Questa settimana si è aperta l’Assemblea Popolare Nazionale, appuntamento di primo piano per il politburo del Partito Comunista Cinese. Si tratta del primo test ufficiale per il nuovo segretario Xi Jinping e per il premier in pectore Li Keqiang.

Citywire Global racconta che  i principali gestori di fondi esposti sull’azionario Asia hanno gli occhi puntati sul convegno. L’argomento di maggiore interesse è il piano per il rilancio dei consumi interni. Ci si attende un altro leggero taglio delle spese per investimenti (attualmente in calo dal 20% del budget di fine 2012 al 17-18%). Gigi Chan di Threadneedle si aspetta una crescita del pil attorno all’8% (un po’ meglio dell’obiettivo fissato del 7,5%) quest’anno anche grazie a un abbassamento della pressione fiscale. Si tratta di una delle frecce rimaste nella faretra di Xi Jinping, considerato che la banca centrale sta riducendo l’offerta di moneta: il tasso di crescita della massa monetaria è lievemente arretrato dal 14 al 13 per cento. Certo, ci sono anche i pessimisti come Maarten Bakkum di Ing, secondo cui difficilmente Pechino centrerà gli obiettivi di crescita, frenata anche dal difficile contesto macroeconomico globale.

Eppure questo dibattito lascia negli osservatori una convinzione: la leva monetaria usata dalla Cina (stampatrice di moneta e acquirente di dollari ed euro per restare competitiva sui mercati) è il vero asso nella manica della tigre cinese,

Wall & Street

 

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