Il cardinale arcivescovo di Cracovia l’aveva criticata per aver pubblicato in un libro parte della corrispondenza con Karol Wojtyla affermando che sarebbe stato meglio non rendere note quelle lettere. Lei, Wanda Poltawska, scampata al lager nazista, amica del Pontefice scomparso, ora risponde per le rime all’ex don Stanislao, divenuto nel frattempo suo arcivescovo. In un’intervista che viene pubblicata sul settimanale cattolico “Tigodnyk Powszechny”, la dottoressa Poltawska afferma di aver parlato con Giovanni Paolo II prima della sua morte e di avergli chiesto - ottenendolo - il permesso di pubblicare il libro. Rivela di aver fatto leggere il manoscritto al presidente della Conferenza episcopale polacca (che ha firmato la prefazione) e all’arcivescovo di Varsavia. Spiega che lo stesso postulatore della causa di beatificazione, Slawomir Oder, ha letto il manoscritto, osservando che “questo libro basterebbe per il processo di beatificazione”. Non si dice meravigliata per la contrarietà espressa da Dziwisz, ma gli risponde osservando che pure lei aveva delle riserve sul libro scritto dallo stesso Dziwisz su Papa Wojtyla, ma al contrario di quanto ha fatto lui, lei non è andato a dichiararlo alla stampa. Infine affronta il vero nodo della questione contenuta nel volume “sub secreto” della causa, quello delle nomine episcopali e conferma di aver inoltrato a Giovanni Paolo II una lettera del rettore del seminario di Poznan che denunciava l’arcivescovo Paetz, costretto a dimettersi per alcune avanches nei confronti dei seminaristi. Ma spiega: “Io ho fatto solo da postino, facendo arrivare direttamente a Papa Wojtyla una lettera”, visto che le segnalazioni precedenti provenienti da Poznan non avevano avuto alcun esito.