Sono state scritte tante recensioni su Joker (diretto da Todd Phillips) e di certo non starò qui a parlarvi dei film da cui trae ispirazione o della fase di pre-produzione. Questo è un film che creerà un dibattito ampio sia per quello che viene raffigurato sia per come viene effettivamente messo in scena.

Prima di iniziare vorrei che teneste bene a mente una frase, visibile anche nel trailer (quindi niente spoiler), scritta da Arthur Fleck nel suo quaderno degli appunti: “La cosa peggiore nell’avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non ce l’hai”.

E ora, andando con ordine, entriamo un po’ più nel dettaglio:
Joaquin Phoenix. Il suo personaggio, per buona parte del film, oscilla come un pendolo tra la follia e la voglia di normalità, anzi, di sentirsi bene. Arthur cerca di dominare i suoi istinti oscuri. Ma non ci riuscirà, e prima o poi è destinato ad abbracciare con “una faccia felice” i suoi pensieri negativi. La recitazione di Phoenix, a mio giudizio, è superba. E lo dico guardando le sue movenze e la sua fisicità. Sicuro, deciso, calmo e spavaldo quando Joker domina, tutto il contrario quando è Arthur a prevalere. Phoenix ha dato un’interpretazione da film muto: i due personaggi dentro di lui possono essere riconosciuti con i suoi gesti, non necessariamente dal costume o dalla faccia truccata da clown. Ma è decisamente la sua risata il suo punto forte. E non perché strana, mostruosa, cattiva o inquietante, ma perché provoca nello spettatore una distonia tra la vista e l’udito. Se dovessimo vedere il film senza audio diremmo che sta urlando di dolore, se dovessimo sentire il film con uno schermo nero davanti diremmo che sta ridendo di gioia. E questa risata patologica sarà una delle cose che più vi rimarrà al termine della visione.

La recitazione di Phoenix è strettamente collegata ad un altro punto: la psicologia del personaggio. Vi ricordate della frase che ho messo qualche riga più su? Ve la riporto: “La cosa peggiore nell’avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non ce l’hai”. Arthur non ha una psicologia credibile, e non la può avere perché chi guarda il film non può comprendere fino in fondo la sua psicologia. Arthur non è semplicemente un uomo isolato, alienato dalla società. Arthur è un malato mentale. È un dettaglio da tenere sempre a mente durante il film per cercare di capire il perché delle sue azioni.

Le critiche alla violenza. Questo è un film volutamente brutale, è vero, ma non è stato creato né è diventato un film che glorifica la violenza o la vendetta. Joker è un film che descrive una parte della società attuale (anche se il film è ambientato negli anni ’80). Un utente di Youtube, commentando il trailer, ha scritto: “Nel 1990 Joker è stato creato dall’acido, nel 2019 dalla società”. È proprio questo il punto: il film è una rappresentazione della realtà, non la glorificazione di un pazzo. Viene rappresentata la società moderna, il suo comportamento verso le classi più basse e l’alienamento che questi vivono. La reazione di Arthur è sbagliata? Certo che sì. La reazione di Arthur non è mai capitata nel mondo? Certo che no. È successo e succederà ancora, e non per colpa di questo film. Peraltro, il Joker che per stessa ammissione del maggiordomo Alfred “voleva veder bruciare il mondo” è quello di The Dark Knight (e purtroppo un massacro, negli Stati Uniti, c’è stato davvero).

Un ultimo appunto. Arthur è un protagonista inconsapevole. Non sa, o non capisce, quello che gli accade attorno, non compie delle azioni per un fine più grande. Fa quello che fa perché, ad un certo punto lo si capisce, in questo modo si sente vivo. Anche in Breaking bad Walter White, per sua stessa ammissione, ha fatto quello che ha fatto perché si sentiva vivo. Con la differenza che Walter White era perfettamente cosciente dall’inizio alla fine. Arthur Fleck invece è cosciente delle sue azioni solo più avanti. È più un Forrest Gump: un personaggio che modifica inconsapevolmente il mondo intorno a lui con le sue piccole azioni. Arthur non vuole vedere bruciare il mondo semplicemente perché non gli importa niente del mondo. Gli importa solo di sé, e quando il mondo inizia a bruciare attorno a lui ecco che riporta tutto nella sua intimità affermando: “Per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente. Ma esisto. E le persone iniziano a notarlo”. Ancora una volta: l’io di Arthur. Niente movimento contro i ricchi, contro le oppressioni, contro la povertà. E tutto un riferimento a sé. Non vuole vedere bruciare il mondo, vuol solo esistere nel mondo. In un qualunque mondo, è vero, ma vuole esistere.

Il film è interessante? Sì.
È molto interessante? Sì.
È un capolavoro? Assolutamente sì.
L’interpretazione di Phoenix merita una candidatura e, in attesa di prossimi film in uscita, l’Oscar? Senza ombra di dubbio.

PS: Quando andrete a vedere Joker trattenete il respiro e indurite i vostri addominali, perché riceverete un pugno allo stomaco brutale. E dovete prepararvi a riceverlo, perché altrimenti resterete immobili per tutta la durata dei titoli di coda, senza parole e senza fiato.

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