E’l’Open d’Italia di golf, la massima manifestazione internazionale che transita da noi, ma segna un incipit da partitissima nostrana, tipo Inter-Juve dei bei tempi andati, per intenderci. Colpa o merito di quel monello di Francesco Molinari che si presenta in sala stampa in nerazzurro style: polo e scarpe marchiate con lo stemma tanto caro a Moratti e che comincia a punzecchiare come fanno i campioni che se lo possono permettere quando entrano al Bar Sport : “Ho appena detto al milanista Manassero che Moratti mi vorrebbe ingaggiare come riserva di Nagatomo. Scherzi a parte, ho subito accettato la proposta del mio sponsor, che è lo stesso della mia squadra del cuore: a Torino e agli Us Open indosserò con orgoglio questa divisa, questi bellissimi colori”. Uno a zero e palla al centro, se non fosse per un piccolo particolare: il padrone di casa di quest’Open, carrozzato Bmw, che oggi, con 150 giocatori al seguito, si avvia sul tracciato dei Roveri nel Parco della Mandria è uno juventino doc, tale Andrea Agnelli.
Ma il monello Molinari se ne impippa amabilmente e puntualizza: “Il presidente della Juve non mi ha ancora visto abbigliato in questo modo, però so che vorrebbe un Molinari all’inaugurazione del nuovo stadio bianconero. Ecco, se non vi dispiace e non dispiace a lui, cedo volentieri il passo a mio fratello Dodo, juventino doc, io rischierei seriamente di prendere qualche insulto”. La gag dura meno del tempo di una buca perché da subito, da giovedì fino a domenica, si fa sul serio. In palio c’è un montepremi di un milione e mezzo di euro dei quali 250.000 andranno al vincitore, ma c’è soprattutto la nuova, straordinaria credibilità di un’Italia del golf che è uscita fortunatamente e definitivamente dal sommerso grazie alle prodezze di Francesco Molinari, del fratello Edoardo (grande assente perché impegnato negli States) e di Matteo Manassero, che ha mosso i primi passi sul green invece che nella nursery, e che proprio su questo tracciato fece un anno fa la sua prima esibizione da professionista. Per capire quanto potenzialmente esplosivo sia il talento di Manassero segnatevi che a 18 anni appena compiuti questo ragazzo veronese ha bruciato le tappe vincendo già due volte sul tour europeo. Per fortuna ha la testa a posto e se la cava con un : “Sono felice di tornare a Torino, so che il pubblico aspetta una vittoria italiana. Perché se vince un italiano cambia tutto e tutto è più bello, ricordo ancora l’emozione vissuta nel 2006 quando a vincere a Tolcinasco fu Francesco Molinari. Con lui sono qui per cercare di far rivivere al pubblico quelle fantastiche giornate”. Già, considerato che di italiani ci sono riusciti solo in sei a vincere in sessantotto anni, non sarebbe una cattiva sorpresa rivederne uno sul podio più alto anche se a metter i bastoni di traverso ai nostri alfieri, per rompere il salvadanaio dell’Open numero 68 ci proveranno anche altri fior di bei nomi: il nordirlandese Darren Clarke, il danese Thomas Bjorn, tornati al successo in questa stagione, Colin Montgomerie, Jeev Milkha Singh,Thongchai Jaidee, Gregory Bourdy, Soren Hansen, gli spagnoli Rafael Cabrera Bello e Pablo Larrazabal, Rhys Davies e lo svedese Fredrik Andersson Hed, che proverà a confermare il titolo vinto a sorpresa lo scorso anno.