Cari amici, confesso di aver vissuto con un certo disagio le norme applicate qua e là in alcune chiese per contrastare la diffusione del virus dell’influenza suina: acquasantiere (dove ci sono) lasciate a secco, abolizione dello scambio della pace e soprattutto basta comunione nella bocca. Tra le chiese che hanno prontamente adottato le norme anti-influenzali c’è il Duomo di Milano. Nel corso della conferenza stampa tenuta dal segretario della Cei Mariano Crociata durante la recente assemblea generale dei vescovi italiani, ho rivolto a lui la domanda in merito a queste misure: mi ha risposto che fino a quel momento non era pervenuta nessuna segnalazione da parte del ministero della Salute e dunque non esistevano direttive della Chiesa italiana al riguardo. Tra le idee più stravaganti, rilanciate in questa occasione, vi segnalo il “Purity communion host dispenser“, consigliato anche per quando la crisi influenzale sarà passata, in quanto riduce del cinquanta per cento “i costi, il tempo e il personale necessario” per distribuire la comunione.  Ogni commento mi pare superfluo. Povera quella Chiesa che nel tempo del politicamente corretto si affidasse al dispenser anche per le ostie consacrate, per risparmiare nei costi del “personale”. A quando l’assoluzione via sms?