L’Europa è in emergenza. Sanitaria ed economica. Gli sforzi del nostro Paese, per ora, sono tutti concentrati sulla sanità perché bisogna salvare delle vite ed evitare il collasso del sistema sanitario nazionale.

Tutto questo, però, prima o poi finirà. Come finì l’influenza spagnola, che tra il 1918 e il 1920 si stima che fece tra i 50 e 100 milioni di morti in tutto il mondo, finirà anche l’influenza del Covid-19. La sconfiggeremo prima con la quarantena e poi, definitivamente, con il vaccino.

Quando l’emergenza sanitaria terminerà, e noi potremo uscire di casa a sventolare il tricolore e urlare al cielo come se avessimo vinto di nuovo i mondiali, dovremo però fare i conti con l’economia.

Le borse stanno bruciando miliardi su miliardi, toccano picchi profondissimi (più della Brexit del 2016 o della crisi del 2008), e ne pagheremo il conto. Certo, prima di tutto viene la salute, e lì stiamo concentrando i nostri sforzi, ma è bene che chi ci governa tenga anche conto, magari sottotraccia, della crisi che inesorabilmente toccherà l’Italia, l’Europa e il mondo intero.

Il futuro dell’Italia, da questo punto di vista, è strettamente collegato a quello dell’Europa. E quale sarà il futuro dell’Europa? Il futuro del vecchio continente dipenderà chi gli elargirà i soldi. È stato così nell’immediato dopoguerra e sarà così anche adesso.
Si sente spesso parlare di “Piano Marshall”. Il Piano Marshall consistette in un aiuto economico degli Stati Uniti per la ricostruzione dell’Europa. Gli americani misero sul piatto tanti soldi: circa 14 miliardi di dollari. Nel 2020, con l’inflazione, sarebbero circa 153 miliardi di dollari. Tanti, tantissimi soldi.

Ci guadagnò l’Europa, che si rialzò dopo aver vissuto sul proprio territorio due guerre nel giro di trent’anni; e ci guadagnarono gli Stati Uniti d’America, che con quegli aiuti si presero, di fatto, il continente. Adesso il Piano Marshall torna in auge. Ma chi lo elargirà? La Cina è sempre più una superpotenza e, dopo aver dato circa 50 miliardi all’Africa per la costruzione delle infrastrutture (vi ricorda qualcosa?) potrebbe decidere di fare lo stesso con l’Europa. In fin dei conti, chi per primo ci ha dato aiuto? La Cina che ha inviato medici e apparati sanitari.

Potrebbero però entrare, di prepotenza, anche gli Stati Uniti. Ma qui bisognerà almeno aspettare, forse, gennaio 2021. Perché di sicuro Trump non aiuterebbe l’Europa, penserebbe solo ed esclusivamente al proprio Paese (giusto o sbagliato, non voglio entrare in questa dinamica). Discorso diverso se le prossime presidenziali (che si terranno a novembre) dovesse vincerle il democratico Joe Biden, avverso alla politica protezionista dell’attuale presidente Trump. Con Biden gli USA potrebbero rifare un piano Marshall per continuare ad avere un’influenza sul vecchio continente (nessuno regala niente). Influenza che gli Stati Uniti hanno esercitato dagli anni ’50 ad ora, e che potrebbero decidere di non voler abbandonare. A maggior ragione adesso, perché ormai è chiaro che il duopolio USA-Russia non esiste più. E se gli Stati Uniti dovessero affrontare la concorrenza di Cina e Russia, cosa che sicuramente accadrà, sarebbe meglio farlo avendo l’Europa dalla propria parte. Oppure l’Unione Europea potrebbe decidere di fare tutto da sé. Ma avrà la forza necessaria per farlo?

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