La crisi manda i  signori del mattone in pausa caffè: a fine giugno la raccolta dei fondi immobiliari si è fermata poco oltre quota 1,4 miliardi, a fronte di un volume delle attività prossimo a 42 miliardi (+4,2% rispetto al semestre precedente) e di un patrimonio stabile a 26 miliardi. Numeri che testimoniano una crescita rallentata e che possono essere letti in due modi: difendere il patrimonio è stato certo positivo mentre infuriava la peggiore crisi finanziaria dal Dopoguerra (al 30 giugno le grandi Borse mondiali erano tutte pressoché in rosso rispetto a fine 2011), ma va detto che sarebbe stato probabilmente più conveniente comperare un Btp.

Lo studio, curato da Assogestioni e Ipd, evidenzia poi che  l’offerta dei fondi immobilliari è costituita per l’88% da prodotti riservati, per un patrimonio di 21 miliardi, e per il 12% dai fondi retail (5 miliardi).

La composizione delle attività è ripartita per il 90% in immobili e diritti reali immobiliari.
Invariate le percentuali sul fronte delle destinazioni d’uso:  il 54% degli investimenti è concentrato nel settore uffici; le attività commerciale pesano per il 16% e il redidenziale per il 9%. Il restante (8%) sono caserme, centraline telefoniche e terreni.

A livello geografico Nord Ovest (45%) e Centro (33%) sono le aree in cui si registrano i principali investimenti ma aumenta il peso di  Nord Est ed Estero.

Nella prima metà dell’anno sono nati 4 nuovi prodotti. Al 30 giugno più del 77% dei fondi analizzati ha fatto ricorso alla leva per incrementare le attività investite: il grado di utilizzo della leva, rapporto tra quanto ciascun fondo si è indebitato e quanto si sarebbe potuto indebitare, è oggi pari al 72%.

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