Litigi, litigi e ancora litigi. Ruggini vecchie e nuove. Sono settimane che si sta litigando. Non mi importa affatto se, nel frattempo, qualcosa si sta appianando o si è appianato. Mi interessa rilevare, e lo vorrei fare anch’io per una volta alzando la voce, che nel golf, o meglio nelle istituzioni del golf, si sta litigando. E troppo. Si litiga nei circoli, grandi e piccoli, e nei comitati regionali. Si litiga per le quote sociali e per la presidenza. Si litiga per uno scampolo di potere e persino per festeggiare una ricorrenza come i sessanta o i trenta o gli ottant’anni nel caso di un sodalizio prestigioso come il Golf Club Milano. Cascato nelle sabbie mobili dell’inattività perchè solo due voti in meno ma, soprattutto, una valanga di schede bianche hanno impedito che venisse rieletto il presidente uscente Angelo Zanchi. Storie di correnti e di spifferi. Ma storie ugualmente poco edificanti. Come in Veneto dove è arrivato come commissario Filippo Sassoli de Bianchi per gestire il Comitato regionale allo sbando dopo la sfiducia all’ex presidente Massimo Cattaruzzi e la mancanza di numero legale per la conseguente elezione di un nuovo consiglio. Si è litigato a Courmayeur dove il socio Grande Stevens ha deciso che non era il caso di rinnovare la concessione di certi suoi terreni al circolo cui appartiene, appunto il Golf Club Courmayeur et Grandes Jorasses. E ancopra si è litigato al Golf Club di Padova dove un altro presidente uscente Giampiero Becherucci pur avendo ottenuto molti voti si è ritrovato solo al comando senza più alcuno dei suoi consiglieri. Ma che cosa succede? Ma il golf non era lo sport del fair play e del reciproco rispetto?