Grazie a tutti i  lettori e agli amici internettiani che stanno intervendo nel dibattito sugli sport minori.Grazie per la solidarietà, l’appoggio e l’ amicizia che mi state dimostrando in questa sorta di mia personalissima campagna a favore di gente che suda e fatica tutti i giorni  molto e più dei calciatori, ma viene  ricordata e scoperta ogni quattro anni. Detto questo vi devo delle spiegazioni visto che, nel post precedente mi vantavo di “titoli” per introdurre il dibattito.Ebbene sì, confermo. Ho tirato di scherma, nella preistoria della mia vita. Spada. Dai tredici ai 24 anni. Primo maestro un cavaliere (del lavoro), piuttosto burbero, più Aramis che D’Artagnan, nella nicchia della palestra che ci aveva concesso la Società Ginnastica Gallaratese. Poi il salto agonistico nella gloriosa Pro Patria di Busto Arsizio. A lezione da Muzio, scuola vercellese, ottime credenziali. Due, tre gioni alla settimana ore di lezioni, avanti e indietro per la pedana. Finta di terza, di quarta, cavazione afondo. Fiatone, gambe dure e non elastiche, come dovrebbero essere. Me lo ripetevano anche a Serramazzoni, al Centro Estivo della Fis,  nell’Appenino Modenese. Ritiro agonsitico durissimo di giorno, un po’meno spirituale di sera. Se avessi centrato qualche bersaglio in più, magari la mia vita sarebbe andata diversamente, chissà. Invece mi ritrovo qui ad infilzare aggettivi e avverbi. Tutto ciò premesso per dire che mi girano i cabasisi, per dirla con Montalbano quando sento straparlare(e so già che ne straparleranno fra quattro anni) di sport minori da  taluni giornalisti.