L’Open d’Italia è stato vinto dal sudafricano Otto, ma l’Open degli italiani è stato vinto, col suo decimo posto da Marco Soffietti. Mi pare giusto porre l’accento sulla personalità di Marco, e proporvi uno stralcio dell’articolo che trovate sul Giornale di oggi perchè al fianco di questo trentenne umile e serio ci sono due ombre preziose, due presenze direi fondamentali. La prima , Loredana Dolci, è la compagna dai lunghi capelli corvini che, da tempo, è al fianco di Marco. Che lo ha aiutato a tenere assieme la vita e la carriera professionale nei momenti difficili. Che se ne sta in disparte sempre e comunque. Che è sempre lì, come ieri ,alla diciotto, ad accoglierlo con il suo tenero abbraccio. “Ho una vita sentimentale serena, sto davvero bene con lei e ho anche la fortuna di esser circondato dall’affetto di tante persone ”, commentava ieri Marco. E una delle persone che gli è più vicino , che lo ha visto crescere. Che non gli ha mai negato un consiglio, un’iniezione di fiducia, è l’altra sua ombra, Sergio Bertaina. Il maestro dei maestri. Geniale, quanto riservato. Che lavora nell’austerità del suo Piemonte, allevando talenti: Edoardo e Francesco Molinari , Marco Soffietti, per citare le più recenti perle della sua collana di gioielli dello swing. E’ stato Bertaina, dopo quel fantastico giro di venerdì a ripetergli al telefono: “Vai avanti, tranquillo, non mollare” Ma era stato sempre Bertaina, il primo giorno di gara, quando Marco alla sette e alla otto ha deragliato, infilando un bogey e un doppio bogey a dirgli: “Se non sei un uomo, vai a casa. Come si fa a giochicchiare così? Cerca di convincerti di quello che puoi fare”. “Mi rendo conto – ammette Bertaina- che a volte posso anche essere sgradito, risultare antipatico. Ma con lui so che mi posso permettere di dire questo e altro. Marco giovedì è rimasto zitto, sono convinto che quella frase gli ha fatto bene, lo ha fatto riflettere. Il risultato dell’Open se lo merita e sono davvero felice” .Ma che cosa dice, vincendo la sua riservatezza, il maestro dei maestri, di Marco Soffietti? “Dico che con Marco come con i fratelli Molinari sono più spettatore che attore. Sono il loro specchio perché, forse certe cose, si vedono meglio da un’altra prospettiva, guardandosi allo specchio appunto. E dico anche che forse aiutano più loro me che io loro. Perchè sono ragazzi in gamba”. Averne di specchi così. Che dicono sempre ciò che pensano.