)
“[…] Veniamo a una conclusione. Se guardo in me stesso e nei fratelli che mi stanno intorno, constato che ciò che oggi più ci manca rispetto a dieci anni fa è la certezza. Razionalmente mi chiedo se questo bisogno di certezza sia arbitrario, e devo rispondermi che no. Senza un’interpretazione certa infatti (ossia autentica e infallibile) tanto della Rivelazione che del deposito della Tradizione e del Magistero, sia la Rivelazione, che la Tradizione, che il Magistero sarebbero inutili, a tal punto discordi e perfino opposte sono le interpretazioni che in buona fede ciascuno di noi può darne. Constato inoltre che l’attuale mancanza di certezza non ci viene tanto dall’azione in sé dei falsi profeti e dei diffusori delle loro idee, quanto piuttosto dal fatto che chi della certezza è depositario, non sembra risolversi a distinguere tra il popolo che cerca di conservarsi fedele e i falsi profeti che lo insidiano. Vogliamo fare un esempio? Siamo invitati, per l’anno santo, alla riconciliazione. Io credo si tratti d’un invito a ogni figliol prodigo a riconciliarsi col padre e coi fratelli. Questo però mi sembra che dovrebbe essere spiegato, perché non pochi lo intendono invece come un invito a fedeli e contestatori ad incontrarsi a metà strada. Ecco un tipico esempio di ciò che genera incertezza.
Si pone ora la domanda: se quanto è stato fin qui esposto risponde al vero, a chi tocca provvedere? È una domanda che fuori dell’attuale stato di sbandamento avrebbe fatto addirittura ridere. E a chi mai, se non a chi ha provveduto da duemila anni a questa parte? Chi, se non la Gerarchia, è stata investita da Cristo dell’autorità e dei carismi necessari appunto per questo? Mi chiedo: ci sono stati o no dati dei pastori? E se abbiamo i pastori, perché mai a guidare il gregge non dovrebbero essere loro, ma le pecore matte, o le più sbandate? Per laico e in queste cose profano io sia, mi pare che neanche se lo volessero, i pastori avrebbero il diritto di consentire la guida del gregge alle pecore sbandate. E, sempre da quel profano che sono, mi pare che se Cristo li ha voluti pastori, essi non possono comportarsi che come tali, operando scelte di pascoli, e usando se necessario anche il pastorale con la debita energia, come per due millenni hanno fatto, e non limitandosi a denunciare ciò che non va, alla maniera degli intellettuali. Senza di che le cose avranno sempre più difficoltà a reggersi, come — a mio modesto avviso — già questi dieci anni bastano a dimostrare.”
Si può poi polemizzare col comunismo senza riconoscere i sia pur limitati aspetti positivi (come l’attenzione ai bisogni dei lavoratori) presenti non nell’ideologia marxista in sé, ma in alcune elaborazioni dei movimenti storici ad essa collegati (che Giovanni XXIII invitava giustamente a distinguere dalla dottrina materialistica in sé considerata).
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I “diritti sociali” a parte della costituzione staliniana del 1936 costituiscono, per così dire, l’elemento portante di quel documento. Ora, le ipotesi prefigurabili sono le seguenti:
I) lo stalinismo costituiva una dottrina anodina (oggi si direbbe una “dottrina debole”) che, in quanto tale, si trovava a prescindere dagli elementi ideologici portanti che aveva ritenuto di dover consacrare nella sua costituzione;
II) lo stalinismo corrispondeva ad uno di quei movimenti non marxisti che, come Lei afferma, al comunismo si trovavano ad essere collegati da mere contingenze storiche;
III) lo stalinismo corrispondeva ad una consapevole manifestazione dell’ideologia marxista di carattere “forte” e, quindi, ciò che aveva ritenuto di consacrare nella sua costituzione corrispondeva a dei contenuti politici concreti, strettamente funzionalizzati alle esigenze d’affermazione della sua ideologia.
Escludendo, per ovvie ragioni di plausibilità storica, le prime due ipotesi ed analogamente escludendo che Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II intendessero riconoscere una certa qual validazione morale agli elementi giuridico-sociali portanti dello stalinismo, non rimane che concludere in favore dell’assoluta esorbitanza delle opinioni (e della coerente “attività costituente”) di Degasperi, La Pira, Dossetti, etc. rispetto al “Magistero” ed alla “Dottrina Sociale della Chiesa”.
Quanto a Baget Bozzo, infine, non essendo io un politologo non posseggo elementi idonei a giudicare la fondatezza della sua formazione in quel campo. Si tratta, tuttavia, di un sacerdote, formatosi in una diocesi di Genova guidata da un grande Arcivescovo che, al contrario di altri suoi colleghi, aveva sempre riservato una particolare attenzione alla formazione culturale (oltre che spirituale) del “suo” clero. Ciò considerato, costituirebbe, quindi, una vicenda assai singolare, se un sacerdote correttamente formato non fosse in grado di discernere chiaramente gli elementi di eresie notorie in contesti che, fra l’altro, appaiono abbondantemente documentati.
Richiamarsi al diritto naturale per evitare assolutizzazioni dello Stato e della legge positiva non significa automaticamente sostenere che una norma morale debba tradursi necessariamente in una legge corredata da sanzioni penali.Tutti (o quasi) sosteniamo che la prostituzione è un male, ma nessuno chiede di mandare in galera tutte le prostitute.
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Caro Savigni, la Sua esemplificazione non mi parrebbe del tutto conferente. Attingendo alle categorie della “neoscolastica”, potremmo definire la prostituzione un “male minore”, come tale, meramente tollerabile onde poter evitare la consumazione di altri “mali maggiori”. Prova ne é che il nostro vigente ordinamento civile (retaggio di un’epoca che, ancora, grazie all’insegnamento della Chiesa, riusciva a conservare un certo qual retto senso morale) non offre alcuna tutela giuridica al cosiddetto “contratto di meretricio”.
Con tale esempio, quindi, Lei non mi parrebbe aver offerto alcun pregevole apporto al Suo ragionamento che continua a non mi parermi coerente, rispetto alla morale cattolica.
Quanto a Ruffilli, poi - parlandone ovviamente da vivo - non mi è mai parso un giurista considerato dalla cosiddetta “comunità scientifica” come dotato di una particolare autorevolezza; possedeva certamente dei notevoli appoggi di carattere politico e questo - come anche Lei ben conosce, essendo dell’ambiente - ha certamente il suo bel peso nella progressione della carriera accademica e, nella sua posizione gramsciana di “intellettuale organico”, sosteneva certamente la plausibilità di certe tesi; tuttavia, il rigore scientifico, a mio parere, costituirebbe cosa ben differente. Analogamente, anche lo stesso Prodi ufficialmente risulterebbe uno studioso insigne, ma (come ebbe bene a considerare il Prof. Matteucci in un suo articolo su “Il Giornale”) a parte uno studio descrittivo sulle fabbriche di piastrelle di quel di Faenza, esiste ben poco materiale per poterlo seriamente sostenere …
Richiamarsi al diritto naturale per evitare assolutizzazioni dello Stato e della legge positiva non significa automaticamente sostenere che una norma morale debba tradursi necessariamente in una legge corredata da sanzioni penali.Tutti (o quasi) sosteniamo che la prostituzione è un male, ma nessuno chiede di mandare in galera tutte le prostitute.Distinguere diritto e morale non significa separarli completamente, ma riconoscere una sia pur relativa autonomia ai due ambiti (proprio Maritain coniò lo slogan “distinguere per unire”).Quianto a La Pira, De Gasperi ecc., credo che abbiano fatto un buon lavoro alla Costituente (esistono pubblicazioni, curate dal compianto prof. Ruffilli, ucciso dalle BR, sul dibattito alla Costituente). Si può poi polemizzare col comunismo senza riconoscere i sia pur limitati aspetti positivi (come l’attenzione ai bisogni dei lavoratori) presenti non nell’ideologia marxista in sé, ma in alcune elaborazioni dei movimenti storici ad essa collegati (che Giovanni XXIII invitava giustamente a distinguere dalla dottrina materialistica in sé considerata). Lo stesso Giovanni Paolo II (non sospetto di collusioni col comunismo) ammise che non tutto era negativo nella storia del movimento socialista e comunista.Quanto a Baget Bozzo, come politologo mi sembra del tutto inaffidabile.
Rileggendo il mio precedente intervento, rilevo di aver operato un refuso: Duguit e non Deguit
Caro Savigni, l’affermare - come Lei ha affermato - che la morale e la legge civile debbano considerarsi come fenomeni distinti e non interdipendenti, equivale a sostenere (come, pure, tutti i giuristi “laici” hanno fatto da tempo) l’inesistenza di un “diritto naturale”, laddove, al contrario, si giunge a condizionare la “giuridicità” delle norme alla loro aderenza al concetto - assolutamente morale - di giustizia.
Come dicevo, si tratta di un’impostazione del tutto scientifica e sostenibile, ma assolutamente non cattolica, come testimonia, fra l’altro, anche la recentissima presa di posizione del Pontefice in favore della positiva vigenza del “diritto naturale”.
Quanto alla nostra vigente Costituzione, il discorso sarebbe assai lungo; solo qualche sommario accenno.
In un suo recente saggio (se crede, nei prossimi giorni potrò essere più preciso, dovrei cercare fra la marea di libri che m’invadono la casa), Don Baget Bozzo ha chiaramente illustrato come l’effettivo fondamento “sociale” che animava gli assunti di Dossetti e di La Pira non fosse tanto da ricercarsi nella “dottrina sociale della Chiesa”, ma si rinvenisse, piuttosto, in alcune eresie pauperistiche del passato.
Quanto, poi, a Degasperi, ben altra era stata la Costituzione cattolica che aveva promesso al Pontefice, rispetto a quella che, invece, aveva poi concordato con i comunisti in sede di Costituente (a questo proposito, mi è stato segnalato un articolo su Civiltà Cattolica dello scorso anno, ma ammetto di non averlo letto personalmente, tuttavia, per un cenno sulla questione, Le segnalo: Castellano, De Christiana Republica, ed. ESI, Napoli, 2004, p. 74, ove, alla nota 6, ulteriori indicazioni bibliografiche di altri Autori). Del resto, non è da dimenticare di come si trattasse dello stesso Degasperi che, il 22 luglio 1944, al teatro Brancaccio di Roma, asserì di considerare “democratica” la Costituzione staliniana del 1936, altresì paragonando Marx a Gesù Cristo: ” … lassù sull’erta … cammina un altro Proletario, anch’Egli israelita come Marx; duemila anni fa egli fondò l’Internazionale basata sull’eguaglianza, sulla fraternità universale, sulla paternità di Dio … Non l’avete ciascuno di voi incontrato questo Proletario, Cristo, … nelle giornate tremende che abbiamo passate di dolore e di tragedia …?”. Fra l’altro, che i diritti sociali contenuti nella Costituzione Staliniana del 1936 dovessero fungere da integrazione agli (inequivocabilmente anticristiani!) diritti proclamati dalla Rivoluzione francese, onde dare vita alla nostra vigente costituzione, fu esplicitamente affermato, in sede di Costituente, anche da La Pira (su questi punti si veda sempre Castellano, op. cit., p. 35 s.). A questo punto, veda pure Lei si sia il caso di parlare di “dottrina sociale della Chiesa” o di considerare, invece, che si sia trattato di qualcosa di assai diverso e confliggente.
Quanto alla “funzionalizzazione dei diritti”, si tratta di una vecchia idea di Deguit, in un primo momento adottata dall’Unione Sovietica (ma poi ripudiata in ragione delle critiche che l’Autore aveva avuto il modo di muovere circa gli effetti concreti cagionati da quel regime) e presente nella Costituzione di Waimar, un testo di assoluto compromesso e paradigma esemplare di Costituzione fallita, giacché fu grazie alla sue gravi carenze che nessun ostacolo potè frapporsi alla presa di potere di Hitler che, quindi, fu pienamente legale. Di tale documento la nostra vigente Costituzione costituisce una mediocre scopiazzatura; ciò per ragioni di esclusivo carattere “politico-ideologico” che sarebbe lungo elencare ma che, se se ne riterrà l’interesse, non mancherò di doverosamente rappresentare su questo blog.
Caro Imerio, a mio avviso “tollerare” un fenomeno sociale (magari per evitare un male più grave) non significa affatto riconoscerlo lecito: il piano della legge civile e quello della morale vanno distinti. Ad esempio nello Stato pontificio e negli altri Stati cristiani d’antico regime c’erano i bordelli, che sul piano morale non sono certo meglio dei Dico. Inviterei poi Vincenzo a rileggersi le encicliche sociali dei papi: troverà scritto che il diritto di proprietà non è un valore assoluto, ma uno strumento subordinato alla “destinazione universale dei beni”. La nostra Costituzione, che assegna alla proprietà una funzione sociale, è stata scritta da cattolici tutti d’un pezzo come De Gasperi, Moro, La Pira, Fanfani.Oppure, gratta gratta, “tradizionalismo” significa difesa del proprio benessere e del proprio portafoglio? Ricordiamoci (senza cedimenti al populismo ma neppure all’ultraliberismo oggi di moda) della parabola evangelica del giovane ricco…
Caro Andrea, ho letto con interesse l’articolo relativo all’intervista di Mons. Betori, che si stupisce e si dichiara deluso delle suore nel PD.
Che dire dell’arcivescovo Pierro metropolita della diocesi di Salerno-Campagna-Arcenno, che lunedì mattina si è recato la seggio PD allestito nei locali del cinema Augusteo nel centro di Salerno?
Alberto
Vedo che, il vecchio giochino del … prendere i voti a “destra”, per governare a “sinistra”… è duro a morire. Mi piacerebbe che, certi “cattolici adulti” che anche qui, entusiasti, declamano la loro superiorità morale sui retrògradi Tradizionalisti, avessero delle pur piccolissime proprietà immobiliari in Sardegna … Toccherebbero con mano(e si ritroverebbero con il portafoglio vuoto…)cosa può combinare la miscela “prodiana” dei Cattolici adulti(d’ispirazione dossettian-pauperista, ma per gli “altri”…). Padronissimi di non crederci, ma in Sardegna,per moltissimi aspetti,il Diritto di Proprietà,pur riconosciuto dalla “Santa” Costituzione (Catto-Comunista ante-litteram), non esiste più. L.J.C.
GUARDIA, gradirei i tuoi baci ma di cioccolata sarda in bella confezione.
SAVIGNI SCRIVE Chi è adultero e predica contro l’adulterio (o anche chi convive e proclama la difesa della famiglia tuonando contro i Dico e simili) non scandalizza forse i “piccoli”?
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sì, se è adultero notorio; no se pecca con discrezione.
Se ti riferisci a casi di politici adulteri e, pertanto, pubblici peccatori che parlano contro i DICO et similia le risposte possono esser due: 1)dovrebbero tacere in quanto individui: ma come politici hanno il dovere di legiferare per il bene ch’essi stessi violano; 2)una buona legge, anche se viene da un peccatore, non per questo è cattiva.
L’incoerenza, insomma, è individuale, il bene è comune.
Se poi si vuol sapere il mio giudizio su certe personaggi lo dico chiaramente: è negativo. Ma nell’intimo, in foro interno non giudico. Non sta a me. Certo, al loro posto, ai santuari o alle Messe mi ci recherei con la massima prudenza, magari dove potrei dare meno nell’occhio, e non m’accosterei alla comunione: ma anche ai peccatori notori la Chiesa offre conforto nella verità e nella giustizia, senza nascondere, cioè, la verità.
Chi è adultero e predica contro l’adulterio (o anche chi convive e proclama la difesa della famiglia tuonando contro i Dico e simili) non scandalizza forse i “piccoli”?
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Lo scandalo dei piccoli si verificherebbe nella sola ipotesi in cui l’adultero additasse se medesimo, proprio in quanto peccatore, quale modello moralmente esemplare; in questo caso, la sua situazione etica potrebbe equipararsi - sotto il profilo del pubblico scandalo - a quella di chi, pur non peccando, proclami la liceità morale del peccato.
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non si tratta di proclamare la liceità del peccato, ma solo la rinuncia del legislatore a vietare certi comportamenti, ovvero la regolamentazione di fenomeni sociali già esistenti, non prodotti dalla legge (lo dico io che sono contro i Dico!).
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Gentile Sig. Savigni io, forse, sarò contorto come Lei dice, ma Lei - me lo passi - mi risulta spesso parecchio oscuro. Circa il Suo assunto: il legislatore che rinunziasse a vietare certi comportamenti considerabili moralmente come “peccati”, altro non farebbe che affermare la piena liceità di quei peccati stessi che, in tal modo, dovrebbero quindi essere necessariamente considerati come atti “moralmente leciti”; tutto questo, sul piano morale, equivale perfettamente ad uno scellerato fraintendimento fra ciò che costituisce il bene (e che, quindi, è lecito) e ciò che, per converso, costituisce il male (e che, quindi, è illecito). Del resto, compito primario della Legge è proprio quello di indurre la gente a perseguire una certa condotta morale, vietando quel che si vuol far considerare come illecito (nefas) e permettendo quel che si vuol far considerare come lecito (fas).
Come infine - con riferimento alla categoria dei rapporti interpersonali o degli eventi cagionati dall’attività umana - possano mai prodursi dei fenomeni “spontanei” che la Legge non induca (quanto meno per implicito con il tollerarli), ciò viene a costituire un fenomeno che, personalmente, non mi bastano una trentina d’anni di studio giuridico per poterlo immaginare … Sia buon cristiano e mi aiuti un po’ Lei a sopperire a questa mia deficienza logica!
Chi fa piu’ danno alla societa’ cristiana? Colui che adultero (sfera privata) pero’ promulga leggi a favore della famiglia o pittosto il non adultero (sfera privata)che operi invece per la distruzione sua attraverso leggi ad essa contrarie?
Chi è adultero e predica contro l’adulterio (o anche chi convive e proclama la difesa della famiglia tuonando contro i Dico e simili) non scandalizza forse i “piccoli”?
Ti meriti un bacio in bocca , Dante. Cosi’ passo di diritto fra i Cattolici adulti negatori del Comunismo ateo assassino , ora in Italia, di giuslavoristi .
Il peccatore, come lo siamo tutti, che non incita al peccato, ma anzi si getta ai piedi d’un sacerdote, è mille miglia più apprezzabile del non peccatore che dichiara lecito il peccato: apparentemente non peccatore, aggiungo, perché dichiarar lecito il peccato sovverte l’ordine naturale che tende al bene ed incita al male.
Insomma un adultero, ad es., è peccatore, ma chi adultero non è ma predica la liceità dell’adulterio, dà scandalo: e diventa pubblico peccatore e si sa la fine che fanno coloro che scandalizzano i piccoli.
Non condivido per nulla il discorso contorto ed anacronistico di Imerio (non si è accorto che non siamo più ai tempi delle lotte ottocentesche clericali-anticlericali, e che dall’89 il comunismo è finito?).
Trovo radicalmente errate soprattutto queste due affermazioni:
1) “A quest’ultimo proposito, mi parrebbe di poter eccepire che ben altra sia la posizione morale del peccatore, rispetto a quella di colui che, pur non personalmente peccando, pubblicamente predichi la liceità del peccato”.
Rispondo con le parole del card. Tettamanzi: è meglio essere cristiani senza dirlo che dirlo senza esserlo” (Verona 2006: era la citazione di un testo cristiano antico molto autorevole, non una sua opinione personale).Nel caso citato da Imerio non si tratta di proclamare la liceità del peccato, ma solo la rinuncia del legislatore a vietare certi comportamenti, ovvero la regolamentazione di fenomeni sociali già esistenti, non prodotti dalla legge (lo dico io che sono contro i Dico!).
2) “In ogni caso, ce li indichi pure il Supremo Pastore i nominativi di possibili rappresentanti politici realmente cattolici (e, quindi, nè democristiani, nè, tanto meno, cattolici adulti), a questo punto, costituirà un nostro preciso imperativo morale il concedere loro il nostro suffragio”. Assolutamente no: giustamente Benedetto XVI ha precisato in più occasioni che la Chiesa non è un “agente politico”.Imerio vuol tornare ai tempi dei Comitati civici: io assolutamente no. Quanto a De Gasperi, dire che fece il gioco dei comunisti è un’assurdità sul piano storico (se mai è stato accusato da varie parti di essere troppo anticomunista).In ogni caso io preferisco (lo confesso) la Bindi, Rutelli e Fassino piuttosto che personaggi come Storace, la Musspolini o Calderoli.
E ve l’immaginate se, come tanti pseudostudiosi hanno cianciato che il Gesu’ storico non c’entra niente col Cristo della fede che e’ una costruzione dei primi cristiani, cosi’ fra mille anni qualcuno dira’:il Concilio Vaticano II storico non c’entra niente col Concilio Vaticano II della fede, che e’ un mito della cristianita’ postconciliare… Ah, che bellezza sarebbe… Eppure non capisco perche’ il primo assioma sarebbe serio e il secondo una provocazione degli sporchi reazionari.
Sempre la solita sbobba: siccome tutti hanno grandi ideali, e siccome tanto il mondo vuole il progresso, e in fondo sono tutti buoni, allora non andiamo a dire che siamo cattolici, se no si spaventano, ma facciamo qualcosa con loro cosi’ capiscono che i cattolici sono buoni e ci spalancano le braccia.
Quand’e’ che finira’ questa baggianata storica? Lo vogliamo capire che la realta’ non e’ questa?
Certe volte sogno dei bei “campi di rieducazione”, in stile Pol Pot o Mao, con dentro tutti i “progressisti”, bobmbardati con gli altoparlanti da frasi tipo “la lotta di classe e’ l’oppio dei popoli”, “la rivoluzione e’ un inganno del Potere”, “il mondo e’ corrotto dal Maligno”, “il Diavolo esiste e l’inferno anche”, “il comunismo e’ male”, “non si puo’ dialogare tradendo la verita”, “la tradizione e’ una forza e non una cosa di cui sbarazzarsi”, ” i cattolici adulti hanno perso la fede e vogliono farla perdere anche agli altri” e cosi’ via. Vi immaginate che spasso sarebbe? La pena del contrappasso!
“…Savino Pezzotta per ora non si è schierato né col Pd né con la destra: ed il suo impegno sincero per la famiglia mi sembra innegabile. Mi pare che stia cercando di costituire insieme a Monticone e Riccardi una forza politico-culturale di centro che potrebbe arricchire lo scenario politico, sinora troppo caratterizzato da una contrapposizione radicale tra due poli …”
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Che orrore! L’ennesimo tentativo (perfettamente riuscito alla DC, da Degasperi in poi, per oltre un quarantennio) di intercettare voti non comunisti, nel nome di un indefinibile “centrismo”, per poi trasfonderli (in nome dell’esigenza imprescindibile della “governabilità”) in un meccanismo complessivo che ha permesso ai comunisti di poter praticamente (quando non anche di nome) governare, pur senza detenere la maggioranza politica …
- Sotto il profilo ideologico, si tratta di un’operazione callidamente un poco laida, ma la politica si manifesta assai spesso come tale (sarà forse per questo che, in tempi di degrado morale come il nostro, la partecipazione a questo tipo di politica viene rivendicata come un diritto, insieme a quello di abortire o di drogarsi?) e, quindi, niente da dire; tanto peggio per le coscienze dei registi (se, pure, ne hanno una) e per la scadente capacità di discernimento dimostrata da quei poveretti che, in assoluta buona fede, sono caduti nel tranello che è stato ordito contro di loro.
- Sotto il profilo etico, invece, si tratta ovviamente di tutt’altra faccenda, poiché ci troviamo di fronte ad un meccanismo che, quale effetto finale, perviene a rafforzare le possibilità di imposizione a tutti i cittadini di un modello sociale assolutamente incompatibile con la retta dottrina cristiana.
Si tratta di un espediente che, per poter, conseguire questo finale obiettivo - che, pure, costituisce obiettivamente un “male” - deve potersi basare su due principali finzioni:
A) che altre, rispetto al reale, siano le effettive motivazioni.
In pratica, il tutto avviene sotto il risibile pretesto di rafforzare - come se fosse mai possibile il farlo - la forza morale di un’ipotetica componente (di manifesta minoranza), in un più generale contesto che, per la sua stessa intrinseca essenza ideologica, ne appare di principio alieno ed ideologicamente incompatibile; in altri termini, si finge di poter istituire una minoranza che, in ragione della sua sola presenza, dovrebbe riuscire a far desistere la maggioranza soverchiante dalla realizzazione di quei programmi sulla base dei quali, pure, quest’ultima maggioranza ha ritenuto di costituirsi in formazione politica.
Il complessivo meccanismo, come già ho rilevato più sopra, non costituisce certamente una novità, sostanzialmente ricalcando l’assetto istituzionale della cessata Repubblica Democratica Tedesca.
Analogamente, che cosa ne concluderemmo circa uno sparuto gruppo di sacerdoti cattolici che, con il proprio esempio, inducesse il fedele ad aderire ad una formazione caritativa istituita dai Testimoni di Geova (per meglio promuovere i successi delle loro singolari credenze), sotto il pretesto di poter fondare una forza morale di “testimonianza cattolica”, all’interno di una struttura fiancheggiatrice di finalità spirituali assolutamente e programmaticamente aliene rispetto al Magistero della Chiesa?
B) che altra, rispetto al vero, sia la qualità intrinseca dei principali fra i soggetti agenti.
In tal senso, si deve simulare, ad esempio, la reale possibilità che i vari Veltroni, Fassino, D’Alema e Turco siano stati (per più di vent’anni!!) militanti in un partito dichiaratemente marxista-leninista senza che neppure riuscissero ad avvedersene! Ma se così è stato - loro l’affermano e noi non lo vogliamo certo dubitare - ed accertata, così, la loro pressoché inesistente capacità di discernimento, si rivela davvero così opportuno mandarli in parlamento a decidere quale sia quell’interesse generale che s’impone per l’intero Paese? Non sarebbe meglio, piuttosto, nominare loro un tutore - o, quanto meno, un curatore - per porre in essere una doverosa forma di effettiva salvaguardia ai loro interessi personali?
A sostegno della liceità di queste – a parer mio – discutibili tesi, si è altresì obiettato come, fra i maggiori esponenti della parte politicamente avversa, si riscontrino comportamenti personali difformi rispetto alla morale cristiana. A quest’ultimo proposito, mi parrebbe di poter eccepire che ben altra sia la posizione morale del peccatore, rispetto a quella di colui che, pur non personalmente peccando, pubblicamente predichi la liceità del peccato. Sotto il più generale profilo della Salvezza, poi, mi parrebbe utile rammentare come anche il (oggi tanto, ed anche qui, ingiustamente bistrattato) Catechismo chiaramente indichi come, ai fini della Salvezza, assai più dell’innocenza rilevi, invece, il Timor di Dio.
In ogni caso, ce li indichi pure il Supremo Pastore i nominativi di possibili rappresentanti politici realmente cattolici (e, quindi, nè democristiani, nè, tanto meno, cattolici adulti), a questo punto, costituirà un nostro preciso imperativo morale il concedere loro il nostro suffragio. Sino ad allora, posto che di “politici cattolici”, nel senso proprio del termine, non mi pare di poterne chiaramente discernere, sarò costretto - come molti di noi - ad optare per il “male minore” che certo non risiede nelle proteiformi formazioni post-comuniste o post-cattocomuniste (o “cattoliche democratiche” che dir si vogliano). La Morale Cristiana non può certamente arrestarsi alle soglie di un seggio elettorale, sotto il vuoto pretesto della “governabilità” o dell’efficienza del “sistema democratico”.
Capisco che è una posizione molto difficile e di minoranza, ma si può essere a favore del Family day ed al tempo stesso del partito democratico, o comunque del centro-sinistra. A sinistra c’è purtroppo molto anticlericalismo, ma a destra c’è la tendenza a usare strumentalmente la religione per fini politici (ed inoltre molti politici di destra predicano bene e razzolano male…). Savino Pezzotta per ora non si è schierato né col Pd né con la destra: ed il suo impegno sincero per la famiglia mi sembra innegabile. Mi pare che stia cercando di costituire insieme a Monticone e Riccardi una forza politico-culturale di centro che potrebbe arricchire lo scenario politico, sinora troppo caratterizzato da una contrapposizione radicale tra due poli in cui spesso si fanno sentire le ali estreme.
Scusate questa osservazione - tutto sommato “off-topic” , ma mi sembra che sia comunque degna di nota (almeno dopo tutto quel che si è scritto al proposito a suo tempo in questo blog) - : …come può ancora reggere, dopo una paginata di generosa intervista di Mons. Betori ad Andrea Tornielli, l’accusa contro quest’ultimo di aver diffuso a suo tempo indiscrezioni ‘totalmente prive di fondamento’ circa le discussioni a porte chiuse (sul motuproprio) in sede di Consiglio Permanente CEI??
A me pare che se Betori avesse avuto reali motivi per maturare nelle scorse settimane una sostanziale disistima e/o diffidenza nei confronti del Tornielli, tali sentimenti si sarebbero potuti concretizzare -per esempio- nel non concedere tale intervista, che invece è stata concessa, e come…
dal Post 14 in qua)… Se, facciamo l’elemosina a qualcuno, poi, di quello che costui fa del nostro obolo, nulla può importarci. Abbiamo “dato” ad un uomo, non l’abbiamo”comprato”;allo stesso modo, una volta che dei denari (anche dell’8 per mille),sono stati versati alla Chiesa,è Lei, che ne può insindacabilmente disporre. Infatti, con quei denari,nessuno”compra”una fetta del Vaticano… E, poi,non è forse vero che anche i “miei”, di soldi, vanno ad Altri, del tutto diversi dalla Religione Cattolica.E,a me Cattolico,non deve importare cosa ne facciano.Il fatto che delle “suorine” votino tutte giulive per gli ex-post o comunque si chiamino oggi i Comunisti più o meno “rossi”,mi è e mi sarà sempre, indigesto. Sarà,perchè fra qualche giorno,in Piazza San Pietro, si onoreranno 482 Martiri Spagnoli ammazzati (perchè Cattolici)in maniere bestiali e spregevoli 70 anni fa,dai Comunisti guidati da Ercole Ercoli? Quanto agli USA,se piacciono tanto per i rapporti con le Chiese(che lì, però, hanno un trattamento fiscale favorevolissimo…..),perchè li si critica sempre per tutto il resto? Quanto A Don G.B.Bozzo, non predica aberrazioni(lo conosco e lo stimo)ed è in un Partito,che non vive per fare”dispetti”alla Chiesa:Quindi,mi semnbra che Don G.B.B.stia in un posto che gli si confa’. E per ultimo, i Partiti del Centrodestra(già che mi è stato chiesto), non hanno, nei loro programmi,posizioni di principio che stridano con quelle della Chiesa. Ragion per cui, quando certe “suorine”(altre, però)sono andate, il 2 Dicembre scorso a Roma, alla manifestazione per la Famiglia tradizionale,nessuno le ha trovate fuori posto(e non mi pare, che fosse una Manifestazionedi Sinistra…perchè, quella davvero”de Sinistra”,in quelle stesse ore, era a Piazza Navona! In conclusione,mi piacerebbe chiedere a quelle “suorine” che sono andate a votare per il PD: preferite la Piazza Navona dei DICO, o Piazza San Giovanni delle Famiglie come Dio comanda? La risposta, che dovrebbe essere scontata, darebbe, in caso contrario, un segnale: lasciate il “velo”, tornate nel mondo.Perchè, secondo me, non siete in sintonìa con Colui che dovreste aver “sposato”, pronunciando i voti. (Non quelli del PD, ma quelli della professione di Fede). L.J.C.
USA le chiese sono sul mercato e il Governo non passa loro nemmeno 1 cent.
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Certamente vero, ma non credo che mai il Governo Usa si sia incamerato, in tutta la sua storia, l’ingente patrimonio degli enti religiosi così come, invece, fece il Regno d’Italia del quale la repubblica italiana, a tutti gli effetti (si veda, nel proposito la nota teoria della “continuità degli ordinamenti giuridici”), costituisce la corrente forma istituzionale.
Un’incidentale notazione, sino ad un’epoca relativamente recente, gli ordini religiosi svolgevano, a titolo del tutto gratuito, quelli che oggi definiamo come “servizi di pubblica utilità sociale”. Erano eretti e gestiti da religiosi gli ospedali, gli ospizi per orfani, vedove e derelitti, le scuole di ogni ordine e grado (ove i meno abbienti meritevoli potevano proseguire gratuitamente negli studi), i “monti di pietà” (concepiti, per sottrarre i poveri dal dramma dell’usura allora praticata dai banchieri di varia confessione religiosa) e financo la funzione di pompieri (se ne veda la testimonianza offerta dello stesso Hugo che non era certo uno spirito devoto).
La funzionalità di tutto questo apparato, per lo più, veniva assicurato dalle libere donazioni dei fedeli che, attraverso un’oculata gestione, si erano accresciute nei secoli, sì da destare l’ingordigia dello Stato che, ad un certo punto, sostenne essere solamente suo il compito esclusivo d’addossarsi l’onere delle prestazioni sociali. Per meglio rafforzare il principio, poco a poco, si inibirono agli ordini religiosi le più rilevanti di quelle funzioni sociali di cui si diceva (in fondo, i religiosi non erano medici e neppure banchieri od assistenti sociali qualificati); obbligatili, quindi, progressivamente alle sole pratiche religiose, si concluse che, per queste sole attività (e per quelle poche opere assistenziali che ancora potevano esercitare), si rilevavano eccessivi tutti quei beni che, nell’intenzione dei donanti, erano stati destinati a quelle funzioni che i religiosi (pur non per loro volontà) non praticavano pressoché più (beni che, fra l’altro, non venivano neppure tassati “mortis causa”, giacché quelle istituzioni, al contrario delle persone fisiche, non morivano mai: il cosidetto fenomeno della “manomorta”) e, di coerenza, si decise che quei patrimoni dovessero essere espropriati e devoluti a quell’Ente (lo Stato) che concretamente si era venuto a sobbarcare l’incarico dell’espletamento pressoché esclusivo delle “prestazioni sociali”.
Le conseguenze sono oggi sotto l’occhio di tutti; il vecchio frate, pur senza titoli accademici, la minestra, le coperte, le cure e le medicine le somministrava “a costo zero”, oggi - secondo i dati Istat - per ogni cento euro erogati per interventi sociali, ben settantatre sono impiegati per sopperire i costi delle strutture che questi servizi dovrebbero offrire al pubblico.
Non sarà certo un modello d’efficienza, ma la vogliamo mettere l’immagine moderna, laica e teconologica che questi servizi sono così venuti ad assumere?
Il problema caro signor Savigni è che a sinistra l’aborto, l’eutanasia, l’anticattolicesimo ecc. sono cosiderati da alcuni come valori e conquiste e da altri tollerati più o meno tacitamente in nome del potere. Non che a destra siano tutti santi, anzi ci sono pure personaggi ed elettori che su questi temi sono uguali ai loro colleghi di sinistra, però il fenomeno è meno diffuso e i valori della nostra identità cristiana e dell’Occidente albergano meglio. Con questo non contesto a nessun religioso di andare a votare dove vuole ma le cose stanno così. A sinistra i cattolici dovrebbero essere meno adulti e più battaglieri perchè sono più importanti che a destra dati i “compagni” di strada.
Però Baget Bozzo fu sospeso a divinis dal suo Vescovo, card. Siri.
per Vincenzo/13
vedi Vincenzo, le disquisizioni sulla produttività non avrebbero ragion d’essere se la Chiesa evitasse di prendere soldi dallo Stato, dato che tra chi la foraggia - obtorto collo - vi sono anch’io, laico e non credente. Motivo per cui posso con pieno diritto mettere il naso nella questione per capire come vengono impiegati i miei soldi. Per l’ennesima volta poi, ricordo che in USA le chiese sono sul mercato e il Governo non passa loro nemmeno 1 cent.
Giusto per aggiornare l’elenco di chi è andato a votare per le primarie del PD, va aggiunto anche quello di Mons. Pierro vescovo di Salerno. Se c’é qualcuno di Caserta ci dia notizie di Nogaro.
Come mai chi critica il fatto che alcune suore abbiano votato alle primarie del Pd non si scandalizza allo stesso modo per l’intervento di don Gelmini ad un Congresso di Alleanza nazionale o per quelli di Baget Bozzo alle manifestazioni di Forza Italia? Se ci deve essere distacco dalla politica, la legge deve valere per tutte le persone consacrate a Dio, ed in entrambe le direzioni (a destra come a sinistra). E votare alle primarie mi sembra comunque meno grave che candidarsi nelle liste di un partito.
Mons Betori, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, ha parlato. Ma, ahimè, tanti che ne hanno letto le parole, invece di meditarle, attaccano la Chiesa e ne straparlano (e,chi straparla,non sempre è non-cristiano).
Quanto al ciarpame pseudo economico-statistico… sulla “non-produttività” dell Azienda-Chiesa; bisogna essere completamente fuori sintonìa, per ragionare in quei termini. La Chiesa,che vive soprattutto dell’Obolo di San Pietro,comunque diversificato… non è un’Azienda; ma pare che, tanti dimentichino questo, e si preoccupino della sua redditività! I suoi “conti”, invece e alla fine, si faranno in numero di anime salvate.(e, dubito che saranno in maggioranza, quelle salvate da Maria Rosaria Bindi, graziealla sua opera, concretamente fiancheggiatrice degli ex-Comunisti).
Bravissimo Luca al post n° 11, mi ha colpito il realismo della descrizione della realtà di Torino, mia città natale, che amo e che soffro a vederla ridotta così. Sono nato all’ospedale Sant’Anna ma quando ci passo vicino mi sento a disagio, 3500 omicidi tutti gli anni fra quelle mura, che orrore, forse dovrei anche gioire per i 4500 che ci nascono ma non ce la faccio. Purtroppo quando vedo San Salvario e Porta Palazzo vedo il futuro e quando vedo l’ospedale Sant’Anna ne vedo la causa principale. Che Dio ci salvi.
Tanta parte del mondo cattolico mi pare affetto da cecità, ingenuità e voglia di autodissoluzione in nome del buonismo (tanto caro al sindaco Veltroni) che è falsa Carità senza Cristo.
Fare la Verità nella Carità come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono Verità e Carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche la nostra vita, Verità e Carità si fondono. La Carità senza Verità sarebbe cieca; la Verità senza Carità sarebbe > Card. Joseph Ratzinger, omelia Missa Pro Eligendo Romano Pontifice, 18 aprile 2005
«L’autonomia non può essere intesa come mancanza di comunione con i pastori. Essere autonomi non significa rifiutarsi di ascoltare l’insegnamento della Chiesa, ma agire con la propria responsabilità senza coinvolgere direttamente la Chiesa nell’agone politico. Autonomia non significa interpretare in modo solitario i valori della fede».
Cosa significa ? che ognuno è libero di pensarla come vuole e professarsi cattolico ?
La dottrina è come un fast food dove chiunque prende la parte che più gli piace adattandola alla propria opinione come un vestito ?
Non si può essere cattolici e al contempo pro aborto-divorzio-dico.
Dentro o fuori,tertium non datur.
In questo la Chiesa Cattolica ha la sue brave colpe con la sua smania di apparire moderna e “al passo coi tempi”. Non è suo compito seguire la mode. Lo dica a chiare lettere Monsignor Betori.
domenica 8 luglio 2007
Un viaggio al Lingotto
Il lancio della candidatura di Veltroni a guidare il costituendo Partito Democratico si è concluso. Per qualche settimana i media ci hanno spinti su questo tema. Come responsabile di importanti Associazioni cattoliche sono stato colpito dall’attiva ed entusiasta partecipazione di suor Giuliana, coordinatrice del volontariato del Cottolengo. Questa almeno la percezione leggendo i titoli dei quotidiani (e.g. Suore e banchieri in fila da Walter) e osservando i generosi sorrisi in compagnia di Evelina Christillin organizzatrice delle recenti olimpiadi invernali. Pur sentendomi impegnato come cattolico non meno di Suor Giuliana, non ho sentito la necessità di portarmi al Lingotto e allora vorrei capire ed eventualmente rimediare.
Perché sui quotidiani sia stato dato questo spazio alla presenza di una religiosa attiva in una Istituzione così benemerita è abbastanza evidente. Il titolo citato sopra riassume bene le attenzioni elettorali cui guarda il neonato Partito Democratico costituito grosso modo per 2/3 da ex PCI e da 1/3 ex DC.
Ma quale potrebbe essere l’interesse per il mondo cattolico?
La risposta probabilmente è così sintetizzabile “Nel Partito Democratico ci sono i cattolici e allora bisogna rafforzare la loro presenza. Inoltre è noto e consolidato che a sinistra tutti condividono l’attenzione per i poveri, gli ultimi, gli emigrati, l’ingiustizia e quindi perché non sottolineare e dare una mano? ”.
Ma l’aiuto ai poveri, agli emigrati e in generale agli ultimi non sono esclusiva dei cattolici e neanche dei partiti della Sinistra. Infatti, se ti guardi attorno non trovi nessuno che si dichiari per l’ingiustizia e per l’incremento della povertà…
Mi viene perciò il sospetto che sia proprio il fascino dell’eguaglianza-miraggio “sinistra=solidarietà” il motore della trasferta di alcuni cattolici al Lingotto per osannare Veltroni candidato sotto le insegne del motto di don Milani “I care”.
Una passeggiata proprio dal Cottolengo al Lingotto, in una Città governata e dominata ininterrottamente da oltre 32 anni da questa Sinistra, potrà certamente verificare l’eguaglianza di sopra senza scomodare i massimi sistemi.
Il percorso è semplice, ma è assai didattico e potrebbe proprio lui, con la sua realtà fattuale, aiutarci a capire. Il vento non si vede, ma se si vedono i segni, possiamo intuire che “aria tira”.
Si parte dalla Casa della Divina Provvidenza dove la vita degli uomini, di ogni uomo (anche di quelli “difettosi”) è sacra; vita come dono di Dio e non il soddisfacimento di requisiti psicologici, genetici o morfofunzionali stabiliti da medici che giocano con la statistica.
Usciti dal Cottolengo, affrontiamo Porta Palazzo: il dominio dell’illegalità. Troviamo decine di nordafricani nulla facenti, a parte lo spaccio di stupefacenti e la vendita di merce rubata. I commercianti rimasti sono residuali e rassegnati alla “nuova legge imposta dai nulla facenti” e non osano mettere il naso fuori dal negozio. Si sale leggermente per via della Consolata dove salta all’occhio l’edificio ben curato delle Suore di Sant’Anna, quelle fondate dai Marchesi di Barolo. Curioso: un laico, un sindaco di Torino, che fonda un ordine religioso!. Le Suore ospitano la scuola fondata dal Marchese Carlo Tancredi di Barolo, scuola pubblica (aperta a tutti) paritaria (riconosciuta dallo Stato) desiderata dalle famiglie (lunghe liste di attesa). Il Contributo della Giunta comunale di Torino, che è la stessa di Roma (motto: I care), è di 4,36 euro/anno per bambino. A meno di cento metri c’è una scuola materna comunale, contributo del Comune 6000 euro/anno per bambino.
Dopo piazza Savoia non si può non notare, sempre in via della Consolata, il maestoso palazzo dei Marchesi Saluzzo di Paesana con la bella libreria delle Paoline. In vetrina immagini di arte sacra, titoli importanti: Deus Charitas est… e nel palazzo di fronte il pornoshop con i divieti per i minori di 18 anni. Per qualcuno semplicemente due proposte educative e culturali.
Proseguiamo badando a non inciampare nelle lastre di pietra sconnesse della pavimentazione di via Cernaia (il lavoro non si può fare bene una sola volta?) e prendiamo poi corso Vittorio facendo i portici. Per le Olimpiadi è stato un fatto un grande sforzo finanziario per mettere un po’ di ordine. Bene, andiamo avanti, non pensiamo né a quanto denaro è stato speso per tinteggiare i portici (10 milioni di euro), né alla loro conversione in aiuti al Cottolengo, né ai graffiti sui muri altrimenti ci vien male.
A parte i costi, questi graffiti cosa significano? Saranno i segni di un deficit educativo? A proposito di educazione guardandomi indietro mi viene in mente che anche al Cottolengo c’è una scuola con 200 allievi, anche qui, scuola pubblica paritaria e ogni anno la carità del Cottolengo ripiana un deficit di circa 500.000 euro. Contributo del Comune di Torino? 4,36 euro/bambino per anno.
Per evitare i cantieri di via Nizza facciamo via Saluzzo e passiamo San Salvario anche se sembra di essere tornati indietro a Porta Palazzo. Mi domando: perché anziché migliorare Porta Palazzo si è fatta un’altra Porta Palazzo? Misteri.
Passiamo su via Madama Cristina e ci sentiamo subito più sicuri man mano che si va verso le Molinette, il più grande ospedale d’Italia intitolato a San Giovanni Battista. Per tutti un aiuto per la salute, pagato con le nostre tasse. Ma anche al Cottolengo c’è un ospedale dove si curano i cittadini. Chi si fa carico delle spese? Lasciamo perdere, l’importante è che siano curati (we care). Meglio non interrogarsi troppo…
Percorrendo via Nizza giungiamo presto al Lingotto, ma con la coda dell’occhio da corso Spezia
vediamo là in fondo il S.Anna, l’ospedale ostetrico intitolato alla nonna di Gesù. Non sappiamo se indugiare un momento o no. Ci piacerebbe pensare alle 4500 mamme che lì ogni anno vanno a partorire il loro bimbo ma non possiamo non pensare alle 3500 mamme/anno, di fatto lasciate sole, che vanno ad abortite il loro bambino e ai 3500 bambini/anno che avremmo potuto abbracciare e che avrebbero potuto allietare le nostre case e scuole.
A questo punto penso ce ne sia abbastanza per aprire gli occhi e cogliere la differenza tra miraggio e realtà, tra gli slogan enunciati e quelli vissuti, la necessità di agire per curare il disagio e per prevenirlo, ma soprattutto per prendersi qualche responsabilità tenendo conto che anche chi tiene il sacco coopera all’impresa.
Al termine di questa passeggiata nella realtà torinese penso si capisca bene soprattutto la differenza tra un “Charitas Christi urget nos” di San Giuseppe Benedetto Cottolengo praticato e vissuto da migliaia di persone senza pubblicità e un “I care “ preso in prestito a Barbiana nella scuola cattolica di don Milani, adattato e usato come specchietto per le allodole al Lingotto.
E’ proprio vero “Charitas Christi urget nos” basta e forse può risparmiare anche la strumentalizzazione. Quindi ho fatto bene a non andare alla recita del Lingotto.
M.C.
A Stefano: Secondo lei la dedizione a Dio deve passare tramite la politica anticattolica dei partiti camuffati di sinistra? Queste suore, come tanti catoprogressisti, o catocomunisti, sanno ben segliere tra i nemici di Dio. Non si capisce sotto che stendardo militano, anzi si capisce troppo bene, quello dell’Anticristo.
Per chi ha letto l’articolo di Repubblica sulle suore alle primarie: quel Tognon di cui si parla e’ uno che fa tanto il progressista, disprezza quelli che chiama “reazionari”, si vanta di essere stato sottosegretario di Prodi ma ha sposato una donna ricchissima e vive in un villino nel centro di Roma. Quando si dice fare carriera…
Imerio@
Se delle suore il cui voto di povertà (sempre che la dottrina della Chiesa, immutabile nella sostanza, non sia invece mutato sul punto) dovrebbe importare, non già una professione di “pauperismo”, ma il simbolo della rimozione dai loro spiriti delle cure mondane in favore della totale dedizione a Dio, si sentono nel dovere civico di trasformarsi in attiviste di una fazione politica… […]
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E perchè mai la totale dedizione a Dio non dovrebbe passare dall’attività politica? Ce ne fossero ancora, di Don Primo Mazzolari…
Ma che esercizi spirituali fanno oggi le suore, quelli tenuti dalla Rosi Bindi e Prodi? Cari direttori spirituali consigliate a queste povere anime, gli esercizi di S.Ignazio: una bella settimana in assoluto silenzio, con Dio e non con la televisione, non può che chiarire le idee a certe consacrate.
non la critica (contenuta in un’altra parte dell’intervista) alle suore che hanno votato alle primarie del partito democratico; né l’implicita identificazione del Pd con gli eredi dell’ex Pci. Mi sembra giusto che il segretario della CEI mantenga una distanza rispetto a questa e ad altre forze politiche, e capisco che possa avere legittimi dubbi sulla capacità dei cattolici di esercitare una reale influenza al suo interno (ma ci sono anche la Binetti e Bobba, che di difesa della vita e della famiglia se ne intendono!).
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Ancora non ho acquistato il Giornale e, quindi, non posso che giudicare dal commento qui sopra riportato del carissimo Savigni (mi permetto qui di scusarmi vivamente per le mie precedenti ed involonarie topiche circa la corretta dizione del suo cognome).
Osserverei:
I) Se delle suore il cui voto di povertà (sempre che la dottrina della Chiesa, immutabile nella sostanza, non sia invece mutato sul punto) dovrebbe importare, non già una professione di “pauperismo”, ma il simbolo della rimozione dai loro spiriti delle cure mondane in favore della totale dedizione a Dio, si sentono nel dovere civico di trasformarsi in attiviste di una fazione politica che, fra l’altro, esplicitamente indirizza il proprio programma alla volta di soluzioni anticristiane (il “programma” di Prodi ben lo dimostra), ciò significa evidentemente che qualcosa nella preparazione spirituale di quelle religiose ha funzionato ben poco.
II) Il fatto che, nell’ambito della sinistra, al fine d’intercettare il voto della fazione dei “cattolici adulti”, si sia istituita una “riserva indiana” per i Bobba, Binetti e compagnia cantante, ai fini politici pratici - a mio avviso - ben poco significa. Ciò mi rammenta, assai da vicino, la struttura istituzionale della cessata Repubblica Democratica Tedesca (quella sotto l’egida dell’URSS, per intenderci), laddove esisteva ufficialmente un parlamento dove, a fianco del Partito Comunista (che deteneva, per legge il 60% dei seggi) esistevano un Partito Liberale, un Partito Cristiano ed altro (ciascuno con una propria percentuale di deputati predefinita dalla legge); qual era la funzione di tutti questi “partiti minori”? Quella di esprimere liberamente la propria opinione, per poi adeguarsi, in spirito democratico alla volontà della maggioranza (già predeterminata dai numeri) rappresentata dai comunisti.
Oggi, dopo infinite acrobazie nominalistiche, si chiamano, forse, Partito Democratico, ma, evidentemente, la sostanza non cambia …
Gent.mo Tornielli, reputo incredibili le affermazioni di Betori e mi meraviglio che la ricchissima (di persone e di denaro) Chiesa italiana non riesca ad esprimere personaggi migliori nei suoi ruoli rappresentativi.
Questo continuo sentirsi sotto attacco, questo crearsi nemici che non esistono e’ totalmente manicheo e molto triste sul piano umano. La gerarchia vaticana e’ stata scavalcata dal progresso sociale - com’e’ triste affermare sempre che la societa’ moderna e’ piu’ degradata di un tempo solo perche’ si fa alla luce del sole quello che un tempo si faceva di nascosto… -, non si rende conto di essere evidentemente ormai dalla parte dei farisei, non sa fare i conti con i progressi scientifici - cadendo in patenti contraddizioni come quella sui “metodi naturali” di contraccezione - etc. etc.
So che c’e’ un’altra chiesa, per fortuna, ma non riesce ad arrivare ad esprimere la sua forza… purtroppo… attendo con ansia il momento in cui tutta questa gente che veste di porpora e di bisso sara’ cacciata dal “tempio” che s’e’ creata.
Cordialmente,
Fabio Bernardi
Ma che la chiesa è sotto attacco non era l’argomento su cui poggiava la tesi difensiva di Stenico? Non abuserei di questo tema.
La Chiesa è sotto attacco? Meglio così: vuol dire che siamo sulla strada giusta, senza compromissioni col mondo.
Condivido nella sostanza le affermazioni di mons. Betori qui citate, ma non la critica (contenuta in un’altra parte dell’intervista) alle suore che hanno votato alle primarie del partito democratico; né l’implicita identificazione del Pd con gli eredi dell’ex Pci. Mi sembra giusto che il segretario della CEI mantenga una distanza rispetto a questa e ad altre forze politiche, e capisco che possa avere legittimi dubbi sulla capacità dei cattolici di esercitare una reale influenza al suo interno (ma ci sono anche la Binetti e Bobba, che di difesa della vita e della famiglia se ne intendono!). Ma se non erro anche le suore hanno diritto di voto: se possono votare alle politiche, non vedo perchè non possano votare anche alle primarie di un partito, ovviamente senza coinvolgere nella loro scelta la Chiesa o il loro Ordine. Mi sembra invece meno accettabile la presenza di preti a manifestazioni di partito, che può dare l’impressione a qualcuno che la Chiesa si sia schierata con una determinata parte politica.
con tutto il rispetto per il mio Ospite, Betori dice molte cose inesatte, la questione Romana è chiusa da tempo, non vorrà la Chiesa farla durare qualche altro secolo, spero! E poi sull’8×1000, perchè non disvela che il meccanismo della legge è congegnato in modo da favorire la Chiesa cattolica con il sub-meccanismo del riparto successivo, sistema che inganna chi crede, non barrando la casellina ” Chiesa cattolica”, di lasciare i soldi allo Stato? Ma la cosa peggiore, a mio parere, è il lamento sulla propria missione incompresa, come a dire, noi esistiamo perchè facciamo del bene, c’è la Caritas, etc.
purtroppo però, proprio con dati CEI, è notorio che solo il 20% delle risorse globali assorbite dalla Chiesa va in carità, il resto serve per far funzionare (bene) la macchina: se fosse un’azienda sarebbe stata liquidata da tempo, perchè improduttiva. Peggio dei vecchi carrozzoni di stato, di una gigantesca cattedrale nel deserto. Insomma, voi per veicolare dell’acqua la fareste fluire in una tubazione bucata, dove se entrano 100 litri ne arrivano a destinazione solo 20? Certo che no, ecco che dobbiamo chiederci serenamente da dove vengono questi fondi che la Chiesa usa per la carità: da mezzi propri? Certo che no, perchè la Chiesa non produce ricchezza, amministra quella degli altri, con lasciti e sovvenzionamenti dello Stato. E allora, non è meglio trovare un altro sistema per utilizzare meglio queste risorse, date che - come visto - la maggior parte viene distratta per altri scopi? Ricordo che al tempo dello Tsunami, nel 2004, la Chiesa italiana mandò nell’immediato - se non erro – 3 o 4 milioni di euro, Bill Gates invece 100 e passa. Ecco, riflettiamo bene sul reale ruolo economico della Chiesa italiana oggi.