È la notizia del giorno: è morto Totò Riina. La belva, così era soprannominato il boss corleonese per la sua ferocia.

Devo essere onesto, la sua morte mi lascia indifferente. Avevo solo quattro anni quando è stato arrestato, quindi non posso esprimere la gioia di quel momento, ma se dovessi paragonarlo all’arresto dell’altro grande boss di Corleone, Bernardo “il trattore” Provenzano, posso dire che è l’arresto il momento in cui bisogna essere felici. Perché è con l’arresto che queste persone hanno perso tutto (si spera). Vengono privati della libertà, della ricchezza, della possibilità di poter comandare sugli altri, di poter uccidere.

Dicevo, la sua morte mi lascia onestamente indifferente. Avrei preferito se avesse parlato, se avesse raccontato i segreti che si è portato nella tomba. Conosce, o meglio conosceva, i misteri che avvolgono l’Italia dagli anni ’70 in poi. Sapeva nomi, fatti, luoghi. Purtroppo, anche se avesse vissuto altri cinquant’anni, non avrebbe mai parlato. E adesso rimangono sempre di meno quelli che potrebbero risolvere alcuni dei più grandi enigmi che avvolgono l’Italia.

Con la morte di Riina, e con la futura morte di Matteo Messina Denaro e degli altri coinvolti, gioiscono quelli che nell’ombra sperano che il loro nome non salti mai fuori. E noi, figli dell’oscurità (se la luce è sempre stata sinonimo di verità), brancoliamo ancora nel buio.

C’è un segreto che vorrei strappargli più di tutti gli altri, un segreto che parte da lontano, dal 1992: chi ha ammazzato Paolo Borsellino? Chi ha voluto il depistaggio sulle indagini?

Se al primo interrogativo la risposta, dopo vent’anni, ce l’abbiamo, non abbiamo però la risposta all’ultima domanda. C’è un processo in atto (il Borsellino quater) e nella sentenza di primo grado si è appreso che Vincenzo Scarantino è stato indotto a dire falsa testimonianza. Quindi, qualcuno ha provato a depistare le indagini. Se potessi avere davanti a me Riina gli chiederei di risolvere almeno questo mistero, perché ci sono famiglie che chiedono verità e giustizia.

Riina è morto, non mi importa. Ma non facciamo che muoia anche la verità.