Terzo appuntamento con la corsa alle presidenziali del 2020 negli Stati Uniti. Nel dibattito dell’ultima settimana americana troviamo, ancora una volta, la morte del giornalista saudita dissidente Khashoggi, le accuse a Ivanka che la rendono simile a Hillary Clinton, l’attacco di Trump alla magistratura e la carovana dei migranti pronti ad entrare negli Stati Uniti.

Trump e Khashoggi: follow the money
La CIA ha l’assoluta certezza, surrogata dalle prove, che dietro l’omicidio del giornalista Khashoggi ci sia Bin Salman. Esiste un audio in cui si sentirebbe l’esecuzione del giornalista dissidente seguite dalle parole: “Dì al capo che la missione è compiuta”. Il capo, qui, non può essere che il principe saudita. Ebbene lo stesso presidente statunitense ha detto che non ha avuto il coraggio di sentire l’audio ma che si è fatto raccontare il contenuto, e l’ha trovato molto brutale. Trump, all’indomani della certezza della morte di Khashoggi, aveva detto che la punizione per i colpevoli sarebbe stata dura. La risposta all’Arabia Saudita (implicata nei suoi più alti vertici) è arrivata: “resta un grande alleato degli Stati Uniti. Il mantenimento dell’intesa assicura l’interesse del nostro Paese, di Israele e di tutti gli altri alleati nella regione (il Medio Oriente, ndr)”. Ma, come sempre, le parole d’ordine sono “segui il denaro”, ecco dunque la frase chiave del presidente: “Dopo il mio viaggio in Arabia Saudita, lo scorso anno, il Regno ha concordato di spendere e investire 450 milioni di dollari negli Stati Uniti. È una somma record che creerà centinaia di migliaia di posti di lavoro, un incredibile sviluppo economico e ulteriore benessere per gli Stati Uniti. Dei 450 miliardi, 110 saranno spesi nell’acquisto di materiale militare da Boing, Lockheed Martin, Raytheon e altre grande società statunitensi”.

Ivanka come Hillary
Secondo il Washington Post c’è una gran similitudine tra Hillary Clinton e Ivanka Trump. La figlia del presidente, e sua consigliera, avrebbe infatti usato un account email personale e privato per spedire centinaia di messaggi sugli affari di governo. Trump ha sempre accusato la sua ex sfidante Clinton sul famoso “emailgate”, uguale a quello che coinvolgerebbe la figlia Ivanka, al grido di: “in galera!”. Un portavoce della Casa Bianca ha precisato che Ivanka ha usato un server di posta privato per discutere questioni di governo prima di essere stata informata sulle regole. Regole, però, che erano chiare già da prima dell’elezione del padre, visto che buona parte della campagna del tycoon si è basata anche sull’emailgate.

Trump e “i giudici di Obama”
Mi dispiace presidente della Corte Suprema John Roberts, ma i giudici di Obama ci sono davvero. I giudici di Obama esistono e hanno un punto di vista molto differente dalla gente incaricata di garantire la sicurezza nel nostro Paese”.
Donalda trump risponde al leader massimo della Corte Suprema statunitense, massimo organo giurisdizionale del Paese, che lo aveva redarguito per i suoi attacchi alla magistratura. Trump è molto contrariato con i giudici perché per l’ennesima volta hanno bloccato un suo decreto, ultimo in ordine di tempo quello sulla stretta sulle domande di asilo.

“Go Home”
Intanto continua il viaggio dei migranti del sud America verso gli Stati Uniti. Trump, sull’immancabile account Twitter, ha intimato: “Tornate a casa”. Gli Stati Uniti si preparano a respingere i migranti che vorrebbero entrare nel Paese con oltre 5mila militari inviati al confine ma non mancano le polemiche anche in Messico. La gente è infatti scesa in strada a Tijuana, città al confine con gli Stati Uniti, chiedendo di fermare l’invasione. Un assist a Trump che ha twittato così: “Il sindaco di tijuana ha dichiarato che la città è mal preparata a gestire così tanti migranti. Gli Usa sono mal preparati per questa invasione e no la tollereranno. Stanno causando crimini e grandi problemi in Messico”.
In tutto questo scenario, però, si aggiunge un ulteriore tassello: Trump ha infatti autorizzato l’uso della forza contro i migranti. È stato infatti aggirato il “Posse Comitatus Act”, che non permette l’impegno di militari in operazioni di polizia sul suolo statunitense. L’ordine di Trump è stato motivato dall’intelligence: “Possibili disordini”.
Ma quanto costano i militari al confine? Secondo le stime del Pentagono i circa 5.900 militari schierati al confine costerebbero circa 72 milioni di dollari. Il costo salirebbe a 210 milioni di dollari se si considerano anche i circa 140 milioni di dollari spesi fino ad ora per le 2.100 unità della Guardia Nazionale in missione alla frontiera dallo scorso aprile.

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Post Scriptum: darò un seguito a questi post, a cadenza settimanale o bisettimanale, in modo che possiate seguire anche voi la corsa alle presidenziali del 2020. Una piccola rubrica su questo blog, dunque. Due anni sembrano tanti ma, in realtà, volano. Intanto per ulteriori e piccoli aggiornamenti, anche quotidiani al di fuori di qui, se volete, potete seguirmi su Twitter cliccando qui o su Instagram cliccando qui.

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