La gestione di Fabrizio Viola e Alessandro Profumo ha risolto parzialmente alcuni dei problemi elencati nel post precedente, ma ne ha lasciati altri aperti. Antonveneta è stata azzerata: in bilancio non vale nulla e dunque non può più appesantire i conti del Monte. Quelle operazioni in derivati sono state chiuse con perdite, ma rappresentano solo un ricordo.

Come voltare pagina, però?

Il Monte dei Paschi dovrà ripagare già da quest’anno circa 500 milioni allo Stato. I Monti-bond da 3,9 miliardi. Di questi 1,9 miliardi serviranno per ripagare i vecchi Tremonti-bond scaduti alla fine dell’anno scorso. Senza dimenticare il cedolone 2013 dei Monti-bond (350 milioni). Dunque, quest’anno il Monte parte già con un conto economico zavorrato da questi 500 milioni di interessi.

Senza contare che 1.100 prepensionamenti implicheranno un aumento – seppur temporaneo – dei costi. Il 2013 del Monte, anche se ora si parla d’altro, sarà difficile: sulla base di queste premesse, il raggiungimento di un profitto è una pura chimera.

E allora? Si possono dare 3,9 miliardi di risorse pubbliche a una banca che ne capitalizza circa 3? Sì! Perché l’alternativa sarebbe disastrosa per tutti noi italiani. Il commissariamento e l’eventuale (sebbene remotissima) liquidazione coatta della terza banca nazionale (fatti salvi i depositi che sono garantiti fino a 100mila euro dal Fondo di Tutela) sarebbe – questo sì – un grave colpo alla credibilità del Paese. Nazionalizzarla? Se – eventualmente – lo Stato contemplasse l’ipotesi di farsi pagare gli interessi in azioni, è percorribile. Anche il presidente Alessandro Profumo ha sfatato questo tabù.

Wall & Street

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