Nuova Messa in rito ambrosiano antico

Come preannunciato lo scorso agosto, inizia ad essere celebrata stabilmente una nuova messa in rito ambrosiano antico nell’arcidiocesi di Milano. Domani, sabato 18 Ottobre, alle ore 17.30, nella chiesa di S. Ambrogio, in via S. Ambrogio a Legnano (zona pastorale IV), si celebrerà la messa cantata in rito ambrosiano antico. Il cardinale Dionigi Tettamanzi, capo rito, ha accolto la richiesta di un gruppo di fedeli animati dal Movimento Liturgico Benedettiano, che si propone di portare avanti la “via ambrosiana” al motu proprio Summorum Pontificum. A partire dalla settimana successiva, la messa antica sarà celebrata a Legnano, ogni domenica e festa di precetto sempre alle ore 17.30 (secondo l’edizione del Missale Ambrosianum del 1954 edito dal beato Schuster). Il celebrante sarà monsignor Attilio Cavalli Penitenziere emerito della chiesa cattedrale. La messa di Legnano si affianca a quella già da molti anni esistente in Milano, alla chiesa del Gentilino. Sappiamo che ci sono state resistenze verso il motu proprio. Questa notizia sta però a significare che se il documento papale non viene brandito come una rivincita-rivendicazione, e i fedeli attaccati all’antico rito si muovono nell’ottica della comunione ecclesiale, è possibile ottenere ciò che si chiede.

Denuncio una grave violenza nei confronti dei fedeli al Rito Ambrosiano Antico in cui da anni e sino a ieri si celebrava la Santa Messa all’Oratorio del Gentilino in Milano. Infatti ieri, domenica 16 novembre, prima domenica dell’Avvento ambrosiano, in concomitanza con l’introduzione del Nuovo Lezionario nella Diocesi, per imposizione dell’Arcivescovo la Santa Messa è stata celebrata in rito “misto”, vale a dire con l’ordinario antico e le letture “nuovissime”. Che pena. Quale mancanza di spirito ecumenico. Sarei grato al Dott. Tornielli di commenti in merito.
Egregio Signor Damiani,
potrebbe cortesemente spiegare cos’è la Messa “una cum”? Altrimenti il suo posto è di difficile comprensione.
Grazie.
Intervista di Sodalitium a Mons. Guérard des Lauriers:
Sodalitium: Potete precisare, per favore, le difficoltà suscitate
dall’assistenza ad una Messa tradizionale celebrata “una cum”?
Mons. G.: Difficoltà suscitate dal fatto di assistere ad una Messa
tradizionale “una cum”.
Queste difficoltà risultano da quanto abbiamo esposto.
Bisogna evidentemente lasciare da parte i casi nei quali l’assistenza
ad una tale Messa è necessitata da un motivo estrinseco [ragione di
famiglia, per esempio], essendo sottinteso che la persona che assiste
ad una tale Messa manifesterà nettamente ed ostensibilmente che assi
ste senza partecipare.
Se quest’ultima clausola [manifestare che non si partecipa] non è
realizzata, allora, ex se, il solo fatto di assistere costituisce una
partecipazione, una cauzione data alla celebrazione.
E siccome questa é ipotecata oggettivamente ed ineluttabilmente dal
delitto di sacrilegio e dal delitto di scisma, non ne segue forse che
partecipando a questa celebrazione si incorre nella colpevolezza di
questi delitti?
La risposta è, di diritto, affermativa. Ne segue che, di diritto, i
fedeli attaccati alla Tradizione non devono assistere alla Messa
tradizionale una cum. E questo tenuto conto: in primo luogo di se
stessi, in secondo luogo della Testimonianza che devono rendere agli
altri.
Questa risposta, di diritto, affermativa, può essere praticamente
tenuta in sospeso da due considerazioni. La prima è di ordine ge
nerale, tenuto conto delle regole della morale.
Un delitto non è peccato che se è conosciuto come tale. L’ignoranza
scusa se è candida; accresce la colpevolezza se è calcolata, ecc. …
Un buon numero di fedeli attaccati alla Tradizione non comprendono nè
la portata, nè, in conseguenza, la gravita dell’”una cum”.
Bisogna istruirli [cf 10]. Ma, finché non hanno capito, non si può
incolparli d’assistere alla Messa tradizionale una cum …
Dio solo scruta i cuori!
La seconda considerazione che può tenere in sospeso la norma del
diritto [ovvero: non assistere alla “Messa una cum”] dipende dalla
situazione attuale.
Può accadere che dei fedeli non abbiano praticamente altro mezzo di
comunicare che assistendo ad una Messa una cum.
Ora, se è possibile vivere e progredire nello stato di grazia senza
comunicare, questa privazione non va esente da difficoltà e talvolta
da pericoli. E, come la Chiesa ha sempre ammesso che in pericolo di
morte si possa ricorrere ad un confessore anche scomunicato, non
conviene forse di ricorrere ad una Messa una cum per partecipare al
Sacrificio e comunicarvi?
Pio XII l’ha ricordato con autorità: nella Chiesa militante, è la
salvezza delle anime che costituisce la finalità delle finalità.
L’assistenza alla “Messa una cum” può essere quindi oggetto di
un “caso di Coscienza”. Ogni caso è un caso; e deve essere risolto in
definitiva dalla coscienza dell’interessato, ma non senza i consigli
e le direttive comunicati da un Sacerdote “non una cum”. Né rigorismo
univoco, che non tiene conto della coscienza di ciascuno; né lassismo
sentimentale: per esempio, una persona che può comunicare ogni
quindici giorni ad una Messa “non una cum”, non ha alcuna ragione e
non deve quindi, nell’intervallo, assistere ad una “Messa una cum”,
ancor meno comunicarvi.
Nota:
Mons. Guérard sostiene che egli, in questa materia, esprime unica
mente la sua opinione, ed ammette i buoni diritti dell’altra
opinione, secondo cui non è lecito neanche per motivi pastorali (il
desiderio dei Sacramenti) assistere e comunicare ad una “Messa una
cum”.
Grazie Lorenzo per la corretta risposta (quanta violenza verbale trovo, a volte, in questo Blog!). Ad ulteriore precisazione sappia che la chiesa del Gentilino, non è stata “scelta” dall’alto, ma, asattamente il contrario. Secondo, poi, a questa chiesa, da anni, non vengono solo persone del quartiere, ma da tutta Milano, da Meda, da Como, da Vimercate, da Settino Milanese, da Basiglio ed altro ancora. Gente che ogni domenica si fa il “panettone”
per assistere alla Messa antica.
Ma la coa più bella e consolante, è vedere giovani nati negli anni 70/80 venire con il messalino della nonna “per conoscere la Messa antica”, E questo significa che ciò che si è fatto, in questi anni, non è solo vuota nostalgia, ma qualcosa di più. Qualcosa di più.
E per ultimo, il problema del vuoto delle chiese storiche del Centro mi tocca da vicino, essendo nato e cresciuto all’ombra di una di esse. Lasciamo fare alla Provvidenza.
Un saluto con simpatia.
Risposte del Cardinale Presidente
della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” a certi quesiti
[pubblicate il 24 ottobre 2008]
Dal momento che alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” sono giunte frequenti domande sulle ragioni del Motu Proprio “Summorum Pontificum”, delle quali alcune si fondano sulle prescrizioni del Documento “Quattuor abhinc annos” inviato dalla Congregazione per il Culto Divino ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, il 3 ottobre 1984, il Presidente della stessa Commissione, l’Em.mo Card. Dario Castrillon Hoyos ha ritenuto opportuno dare le seguenti risposte:
http://www.clerus.org/clerus/dati/2008-10/24-20/castrillon_rispost.html
Non volevo essere frainteso, né squalificare la chiesa del Gentilino, nella quale ho assistito ad un paio di S. Messe e che so avere accolto i fedeli tradizionalisti per tanti anni: per questo motivo è giustamente nel loro cuore.
Semplicemente la mia osservazione nasceva da tre considerazioni, puramente razionali:
1) una chiesa nel centro di Milano sarebbe molto più comoda da raggiungere dai fedeli provenienti da ogni direzione (e non solo da quelli della zona Ripamonti/S. Gottardo). Sembra che il Gentilino stato scelto apposta per scoraggiare la partecipazione.
2) Il centro di Milano, ormai quasi disabitato dai residenti, è pieno di chiese semi-abbandonate, a pochi passi da tutti i più comodi mezzi di trasporto (sopratuttto le metropolitane, che collegano anche in pochi minuti il centro con le stazioni, ovvero con chi volesse venire da fuori città).
3) Le chiese del centro sono dei trionfi di arte e di fede, sopratuttto del XVI e XVII secolo, che mettono in pratica, nell’architettuta, nella pittura, nella dislocazione dei vari elementi necessari al culto, tutte le indicazioni della Riforma Cattolica tridentina, come entusiasticamente e vigorosamente propugnate ed applicate dai Cardinali Borromeo e dai loro successori. In molti casi, proprio grazie all’esodo dei residenti dal centro, sono chiuse da decenni e non hanno subito la ristrutturazione degli altari e della balaustra. Sono quindi già pronte e perfette per la celebrazione nella forma straordinaria.
Tutto questo senza voler nulla togliere al Gentilino, che merita certamente l’affetto di chi vi si è sentito accolto per tanti anni, anche grazie alla disponibilità del tanto criticato cardinal Martini.
A LORENZO: una piccola precisazione, senza voglia di polemica. La Messa Al Gentilino viene celebrata da oltre 20 anni, quando un gruppo di “eroi” chiese al Card. Martini di poter avere la Messa antica a seguito dell’Indulto di Papa G.P.II: Martini avrebbe potuto cavillare sul fatto che nell’Indulto si parlavA solo di Rito romano, invece volle concedere “con generosita”. Per cui c’è una certa tradizione, al Gentilino, a molti cara.
La chiesa del Gentilino, poi, è stata sì costruita alla fine degli anni 40, ma sulle ceneri di una precedente chiesa andata distrutta durante la guerra. Trattavasi della chiesa del Cimitero del Gentilino, aperto in quel luogo nel 500 e soppresso alla fine dell’800. Una lapide in fondo ala chiesa ne ricorda il tutto. Il Gentilino quindi è “luogo della memoria”.
Grazie Dr. Tornieli per il suo equilibrio e la sua attenzine veso la Messa Antica. Leggo molti commenti su questo blog, alcuni piacevoli, alcuni disgustosi. E’ molto sbagliato dividere la Chiesa in pre e post Concilare. La Chiesa è sempre quella, semmai trattasi di due momenti. Ed è anche sbagliato considerare tutto buono, bello giusto quelle che c’era prima e tutto cattivo, e sbagliato il “poi”.
Equilibrio! Come diceva il card. Ratzinger: ” Pluralità nei Riti ma Unità nella fede e (soprattutto) CARITA’
F.S.S.P - XX Fundationis anniversarium,
Roma, 17-19 X 2008 :
http://www.fssp.org/album/H20081018/index.htm
Segnalo: http://www.paolorodari.com/2008/10/22/cattolici-e-centri-sociali-in-lotta-a-verona-e-una-questione-di-odio-metafisico/
A proposito della situazione in cui versa la scuola, così come molta parte delle istituzioni italiane, potremmo dire che il quadro è ormai talmente compromesso da fare apparire nettamente migliorativo (naturalmente non agli occhi di chi si trae beneficio nello/dallo sfascio) persino un intervento animato dal semplice buonsenso. Un tempo per sistemare le cose occorrevano uomini del calibro di Giovanni Gentile, oggi è sufficiente una buona massaia. Per uno stato di insufficienza cronica è sufficiente un ministro sufficiente.
Dopo aver seguito un po’ di interventi su questo blog ed aver fatto un primo richiamo alla correttezza, chiedo esplicitamente a Tornielli di spiegarmi quale sia il ruolo di un forum come questo, che dovrebbe essere frequentato da cattolici, nel quale però si tacciano di idiozia le idee altrui (vedi le reazioni al commento di Mamy) e si insultano le persone sulla base delle loro idee (vedi gli insulti continuati a Savigni).
Dal mio punto di vista questo è un pessimo spettacolo e non capisco quale ne sia lo scopo. Forse, mostrare che i cattolici fanno tanto le persone per bene ma, liberi da freni inibitori di facciata, possono trasformarsi in temibili aggressori verbali?
Con tutta franchezza vedo veramente poco di cristiano in molti degli atteggiamenti di coloro che intervengono su questo blog. Quella carità paziente, benigna, che comprende e non si adira che abbiamo imparato a cercare nelle nostre espressioni quitidiane non ha nulla a che fare con alcuni dei sentimenti espressi in questo blog.
Caro Tornielli, per favore, mi spieghi cui prodest tutto questo e, se è in suo potere, moderi il tono degli interventi.
Non si preoccupi cherubino avevo intuito il senso del suo post.
Però se il testo è affidato alla cura dei vescovi e sacerdoti, io come membro della Chiesa cattolica, come laica che ha un cervello e degli occhi che funzionano ancora non troppo male, vedo, osservo e quando osservo qualcosa che non mi sembra logico o coerente, e che mi vedo costretta a subire, mi informo, e quando trovo il testo che risponde alle mie domande, confermando che quello che vedo non è corretto ho il diritto di dirlo, forse anche il dovere.
Chiaramente parlandone con i diretti interessati. Ma qui siamo su un blog, dunque ho dato il link al testo, poi ho condiviso la mia esperienza .
Potrei anche dirle che ho parlato con il parroco che sistematicamente confida ad una laica la distribuzione della santa Comunione, preferisco non dirle quello che mi ha risposto, dicamo che la mia domanda-osservazione è stata spedita al mittente.
Speriamo che lo Stato e l’ottimo ministro Gelmini dia sempre meno soldi a certi scribacchini universitari … che pubblichino i loro compensi editoriali ottenuti dalle fondazioni bancarie MASSONICHE ….
In pratica “ad ognuno il suo”.
però, Luisa, il senso del mio post è che lascerei ai preti e ai vescovi la responsabilità di valutare se l’istruzione è seguita oppure no. Se anche vi fosserò degli eccessi, nella nostra realtà italiana, dove il parroco in genere tiene ben saldo il governo della parrocchia e delega in genere poco, mi sembra che per il popolo non vi siano danni effettivi proveninenti da
Mi sembra, per finire, che sia pastoralmente più utile evitare di alimentare un clima di contestazione e di giudizio di ciò che, in fondo, non ci è compete giudicare. Se qualcuno ritiene di essere danneggiato nel proprio cammino di fede dal comportamento di un sacerdote, può sempre rivolgersi al Vescovo o al Superiore. Naturalmente, prima di tutto, sarebbe utile chiedere spiegazioni al sacerdote, con calma e con disponibilità all’ascolto.
Effettivamente Cherubino, lei ha precisato ancor meglio il mio pensiero e la ringrazio.
O meglio lo ha fatto citando il Santo Padre .
È abbastanza sintomatico come, su questo blog, se qualcuno si permette di citare documenti vaticani a sostegno di un`eventuale critica o osservazione o domanda, questo contributo è subito letto come una condanna dello spirito post-conciliare, delle riforme da lui introdotte, e imperiose si levano voci in difesa .
Nel caso presente mi sono limitata ad osservare che effettivamente, in tante parrocchie, contrariamente alle prescizioni, che non sono consigli o suggerimenti, ma norme da rispettare, laici e laiche distribuiscono regolarmente la santa Comunione.
È cosa abituale nelle parrocchie della mia città e posso assicurarvi che non c`è folla, i fedeli non sono “particolarmenti numerosi” !
Come non concluderne che in certi casi, e senza generalizzare, queste non applicazioni di una norma nascondono in realtà la volontà di far passare un`altra idea di Chiesa ?
Lei ,Savigni, per strumenti maggiori che dovrebbe darle lo Stato intende i soldi. Forse guadagna troppo poco per vagabondare sui blog giornate intere?
gentile Tornielli, le chiedo il permesso di ribattere sulla scuola, sugli insegnanti e sui ministri citati.
@ Luisa, è vero che quel documento rilevava alcuni abusi e tendeva a mettere un argine, però non era indirizzato nè a me nè a lei, ma ai Vescovi:
” La Santa Sede affida il presente documento allo zelo pastorale dei Vescovi diocesani delle varie Chiese particolari e agli altri Ordinari, nella fiducia che la sua applicazione produca frutti abbondanti per la crescita, nella comunione, dei sacri ministri e dei fedeli non ordinati.
Infatti, come ha ricordato il Santo Padre, « occorre riconoscere, difendere, promuovere, discernere e coordinare con saggezza e determinatezza il dono peculiare di ogni membro della Chiesa, senza confusioni di ruoli, di funzioni o di condizioni teologiche e canoniche ». (114)
Se, da una parte, la scarsità numerica dei sacerdoti è specialmente avvertita in alcune zone, in altre si verifica una promettente fioritura di vocazioni che lascia intravedere positive prospettive per l’avvenire. Le soluzioni proposte per la scarsità dei ministri ordinati, pertanto, non possono essere che transitorie e sincrone ad una prioritaria pastorale specifica per la promozione delle vocazioni al sacramento dell’Ordine. (115)
A tale proposito ricorda il Santo Padre che « in alcune situazioni locali si sono create soluzioni generose ed intelligenti. La stessa normativa del Codice di Diritto canonico ha offerto possibilità nuove che però vanno applicate rettamente, per non cadere nell’equivoco di considerare ordinarie e normali soluzioni normative che sono state previste per situazioni straordinarie di mancanza o di scarsità di sacri ministri ». (116)”
E comunque, prima di porre dei paletti, l’istruzione ribadisce la grande maggioranza di situazioni positive:
“Dobbiamo constatare con viva soddisfazione che in molte Chiese particolari la collaborazione dei fedeli non ordinati al ministero pastorale del clero si svolge in maniera assai positiva, con abbondanti frutti di bene, nel rispetto dei limiti fissati dalla natura dei sacramenti e dalla diversità dei carismi e delle funzioni ecclesiali, con soluzioni generose e intelligenti per far fronte a situazioni di mancanza o scarsità di sacri ministri.(12) In questo modo si è reso perspicuo quell’aspetto della comunione, per cui alcuni membri della Chiesa si adoperano sollecitamente a rimediare, nella misura in cui è loro possibile, non essendo insigniti del carattere del sacramento dell’Ordine, a situazioni di emergenza e di croniche necessità in alcune comunità.(13) Tali fedeli sono chiamati e deputati ad assumere precisi compiti, tanto importanti quanto delicati, sostenuti dalla grazia del Signore, accompagnati dai sacri ministri e bene accolti dalle comunità in favore delle quali prestano il proprio servizio. I sacri pastori sono profondamente riconoscenti per la generosità con la quale numerosi consacrati e fedeli laici si offrono per questo specifico servizio, svolto con fedele sensus Ecclesiae ed edificante dedizione.”
E infine
“un docente dovrebbe saper bene in quale stato di analfabetismo versano i nostri ragazzi e i nostri giovani”.
Lo so benissimo, e cerco di porvi rimedio, con gli strumenti che ho. Se lo Stato me ne desse di più, potrei fare molto di più.
Raffaele,la sua reazione non mi stupisce, quante sono le chiavi di lettura alle quali sono sottoposti i documenti vaticani?
Il documento che ho messo in link, è chiarissimo, è stato scritto appunto per evitare che certi abusi anche in questo campo si diffondessero nella Chiesa contribuendo così alla confusione che è già abbastanza grande sui rispettivi ruoli dei sacerdoti e dei laici, ministri ordinari e straordinari.
È appunto introducendo delle interpretazioni come la sua che si favorisce la laicizzazione del clero e la clericalizzazione dei laici .
Il documento vaticano introduce delle condizioni chiarissime che sono da rispettare e non da interpretare liberamente secondo il buon volere di ognuno..
Se la Gelmini e l’attual etablishment governativo volesse governare un popolo di ignoranti, lascerebbero scuole e università nello stato in cui sono.
Lei, Savigni, più che di controlli severi, dovrebbe preoccuparsi della sua scarsa onestà intellettuale:un docente dovrebbe saper bene in quale stato di analfabetismo versano i nostri ragazzi e i nostri giovani.
Non accorgersene è molto,ma molto grave. In tutti i sensi!
A Silvano: io comincerei col licenziare la Gelmini ed altri ministri incapaci, che stanno riducendo allo sfascio la nostra scuola e la nostra Università.Purtroppo è più facile governare un popolo di ignoranti che un popolo di persone libere, capaci di ragionare con la propria testa e non con quella del conduttore televisivo di turno.
Anche all’università ci sono persone inadeguate, ma non si può colpire indiscriminatamente. Io comunque non temo affatto eventuali controlli più severi.
A Luisa: i documenti del Magistero non vanno letti con la mentalità del burocrate, ma cercando di valorizzare le aperture pastorali in essi contenute, per rispondere a reali esigenze delle nostre comunità. Se anche i laici sono membri a pieno titolo del popolo di Dio, perché scandalizzarsi se svolgono qualche servizio (in un contesto in cui i preti scarseggiano sempre più)? Non dovremmo piuttosto rallegrarcene?
A Lelino: un tempo (ad esempio in alcuni canoni di nconcili carolingi) alle donne era vietato l’accesso allo spazio dell’altare, per una mentalità clericale oggi giustamente superata.Quindi anche una donna può distribuire l’Eucarestia. In molte diocesi sitengono corsi di preparazione per i ministri (e ministre) straordinari dell’Eucarestia, proprio per evitare improvvisazioni. Invece di cercare cavilli giuridici, dobbiamo attrezzarci per un tempo in cui tante parrocchie saranno purtroppo prive di pastori. Se poi qualcuno è malato di protagonismo, la colpa è solo sua (ma questo vale anche per certi preti): non possiamo utilizzare ciò come pretesto per attaccare ttte le “novità”.
@ Mamy
Buongiorno Mamy,
nel citare una “ministra” intendevo solo riportare che in quel caso il ministro era una donna..il fatto è che così era..se fose stato un uomo avrei detto ministro…tutto qua
la sua domanda “le donne sono considerate inferiori?” è invece talmente idiota (la domanda ovviamente, mi perdoni, ma non so trovare altro termine)che non vale la pena di rispondere..quale cattolico potrebbe mai ritenere la donna un essere inferiore?..pensiamo solo alla nostra Madre Maria..
l’obiezione di Mamy è pertinente e non riguarda la diffusione o meno dei ministri straordinari dell’eucarestia, ma una sottolineatura ripetuta e quasi sorpresa di Ielino sul fatto che fosse una donna a svolgere questo servizio. Sottolineatura poi messa in collegamento impropriamente con le ordinazioni sacerdotali femminili nella Chiesa anglicana.
Tutto questo è stato giustamente rilevato da Mamy. Giusto per dissipare ogni dubbio: le donne sono pienamente legittimate ad essere incaricate come ministri straordinari dell’eucarestia che non comporta alcuna partecipazione al ministero ordinato, ma un semplice supporto “esterno” allo stesso.
Un esempio di scaldascranno universitario di cui si dovrebbe occupare il Ministro Brunetta: raffaele savigni.
Consiglio al padrone di casa di “stigmatizzare” anche le uscite di questo, diciamo così, “personaggio”, lo metta in riga “con la stessa durezza” di un pò di mesi fa, ricorda, vero ? …
Mamy, non è questione di donna o uomo è che la possibilità prevista SE certe condizioni sono riunite, è diventata la norma in certe parrocchie nelle quali
la santa Comunione è sempre distribuita dal sacerdote e da un(a) laico(a) e poco importa che vi siano pochi o molti fedeli e che vi siano presenti o meno altri ministri ordinati.
Ancora un documento vaticano che si direbbe lasciato, per non dire abbandonato, alla libera interpretazione e giudizio chi è chiamato ad applicarlo.
Eppure il testo mi sembra estremamente chiaro.
Altri prima di me hanno risposto egregiamente alla questione circa la distribuzione della Comunione.
Vorrei aggiungere:
a parte il fatto l’inadeguata scelta lessicale, grazie alla quale questo servizio viene definito “mestiere”, noto inoltre che il tutto è aggravato agli occhi di qualcuno dal fatto che “una ministra” si sia occupata di ciò.
Le donne sono ancora considerate esseri inferiori?
Ascolta Israele! Io sono il Signore Dio tuo:
Non avrai altro Dio fuori di me.
Non nominare il nome di Dio invano.
Ricordati di santificare le feste.
Onora il padre e la madre.
Non uccidere.
Non commettere atti impuri.
Non rubare.
Non dire falsa testimonianza.
Non desiderare la donna d’altri.
Non desiderare la roba d’altri.
@ Luisa
Grazie del link.
Effettivamente mi ha colpito la cosa perchè domenica scorsa non c’era una grande fila di gente a ricevere l’Eucarestia..
devo forse dedurre che molto probabilmente la signora distribuisce “di default”.. a prescindere dal numero di persone..
in altre messe NO non avevo visto niente del genere..
la cosa mi ha ricordato una pratica vissuta circa 15 anni fa..ho vissutro circa 1 anno vicino a Londra ed un’esperienza simile mi era successa in una chiesa anglicana dove guidato da un’altra signora avevo assistito alla funzione
mi correggo: la sinistra nel cavo della destra
Lelino, posso suggerirle di leggere il testo che ho messo in link?
È sempre meglio andare alle fonti e leggere i documenti, perchè purtroppo i testi talvolta sono o male interpretati o addirittura ignorati.
@ Savigni
trattasi di ministra in questo caso..
serve autorizzazione scritta?
posso candidarmi anche io?
a lelino: come già detto da Savigni, quello che hai visto è perfettamente conforme alle norme liturgiche. Sempre secondo tali norme la scelta della comunione in mano o in bocca è fatta dalla persona che riceve l’eucarestia tendendo le mani (destra nel cavo della sinistra) oppure no, dal che il ministro dell’eucarestia comprende se deve porgerla in mano o appoggiarla in bocca sulla lingua. Quindi nella stessa fila ci sarà chi la riceve in un modo e chi nell’altro in perfetta corrispondenza con le norme ecclesiali.
A sauvignon
…a parte che i due posti cui ti riferisci sono antecedenti all’ammonizione di Tornielli, ti risponderei volentieri col mi amico Dante:
“Ciascun si gratti là dov’ha la rogna!”.
Ma te chi ti credi di essere?
La possibilità per un laico di distribuire la Santa Comunione, che sta diffondendosi come se fosse normale, è in realtà prevista in casi ben precisi. Assistiamo in certi casi a degli abusi, come un sacerdote che resta seduto e lascia il laico distribuire la comunione.Visto con i miei occhi sbalorditi.
ISTRUZIONE
SU ALCUNE QUESTIONI
CIRCA LA COLLABORAZIONE DEI FEDELI LAICI
AL MINISTERO DEI SACERDOTI
Articolo 8
Il ministro straordinario della sacra Comunione
I fedeli non ordinati già da tempo collaborano in diversi ambiti della pastorale con i sacri ministri perché « il dono ineffabile dell’Eucaristia sia sempre più profondamente conosciuto e perché si partecipi alla sua efficacia salvifica con sempre maggiore intensità »(95).
Si tratta di un servizio liturgico che risponde ad oggettive necessità dei fedeli, destinato soprattutto agli infermi e alle assemblee liturgiche nelle quali sono particolarmente numerosi i fedeli che desiderano ricevere la sacra Comunione.
§ 1. La disciplina canonica sul ministro straordinario della sacra Comunione deve, però, essere rettamente applicata per non ingenerare confusione. Essa stabilisce che ministro ordinario della sacra Comunione è il Vescovo, il presbitero e il diacono(96), mentre sono ministri straordinari sia l’accolito istituito, sia il fedele a ciò deputato a norma del can. 230 § 3(97).
Un fedele non ordinato, se lo suggeriscono motivi di vera necessità, può essere deputato dal Vescovo diocesano, in qualità di ministro straordinario, a distribuire la sacra Comunione anche fuori della celebrazione eucaristica, ad actum vel ad tempus, o in modo stabile, adoperando per questo l’apposita forma liturgica di benedizione. In casi eccezionali ed imprevisti l’autorizzazione può essere concessa ad actum dal sacerdote che presiede la celebrazione eucaristica.(98)
§ 2. Perché il ministro straordinario, durante la celebrazione eucaristica, possa distribuire la sacra Comunione, è necessario o che non siano presenti ministri ordinari o che questi, pur presenti, siano veramente impediti.(99) Può svolgere altresì il medesimo incarico anche quando, a causa della particolarmente numerosa partecipazione di fedeli che desiderano ricevere la sacra Comunione, la celebrazione eucaristica si prolungherebbe eccessivamente per l’insufficienza di ministri ordinari. (100)
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cclergy/documents/rc_con_interdic_doc_15081997_it.html
Due esempi di post che avrei preferito non leggere:
1. Silvano: “All’ aglione ricordo che il paletto di frassino, per lui, è sempre pronto”.
2. Parrocchiano: “Oh Silvanooo, te invece di lanciare paletti di frassino perchè un lanci qualche cencio imbevuto di benzina per fargli pulire la bocca? Penso potrebbe bastare”.
Vedo che l’invito del moderatore è caduto nel nulla…
A Lelino: un ministro straordinario dell’Eucarestia (con l’autorizzazione del vescovo o del celebrante) è legittimamente abilitato a distribuire la Comunione in bocca o in mano, per sostituire il parroco assente o per coadiuvarlo se presente. Non c’è nulla di irregolare: le norme lo consentono pienamente.
A
QUELLA
DELLA
MANCANZA
ENDEMICA
DI
SACERDOTI.
Preghiamo Il Signore che mandi vocazioni.
a proposito di Messe a Milano
ieri ho assistito ad una Messa Novus Ordo in una chiesa del centro..
al momento dell’Eucarestia, il corpo di cristo è stato distribuito dal Sacerdote in una fila..
e ad alcuni metri di distanza lo stesso mestiere era svolto da una signora che ha tranquillamente distribuito l’Ostia in mano o in bocca a seconda delle richieste..scusate ma a quale tradizione liturgica o regola corrisponde questa usanza?
Segnalo, davvero significativo:
http://wdtprs.com/blog/2008/10/the-new-coadjutor-of-cincinnati-on-summorum-pontificum/
Sono sempre più scioccato dalla condotta ‘pastorale’ del Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Arcivescovo Zollitsch, nella sua diocesi di Friburgo in Brisgovia: egli sosterrebbe che una Messa VO al mese, in casa sua, basta e avanza perchè bisogna impedire che “la ruota che si è messa in moto col Concilio non ruoti all’indietro” !
[Per chi legge il tedesco: http://www.summorum-pontificum.de/meinung/stadel.shtml ]
@carissima Elianna,
L’impressione dopo aver letto molti, moltissimi interventi circa il MP è la seguente:
Molti di voi (non mi riferisco direttamente a te) mi date l’impressione di piangervi addosso così con e per il gusto di sentirvi piccoli soli incompresi… un po’ alla Kalimero
Vi dico questo perchè sì è vero che c’è diffidenza da parte dei Vescovi e soprattutto da parte di molti parroci… non lo nego, ma è anche vero che voi carissimi fratelli laici non vi date da fare nel richiedere, come la Chiesa comanda, una Messa Tridentina…
Ci vuole un po’ di buona volontà e santa furbizia…, scusate la mia immodestia, nel mio attivo, grazia a Dio, ci sono vari “successi”, chi mi ha chiesto consiglio, ha dovuto aspettare un po’, ma ha ottenuto nella sua parrocchia (o almeno nelle sua vicinanze) una messa tridentina… nonostante parroci furibondi e totalmente ostili…e qualcuno che legge e partecipa attivamente a questo blog, può confermare che non dico bugie…
Allora parliamoci chiaro… datevi da fare! I Vescovi ostili non campano 100 anni, i parroci neanche, certo è dura, bisogna aver pazienza… l’aria è cambiata sia dentro la Curia Vaticana sia, grazie a Dio, alla CEI, (con la dipartita di Betori)… insomma io ho dato alcuni consigli, chi ha avuto la VOLONTA’ ha attenuto, grazia a Dio, una bella Messa tridentina…
certo alcuni di voi in privato mi hanno confidato che a tutti i costi VOGLIONO CHE IL LORO PARROCO CELEBRI IN RITO PIANO, ebbene ve lo dico subito… SCORDATEVELO!!! questa non è una richiesta di Messa, ma una battaglia personale che è persa in partenza! i parroci che sono ideologicamente
contrari neanche con una “apparizione divina” cambierebbero idea!
Di nuovo vi do la disponibilità nel pieno anonimato chi ne vuole approfittare…. rev.doncamillo@gmail.com
A Mauro W. Fuolega:
Il motivo per cui è stata “scelta” Legnano è semplicissimo: la richiesta è partita da un gruppo di fedeli di Legnano e dintorni.
Credevo che ciò fosse stato ampiamente spiegato, ma va sempre bene ricordarlo.
Per il resto, anche a me farebbe piacere una Messa quotidiana in centro a Milano: ci vorrebbe però qualcuno che cominciasse a portare avanti una richiesta/proposta in tal senso.
Evidentemente, non possono farlo le persone che si sono già attivate per la Messa di Legnano, altrimenti si darebbe ragione a quanti sostengono che la Messa antica interessa soltanto ai soliti quattro gatti…
La preghiera deve essere universale come la santa messa. Tutti devono parlare la stessa lingua, tutti devono pensare le stesse cose. Diversamente si alimentano divisioni all’interno della Chiesa e già ci sono piccoli e grandi gruppi che fanno perdere l’universalità alla Chiesa.
Francamente, pur se felice della notizia lieta di una nuova Messa in rito ambrosiano antico - anche se non capisco perché sia stata scelta Legnano -, avrei preferito una S. Messa quotidiana a Milano, e in una chiesa del centro.
E poi, aggiungo, non è proprio possibile che un ordine religioso di rito romano torni a celebrare la S. Messa di San Pio V qui in città?
In ogni caso, ogni passo avanti in questa direzione è comunque un passo indietro del cardinale arcivescovo e dei sui accoliti. Va bene anche così.
Klaus non voglio far polemiche,ma se lei continua a dire che le preghiere servono alla chiesa le devo dire che finora non hanno ottenuto i risultati che molti cattolici si aspettano.Dai guardate in faccia la realtà e ditemi cosa è cambiato nella chiesa (intesa come gerarchia)da quando è stata fondata fino ai giorni nostri.Su da bravi,Dio ha dato anche a voi un cervello capace di pensare,stà a voi farlo funzionare nella maniera corretta.
Dire io sono l’unica vera chiesa santa cattolica e apostolica ,io sono il verbo della verità,all’infuori della chiesa cattolica non vi è salvezza,non fa altro che creare divisioni e incomprensioni.
Le preghiere non hanno eliminato le intolleranze religiose.
Un cordiale saluto
Credo sia questione di “Gerarchia”.
La storia è sempre la stessa.E’ il vescovo a dare il permesso per la messa antica mentre ai sacerdoti è impedito l’iniziativa personale.Ma che è servito il MP se per Tettamanzi tutto è come prima?
Esatto dinastico, la messa NOM la troviamo dovunque(grazie a Dio), non abbiamo ancora bisogno di fare parecchi chilometri per trovarla.
Se poi di tanto in tanto vogliamo arricchirci ancora di più partecipando a una messa VOM,beh facciamolo!
No, Marina: la preghiera serve a quello ma non solo per quello.Serve a noi tutti,serve alla Chiesa, serve anche a te!
L’altro 15 per cento è animista,una religione africana che crede comunque in DIO.
Klaus,sono i soldi che guadagno lavorando che mi tengono in vita ,non le preghiere delle clarisse.
________________
Servissero a fermare le guerre capirei il perchè della loro scelta,ma non le fermano e non alleviano le sofferenze degli sfollati .
Buona giornata
Si trova DAPPERTUTTO.
Pochi passi e ……
hopla!!!!!!
Peccato per chi deve far chilometri per il V.O.,
coi prezzi della benzina, e ora aumentano anche i biglietti dei treni.
……… val bene una messa.
Servono a mantenere in vita anche te, Marina.
Dopo una giornata di preghiere cosa fanno per risolvere i problemi dei poveri le clarisse?
Sono servite in tutti questi anni le preghiere rivolte a DIO per risolvere e alleviare le sofferenze dei poveri “figli di DIO”che vivono nelle zone emarginate del pianeta!Hanno cancellato le 30 guerre che ci sono ancora nel mondo di oggi??
Molte di queste guerre proprio fomentate da religiosi Cattolici.In Congo l’85 per cento della popolazione è cristiana,ma le guerre continuano,a cosa servono le preghiere delle clarisse????
Buona giornata
Non ti preoccupare, Dinastico, vai a messa NOM,la trovi facilmente.
Questo andazzo, soprattutto in questo mese mese, piu che a Legnano, mi fa pensare a …………
Caporetto.
Rev. don Camillo,
il dott. Tornielli ci dà la bella notizia (per i milanesi):
“Il cardinale Dionigi Tettamanzi, capo rito, ha accolto la richiesta di un gruppo di fedeli animati dal Movimento Liturgico Benedettiano, che si propone di portare avanti la “via ambrosiana” al Motu proprio Summorum Pontificum.”
——————
Ci chiediamo allora, e chiedo a don Camillo, che
ottimisticamente prevede “sarà Legnano dall’Alpi
alla Sicilia” (davvero? spes ultima dea….),
e ci offre i suoi ottimi consigli, nello stile
“perfetta letizia; se pure dopo aver bussato 3 x tot volte
vi bastonassero, non scoraggiatevi….”:
per poter passare almeno al punto 1) da lei
consigliato….
sorgerà un giorno (nell’arco del 21.mo secolo, intendo) una “via” adeguata ad ogni diocesi d’Italia, per l’attuazione del Motu Proprio, secondo la volontà del Pontefice, oppure continuerà la congiura del silenzio
che dura da un anno, silenzio di piombo in alcune regioni,
rotto solo da eloquenti gesti e parole di disprezzo
con cui vengono stroncati i fedeli richiedenti,
fin dalla prima sillaba di una domanda di
semplice informazione sul MP
con la esauriente risposta: “Motu Proprio: mai sentito” ?
@ dinastico ecumenico
Ti suggerirei di andare a messa: non importa se celebrata con NOM o VOM.
Buongiorno.
Giovani, forza un pò.
Fate tardi alla messa.
A Roma c’è traffico di mattina.
va tollerato, è povero tossico disturbato che si è consumato le ginocchia in Bosnia ( come giustamente mi ha fatto notare) … non sa come passare il tempo e tra una idiozia e una stupidità inserisce nel blog “cose d’altri”, Fraternità San Pietro e IMBC. Mi è venuta un’ idea : perchè non andiamo a intasargli il suo blogghino un pò cretino ?
Spiace che Cosimo De Matteis, un tempo equilibrato e intelligente nei suoi interventi su questo blog, sia caduto nella trappola dell”oltranzismo religioso” a tal punto da dividere i cattolici in buoni e cattivi tout court.
I buoni sarebbero coloro i quali seguono pedantemente gli “innovatori” e l’ermeneutica della discontinuità, i profeti alla Bianchi,i fautori di una “rottura” totale con la Tradizione, intesa come il male della Chiesa e non come l’organismo vitale della Chiesa stessa.
Attento,Cosimo, a quest’inganno subdolo!!!!!!!
I cattivi, per contro, sar4ebberop tutti coloro i quali difendono la tradizione (buona e vitale) della Chiesa, ma in quest’ultimo caso egli fa di tutte le erbe un fascio: Tradizionalisti per lui significa lefevbriani e sedevacantisti e stop.
Giunge addirittura ad affermare che la Fraternità di San Pietro sia un covo di scismatici sotto mentite spoglie!
E’ gravissimo!
Caro Cosimo, non riconosco più la persona innamorata di Cristo e della Madonna, qual eri un tempo: nella Chiesa ogni divisione è opera di chi sappiamo bene e non bisogna assecondarla.
Prendiamo tutto ciò che di buono c’è e buttiamo il resto,ma sempre all’insegna della Carità.
Se manca quest’ultima, saremo sempre dei cembali squillanti, a maggior ragione se ci intestardiamo a brandire la nostra piccola fede come un martello o come una lancia.
Osserviamo la pdagogia del Papa giorno per giorno, fatta di VERA umiltà, ma coraggiosa e limpida.
E apprezziamo coloro i quali(come don Bux) a prezzo di tanto sacrificio, assecondano VERAMENTE il Ppa in quest’azione di pulizia della nostra religiosità malata, inquinata da mille venti di protestantesimo strisciante.
A quanto comunicato precedentemente, l’Istituto “Mater Boni Consilii” precisa che,
poiché tutti cardinali attualmente viventi fanno parte dell’obbedienza di Giovanni Paolo II
e aderiscono agli errori del Vaticano II;
poiché pertanto questi cardinali si trovano in stato di “scisma capitale”;
poiché è necessario, per ricevere l’Autorità papale da Dio, che l’eletto del Conclave voglia oggettivamente il bene e la realizzazione del fine di quella Chiesa che deve governare; poiché al bene e al fine della Chiesa appartiene necessariamente il fatto che vengano pubblicamente condannati gli errori che si oppongono all’integrità della Fede cattolica;
nell’ipotesi che l’eletto del conclave sia uno dei suddetti cardinali, è necessario che tale eletto
testimoni pubblicamente l’integrità della Fede,
condanni altresì tutti gli errori contrari a questa Fede,
rompa pertanto con questo stato di “scisma capitale” nel quale si trovava.
Prima di un tale atto, egli dovrà essere ancora considerato come “papa” materialiter, ma non formaliter.
Questo era il dktat del bos dell’imbc prima del conclave del 2005.
Ancora dubbi circa la loro posizione?
Ragazzi, lo dico da conservatore o, se volete, tradizionalista: ma l’importante, in definitiva, non è che durante la Santa Messa vi sia l’Eucaristia, cioè Nostro Signore Gesù Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità? Non capisco questo scannarci tra di noi. Personalmente, prediligo il VO, ma cosa posso dire di male del NO? Certo, c’è il rischio di abusi liturgici, e ciò è grave, ma a me interessa l’Eucaristia. Io vado a Messa per ricevere il Santissimo Sacramento: in che lingua me lo amministrano, per me è relativo. Ferno restando, ovvio, che potendo scegliere, lo ripeto, l’opzione principale resta il VO. Semmai, ricollegandomi al discorso di prima, ciò che nn tollero del NO è il fatto che si dia la Comunione in piedi e nelle mani. Ma, per quanto mi riguarda, il problema l’ho risolto da tempo: io la prendo in ginocchio e sulla lingua. Suvvia, non malediciamoci tra noi cristiani. Non facciamo come lo scismatico Lefebvre (perchè tale era e tale resta anche da defunto) e i suoi seguaci, esaltati che in nome di una falsa tradizione hanno tradito la vera tradizione: l’obbedienza al Papa, Vicario di Cristo e successore di Pietro. Cerchiamo di essere veri cristiani, affidiamoci a Gesù sacramentato, non stiamo lì ad ascoltare se ci viene offerto in latino o in volgare. Affidamoci anche a Maria, Madre della Chiesa, perchè faccia sì che i sacerdoti, al di là del messale, vigilino per evitare abusi. E in ultimo, ma non per ultimo, affidiamoci al nostro buon senso: non possiamo litigare sulla liturgia e poi dirci appartenenti ad un Corpo solo, che è la Chiesa. Gesù nel Vangelo dice che un regno diviso è destinato alla rovina. Gesù si riferisce all’Inferno. E, consentitemi, tanti ragionamenti assurdi possono far piacere solo a satana, al diavolo, il divisore per antonomasia.
Saluti a tutti
Ovviamente gli “apprezzamenti”
non sono rivolti alla fssp
bensì a ribelli
che van lì dentro a dar parvenza di esser obbedienti alla Chiesa.
In realtà hanno le loro “mappe”:
sanno bene, in italia e all’estero,
in quali posti andare a frequentare la “vera messa”…
E che il Signore mi perdoni se sto ripetendo tante volte invano parole sacre.
Ma la realtà è quella:
come un tossico sa
-in qualsiasi zona d’italia si trovi-
dove trovare la “roba”
così voi sapete bene
dove andare:
cappelle semi clandestine
fantomatici istituti
con falsi preti
dove andare a fare la blasfema parodia
del Divino Sacrificio.
La fraternità san pietro è il paravento dietro cui vi nascondete: doppiamente falsi e vili ed ipocriti.
www.radiomaria.it
Sabato 18 Ottobre 2008, ore 10.00
Chiesa della SS.Trinità dei Pellegrini
Roma
MESSA PONTIFICALE NELLA FORMA STRAORDINARIA
Celebra S.Em. Ill.ma e Rev.ma il Signor Dario di S.R.C. Cardinale Castrillon Hoyos
Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei
In occasione dei festeggiamenti per il ventesimo di fondazione della Fraternità Sacerdotale di San Pietro.
http://www.rinascimentosacro.com/
Lasciala perdere: come tutte (o quasi) le donne
vuole avere sempre l’ultima parola.
Lasciagliela pure.
Io ho parlato solo per chiarire bene certe cose.
Poi sarà lo Spirito Santo
che sempre assiste ed assisterà la Chiesa
ad agire.
Veni Sancte Spiritus!
Infatti mostra bene, non celebrando col V.O.
Caro Francesco, in realtà don Nicola Bux, per il quale ho la massima stima, non dice nulla di nuovo, conferma ciò che il Santo Padre ci sta dicendo e mostrando da mesi e mesi.
Rileggiamo la sua omelia del Corpus Domini di quest`anno, rileggiamo le sue omelie a Parigi e Lourdes.
Come potremmo anche leggere o rileggere i libri e discorsi dell`allora cardinale Ratzinger sulla Liturgia, vedremmo così descritte le derive liturgiche da lui denunciate, dovute ad un`errata interpretazione e applicazione del CV II
Ciò che stupisce e ha l`arte di irritare e parecchio certe persone, è che sempre più numerosi sono coloro che dicono haut e fort, ciò che solamente qualche anno o mese fa avrebbe valuto loro la qualifica di nemici del CVII.
Francesco.F. Scrive: October 17th, 2008 at 9:43 pm
Lei, Ubi (superba ) humiltas credo abbia molto, ma proprio molto da imparare. Ma non è il caso che inizi subito: è difficile farlo dopo cena che suppongo sia stata abbondantemente annaffiata da vino, per giunta scadente, come si può arguire da ciò che lei sta scrivendo stasera.
Rispondo:
No, mi sono fatto una tisana. Il vino da problemi di BILE.
Ed è assordante anche il silenzio omertoso di quanti stanno alla porta ad origliare senza intervenire.
Pussillanimi, non avete neppure il coraggio di intervenire.
Lasciate solo il ragazzetto sul fronte….
Vili, dovevate dargli man forte.
Il vostro seguire in silenzio è complice.
Ma se un cretino come me, della periferia del profondo sud sa queste cose, ma veramente vi illudete che non le sappia il Papa?
Un uomo che ha governato,con sapienza e attenzione, il Sant’Uffizio conosce tutte le magagne della Chiesa: tanto a destra quanto a manca. E voi, poveri illusi, speravate di farla franca?
Ipocriti , e sepolcri imbiancati!
Ricordate, inoltre, che saremo giudicati sulla CARITA!!!!!
Voi odiate.
Il viso di quel domenicato è brutto come tutto l’odio e la superbia che aveva nel cuore e che si è portato nella tomba.
Qui dentro tutti prendevano le distanze tanto dalla sanpiox quanto da lefreve, ma nessuno diceva di essere adepto di quest’altra istituto che vi ho ben detto come è nato e come è andato avanti.
Non c’è nulla di nascosto che non verrà alla luce.
Mi pare che fosse pure il Vangelo di oggi.
Ipocriti, testardi e duri di cuore.
Che la VERGINE MARIA VI DONI DAVVERO il suo “buon consiglio” e vi faccia rinsavire ed uscire dalle vostre sette.
LETTERA APOSTOLICA
“ECCLESIA DEI”
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
IN FORMA DI “MOTU PROPRIO”
1. Con grande afflizione la Chiesa ha preso atto dell’illegittima ordinazione episcopale conferita lo scorso 30 giugno dall’Arcivescovo Marcel Lefebvre, che ha vanificato tutti gli sforzi da anni compiuti per assicurare la piena comunione con la Chiesa alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, fondata dallo stesso Mons. Lefebvre. A nulla infatti sono serviti tali sforzi, specialmente intensi negli ultimi mesi, nei quali la Sede Apostolica ha usato comprensione fino al limite del possibile(1).
2. Questa afflizione è particolarmente sentita dal Successore di Pietro, al quale spetta per primo la custodia dell’unità della Chiesa(2), anche se fosse piccolo il numero delle persone direttamente coinvolte in questi eventi, poiché ogni persona è amata da Dio per se stessa ed è stata riscattata dal sangue di Cristo, versato sulla Croce per la salvezza di tutti.
Le particolari circostanze, oggettive e soggettive, nelle quali l’atto dell’Arcivescovo Lefebvre è stato compiuto, offrono a tutti l’occasione per una profonda riflessione e per un rinnovato impegno di fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa.
3. In se stesso, tale atto è stato una disobbedienza al Romano Pontefice in materia gravissima e di capitale importanza per l’unità della Chiesa, quale è l’ordinazione dei vescovi mediante la quale si attua sacramentalmente la successione apostolica. Perciò, tale disobbedienza - che porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano - costituisce un atto scismatico(3). Compiendo tale atto, nonostante il formale monitum inviato loro dal Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi lo scorso 17 giugno, Mons. Lefebvre ed i sacerdoti Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, sono incorsi nella grave pena della scomunica prevista dalla disciplina ecclesiastica(4).
4. La radice di questo atto scismatico è individuabile in una incompleta e contraddittoria nozione di Traditione. Incompleta, perché non tiene sufficientemente conto del carattere vivo della Tradizione, «che - come ha insegnato chiaramente il Concilio Vaticano II - trae origine dagli Apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità»(5)
Ma è soprattutto contraddittoria una nozione di Tradizione che si oppone al Magistero universale della Chiesa, di cui è detentore il Vescovo di Roma e il Corpo dei Vescovi. Non si può rimanere fedeli alla Tradizione rompendo il legame ecclesiale con colui al quale Cristo stesso, nella persona dell’apostolo Pietro, ha affidato il ministero dell’unità nella sua Chiesa(6)
5. Dinanzi alla situazione verificatasi, sento il dovere di rendere consapevoli tutti i fedeli cattolici di alcuni aspetti che questa triste circostanza pone in particolare evidenza.
a) L’esito a cui è approdato il movimento promosso da Mons. Lefebvre può e deve essere motivo per tutti i fedeli cattolici, di una sincera riflessione circa la propria fedeltà alla Tradizione della Chiesa autenticamente interpretata dal Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, specialmente nei Concili ecumenici da Nicea al Vaticano II. Da questa riflessione, tutti devono trarre un rinnovato ed efficace convincimento della necessità di migliorare ancora tale fedeltà, rifiutando interpretazioni erronee ed applicationi arbitrarie ed abusive, in materia dottrinale, liturgica e disciplinare.
Soprattutto ai Vescovi spetta, per propria missione pastorale, il grave dovere di esercitare una chiaroveggente vigilanza piena di carità e di fortezza, affinché tale fedeltà sia salvaguardata ovunque(7).
b) Vorrei, inoltre, richiamare l’attenzione dei teologi e degli altri esperti nelle scienze ecclesiastiche, affinché anch’essi si sentano interpellati dalle presenti circostanze. Infatti, l’ampiezza e la profondità degli insegnamenti del Concilio Vaticano II richiedono un rinnovato impegno di approfondimento, nel quale si metta in luce la continuità del Concilio con la Tradizione, specialmente nei punti di dottrina che, forse per la loro novità, non sono stati ancora ben compresi da alcuni settori della Chiesa.
c) Nelle presenti circostanze, desidero soprattutto rivolgere un appella allo stesso tempo solenne e commosso, paterno e fraterno, a tutti coloro che finora sono stati in diversi modi legati al movimento dell’Arcivescovo Lefebvre, affinché compiano il grave dovere di rimanere uniti al Vicario di Cristo nell’unità della Chiesa Cattolica, e di non continuare a sostenere in alcun modo quel movimento. Nessuno deve ignorare che l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa(8)
A tutti questi fedeli cattolici, che si sentono vincolati ad alcune precedenti forme liturgiche e disciplinari della traditione latina, desidero manifestare anche la mia volontà - alla quale chiedo che si associno quelle dei Vescovi e di tutti coloro che svolgono nella Chiesa il ministero pastorale - di facilitare la loro comunione ecclesiale, mediante le misure necessarie per garantire il rispetto delle loro giuste aspirazioni.
6. Tenuto conto dell’importanza e complessità dei problemi accennati in questo documento, in virtù della mia Autorità Apostolica, stabilisco quanto seque:
a) viene istituita una Commissione, con il compito di collaborare con i Vescovi, con i Dicasteri della Curia Romana e con gli ambienti interessati, allo scopo di facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose finora in vario modo legati alla Fraternità fondata da Mons. Lefebvre, che desiderino rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le loro tradizioni spirituali e liturgiche, alla luce del Protocollo firmato lo scorso 5 maggio dal Cardinale Ratzinger e da Mons. Lefebvre;
b) questa Commissione è composta da un Cardinale Presidente e da altri membri della Curia Romana, nel numero che si riterrà opportuno secondo le circostanze;
c) inoltre, dovrà essere ovunque rispettato l’animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina, mediante un’ampia e generosa applicazione delle direttive, già da tempo emanate dalla Sede Apostolica, per l’uso del Messale Romano secondo l’edizione tipica del 1962(9).
7. Mentre si avvicina ormai la fine di questo anno specialmente dedicato alla Santissima Vergine, desidero esortare tutti a unirsi alla preghiera incessante che il Vicario di Cristo, per l’intercessione della Madre della Chiesa, rivolge al Padre con le stesse parole del Figlio: Ut omnes unum sint!
Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 2 del mese di luglio dell’anno 1988, decimo di pontificato.
Joannes Paulus PP. II
Sei un ateo, De Matteis, e lo sai bene: chi prega veramente non se ne vanta. Ateo e per giunta sciocco dunque.
E adesso veramente buonanotte!
Come i plagiati settari(i testimoni di geova, ad esempio)ripeti a pappagallo, ossesivamente un pezzo di discorso. E’ violenza postare(col grassetto!!!)sempre una stessa cosa.
La verità è che ho toccato troppi nervi scoperti, anche se finora ho fatto il finto tonto. Bigotto, le cose le sò bene,e Grazie a Dio le sa pure la Chiesa.
Stolto bigotto:
le indicazioni dei misteri sono facoltativi. Lo dice il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella “Rosarium Virginis Mariae”.
E comunque sei proprio alla frutta se ti attacchi alle quisquilie.
Che ne sai quanti Rosari dico al giorno io?
Credi forse che quelle cinque Decine dette ieri alle 22.15 siano il mio unico rosario giornaliero?
Fratello caro, bisogna PREGARE, PREGARE, PREGARE.
www.medj
Ma prima di chiudere voglio ancora una volta postare le chiarissime parole di Don Bux:
” Purtroppo, negli ultimi anni, si è fatta strada l’idea di una liturgia “fai da te”, e cioè, praticamente, che ciascun sacerdote, ciascun gruppo, possa togliere e aggiungere quello che crede, in questo spazio di fede, dimenticando che invece noi riceviamo la liturgia da una tradizione di duemila anni. Liturgia vuol dire appunto azione sacra, che noi compiamo per ascoltare Dio, per rispondere a Lui, per offrire a Lui la nostra vita, e che dunque non può essere manipolata da alcuno, proprio perché l’uomo di ogni tempo ha il diritto di incontrare la fede cattolica. Il sacerdote è un ministro, cioè un servitore. Questa situazione che si è creata un po’ negli ultimi anni - e che, ripeto, nulla ha a che fare con lo spirito iniziale della riforma voluta dal Concilio - ha finito per creare nella Chiesa notevoli contrapposizioni e i problemi che tutti sappiamo. Quindi, l’atto del Santo Padre è stato un atto di giustizia, che peraltro era già preparato da altri interventi pazienti fatti da Giovanni Paolo II e anche da Paolo VI. L’intento è di dare dei correttivi all’interpretazione della innovazione della liturgia, perché la riforma liturgica spesso è stata presentata come una sorta di rivoluzione. In realtà, era solo un restauro e quindi come ogni restauro andava portato avanti con delicatezza e senza alterare i tratti fondamentali dell’immagine.”
Sig. Francesco ho mangiato un dolcino, ma non sono frà Dolcino!!!!!!!
A vent’anni dalla propria nascita,
l’Istituto Mater Boni Consilii – che oltre alla casa di Verrua Savoia dispone di residenze di propri sacerdoti a Roma e San Martino dei Mulini (Rimini),
oltre che in Francia, Belgio e Argentina – dispone di una decina di sacerdoti e complessivamente di ventiquattro membri (compreso il ramo femminile, attualmente composto da due suore), e svolge il proprio
apostolato
in diverse città italiane – Bologna, Chieti, Ferrara, Loro Ciuffenna (Arezzo), Maranello (Modena), Milano, Modugno (Bari), Padova, Potenza, Roma, Rimini, Rovereto (Trento), Torino, Valmadrera (Lecco) – e straniere.
Dal 2004, inoltre, l’Istituto segue la cura pastorale di un distaccamento italiano delle suore francesi di Cristo Re a Moncestino (Alessandria).
Insomma, io mi licenzio e voglio diventare un riscossiano, amo l’istituto mbc (che sberleffo satanico: gli mettono pure il Nome Santo della Vergine Santissima.).
Dai, alla riscossa, tutti con riscossa.
(cosi, stolta, impari a stare zitta e a non provocarmi)
Mi sembra che il Papa fino ad oggi non abbia celebrato col V.O.
E’ così???????????
Un concigliere scelto PERSONALMENTE dal Papa, non solo riscuote l’incondizionata fiducia del papa, ma parla pubblicamente secondo gli intendimenti del Papa.
Che i “signori” De Matteis e Ubi humiltas dimostrino tanta arroganza e sufficienza nei confronti del discorso di Don Bux, ce la dice lunga sulla “loro” animosità contro il Papa e contro la Chiesa, sotto una maschera di finto devozionismo( ieri sera per esempio non sapevano nemmeno che i misteri del Rosario da recitare erano quelli della Luce e non quelli gaudiosi).
Signori, se non foste soltanto degli atei da quattro soldi che venite qui a dileggiare la chiesa, sareste come minimo dei cattolici disobbedienti al Papa,ai margini, se non al di là della comunione con Lui.
E vado a dormire perchè sono solo disgustato delle “vostre” ignobili e perfide menzogne.
PER CONTINUARE A RACCONTARE LA SANTITA DI COSTORO VI RACCONTO COME CONTINUA LA SANTA STORIA DEL SANTISSIMO DOMENICANO FRANCESE ED I SUOI SANTI ADEPTI ITALIANI:
Dopo oltre un decennio di assenza di un proprio vescovo, avendo perciò fatto ricorso per le ordinazioni sacerdotali e le cresime a vescovi stranieri
(a loro volta non in comunione con il Papa),
che condividono posizioni analoghe sul “problema dell’autorità nella Chiesa” e del Papa e che periodicamente visitano l’Italia,
il 16 gennaio 2002 il vescovo statunitense domenicano Robert McKenna
– come abbiamo visto, elevato all’episcopato da Michel Guérard des Lauriers[santo immediattamente, vite vite!!! e pure doctor de la saint eglise],
nel 1986 – ha conferito la consacrazione episcopale a un giovane membro dell’Istituto, il sacerdote belga Geert Stuyver – nato a Gand il 14 maggio 1964 e ordinato al sacerdozio dallo stesso McKenna nel 1996 –, residente a Dendermonde (Belgio),
da dove svolge il suo ministero per conto dell’Istituto Mater Boni Consilii anche in Francia e nei Paesi Bassi.
EVVIVA RISCOSSA’ RISCOSSà RISCOSSà, LIBERTè, EGALITè, RISCOSSè
Bux secondo me parla a nome suo, e quando a Gennaio (brrrr ho i brividi di fredddo) ci saranno le regole di attuazione se ne accorgerà.
Io invece CONSTATO che Lei non risponde alla mia domanda.
Chissà perchè??????
Vedo che ha già risposto lei ,signor Ubi humiltas, alla domanda che avevo posto al suo alter ego, signor De Matteis.
ha risposto un secco no.
Devo dunque arguire che lei non condivide le scelte liturgiche del Papa(Bux parla ovviamente a suo nome).
Lo sospettavo sa?
Buonanotte
E’ “consigliere”, non è “IL PAPA”.
Lui consiglia, ma IL PAPA decide.
Inizia a afr freddo.
vedioamo come continua la storia dell’istituto:
Il 25 novembre 1987, a Raveau (in Francia), monsignor Michel Guérard des Lauriers[SANTO SUBITISSIMO] conferisce la consacrazione episcopale a don Franco Munari (dopo averla già conferita a Gunter Storck [1938-1993], il 30 aprile 1984, e a Robert McKenna, il 22 agosto 1986),
un sacerdote italiano che – assieme a don Curzio Nitoglia, don Giuseppe Murro e don Francesco Ricossa – ha lasciato la Fraternità Sacerdotale San Pio X, il 18 dicembre 1985, considerando le sue posizioni dottrinali (all’epoca: “Giovanni Paolo II [1920-2005] è realmente Papa, ma può sbagliare e gli si deve disobbedire”) ambigue e nocive. Intorno a don Munari e i suoi collaboratori sorge così l’Istituto Mater Boni Consilii – con sede prima a Nichelino, poi a Verrua Savoia, entrambi in provincia di Torino –, che riunisce i seguaci italiani della “tesi di Cassiciacum”.
Per ragioni personali, don Munari abbandona l’istituto – e, a quanto è dato di sapere, il sacerdozio – il 26 ottobre 1990.
tUTTO CHIARO, BELLO, PURO, ANGELICO, ESEMPLARE, EDIFICANTE.BRAVO’ BRAVO’ VIVE LA FRANCE VIVE RISCOSSA’
E lei, signor Ubi humiltas, condivide quanto oggi ha espresso a Radiovaticana Don Nicola Bux( consigliere liturgico del Papa)?
No.
Condivido ciò che lei afferma De Matteis.
Mi permetta tuttavia di domandarle: lei condivide quanto ha detto oggi Don Nicola Bux (consigliere liturgico del Papa)?
Conseguentemente,
“l’Istituto Mater Boni Consilii,
sostenendo che la Sede Apostolica è formalmente (…) vacante almeno dal 7 dicembre 1965,
ritiene che tutti i libri liturgici promulgati dopo quella data non sono libri liturgici della Chiesa cattolica e pertanto (…) che la Messa celebrata secondo il nuovo rito e i sacramenti confezionati e amministrati secondo il rito post-conciliare
sono da considerarsi (…) come praticamente nulli e invalidi. Questo vale anche per il nuovo rito di consacrazione episcopale” (Sodalitium, anno XXI, n. 58, aprile 2005, p. 42).
Robetta, insomma. Piccole cose. quisquilie, pinzellacchere…
[La gestione della Chiesa Tedesca degli ultimi venti e più anni, ad opera di Lehmann, e ora del ‘continuatore’ Zollitsch, passerà alla Storia come tanto fallimentare quanto quella di certe banche d’affari statunitensi, nei medesimi anni… Karl Lehmann u. Robert Zollitsch = Lehman Brothers !]
Comunque Sig. Francesco Lei ha lasciato ancora inevasa una risposta ad una mia domanda.
E’ più grande la Liturgia con cui si celebra l’Eucaristia, o l’Eucaristia che rende Sacra la Liturgia?????
Attendo fiducioso.
Ritengo comunque doveroso ribadire ciò che oggi ha detto alla Radiovaticana Don Nicola Bux, la cui NON appartenenza alla Fraternita di San Pio X mi pare chiarissima:
” Purtroppo, negli ultimi anni, si è fatta strada l’idea di una liturgia “fai da te”, e cioè, praticamente, che ciascun sacerdote, ciascun gruppo, possa togliere e aggiungere quello che crede, in questo spazio di fede, dimenticando che invece noi riceviamo la liturgia da una tradizione di duemila anni. Liturgia vuol dire appunto azione sacra, che noi compiamo per ascoltare Dio, per rispondere a Lui, per offrire a Lui la nostra vita, e che dunque non può essere manipolata da alcuno, proprio perché l’uomo di ogni tempo ha il diritto di incontrare la fede cattolica. Il sacerdote è un ministro, cioè un servitore. Questa situazione che si è creata un po’ negli ultimi anni - e che, ripeto, nulla ha a che fare con lo spirito iniziale della riforma voluta dal Concilio - ha finito per creare nella Chiesa notevoli contrapposizioni e i problemi che tutti sappiamo. Quindi, l’atto del Santo Padre è stato un atto di giustizia, che peraltro era già preparato da altri interventi pazienti fatti da Giovanni Paolo II e anche da Paolo VI. L’intento è di dare dei correttivi all’interpretazione della innovazione della liturgia, perché la riforma liturgica spesso è stata presentata come una sorta di rivoluzione. In realtà, era solo un restauro e quindi come ogni restauro andava portato avanti con delicatezza e senza alterare i tratti fondamentali dell’immagine.”
[Comunque, davvero un degno successore di Lehmann…]
# Ubi humilitas, ibi sapientia. Scrive: October 17th, 2008 at 9:50 pm
Quindi è vero, nacque per un “grosso Dissidio” 20 anni fa e tale dissidio mi sembra ci sia anche oggi, o sbaglio???
—————–
Veramente il dissidio cui accennavo, ammesso che esista, si riferiva al presidente e al segretario di Ecclesia dei( circa le valutazikoni sull’applicazione del motu proprio, non a quello che lei adesso riferisce tra la FSSPX e la Chiesa di Roma.
Che quest’ultimo esista è noto a tutti e ,specialmente chi ,come me, NON appartiene alla FSSPX , deve pregare molto.
Nel frattempo, monsignor Guérard des Lauriers ha già elaborato, nel 1979, la cosiddetta “tesi di Cassiciacum” – dalla rivista in cui la tesi è pubblicata, Les Cahiers de Cassiciacum – secondo la quale almeno a partire dal 7 dicembre 1965, con la promulgazione della dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa Dignitatis humanæ, ritenuta in contrasto col magistero precedente, Paolo VI (1897-1978) e i suoi successori, pur occupando legalmente la sede di Pietro in seguito a una valida elezione,
non godrebbero più della autorità pontificia e non sarebbero più divinamente assistiti.
In altre parole, essi sarebbero Papi solo “materialmente” ma non “formalmente” (e, in parallelo, quanto al potere di giurisdizione, i vescovi nominati dagli “occupanti della Sede Apostolica”
– da Paolo VI in poi –
non hanno l’autorità, esattamente come non hanno l’autorità i suddetti occupanti). Spetterebbe allora ai cardinali o ai vescovi residenziali rivolgere all’occupante della Sede Apostolica
(attualmente Benedetto XVI, che l’Istituto Mater Boni Consilii ha reputato non potere essere “vero successore di Pietro” in un comunicato emanato il giorno successivo l’elezione al soglio pontificio, e il cui nome non è dunque menzionato dai sacerdoti dell’Istituto nel canone della Messa) delle “monizioni canoniche”.
Se il Papa persiste nel suo errore, non lo è più neppure materialmente e il “concilio generale imperfetto” (cardinali o vescovi residenziali) dovrebbe procedere a un nuovo conclave.
Nel caso abiuri i suoi errori, egli diverrebbe Papa anche formalmente.
Capito? Il Papa deve andare da riscossa o come si chiama lui ed abiurare
Intanto però, in Germania, a Friburgo, l’Arcivescovo Zollitsch (N.B.: Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca) , ha espressamente vietato l’applicazione del Motu Proprio in parrocchie e nei più importanti luoghi di culto…
” Aktuelles:
Erzbischof Zollitsch
Was sich der Bischof wünscht
17. 10. 2008
Zitat: Es ist der ausdrückliche Wunsch unseres Herrn Erzbischofs, daß die Feier der heiligen Messe in der außerordentlichen Form nicht in Pfarrkirchen und in herausgehobenen Kirchen geschieht, wie dies für die Wallfahrtskirche ‘Maria zu den Ketten’ in Zell am Hammersbach zutrifft.”
So laut IK-Nachrichten 10/2008 der Freiburger Domkapitular Dr. Klaus Stadel in seinem Ablehnungsbescheid an die Gruppe von Gläubigen, die die Messe nach dem alten Ritus in dieser Kirche erbeten hatte.”
http://www.summorum-pontificum.de/
(In pratica, vietando una celebrazione in rito antico in un locale santuario mariano, ha ripetuto l’exploit del Nogaro a Caserta del settembre 2007, ma con una classe tutta tedesca… Non goffe argomentazioni, ma… quel pò di burocratese e “Ausweis, bitte!” che lassù piace tanto…)
Non dicevo questo. Parlavo della Commissione non dei Componenti.
E’ tutto vero, De Matteis. Mbeh??????????????????????
Ognuno si gratti la propria rogna. Non ce ne cale!
Quindi è vero, nacque per un “grosso Dissidio” 20 anni fa e tale dissidio mi sembra ci sia anche oggi, o sbaglio???
Comunque non mi risulta che Don Bux appartenga alla Fraternità di San Pio X, ma che il Papa in Persona lo abbia voluto come proprio CONSULTORE LITURGICO.
Il Padre Guérard des Lauriers ha pubblicato, nel 1978, e poi nei “Cahiers de Cassiciacum”, una tesi fino ad ora non confutata; questa tesi consiste nell’affermare la vacanza FORMALE della Sede Apostolica, certamente a partire dal 7 dicembre 1965.
E Giovanni Paolo II , che Iddio lo abbia in Gloria, fece benissimo a istituirla ancche se in un frangente cosi terribile per la Chiesa.
Da wikipedia:
La sua scomunica da parte della chiesa fu formalizzata il 30 giugno, a firma del cardinale Bernardin Gantin. Subito dopo, il 2 luglio 1988, Giovanni Paolo II, con il motu proprio Ecclesia Dei afflicta (popolarmente conosciuto solo come “Ecclesia Dei”), dichiara il proprio dolore per l’infelice conclusione della questione, parlando esplicitamente di “disobbedienza al Romano Pontefice in materia gravissima e di capitale importanza per l’unità della Chiesa” e di “atto scismatico” che ha per conseguenza diretta la “scomunica”. Tale atto scismatico è dovuto, secondo il Papa, ad un’”Incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione”.
Lei, Ubi (superba ) humiltas credo abbia molto, ma proprio molto da imparare. Ma non è il caso che inizi subito: è difficile farlo dopo cena che suppongo sia stata abbondantemente annaffiata da vino, per giunta scadente, come si può arguire da ciò che lei sta scrivendo stasera.
Non li definirei “piccoli” i disguidi.
Il compito di Ecclesia Dei è quello di divulgare i documenti magisteriali,ma anche di dirimere problemi e controversie che possono sempre mnascere nella concreta attuazione delle direttive pontificie.
La commissione dei consultori liturgici ha invece un compito squisitamente dottrinale, teologico e liturgico.
Ecco perchè mi pare altamente educativo per tutti il brano di Don Bux rilasciato oggi durante l’intervista alla Radiovaticana e che, per comodità degli amici che leggono, ben volentieri riposto:
” Purtroppo, negli ultimi anni, si è fatta strada l’idea di una liturgia “fai da te”, e cioè, praticamente, che ciascun sacerdote, ciascun gruppo, possa togliere e aggiungere quello che crede, in questo spazio di fede, dimenticando che invece noi riceviamo la liturgia da una tradizione di duemila anni. Liturgia vuol dire appunto azione sacra, che noi compiamo per ascoltare Dio, per rispondere a Lui, per offrire a Lui la nostra vita, e che dunque non può essere manipolata da alcuno, proprio perché l’uomo di ogni tempo ha il diritto di incontrare la fede cattolica. Il sacerdote è un ministro, cioè un servitore. Questa situazione che si è creata un po’ negli ultimi anni - e che, ripeto, nulla ha a che fare con lo spirito iniziale della riforma voluta dal Concilio - ha finito per creare nella Chiesa notevoli contrapposizioni e i problemi che tutti sappiamo. Quindi, l’atto del Santo Padre è stato un atto di giustizia, che peraltro era già preparato da altri interventi pazienti fatti da Giovanni Paolo II e anche da Paolo VI. L’intento è di dare dei correttivi all’interpretazione della innovazione della liturgia, perché la riforma liturgica spesso è stata presentata come una sorta di rivoluzione. In realtà, era solo un restauro e quindi come ogni restauro andava portato avanti con delicatezza e senza alterare i tratti fondamentali dell’immagine.”
Lo so “Ecclesia Dei Afflicta”, nata subito dopo lo scisma.
Nacque per quello.
Tutt’altro, Ubi humiltas.
Ecclesia Dei è un organismo in dispensabile, voluto da Giovanni Paolo II e assai rafforzato dall’attuale Papa.
E’ il ponte tra la Congregazione per la dottrina della fede e le altre congregazioni romane e i fedeli e svolge un servizio irrinunciabile per la Chiesa.
A parte qualche piccolo,infinitesimale disguido tra il suo presidente (Castrillon Hoyos) e il suo segretario (Camille Perl) è un ufficio che svolge da sempre il suo lavoro con grandi capacità di mediazione e amore per la Chiesa.
I tentativi di Ubi, subito seguito fedelmente da Cosimo de Matteis, per annegare i post che visibilmente non gli aggradono, sono patetici !
Strategia ripetitiva che finisce per diventare ridicola, annacquare, diluire, creare diversioni e confusioni, può forse funzionare, un momento, ma quando la strategia si fa sistematica diventa solo un giochetto infantile, puerile.
Certo che la Ecclesia Dei per alcuni sta diventando un afflizione.
A ciascuno il suo Castrillon.
Non ci sono vice nella commissione dei consultori liturgici del Papa. E’ un gruppo di tgeologi scelti personalmente dal Papa che supportano l’azione del cerimoniere Mons Guido marini.
Preferisco chiedere al Presidente Card. Castrillon.
Sembra detti Lui la via da seguire. Se lo vedo chiederò.
Già, è vice mi sembra.
Domanda profondissima,la tua, Ubi humiltas.
Ponila direttamente al teologo don Bux. Potrai scrivergli una lettera presso l’Osservatore Romano e gliela recapiteranno.
O anche alla Radiovaticana.
Volendo potrai anche mandargliela presso la Commissione Ecclesia Dei oppure presso la commissione dei consultori liturgici del papa,nella quale Sua Santità Benedetto XVI l’ha nominato circa un mese fa.
Cosimo, quelle Clarisse stanno a Lecce.
Ci hai regalato un angolo di cielo
dandoci
l’idea della giornata tipo
di una clarissa.
Per me è stato OSSIGENO PURO.
e per questo che ti sono cosi grato.
Il sacerdote è un ministro, cioè un servitore.
Di Cristo o dei desideri dei fedeli, di grazia????????
Don Nicola Bux taglia la testa al toro e dice le cose come veramente stanno:
” Purtroppo, negli ultimi anni, si è fatta strada l’idea di una liturgia “fai da te”, e cioè, praticamente, che ciascun sacerdote, ciascun gruppo, possa togliere e aggiungere quello che crede, in questo spazio di fede, dimenticando che invece noi riceviamo la liturgia da una tradizione di duemila anni. Liturgia vuol dire appunto azione sacra, che noi compiamo per ascoltare Dio, per rispondere a Lui, per offrire a Lui la nostra vita, e che dunque non può essere manipolata da alcuno, proprio perché l’uomo di ogni tempo ha il diritto di incontrare la fede cattolica. Il sacerdote è un ministro, cioè un servitore. Questa situazione che si è creata un po’ negli ultimi anni - e che, ripeto, nulla ha a che fare con lo spirito iniziale della riforma voluta dal Concilio - ha finito per creare nella Chiesa notevoli contrapposizioni e i problemi che tutti sappiamo. Quindi, l’atto del Santo Padre è stato un atto di giustizia, che peraltro era già preparato da altri interventi pazienti fatti da Giovanni Paolo II e anche da Paolo VI. L’intento è di dare dei correttivi all’interpretazione della innovazione della liturgia, perché la riforma liturgica spesso è stata presentata come una sorta di rivoluzione. In realtà, era solo un restauro e quindi come ogni restauro andava portato avanti con delicatezza e senza alterare i tratti fondamentali dell’immagine.
Che ho fatto Cosimo, non capisco??
P.S. Scusami se prima non ti ho salutato.
Ubi, caro Ubi….
So che la Benedizione può darla solo un Sacerdote
ma mi viene ugualmente di dirti:
DIO TI BENEDICA!
con cristiano affetto
Come vivono nella Comunità delle Sorelle Povere di Santa Chiara (Clarisse).
La nostra giornata è ritmata dalla preghiera, dal lavoro, dal silenzio e dalla gioiosa condivisione. Se vuoi puoi unirti sempre alla nostra preghiera, noi stiamo già pregando anche per Te.
Ore 5, 30 Levata
Ore 6,00 Meditazione - Coro
Ore 6,45 Corona Francescana
Ore 7,15 Lodi e S. Messa - Ora Terza - Colazione - Lavoro
Ore 11,45 Ora Sesta
Ore 12,15 Pranzo - Ricreazione - SILENZIO ASSOLUTO
Ore 14,30 Ora Nona - Lettura Spirituale - Lavoro
Ore 17,15 Vespri - Meditazione
Ore 18, 30 Cena - Ricreazione
Ore 20,00 Compieta - Riposo
Ore 00,45 Ufficio Notturno - Riposo
Ogni primo Venerdì del mese viviamo l’Adorazione Eucaristica Continua.
Dalla Radio vaticana:
“Il teologo Nicola Bux affronta in un libro la centralità della riforma liturgica nel Magistero di Benedetto XVI
◊ Restaurare nella liturgia un sapiente equilibrio tra innovazione e tradizione: è questo il cuore dell’opera riformatrice che sta attuando il Pontefice. E’ quanto sottolinea nel suo ultimo libro, “La rifoma di Benedetto XVI” edito di Piemme, il teologo don Nicola Bux, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. In particolare, don Bux si sofferma sul Motu proprio Summorum Pontificum con il quale il Pontefice ha liberalizzato il rito latino. Il documento ha suscitato molte critiche anche nel mondo cattolico. Tuttavia, come spiega don Nicola Bux - al microfono di Alessandro Gisotti - non è un passo indietro ma piuttosto un “guardare avanti” riprendendo quanto di più bello c’è nella tradizione cattolica:
R. - Purtroppo, negli ultimi anni, si è fatta strada l’idea di una liturgia “fai da te”, e cioè, praticamente, che ciascun sacerdote, ciascun gruppo, possa togliere e aggiungere quello che crede, in questo spazio di fede, dimenticando che invece noi riceviamo la liturgia da una tradizione di duemila anni. Liturgia vuol dire appunto azione sacra, che noi compiamo per ascoltare Dio, per rispondere a Lui, per offrire a Lui la nostra vita, e che dunque non può essere manipolata da alcuno, proprio perché l’uomo di ogni tempo ha il diritto di incontrare la fede cattolica. Il sacerdote è un ministro, cioè un servitore. Questa situazione che si è creata un po’ negli ultimi anni - e che, ripeto, nulla ha a che fare con lo spirito iniziale della riforma voluta dal Concilio - ha finito per creare nella Chiesa notevoli contrapposizioni e i problemi che tutti sappiamo. Quindi, l’atto del Santo Padre è stato un atto di giustizia, che peraltro era già preparato da altri interventi pazienti fatti da Giovanni Paolo II e anche da Paolo VI. L’intento è di dare dei correttivi all’interpretazione della innovazione della liturgia, perché la riforma liturgica spesso è stata presentata come una sorta di rivoluzione. In realtà, era solo un restauro e quindi come ogni restauro andava portato avanti con delicatezza e senza alterare i tratti fondamentali dell’immagine.
D. - Come recuperare il senso del sacro che oggi va disperdendosi? Una preoccupazione molto presente a Benedetto XVI…
R. - Il senso del sacro vuol dire il senso della presenza di Dio, perché la parola sacro significa un qualcosa che non è il risultato delle mie mani. Quindi, sacro è Dio che è presente. L’immagine più classica della Bibbia è il roveto ardente e la voce di Dio che dice a Mosè “Sta’ attento, non ti avvicinare, togliti i sandali, perchè questo luogo è santo”. Santo perché Dio è presente. Quando si parla di sacro, si deve intendere che i luoghi che noi chiamiamo appunto sacri, edifici sacri, devono essere tali: devono invitare ed aiutare ad incontrare la presenza di Dio. Diciamo che senza la presenza di Dio, la liturgia non ha senso, è un rito vuoto, in cui noi stessi ci esibiamo. Credo che l’atto di Benedetto XVI sia quello di restituire alla liturgia questo senso fondamentale, di essere dinanzi alla Sua presenza, come diciamo noi stessi: “Siamo stati ammessi alla tua presenza, a compiere il servizio sacerdotale”.
http://www.radiovaticana.org/radiogiornale/ore14/2008/ottobre/08_10_17.htm
Il papa che dice che il denaro non è una cosa importante, mi lascia un po’ perplesso. E il patrimonio immobiliare della chiesa? Pur essendo cattolico praticante, non posso non vederlo. Quanto a Enzo Bian chi, le cose che dice sono di una saggezza e profondità che non ha eguali. Forse solo quelle del cardinal Martini, sono sullo stesso livello.
@ Mandis, premesso che non volevo criticare il suo post ma al limite specificarlo -a mio parere- meglio, espanderlo e chiarirlo.
Ripeto però che la parabola non si riferisce in alcun modo al battesimo, ma -ed è molto chiaro da tutto il contesto- dall’opposizione tra Gesù e i farisei che vivono un rapporto con Dio basato sulla Legge. Si vede chiaramente la discendenza di Luca da Paolo che in Romani sviluppa tutta l’antinomia tra Legge e Fede.
Quindi la parabola c’entra poco con il battesimo, perchè vuole scavare nell’atteggiamento profondo dei due figli, ossia il peccatore e il “legista”. Che poi questi si può trovare anche tra i battezzati è evidente perchè è una delle preoccupazioni primarie di S. Paolo che infatti dice che non è la circoncisione o la non circoncisione a contare ma l’essere nuova creatura in Cristo.
A dire poi il vero la parabola non è neanche centrata su questi due personaggi, ma sul padre (cfr. Bruno Maggioni) il quale affronta una vera e propria passione e rispondendo all’ostilità di entrambi i figli con la misericordia, con la disponibilità a perdersi per loro. In questo la parabola ha per sfondo la croce di Gesù, anzi è lo stesso kerygma visto dalla parte del Padre.
Rispetto al tema della figliolanza la parabola dice chiaramente che è il figlio a non considerarsi tale, opinione ritenuta valida anche dal fratello. Ma con sensi diversi. Il figlio minore ritiene di non essere figlio perchè vede suo padre come un nemico, un non padre. Egli si convertirà non tanto quando deciderà di tornare, ma quando scoprirà che il padre lo ha sempre considerato figlio, non guarda al male che ha sofferto a causa sua ma alla gioia di averlo ritrovato. Il figlio non deve fare nulla per “meritare” o per ripagare il perdono. Deve solo convincersi che il padre è proprio così, il contrario di ciò che egli pensava. Sicuramente poi si sarà dato del cretino per non averlo capito prima, per i paraocchi che la rivalità gli poneva sugli occhi.
Per il figlio maggiore la cosa è più complessa. Egli infatti vive un altro equivoco. Una sorta di contratto. Egli è formalmente in casa e figlio, ma nella sostanza no. E infatti quando viene il momento della verità egli non vuole più entrare, resta fuori. Egli si sentiva figlio, ma dava a questa parola un significato errato, perchè non basato sul dono e sulla gratuità, ma in fondo sulla rivalità e sull’invidia. Egli non solo non conosce il vero volto del padre, ma non lo vuole neppure, lotta contro di esso. Infatti la parabola ha un finale monco, non dice se egli entrerà nella festa oppure no.
La buona notizia dice che il Padre ha sempre saputo cosa covavano i figli e nel loro rifiuto continua a cercarli. Si noti -per il nostro discorso- che essi sono chiamati figli sempre sia prima che dopo che i nodi vengano al pettine e il padre per entrambi continua ad agire da padre. Sono essi a considerarsi servi, non di certo il padre. Quindi essendo la figliolanza divina una relazione la si può osservare da due punti di vista, quello del padre, per il quale siamo tutti suoi figli sia che lo accettiamo sia che non lo accettiamo, e quello del figlio che può non riconoscere o non volere Dio come padre, o al contrario riconciliarsi con Lui, accogliendone la gratuità.
A conclusione di questo discorso, vorrei citare un brano di Josemaria Escrivà: http://it.escrivaworks.org/book/gesu_che_passa-punto-64.htm
È una convinzione che si basa su una realtà che non mi stancherò mai di ammirare: la nostra filiazione divina. Il Signore, che in questa Quaresima ci chiede di convertirci, non è un dominatore tirannico né un giudice rigido e implacabile: è nostro Padre. Ci parla dei nostri peccati, dei nostri errori, della nostra mancanza di generosità; ma lo fa per liberarci da tutto questo e offrirci la sua amicizia e il suo amore. La consapevolezza della nostra filiazione divina riempie di gioia la nostra conversione: ci dice che stiamo tornando alla casa del Padre.
La filiazione divina è il fondamento dello spirito dell’Opus Dei. Tutti gli uomini sono figli di Dio. Ma un figlio si può comportare con suo padre in diverse maniere. Bisogna rendersi conto che il Signore, volendoci suoi figli, ci ha ammessi a vivere nella sua casa, in mezzo al mondo: ha voluto che fossimo della sua famiglia, che tutte le cose sue fossero nostre e le nostre sue, che lo trattassimo con tanta familiarità e fiducia da chiedergli, come fa il bambino, la luna!
Un figlio di Dio tratta il Signore come Padre. Non con ossequio servile né con riverenza formale, ma con sincerità e fiducia.
Dio non si scandalizza degli uomini, non si stanca delle nostre infedeltà. Il Padre del Cielo perdona qualsiasi offesa, quando il figlio torna a Lui, quando si pente e chiede perdono. Anzi, il Signore è a tal punto Padre da prevenire il nostro desiderio di perdono: è Lui a farsi avanti aprendoci le braccia con la sua grazia.
Non vi dico cose di mia invenzione. Basta ricordare la parabola che il Figlio di Dio ci ha narrato per farci capire l’amore del Padre che è nei Cieli: la parabola del figliol prodigo.
Quando era ancora lontano — dice la Scrittura —, suo padre lo vide e si commosse profondamente; gli corse incontro, gli gettò le braccia al collo e lo coprì di baci. Le parole del testo sacro sono proprio queste: lo coprì di baci. Si può parlare in maniera più umana? Si può descrivere con maggior evidenza l’amore paterno di Dio per gli uomini? Davanti a Dio che muove incontro a noi, non possiamo che esclamare, con san Paolo, Abba, Pater!, Padre, Padre mio! Pur essendo il creatore dell’universo, non esige titoli altisonanti né si cura del giusto riconoscimento del suo potere. Vuole che lo chiamiamo Padre e che, assaporando questa parola, l’anima ci si riempia di gioia.
La vita umana, in un certo modo, è un continuo ritorno alla casa del Padre. Ritorno mediante la contrizione, la conversione del cuore, che presuppone il desiderio di cambiare, la decisione ferma di migliorare la nostra vita, e si manifesta pertanto in opere di sacrificio e di dedizione. Ritorno alla casa del Padre per mezzo del sacramento del perdono, nel quale, confessando i nostri peccati, ci rivestiamo di Cristo e ridiventiamo suoi fratelli e membri della famiglia di Dio.
Dio ci aspetta, come il padre della parabola, con le braccia aperte, benché non lo meritiamo. Non gli importa l’entità del nostro debito. Come nel caso del figliol prodigo, dobbiamo solo aprire il cuore, sentire la nostalgia del focolare paterno, meravigliarci e rallegrarci di fronte al dono divino di poterci chiamare e di essere — nonostante tante mancanze di corrispondenza — veramente figli di Dio.
“Il Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della 42a Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2009, sarà dedicato al tema: “Combattere la povertà, costruire la pace”. Il tema scelto dal Santo Padre intende sottolineare la necessità di una risposta urgente della famiglia umana alla grave questione della povertà, intesa come problema materiale, ”
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Insieme a queste parole mi piacerebbe che il papa dicesse:”ecco a voi poveri del mondo,io umile servo di Dio offro a voi tutte le mie ricchezze,compreso i lingotti d’oro che ho nei sotterranei delle mie banche.Lingotti derivati dalla vendita delle mie azioni societarie nel 2007,prevedendo in anticipo la crisi delle banche ho deciso di trasformarle in oro,grazie anche alla consulenza dei miei fidati uomini d’affari pagati profumatamente,ecco io ho deciso di donarli a voi affinch’è possiate sfamarvi e comperarvi una casa decente.”
Solo facendo questo potrà essere credibile agli occhi del mondo.
Un cordiale saluto
Oh Marina, dolce marina,
te che ne dici se prendo un bel grog caldo? Ho un filo di raucedine, ma appena entro qui sento anche il mi stomaco in leggero disordine.
Tu che ce l’hai sempre in disordine (lo stomachino) cche mi consiglieresti?
Vi è ritornata la voce??
Quando c’è da commentare articoli che riguardano i diritti umani calpestati Vi viene il mal di gola e vi ritirate,che strano atteggiamento per i paladini della religione dell’amore.
Buona sera
cherubino bisogna intendersi, per te il figlio che chiede al padre l’eredità e va a sperperarla è non battezzato e il padre lo considera figlio nonostante tutto, per me è battezzato tanto quello che rimane a casa a lavorare e a pieno titolo è figlio. Il Padre della parabola non lo rinnega come figlio nonostante il peccato. (insomma non mi pare che la parabola ci azzecchi col Battesimo). Poi penso di non essere stato eccessivo, nè credo che i non battezzati possano offendersi. Ho solo rammentato una verità del cattolicesimo. Altrimenti il Battesimo sarebbe un optional. Non ho dubbi che Dio ami anche chi non ha ricevuto il dono del battesimo, ma ciò non toglie che senza battesimo non si entra nella famiglia cristiana, non si “è di Cristo” che è colui che ci ha dato la possibilità di diventare figli di Dio.(poi ovviamente chi ha il battesimo dovrà far tesoro del prezioso dono ricevuto e farlo fruttare). Dio ci vuole tutti suoi figli, non a caso Gesù ha ordinato di battezzare tutti.
Marina suo figlio è suo figlio, in senso terreno, ma non una sua creatura perchè l’unico Creatore è Dio. Colui che ha creato e crea DAL NULLA. Lei per quanto sia una brava persona non può creare nulla, ha solo fornito con suo marito la materia che costituisce il corpo di suo figlio, materia creata a sua volta da Dio.
Nono ho capito che cosa vale anche per Dio.
Il Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della 42a Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2009, sarà dedicato al tema: “Combattere la povertà, costruire la pace”. Il tema scelto dal Santo Padre intende sottolineare la necessità di una risposta urgente della famiglia umana alla grave questione della povertà, intesa come problema materiale, ma prima di tutto morale e spirituale. Anche di recente, il Santo Padre ha denunciato lo scandalo della povertà nel mondo: «… come si può rimanere insensibili agli appelli di coloro che, nei diversi continenti, non riescono a nutrirsi a sufficienza per vivere? Povertà e malnutrizione non sono una mera fatalità, provocata da situazioni ambientali avverse o da disastrose calamità naturali … le considerazioni di carattere esclusivamente tecnico o economico non debbono prevalere sui doveri di giustizia verso quanti soffrono la fame» (Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI alla FAO del 2 giugno 2008). Lo scandalo della povertà manifesta l’inadeguatezza degli attuali sistemi di convivenza umana nel promuovere la realizzazione del bene comune (cfr Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 69). Ciò rende necessaria una riflessione sulle radici profonde della povertà materiale, quindi anche sulla miseria spirituale che rende l’uomo indifferente alle sofferenze del prossimo. La risposta va allora cercata prima di tutto nella conversione del cuore dell’uomo al Dio della carità (cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est), per conquistare così la povertà di spirito secondo il Messaggio di salvezza annunciato da Gesù nel Discorso della Montagna: «Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3).
A costo di scandalizzare qualcuno e senza voler esprimere giudizi su chicchessia, se non me stesso, bisognoso e mendicante della divina misericordia, vorrei, per il gusto di argomentare le conoscenze che abbiamo che:
-nel Corano, tra i 99 nomi di Dio, quello di PADRE (almeno esplicitamente) NON c’è. L’Islam non conosce la paternità di Dio che i cristiani, in Cristo Gesù, credono e cercano di praticare.
-nell’Antico Testamento (verificare per credere) la nozione di Dio Padre non è totalmente assente, ma estemporanea (Tb 13,4 -Ml 2,10 -Sal 88,27), quasi “tirata per i capelli” (Sir 23,4), a volte “per analogia”(Gn 17,10 - Gn 45,8 - Gb 31,18 - Prov. 3,12 -Sal 103,13 - Ml 3,17).
L’A.T. (come il Corano) esprime la nozione di “Dio creatore”, sceglie il suo Popolo stringendo con lui l’Alleanza, fedele oltre l’infedeltà (Os 11,3-9), misericordioso (Is 64,4-11) e che perdona (Ger 3,12-13)
-A fronte di questa decina di citazioni, il Nuovo testamento ne sciorina centinaia. Gesù chiama Dio “Abbà” (papà). Un CASO UNICO nelle religioni. Gesù chiama Dio Padre come chi ne è EFFETTIVAMENTE Figlio. Noi possiamo dire e pregare “Padre nostro” perchè ce lo ha detto Gesù, rivelandocelo.
Un ebreo osservante non avrebbe osato interloquire così con Dio. Nè è una generica “creaturalità” a sostenere questa idea di paternità e figlillanza divina. Il cristianesimo introduce un’originalità tutta speciale.
E gli uomini sono ricevono in Gesù, l’ADOZIONE A FIGLI.
Se siamo tutti fratelli è a motivo dell’incarnazione, della croce e della resurrezione.
In ogni uomo, immagine di Dio, c’è lo Spirito, la scintilla divina che ci distingue da animali e vegetali.
C’è volontà e intelligenza per cercare, conoscere e amare Dio. Per convertirsi, scoprendosi peccatori, pentendosi.
Ma tutto queso non è ancora ADOZIONE. Dio vuole salvare tutti. Ma EREDI in quanto FIGLI ADOTTIVI) sono i battezzati. I quali, come giustamente scrive Cherubino, possono comportarsi peggio degli altri, rovinando tutto. Il Padre (solo Lui) saprà giudicare.
Potrà salvare o meno battezzati e non, Figli adottivi e uomini ai quali lo Spirito santo suggerirà il necessario.
Lo dico solo per chiarezza argomentativa. Perchè dire che “siamo tutti figli di Dio” è un’estensione logica SOLO del cristianesimo. Dato che già sulle “nostre conoscenze” siamo imprecisi, evitiamo di mettere in bocca alle credenze altrui ciò che non dicono e forse non hanno motivo di dire (senza Gesù non si può).
Dio infonde nell’uomo (OGNI UOMO) un’anima immortale e capace di ricevere l’inabitazione dello Spirito. Questo è il destino a cui Dio chiama tutti gli uomini. Egli li considera tutti POTENZIALMENTE suoi figli.
Se leggiamo la parabola del figlio spendaccione, vediamo che è lui a non considerarsi più figlio, mentre il Padre non ha mai smesso di considerarlo tale. INFATTI IL PENTIMENTO RISTABILISCE QUELLA PATERNITA’: GESU’ RACCONTA QUESTO DOPO CHE LUI HA STABILITO CHE DIO E’ PADRE.
E comunque quel ragazzo era effettivamente figlio di quel padre. Ma se io mi considero soltanto creatura, non ho nemmeno la nozione di “padre” in senso proprio, posso solo idealizzarla (e se poi mi ritengo frutto dell’evoluzione nemmeno quello).
Non scrivete che odio il prossimo. Leggete quel che ho scritto, leggete il Corano, la Torah e il Nuovo testamento. Non attribuiamo quel che ci piacerebbe che fosse o quel che interpretiamo …
Ecco un’altro giorno, o Signore. Io non conosco ancora cosa mi porterà, ma rendimi pronto, Signore, per qualsiasi cosa essa sia.
Se dovrò affrontare difficoltà, aiutami a farlo con coraggio.
Se dovrò stare seduto, aiutami a sedere tranquillamente.
Se dovrò stare sdraiato, fa in modo che lo faccia pazientemente.
Se non avrò nulla da fare, concedimi di pensare a Te e di sentirti vicino.
Fa in modo che queste parole diventino una vissuta realtà e donami lo Spirito di Gesù.
Amen.
Se la ferita ti duole, Lui è il Medico.
Se la febbre ti brucia, Lui è la Fonte.
Se l’iniquità ti perseguita, Lui è la Giustizia.
Se la debolezza ti estenua, Lui è la Forza.
Se la morte ti spaventa, Lui è la Vita.
Se il Cielo ti attrae, Lui è la Via.
Se il buio ti sommerge, Lui è la luce.
Se la fame ti consuma, Lui è il Cibo.
(S. Ambrogio, La verginità, 16(10))
SE NON PUOI…
Se non puoi essere un pino sul monte,
sii un filo d’erba nella valle,
ma sii il miglior filo d’erba sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una strada maestra,
sii un sentiero.
Se non puoi essere un sole, sii una stella.
Ma sii sempre il meglio di ciò che sei.
( Madre Teresa).
Verrà un giorno in cui gli uomini saranno talmente stanchi di sentir parlare dell’uomo che piangeranno di gioia quando si parlerà loro di Gesù
Santo Curato D’ars
Dal sito di Ferrer:
http://cordialiter.blogspot.com/
Nasce il coordinamento “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”
Lo scorso mese di settembre, si è tenuto a Roma un’importante convegno dedicato alla liturgia tradizionale, realizzato sotto il patrocinio della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, guidata dell’eminentissimo Cardinale Darío Castrillón Hoyos. In quei giorni, diversi sacerdoti hanno avuto la possibilità di incontrarsi e di vivere alcuni momenti in fraternità. Molti di loro hanno espresso il desiderio di rimanere in stretto contatto e di approfondire insieme questioni teologiche, liturgiche e pastorali in piena sintonia con il Magistero della Chiesa e la Sacra Tradizione Cattolica. Così si è deciso di dare vita al coordinamento Amicizia Sacerdotale “Summorum Pontificum”. Per ricevere maggiori informazioni in proposito è possibile contattare il domenicano Padre Vincenzo Nuara (nella foto a lato) al seguente indirizzo e-mail:
vincenzo.nuara(chiocciol@)virgilio.it
Buon viaggio!
Sabato 18 Ottobre 2008, ore 10.00
Chiesa della SS.Trinità dei Pellegrini
Roma
MESSA PONTIFICALE NELLA FORMA STRAORDINARIA
Celebra S.Em. Ill.ma e Rev.ma il Signor Dario di S.R.C. Cardinale Castrillon Hoyos
Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei
In occasione dei festeggiamenti per il ventesimo di fondazione della Fraternità Sacerdotale di San Pietro.
http://www.rinascimentosacro.com/
@ Cherubino
In pratica quello che S. Agostino ha racchiuso in poche parole: Ama e fa’ ciò che vuoi.
Per i latinisti: Dilige et quod vis fac.
La Liturgia di oggi:
Prima lettura Ef 1,11-14
Noi per primi abbiamo sperato in Cristo, e anche voi avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
essendo stati predestinati secondo il piano di colui
che tutto opera efficacemente,
conforme alla sua volontà,
perché noi fossimo a lode della sua gloria,
noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo.
In lui anche voi,
dopo aver ascoltato la parola della verità,
il vangelo della vostra salvezza
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo
che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione di coloro
che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria.
Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 32
La bontà del Signore ci ricolma di grazia.
Esultate, giusti, nel Signore:
ai retti si addice la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.
Beata la nazione il cui Dio è il Signore,
il popolo che si è scelto come erede.
Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
Vangelo Lc 12,1-7
Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, radunatesi migliaia di persone a tal punto che si calpestavano a vicenda, Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti.
A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri”.
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
La salvezza non è frutto del nostro sforzo, ma è dono gratuito dell’incondizionato amore di Dio. Resi forti da questo amore, rivolgiamogli ora la nostra preghiera:
Ascoltaci, o Signore, nostra salvezza.
vorrei riprendere quanto dice Mandis. Credo utile specificare che sia dire che il non battezzato non è figlio di Dio è formalmente esatto ma potrebbe essere anche sostanzialmente errato.
La frase infatti va compresa bene, tanto che in una certa accezione si può dire che tutti gli uomini sono figli di Dio.
Dio infatti infonde nell’uomo un’anima immortale e capace di ricevere l’inabitazione dello Spirito. Questo è il destino a cui Dio chiama tutti gli uomini. Egli li considera tutti suoi figli.
Se leggiamo la parabola del figlio spendaccione, vediamo che è lui a non considerarsi più figlio, mentre il Padre non ha mai smesso di considerarlo tale.
Prendiamo ora l’altro figlio, quello che è rimasto a casa. La parabola mette in guardia da una osservanza legalistica. Dal considerare la propria appartenenza una sorta di contratto con Dio, il che snatura il rapporto. In realtà nessuno dei due figli si vive veramente come tale. IL primo lo sa, il secondo no e lo scopre alla fine, nel confronto con la misericordia divina che non ha mai smesso di chiamare figlio quello che se ne andato.
Allora dire che solo i battezzati sono figli di Dio può peccare insieme per difetto e per eccesso se intesi in un senso incompleto.
Per difetto perchè il battezzato è sì colui che ha la condizione per vivere in atto la comunione del figlio:
- comunione in vista della quale è creato ogni uomo e che costituisce la pienezza alla quale il suo essere tende
- condizione che quindi è possibile sia presente nel non battezzato formalmente, per la presenza di un battesimo di desiderio, di disposizioni battesimali anche inconsapevoli (cfr. Atti 10, 44-48); per cui un’affermazione teologica generale non può essere usata come criterio per emettere un giudizio personale.
Per eccesso perchè ogni battezzato ha la condizione per essere figlio di Dio, ma a patto che viva e renda efficace con la sua volontà e le sue scelte il battesimo che ha ricevuto. S. Paolo ne era consapevole quando disse:
«Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio» (Rm 8,16.14) e Giovanni Paolo II commenta questo passo dicendo: “Essere figli di Dio significa, dunque, accogliere lo Spirito Santo, lasciarsi guidare da lui, essere aperti alla sua azione nella nostra storia personale e nella storia del mondo.”
E ancora s. Paolo teme l’infiltrarsi di un ritorno di fede nelle Legge: “1Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. 2Ecco, io Paolo vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. 3E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge. 4Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia.” (Galati, 5)
Essere Figli di Dio quindi vuol dire qualcosa di più di essere formalmente battezzato, ma vivere Dio come Padre, e non solo Padre mio, ma Padre nostro, Padre il cui cuore è in pena per i figli lontani e mai li considera come estranei, nè come servi, il cui debito -il loro come il nostro- egli ha già cancellato sul legno della Croce. Qui Egli si è già definitivamente e irrevocabilmente dichiarato fratello di ogni uomo.
Il Battesimo sacramentale quindi richiede una volontà battesimale, che si riconosce dai frutti dello Spirito:
“18Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. 19Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, 20idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, 21invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. 22Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; 23contro queste cose non c’è legge.”
Qvesti Tvadizionalisti pvopvio……..
Hanno una bella “ideologia”…… della Fede…… che….
Devo dive vevamente che quasi quasi……..
non so, ecco divei che…….. come dive……
vovvei dive……….. cioè……….
che…….. ova……. oppuve domani………
o piu in la………. pevò……..
ecco cvedo quasi mai……… inteso nel senso che……
è difficile espvimere………. ecco!
ECUMENICI SALUTI!
Zio prete, zio prete, senti: stanotte ho sognato che mi davi mille lire.
Son sogni nipote mio son sogni, solo sogni.
(Tra il desiderio e la fantasia passa una lunga, lunga, via.)
Ultimo tentativo:
Corsivo:
Prova
Grassetto:
Prova
Seraphicus, l`ho comandato !
Si possono vedere cliccando su “visualizza” / “html” / e rintracciando uno dei messaggi che li riporta.
Prova
Prova
Eh no Francesco, malgrado la nostra buona volontà, non funziona !
A Luisa
Solo una precisazione: le Messe, ovviamente ben celebrate, di Benedetto XVI sono il NOM. Il Novus Ordo Missae (NOM) non rispecchia quello che fu richiesto dalla SC (fatto). Che poi un Papa, lecitamente, può fare cosa diversa - come è avvenuto con Paolo VI - è chiaro e lecito. L’importante che ci si tolga dall’equivoco che il NOM sia la Messa prevista dal CVII, perchè non lo è, è un’altra cosa. Magari è anche migliore - io non lo penso - ma è un’altra cosa. E ciò non è preferire una o l’altra forma ma confrontare i documenti e i riti, contra factum non valet argumentum. Popper direbbe Mondo 1 dei “fatti”.
Spero di aver chiarito il mio pensiero.
Grazie comunque per la sua risposta.
Luigi C
Giovanni Mandis Scrive: October 17th, 2008 at 3:07 pm
Vorrei sottolineare che Figli di Dio si diventa ricevendo il Battesimo e venendo incorporati a Cristo, i non battezzati sono creature di Dio.
———-
scusi neh,ma mio figlio è anche una creatura mia,è la stessa identica cosa.E questo vale anche per DIO.
Luisa, ha trovato il libro di Bugnini che le avevo consigliato?
Vediamo se funziona per gli interessati.
All`inizio della frase che si vuole mettere in corsivo
Alla fine della frase
Per il grassetto, idem ,solamente al posto di i si mette b
Mi spiace è impossibile postare i segni, non li riceve.
Scusate, ma i segni non riesco a postarli, ci riprovo
per eprire il neretto digitare di seguito i seguenti segni:
@ De Matteis e Mandis
per fare il neretto e il corsivo:
neretto
per aprire digitare i segni
per chiudere digitare i segni
corsivo
per aprire digitare i segni
per chiudere digitare i segni
Non lasciare spazi tra i suddetti segni.
@ De Matteis
Ieri sera non sono riuscito a informarvi in tempo che per il S.Rosario del giovedi i misteri sono quelli della Luce, non i gaudiosi come avete detto tu e Ubi humiltas.
I misteri della Luce, giusto per vostra informazione, li ha voluto Giovanni Paolo II di cui proprio ieri ricorreva il trentennale dell’elezione al Soglio di Pietro.
Saluti.
Capisco la sua reazione Luigi e per di più la condivido.
Quando io parlo di Messa secondo la Sacrosanctum Concilium, penso alle Sante Messe celebrate da Benedetto XVI, questo posso dirlo? Questo è corretto?
So benissimo per averne abbastanza sofferto, quanto la lettera della Sacrosanctum Concilium è stata stravolta da chi è stato incaricato di applicarla.
Ho recentemente su questo blog espresso il mio stupore davanti alla presenza di teologi protestanti nel Consilium incaricato dell`applicazione della Costituzione conciliare sulla liturgia, della riforma della liturgia cattolica.
Conosco i diversi documenti che Giovanni Paolo II ha dovuto scrivere per cercare di correggere le applicazioni errate della Sacrosanctum Concilium.
Ancora oggi mi domando come, partendo dalla Costituzione conciliare sulla Liturgia, siamo potuti arrivare alle Messe fabbricate, desacralizzate, trasformate in spettacolo, non più la Liturgia come un dono, ma come un oggetto “privato” da plasmare a secondo dell`inventività, idee, desideri e voglie degli incaricati dell`animazione.
Quello che mi consola è di osservare che sempre più voci si levano per denunciare gli abusi e le derive liturgiche, il relativismo liturgico che ha dominato questi ultimi decenni.
Solo qualche tempo chi osava dirlo si faceva immediatamente zittire, con la sentenza senza appello di essere contro il Concilio Vaticano II !
Accipicchia c’è più campanilismo nella chiesa cattolica che tra due curve allo stadio. Ed che io che pensavo che i cattolici si sentissero tutti fratelli e si amassero visceralmente…adesso che faccio? Mi sa che rafforzo le mie idee sulla religione…che è meglio che non vi esterni
Mi correggo, non Sabato, ma Domenica e a Verona.
I ragazzi di Legnano hanno dimostrato di essere il futuro in cui speriamo.
Tutta la mia stima e il mio incoraggiamento.
La verità è che i tradizionalisti han fatto del malle alla Tradizione almeno quanto i modernisti alla modernità. Il vero succo della questione è che il cattolicesimo non è una coperta da tirare di qua o di là, il cattolicesimo è intimo con la realtà non con i sogni o con le utopie di qualunque segno. C’è chi celebrerà messe nuove con i pagliacci ma sabato c’è chi celebrerà messe con altre pagliacciate, quali costumi di soldati asburgici che sparando a salve e cantando l’inno imperiale penseranno di rendere giustizia ad un rito bistrattato come quello gregoriano. In verità renderanno omaggio alla loro ideologia politica anche a disperezzo del buon senso e del decoro. Ho visto con i miei occhi controfigure della Serenissima sparare a salve verso il Santissimo solennemente esposto gridando “W San MArco!”.
Ecco questa non è tutela di un patrimonio liturgico, è pantomima ignorante, nel senso che si ignora la più elementare telogia cattolica. Si dice che i tradizionalisti sono vittime, molti sicuramente, ma quelli umili, gli altri sono persone che tolgono il contesto al discorso e letteralmente BRANDISCONO i venerabili Riti come spade per infilzare i preti. Di cui peraltro non hanno la minima stima, anzi.
Il Motu Proprio dice una cosa che in pochi hanno capito. Non ha ragione nessuno e han torto tutti. La Messa giovannea andava per forza riformata, la messa paolina va per forza riaggiustata.
Smettiamola di pretendere e diamoci tutti un ruolo, un impegno. Avere la Messa “in latino” nella propria parrocchia non è cosa da firme e petizioni da banchetto della domenica mattina, dove la signora MAria firmerebbe qualunque cosa. La messa “in latino” non è un paio di pantofole calde che scaldano il nostro piacere. La messa in latino è un rimettersi in dicussione, tutti e ciascuno, verso la propria Chiesa, la propria gerarchia, il proprio prete. E verso la propria Fede. Chi ha intenzione di darsi da fare, smetta di lagnarsi e segua la sua vocazione.
sì avevo capito che celiavi. sai che non lo so nemmeno io come si fa grassetto e corsivo sul blog?
A Luisa
La Messa della Sacrosantum Concilum, mi dispiace, ma NON è la Messa di Paolo VI. Il doc conciliare non ordinava certo quello che è stato fatto.
Semmai - al di la che nel Concilio si è sempre celebrata la Messa di S. Pio V - la riforma prevista era il rito del ‘65, durato pochi anni.
Suggerirei a Silvia di andarsi a rileggere il doc conciliare per vedere che non dice nulla di quello che poi si è fatto: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html
Il NOM non è la Messa del Concilio, è la Messa lecita, ortodossa, valida, etc. promulgata da Paolo VI.
Non facciamo dire al CVII quello che non ha detto.
Luigi C
Eh lo sò, infatti era scherzoso il mio intervento. Ho messo pure la faccina
ps: a proposito di grafica: continua il MISTERO di come alcuni postino frasi in GRASSETTO e in CORSIVO.
Boh…..
Ciao Cosimo, sì credo proprio che il signor Enzo Bianchi sia battezzato, io mi riferivo infatti non a lui, ma alla seconda parte della frase di Marcello “…. Enzo Bianchi è figlio di Dio COME TUTTI GLI UOMINI”.
Bentornato Giovanni. Sacrosanta la tua precisazione. Tuttavia credo che il “monaco” enzo bianchi abbia ricevuto il Battesimo……, no?
Vorrei sottolineare che Figli di Dio si diventa ricevendo il Battesimo e venendo incorporati a Cristo, i non battezzati sono creature di Dio.
Ecco, la stortura rilevata da Paolo è assolutamente inconcepibile. In tal senso i Documenti della Chiesa parlano chiaro(almeno, mi pare!). Ovviamente parlo cosi, senza conoscere la specifica situazione e riferendomi a quanto racconta Paolo: non vorrei “criminalizzare” nessuno, per carità!!!!
Caro Paolo:
Sarà giunto a compimento il segreto sogno Neocatecumenale !
Niente presbiteri = tutti presbiteri.
Questa mattina ad un funerale a Casarza Ligure, il sacerdote di mezza età ed in buona salute non si è neanche degnato di distribuire la comunione ai fedeli. La Chiesa era piena ed ha delegato tutto nelle mani di una sola anziana signora, ministra straordinaria. Se andiamo avanti di questo passo verrà un giorno che faremo a meno di sacerdoti per celebrare le Sante Messe.
Ben venga la Messa Tradizionale a mettere un pò di ordine nella nostra Chiesa.
Hai visto, tosco-bombarol-parrocchiano come si annusano nella fattoria orwelliana ? … visto che l’amico Gaaarlic … noi torneremmo in Terrasanta a “far un pò di pulizia” e loro se ne stanno tranquilli a veder chi ha il bavaglino meno sporco ….
mi sono fermato alla soglia di 1.70(senza raggiungerla!)da tempo. Temo sia difficile che io possa crescere ancora.
Oh Silvanooo, te invece di lanciare paletti di frassino perchè un lanci qualche cencio imbevuto di benzina per fargli pulire la bocca? Penso potrebbe bastare.
Oh Cosimooo, ma te quando cresci un pochino?
Avevo anche io molto apprezzato l’ennesimo chiaro ed equilibrato intervento di Andrea Tornielli, ma ho preferito -come dire- apprezzare in silenzio. Ma visto che l’amico Garlyc lo ha fatto, allora mi unisco pure io. Grazie ad Andrea Tornielli per le chiare parole.
Signora Marina,
è vero, anche il monaco ecumenico Enzo Bianchi è figlio di Dio come tutti gli uomini, nessuno lo ha mai messo in dubbio.
Ho molti dubbi sulle cose che dice, che fa e che scrive, anzi ho delle certezze che mi inducono a girarne al largo.
Francesco, non crede che Benedetto XVI non solo “ci pensa” ma sopratutto ci sta mostrando con le sue Celebrazioni Eucaristiche quanto sia bella anche la Messa “di Paolo VI”, quella secondo la Sacrosanctum Concilium ?
Comunque il cardinale Arinze ci ha annunciato che nella sua Congregazione stanno lavorando sodo per concretamente applicare le indicazioni scaturite dalla Sacramentum Caritatis con i relativi progetti in corso.
Il link all`intervento del card. Arinze è più sotto.
Sono convinto che la “liberalizzazione” del rito tridentino sia parte del più generale disegno del Papa di ridare il giusto valore a secoli di tradizione della Chiesa, autentici tesori liquidati sicuramente con superficialità e sciocca suggestione.
Questo obiettivo vale anche i rischi assunti: i fraintendimenti, le divisioni, i sensi di rivincita, le confusioni intepretative, i dispetti reciproci a livello diocesano e parrocchiale.
Detto questo, e precisato che per me il ritorno dei lefebvriani (ufficiali e dissimulati) non può essere trattato a prezzo di sconto, perchè li ritengo colpevoli di avere rotto la comunione della Chiesa e la stessa disciplina cui sembrerebbero tenere tanto, e quindi li attendo contriti e penitenti, vorrei ora che la grande attenzione liturgica fosse posta sulla Messa paolina, che è in sè molto bella ma che è troppo spesso diventato il luogo della sciatteria, della creatività abusiva e del grigiore abitudinario.
Spero quindi che il Papa ci pensi.
All’ aglione ricordo che il paletto di frassino, per lui, è sempre pronto. Restituisco una sua carineria dei giorni scorsi: schiatta !
COME PRESENTARE LA DOMANDA IN MODO ECCLESIALE
1. Andare da Parroco della propria parrocchia, due o tre persone al massimo MAI DA SOLI sorridenti e sereni, in modo umile e collaborativo, presentare la domanda per avere l’opportunità di partecipare nella propria parrocchia o in un luogo delle propria parrocchia (cappelle o chiesette annesse) una messa secondo il rito del Messale del 1962.
Se vi domanda perchè volete questa Messa ditegli che è una bella Messa vi affascina il latino e la solennità e la sacralità del Rito, sottolineate che anche il nuovo rito è bello ma questo ha una sacralità che vi conquista decisamente…. non dite cose brutte circa la Messa Nuova, perchè 1. non se la merita perchè se è fatta bene è BELLA, 2. perchè così dareste l’impressione di essere poco ecclesiali… e questo non è buona cosa!
2. NON PRESENTARE GIà PROPOSTE tipo: vorremmo la messa qui o là alle ore xx o alle ore yy, lasciare al parroco la scelta pastorale rimettetevi alle sue decisioni circa il luogo e l’orario… cammin facendo si potrà sempre trovare magari un orario e un luogo diverso e più comodo per tutti.
NON DATE APPIGLI PERCHè COSì IL PARROCO POSSA DIRE AL VESCOVO: SONO VENUTI UN GRUPPO DI FACINOROSI E ARROGANTI!
3. Sentite cosa vi dice il Parroco, se vi dice che ci vede pensare, vi dice che ci deve pensare, NON LO AGGREDITE perchè per molti parroci è certamente un impegno gravoso ristudiare la Messa Antica. Ringraziatelo e fissate SUBITO UN APPUNTAMENTO SUCCESSIVO, se non ve lo da, ritornerete dopo 10 giorni.
4. NON ANDATE VIA SENZA AVERGLI DATO COPIA DI UNA LETTERA CHE RIASSUME LA RICHIESTA CON DELLE FIRME DI PERSONE INTERESSATE (METTETE FIRME DI PERSONE REALMENTE INTERESSATE…), COME SAPETE IL MOTU PROPRIO NON PREVEDE UN MINIMO DI FIRME ma è opportuno far vedere che esiste un interesse di un gruppo consistente, 10-12 persone minimo.
5. se vi dice un NO perentorio, non vi infuriate, chiedetegli il perchè ascoltatelo con rispetto prestate attenzione alle parole che vi dice perchè dovranno in seguito (non subito) essere riportate pare pare al VESCOVO.
Cercate comunque di mantenere la calma lo ringraziate e dite che qualcun altro ritornerà a riproporre questa richiesta.
6. Dopo 10 giorni, un altro gruppo di persone ritornerà con una seconda richiesta riassumendo nella stessa ciò che vi ha detto al primo appuntamento tipo:
“noi il giorno TOT abbiamo fatto questa proposta, LEI Sig. Parroco chi ha detto: XJZ, e noi di nuovo le chiediamo umilmente l’opportunità di partecipare ad una Messa secondo il rito del Messale del 1962”.
7. Se questa volta vi dice: ci devo pensare, vi dice che ci deve pensare, NON LO AGGREDITE perchè per molti parroci è certamente un impegno gravoso ristudiare la Messa Antica. Ringraziatelo e fissate SUBITO UN APPUNTAMENTO SUCCESSIVO, se non ve lo da, ritornerete dopo 10 giorni.
8. NON ANDATE VIA SENZA AVERGLI DATO COPIA DELLA SECONDA LETTERA CHE RIASSUME CIO’ CHE HA DETTO AL PRIMO APPUNTAMENTO, CON LA NUOVA RICHIESTA CON LE FIRME DI PERSONE INTERESSATE.
9. Se ritornando all’appuntamento dopo che vi ha detto che ci deve pensare vi dice di NO, PER LA SECONDA VOLTA (se vi dice NO per la prima volta, vai al punto 5. ri-presentando la domanda umilmente e riportando tutta la vicenda e le cose che via ha detto ai primi appuntamenti), ascoltate le motivazioni, non dite nulla, ringraziate e dite che andrete dal Vescovo.
Prima di andare da vescovo mandatemi una email: rev.doncamillo@gmail.com
10. DAL VESCOVO:
Andate in curia, e fissare un appuntamento, dite che dovete parlare con il Vescovo per questioni riservate. Date il vostro nome e cognome e attendete un appuntamento… i Vescovi hanno molti impegni e facile che possiate aspettare qualche settimana, ma non vi demoralizzate, è normale.
11. Certamente il Parroco avrà informato il Vescovo dicendo forse che sono venuti “degli esaltati, o bizzochi, o altre cose brutte”, per mettere le mani avanti. Il Vescovo quindi se la pensa come il parroco, non vi accoglierà a braccia aperte!
Voi andate da Vescovo ben vestiti sorridenti e sereni… se vi domanda perchè volete questa Messa ditegli che è una bella Messa vi affascina il latino e la solennità e la sacralità del Rito, sottolineate che anche il nuovo rito è bello ma questo a una sacralità che vi conquista decisamente…. non dite cose brutte circa la Messa Nuova, perchè 1. non se la merita perchè se è fatta bene è BELLA, 2. perchè così dareste l’impressione di essere poco ecclesiali… e questo non è buona cosa!
12. Presentate tutta la vicenda raccontando tutte le volte che siete stati dal Parroco.
Siate umili cercate voi stessi quasi di giustificarlo tipo: Magari è solo e non ha tempo, o magari è giovane e un po’ inesperto, ecc. chiedete al Vescovo la Messa, dicendo che a questo punto: “noi vorremmo che fosse celebrata nella nostra parrocchia, ma…” rimettete al Vescovo la soluzione del problema.
Non andate via senza aver portato con voi una lettera di richiesta di una Messa Tridentina da farsi nella vostra parrocchia con le firme, unita AD UNA ALTRA LETTERA riportando tutta la vicenda del parroco maldisposto. (le due lettere devo essere distinte).
13. Se il Vescovo vi dirà che ci deve pensare, vi dice che ci deve pensare, NON LO AGGREDITE perchè per il Vescovo non è un problema da nulla risolvere questa questione. Ringraziatelo e fissate SUBITO UN APPUNTAMENTO SUCCESSIVO, se non ve lo da, ritornerete dopo 10 giorni, per prendere un altro appuntamento.
14. Se il Vescovo non ha tempo per ricevervi domandategli il perché, se la sua risposta vi sembrerà convincente chiedetegli quando potrà…. e aspettate con pazienza.
15. Se il Vescovo vi dirà che per il momento non è possibile, domandategli il perché, se la sua risposta sarà sincera cercate con il Vescovo comunque una soluzione alternativa, magari in un’altra parrocchia o in un paese accanto… per voi DEVE ESSERE LO STESSO!
16. Se il Vescovo vi rimanda in un paese troppo distante, ditegli che è una soluzione poco ragionevole perché per partecipare ad una Messa Tridentina non si possono fare tanti Km, (se sono più di 30 ovviamente)…. sapendo che tra la vostra parrocchia e il luogo fissato dal Vescovo ci sono almeno più di dieci parrocchie! presentate voi stessi altre diverse alternative tipo un santuario più vicino, per esempio…
17. Se vi dice di No, sarete voi a prendere del tempo e mi riscrivete una email: rev.doncamillo@gmail.com
18. Se vedete la buona volontà del Vescovo cercherete di venirgli incontro… tipo per quest’anno si va la con la speranza di avvicinarvi il prossima anno.
19.Se incontrando di nuovo il Vescovo avrà trovato una soluzione accettabile, (anche se non è ciò che vi aspettavate) ringraziatelo …. e organizzate una bella Messa. Cammin facendo certamente il Buon Dio vi aiuterà a migliorare il tutto, orari e luoghi!
20. Se il Vescovo si mostrerà arrogante e vi dirà che non si può fare, SOLO ALLORA DITE CHE IL VESCOVO DEVE PENSARE ANCHE A NOI E UMILMENTE DITE CHE AVETE IL DIRITTO DI ANDARE A ROMA PER RIPORTARE TUTTA LA VICENDA, FACENDO NOMI E COGNOMI. Lasciate un copia di tutta la vicenda di ciò che vi ha detto!
Se il Vescovo si prende altro tempo… aspettate….
Se vi mette altre scuse assurde allora scrivete il tutto, mi mandate una email rev.doncamillo@gmail.com e mi venite a trovare a Roma e insieme se avrete fatto tutto come vi ho indicato andremmo da ECCLESIA DEI vi porto io personalmente!
Buon Lavoro
Don Camillo
Francesco73 scrive:
“la Messa antica non impatta così tanto e la sua cosiddetta liberalizzazione ha creato molti più problemi di quelli che voleva risolvere”
Concordo nel definire la liberalizzazione “cosiddetta”, perché con le prese di posizione contrarie che ci sono state, in aperto sfregio al Santo Padre, e i vincoli che in molte Diocesi sono stati posti, siamo ben lontani dal parlare di una vera e propria liberalizzazione.
Quanto al fatto che tale (cosiddetta) liberalizzazione abbia creato più problemi di quelli che voleva risolvere, be’, anche in questo caso vale quanto ho appena detto: i problemi più che altro ci sono stati a causa dell’aperta ostilità e deliberata opposizione con cui taluni hanno accolto il provvedimento del Santo Padre.
Per Lorenzo:
Legnano forse sarà un po’ fuori mano rispetto a Milano città, ma teniamo conto che la Diocesi ambrosiana non è solo Milano… Certo, l’ideale sarebbe avere una Messa antica almeno in ogni zona pastorale, ma questa forse è utopia, per cui per il momento accontentiamoci di questa nuova opportunità.
Concordo senza dubbio sulla proposta di spostare la Messa del Gentilino in una sede più consona (e più facilmente raggiungibile).
Concordo anche con Francesco73.
Se ci fossero meno trovate estemporanee nella messa ordinaria avremmo meno fedeli propensi a “trovare rifugio” - non per scelta ma in qualche modo per necessità spirituale - nella messa di s. Pio V, rischiando di incappare non in comunità devote a questa insigne forma liturgica in piena comunione con la Chiesa e la sua dottrina (che per fortuna ci sono) ma in gruppuscoli settari che si trovano di fatto fuori dalla Chiesa e, non di rado, proprio fuori di testa.
Concordo in pieno con l’articolo di Tornielli e con il suo prezioso commento delle 8.59.
A Silvano ricordo che “il seme velenoso di Satana” trova fertile terreno nelle zucche vuote.
Sull`Osservatore Romano, il card.Arinze illustra le iniziative per dare attuazione al Sinodo del 2005 sull’Eucaristia .
http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#16
Io spero che ora il Santo Padre inviti i dicasteri romani e i vescovi a concentrarsi sulla migliore e più decorosa attuazione del rito paolino.
La chiave del problema liturgico odierno è tutta lì, la Messa antica non impatta così tanto e la sua cosiddetta liberalizzazione ha creato molti più problemi di quelli che voleva risolvere.
Comunque, sia celebrata e detta con rispetto, decoro e accoglienza.
Però adesso concentriamoci su quel che coinvolge tanti, che è più importante, date retta a me.
SONO PROPRIO CONTENTO!
Dall’Alpi a Sicilia dovunque è e sarà Legnano….
Cari figli e fratelli, questa notizia è di speranza per tutti!
ORA OCCORRE PERSEVERARE E PRESENTARE LE DOMANDE O RIPRESENTARLE IL MODO ECCLESIALE!
COME FARE?
Tra poco vi dico come presentare la Domanda:
don Camillo
Visto che il ghiaccio si sta cominciando a rompere, sia pure in un luogo piuttosto fuori mano della Diocesi Ambrosiana, mi permetto di suggerire una piccola e semplice modifica che non dovrebbe portare alcun disturbo.
Non si potrebbe chiedere di spostare la S. Messa del Gentilino (chiesetta anni ‘40, in stile “cementizio razionalista”, più o meno mussoliniano) in Milano centro, dove esistono meravigliose chiese barocche piuttosto ampie e perfette per la Messa tradizionale. Tali chiese, a causa della fuga dei residenti dal centro, costituiscono in molti casi un problema di conservazione all’apertura e al culto ?
Qualche suggerimento:
S. Francesco di Paola, Via Manzoni
S. Antonio, Via S. Antonio
S. Maria della Sanità, Via Durini
S. Alessandro, Piazza S. Alessandro
S. Maria presso S. Celso, Corso Italia
S. Carlo al Corso, C.so Vittorio Emanuele (neoclassica e non barocca)
S. Giorgio al Palazzo, Via Torino
e chissà quante altre
ma un pò di ironia ! … una spolverata di pepe … un pò di sano “sentimento di lotta” … qualche pira virtuale … eccheddiamine ! … o forse la casta luteran-ciellinica ci vuole tutti buoni, oranti e a schiena curva ?????
Dio sia ringraziato! Pare che l’ammonimento del Santo Padre a evitare che la tunica si laceri ulteriormente stia iniziando a interrogare le coscienze dei pastori. Auguriamoci che siano sempre meno i gruppi di fedeli che, a fronte alla loro umile e per nulla rivendicativa richiesta, si vedano rifiutare la Messa VO.
È una bella notizia ma io non mi sento di entusiasmarmi più di tanto.
Perchè in realtà ogni Messa ottenuta secondo il Summorum Pontifcium, è il frutto di una lunga negoziazione, se non lotta o battaglia. E questo non è giusto, questo non dovrebbe succedere.
Penso anche a tutti coloro che stanno aspettando, che stanno “lottando” o che si sono rassegnati, penso a coloro che in Francia per esempio, sono obbligati di celebrare la Messa all`aperto mentre vedono le loro chiese messe a disposizione di chiunque lo domandi.
Coloro che chiedono la Santa Messa secondo il rito antico, non sono un`orda di barbari, secessionisti, retrogradi che rifiutano la comunione ecclesiale, non “brandiscono” il SP, ma cominciano con bussare alle porte dei parroci per ottenere ciò che il Santo Padre ha concesso loro. Poi si trovano confrontati alla dura realtà e lì comincia il loro cammino,che può trasformarsi in lotta e rivendicazione.
Se da subito, senza mettere inutili ostacoli, i parroci e ineguito i vescovi, obbedissero al Santo Padre, non ci sarebbero problemi.
Se da subito, i parroci aprissero il loro cuore di pastore, mettessero da parte le loro ideologie, sapessero ascoltare, accogliessero le domande con generosità, il che non esclude il realismo che talvolta può far dire: “anche se volessi non potrei, o non saprei, ma insieme troveremo una soluzione”, non ci troveremo nella situazione odierna.
Dalla sua frase Andrea:
Questa notizia sta però a significare che se il documento papale non viene brandito come una rivincita-rivendicazione, e i fedeli attaccati all’antico rito si muovono nell’ottica della comunione ecclesiale, è possibile ottenere ciò che si chiede.
si potrebbe dedurre che la responsabilità della non applicazione del Motu Proprio incombe a chi ne fa la domanda, se i fedeli non ottengono la Santa Messa è perchè non si muovono nell`ottica della comunione eccelsiale, se lo facessero non ci sarebbero problemi.
Mi permetta di dirle Andrea che la sua conclusione è leggermente riduttice e semplifica al massimo una situazione ben più complessa e complicata che lei conosce benissimo.
Che ci siano persone che rivendicano e brandiscono a mò di rivincita non lo metto in dubbio, ma non penso siano la maggioranza, la maggioranza, si organizza come può, senza far rumore e si urta, troppo spesso, a porte, orecchie e cuori chiusi .
Io non “mi risparmio” nulla. basta leggere certe espressioni contenute in certi commenti di questo blog per darmi ragione. Condanne, anatemi, scomuniche provenienti da cattedre autoproclamatesi più cattoliche delle altre! Non mi nascondo le difficoltà, e le ho sempre segnalate, non mancando di far notare le resistenze dei vescovi, in Italia e all’estero. Ma ci sono grupi tradizionalisti che scrivono e dicono cose venate di fanatismo (se volete, posso cominciare a pubblicarle…) che ritengo sinceramente imbarazzanti. Se qualcuno legge ciò che avviene sabato a Legnano come sconfitta di qualcuno e vittoria di qualcun altro, è libero di farlo. Io - da cerchiobottista, come Silvano gentilmente mi definisce (dico “gentilmente” perché di solito lui dà dell’eretico a chi la pensa diversamente e parla continuamente di “fascine” per roghi) - preferisco l’ottica della comunione ecclesiale e lo spirito contenuto nella lettera di Benedetto XVI, il Papa che secondo alcuni tradizionalisti (posso documentare anche questo…) militanti per la messa antica, avrebbe “snaturato” il rito di San Pio V introducento le modifiche della preghiera del Venerdì Santo. Non ci sono rivincite, guerre, lotte… C’è da capire che l’antica liturgia deve servire a vivere meglio la nuova, ma la nuova deve aiutare a vivere meglio l’antica. Chi segue il rito romano ordinario (la stragrande maggioranza dei fedeli) deve imparare ad accettare l’antico e cercare di vivere con maggiore sacralità la messa post-conciliare, eliminando quegli abusi che talvolta la caratterizzano (e che in certe parrocchie sono diventati “cronici”… anche qui sono pronto a documentare). Ma chi segue il rito antico, deve imparare che il nuovo contiene una straordinaria ricchezza di testi della Sacra Scrittura. Insomma entrambe le forme dello stesso rito (non sono due riti diversi, ci insegna il Papa) devono convivere e arricchirsi vicendevolmente. Con pazienza, nella comunione ecclesiale, nel tentativo di unire e mai di dividere, di costruire e mai di distruggere, di correggere nella carità fraterna e mai di respingere. Io credo che questa sia la strada giusta. Non pretendo di convincervi. Ognuno è libero di tenersi le sue “fascine” e le auto-prodotte “scomuniche”. Sono certo, anzi certissimo, che con l’estremismo di chi si autoproclama cattolico e custode dell’ortodossia (mi sbaglierò, ma per questo ero convinto bastasse l’ex Sant’Uffizio) non si va da nessuna parte. Anzi, si finisce per assumere una mentalità settaria, che è l’esatto opposto di quella cattolica.
buona giornata
il “padrone di casa cerchiobottista”
Domenica 26 ottobre alle ore 15.30 nella Basilica Concattedrale dei Santi Maurizio e CC.MM. di Imperia Porto Maurizio, S.E. Rev.ma Mons. Mario Oliveri (Vescovo di Albenga - Imperia) celebrerà un Solenne Pontificale al Trono con il rito romano antico e, nell’occasione, riceverà la Professione Solenne di n.7 monache Francescane dell’Immacolata del ramo contemplativo.
Oh Silvanino
qui si ricomincia alla grande, mi pare.
Ogni tanto il padrone di casa vuole vivacizzare il su salotto mediale!
“Questa notizia sta però a significare che se il documento papale non viene brandito come una rivincita-rivendicazione, e i fedeli attaccati all’antico rito si muovono nell’ottica della comunione ecclesiale, è possibile ottenere ciò che si chiede.”
Oh Tornielliii te ci puoi portare qualche esempio di queste rivincite-rivendicazioni?
… che paragoni blasfemi …
Oh Marinaaa
te perchè non vai a fare la monaca ecumenica al polo nord?
Anche il monaco ecumenico è figlio di DIO.
Anche i papi si sono autoproclamati da soli,anzi una volta (e forse è ancora così)il titolo papale si comprava ,chi aveva più soldi diventava vescovo cardinale e papa.
buon giorno
dietro le edizioni Quiqaion c’è il seme velenoso di satana ….
Deo gratias!
Più a ovest della Lombardia c’è ancora una forte resistenza, sarà anche per la presenza di Bose e di Enzo Bianchi che purtroppo ha molta influenza sul clero subalpino e che è contrarissimo al Motu Proprio?
Il clero invece di guardare al Papa si fa influenzare da un autoproclamatosi monaco ecumenico, proprio un bel frutto del CV II.
Questa notizia sta però a significare che se il documento papale non viene brandito come una rivincita-rivendicazione, e i fedeli attaccati all’antico rito si muovono nell’ottica della comunione ecclesiale, è possibile ottenere ciò che si chiede.
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non mi risulta che i vescovi che finora hanno boicottato il motu proprio si siano trovati di fronte alla genìa di rivendicativi cui lei parla!!!
Esprimersi in questi termini significa giustificare i vescovi e riversare ogni responsabilità su atteggiamenti inopportuni e non equilibrati dei fedeli, la maggior parte dei quali, invece, sono persone che SEMPLICEMENTE AMANO la Tradizione e si rivolgono ai loro pastori chiedendo, anche se il loro rappresenta pur sempre un diritto che alla fine sarebbero costretti a rivendicare; ma mi risulta che nemmeno arrivano a farlo dopo le richieste dolorosamente andate a vuoto!
” … Questa notizia sta però a significare … ” se la poteva anche risparmiare Sig. padrone di casa cerchiobottista … La bella notizia è la sconfitta di S.E. Card. Tettamanzi e la vittoria del Santo Padre.
Laudetur Jesus Christus!
Deo gratias!