Faccio(del mio)Meglio. Ovvero F ed M, come Francesco Molinari. Giusto perché le due lettere si attagliano ad un nome e ad un cognome di uno che nel golf mondiale conta e sta dettando legge.
E che oggi ce la potrà fare a vincere. A fare il colpaccio, beffando il momentaneo leader del torneo, l’inglese Robert Rock. Ce la potrà fare perché, se è vero che ieri Rock ha chiuso il suo terzo giro a quota 200 (64-68-68) è altrettanto vero che lui, mister FM, non ha mai mollato e, con un occhio al leader board, e l’altro al putt, ha firmato uno score di 202. Due colpi di differenza dal primo della classe sono un niente. O, meglio, nel golf possono essere solo il soffio di una pallina dispettosa che sborda attorno alla buca o di un’altra pallina, ancora più dispettosa, che, anziché rimanere in fairways scivola in un bunker. Un Open si vince e si perde così, di solito.
E il Francesco Molinari, con cui abbiamo parlato ieri, a conclusione della sua prova, è un Francesco Molinari che non ha paura di nessuno. Che, con quella sicurezza, che non significa, per carità, supponenza, ha riassunto ciò che succederà oggi con una battuta illuminante: “Con un gruppo di giocatori riuniti in una manciata di colpi come questa sarà come giocare un play-off lungo diciotto buche”. Quindi? Quindi, per dirla come l’ha detta lui :“Chi farà il giro migliore vincerà. Punto e basta”. Così parlò mister FM. Con quella maturità e pacatezza che sembrano coabitare da tempo nella sua sacca golf e che lo hanno imposto nel teatro internazionale dei grandi Tour, assieme a suo fratello Edoardo, che, in questi giorni, dagli States lo sta messaggiando. Cioè riempiendo di quegli sms, a volte irripetibili, che ci si scambia fra fratelli. Poi ci sono altri notevoli scampoli di azzurri in questa distesa di green. Che anche ieri hanno occupato il loro spazio e hanno tentato di allargarsi pure. Parliamo della baby-rivelazione Matteo Manassero che, a diciotto anni se ne impippa della tensione e ha già imparato a giocare da pari a pari con tutti. Anche se, con un intervento del mago Houdini si trovasse improvvisamente di fianco qui all’Open, un tale Tiger Woods ( il Tiger Woods dei bei tempi andati, ovviamente, non la fotocopia un po’sbiadita di oggi)
E , giusto per tornare all’osservazione di Francesco Molinari, quella del play-off di gruppo, come escludere dal gruppo appunto un Manassero che ieri ha concluso con un parziale di 70 colpi e si è portato a quota 204. E il fiorentino Lorenzo Gagli? Se le sue buche aspirassero la pallina come lui fa con le c, parlando nello slang toscano, e se ieri, sulle prime, un bunker particolarmente vorace, non lo avesse tradito, avrebbe fatto ancora meglio del suo 205 totale. Fanno del loro splendido meglio dunque, sostenuti da un tifo da stadio, gli azzurri che non mollano il plotone di testa in quest’Open dall’arzilla età di 68 anni. Una seconda giovinezza che, coi tempi che corrono, con le promesse del presidente della Fig, Chimenti e del padrone di casa del Royal Park, Andrea Agnelli, potranno correre ancora più velocemente nei mesi e negli anni a venire.