Ieri si è tenuto il referendum in Svizzera e a sorpresa i cittadini elvetici si sono espressi per il divieto di costruire minareti nel Paese. Al tempo stesso però hanno votato contro il divieto di esportare armi. La Svizzera esporta armi in tutto il mondo, ne ha esportate anche in Irak, Pakistan e India. Devo confessarvi che mi colpiscono non poco questi due risultati. I musulmani, che sono il cinque per cento della popolazione elvetica, hanno circa 200 luoghi di preghiera in Svizzera, ma solo quattro minareti, che peraltro non sono utilizzati per il richiamo alla preghiera, come avviene nei Paesi islamici. Ora sarà vietato costruirne altri. Faccio fatica a comprendere come questa decisione possa conciliarsi con il diritto alla libertà religiosa: è sacrosanto controllare la gestione delle moschee che - com’è noto - non sono soltanto luoghi di culto; è giusto vigilare perché il fondamentalismo non prenda il sopravvento e perché non si indottrinino i giovani all’odio e alla violenza. Ma stabilire per legge che non si possa innalzare un minareto mi sembra un’assurdità.  I manifesti elettorali dei promotori del divieto mostravano una donna in burka con alle spalle una distesa di minareti, minacciosi come missili o come proiettili puntati al cielo. Ecco quei “campanili” islamici non ci saranno in svizzera, nessuno li potrà “importare”. Ma le armi, quei proiettili veri, la Svizzera continuerà ad esportarli.