I grandi investitori bocciano l’Italia per lo stallo politico che ancora strozza il Parlamento a 50 giorni dalle elezioni,  ma non vedono un rischio di contagio per l’Europa. La diagnosi è il cuore del tradizionale sondaggio condotto Morningstar su 16 società di gestione e intermediazione che operano in Italia.

Rispetto a marzo, le previsioni per l’Italia sono peggiorate. Oltre il 31% dei gestori si aspetta un ribasso nei prossimi sei mesi (nessuno a marzo) e un altro 25% prevede l’oscillazione attorno agli attuali livelli. Gli ottimisti sono passati dal 43 al 37,5%. Il settore finanziario, che è quello che pesa di più su Piazza Affari, è il più penalizzato dalla situazione di incertezza, per la sua forte esposizione ai titoli di stato. Secondo le statistiche della Banca d’Italia, infatti, il sistema bancario possiede 351,6 miliardi di euro di governativi, il livello più alto dal 1998.

Per quanto riguarda invece più in generale l’Europa, Cipro e la prospettiva che possa essere la Slovenia il prossimo Paese a capitolare nella guerra del debito sovrano, renderanno le Borse ancora nervose nel breve periodo. Le valutazioni di molte società quotate restano tuttavia interessanti, dal punto di vista di multipli e bilanci, e molte possono beneficiare dell’esposizione alla crescita mondiale. Per questa ragione, il 68,8% degli intervistati si aspetta un rialzo delle Borse nei prossimi sei mesi a fronte di un 12,5% di pessimisti.

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