Secondo appuntamento con la corsa per le presidenziali USA 2020. Sono passati pochi giorni dalle midterm e moltissimi avvenimenti si sono susseguiti nel mondo a stelle e strisce. Vecchie conoscenze, nuove conoscenze e scenari similari a quelli italiani (per quel che riguarda la libertà di stampa). Andiamo con ordine.

Il ritorno di Hillary Clinton
Ovviamente non è ancora ufficiale e la stessa diretta interessata si guarda bene da non far trasparire nulla a riguardo, e penso che non si sia esposta neanche con i compagni di partito (a differenza di quanto fece nel 2016 quando andò a trovare l’allora vicepresidente Biden nella sua residenza ufficiale per comunicargli che si sarebbe candidata alle elezioni), ma sembra che l’ex first lady voglia scendere in campo (ancora) per sfidare Trump (ancora).
A dirlo sono Mark Penn, consigliere di vecchia data della famiglia Clinton e profondo conoscitore delle loro strategie, e Andrew Stein, anch’egli molto vicino a Bill e Hillary e presidente del New York City Council. I due hanno detto al Wall Street Journal che Hillary possiede il 75% di popolarità tra i dem ma soprattutto una missione da compiere: diventare la prima donna presidente. Hanno anche provato a sondare il terreno per una nuova linea politica: sarà molto più liberal e vicina alla sinistra del partito, proverà a cavalcare l’onda del movimento MeToo (questa onda ha eletto al Congresso un numero record di donne) e si batterà per una stretta sulle armi provando a sfidare la potente NRA. Penn e Stein scrivono: “Potrà anche entrare più tardi, ma è certo che, in un modo o nell’altro, Hillary 4.0 sta arrivando. Non fate attenzione alle dichiarazioni in cui Hillary afferma che non vuole correre, anche Clinton e Obama lo fecero fino al giorno in cui dichiararono di voler correre”.

..E alla fine arriva Michelle
Nella mia vita, finora, sono stato avvocato, dirigente di un ospedale e direttore di un ente non profit che aiuta i giovani a costruirsi una carriera. Sono stata studentessa nera della working class in un costoso college frequentato in prevalenza da bianchi. […] fino a non molto tempo fa, sono stata la first lady degli Stati Uniti d’America”. Questo è l’incipit dell’autobiografia di Michelle Obama “Becoming – La Mia Storia”, pubblicato in Italia da Garzanti.
Negli Stati Uniti chiunque stia pensando, anche solo lontanamente, di candidarsi, deve pubblicare un libro autobiografico. È una prassi ormai consolidata, quasi una tradizione. Certo, ci sono le eccezioni ma il più delle volte servono a confermare la regola.
Probabilmente Michelle Obama non fa eccezione: sta pensando di candidarsi. Spinta da un desiderio personale, da una passione, da una voglia di rivalsa o semplicemente spinta da un numero sempre più elevato di cittadini che glielo chiede, Michelle ci sta pensando. Già all’indomani dell’elezione di Trump (due anni fa) feci una scommessa e ipotizzai la sua discesa in campo proprio su questo blog. Scrissi che davanti a Michelle si aprivano due strade: la discesa in campo soft e la candidatura al Senato nel 2020 per poi puntare alla Casa Bianca nel 2024, o la discesa hard con la candidatura alle presidenziali direttamente nel 2020 contro Donald Trump.
Chiunque segua, anche solo per poco, la vita politica americana, non sottovaluta la forza e l’impatto che Michelle può avere nelle prossime elezioni (in un modo o nell’altro). È ben vista dall’elettorato, ha saputo conquistare il suo affetto e sa come coinvolgere la massa. Sarà sicuramente un osso duro per Trump tra due anni, sia se dovesse candidarsi sia se dovesse appoggiare il candidato repubblicano. Ma io, oggi come due anni fa, ripropongo la scommessa: Michelle Obama sarà la prima presidente donna degli Stati Uniti d’America.

La stampa contro Trump
Lo scontro tra Donald Trump e la stampa non è di certo una sorpresa. La novità questa volta, è che anche la stampa amica e da sempre favorevole al presidente, in questo caso la Fox, va contro di lui. Tutto nasce dal ritiro dell’accredito stampa al giornalista della CNN Jim Acosta dopo il litigio con Trump all’indomani del voto di midterm. Acosta ha fatto qualche domanda scomoda e il presidente, visibilmente nervoso, l’ha apostrofato con varie parole (tra queste anche “vergogna”). Dopo il ritiro dell’accredito la CNN ha fatto causa a Trump per aver violato il primo e il quinto emendamento della Costituzione sulla libertà di parola e di stampa e ha chiesto la riammissione di Acosta in sala stampa. “È solo un altro modo per mettersi in mostra da parte della CNN”, ha detto Sarah Sanders (portavoce della Casa Bianca). Ma la novità però sta nel fatto che, qualche giorno più tardi, anche la Fox (elogiata più volta da Trump come unica emittente che non pubblica fake news) ha appoggiato la causa della CNN contro il presidente e metterà a disposizione i propri avvocati.

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Post Scriptum: darò un seguito a questi post, a cadenza settimanale o bisettimanale, in modo che possiate seguire anche voi la corsa alle presidenziali del 2020. Una piccola rubrica su questo blog, dunque. Due anni sembrano tanti ma, in realtà, volano. Intanto per ulteriori e piccoli aggiornamenti, anche quotidiani al di fuori di qui, se volete, potete seguirmi su Twitter cliccando qui o su Instagram cliccando qui.

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