Questa settimana l’oro è passato di mano sui mercati internazionali ai prezzi che rappresentano il livello più basso degli ultimi due anni, oggi a Singapore è tornato sopra quota 1.400 dollari l’oncia, ma secondo gli analisti la frenata proseguirà. Dopo aver corso a perdifiato, quello che è universalmente considerato il bene rifugio per eccellenza è stato piegato da investitori che sono tornati a puntare sulle Borse, sfruttando l’ondata di liquidità a basso costo messa a disposizione delle banche centrali, a partire da quella del Giappone.


Wall & Street aveva già chiesto a Confinvest come far fruttare al meglio i Marenghi e le Sterline di famiglia,  ora raccogliamo invece il parere di Francesco Bernardini  responsabile del “Servizio oro” di Banca Etruria. L’istituto di credito – che ha la propria base ad Arezzo, nel cuore di uno dei principali distretti orafi italiani – che ha mantenuto maggiore tradizione ed expertise nel commercio del prezioso metallo.

Che cosa conviene fare a chi ha investito in lingotti o negli Etf del settore per proteggere il proprio patrimonio durante la crisi?

“L’investimento in oro è un asset di lungo periodo e non di tipo speculativo, particolarmente adatto per la stabilizzazione del rischio di un portafoglio ben diversificato; di norma infatti le migliori performance le ha ottenute nei periodi di incertezza economico-finanziarie. Quindi, un calo dell’oro dovrebbe essere sinonimo di una distensione degli elementi di preoccupazione presenti a livello globale tale da indurre gli investitori a riposizionarsi su asset più reattivi come le azioni. Tuttavia,  è opportuno tener presente che l’attuale contesto presenta ancora diversi elementi di tensione (come crisi del debito nell’area euro, rischio di guerra tra le due Coree) e, nel caso in cui anche solo uno di questi dovesse riacutizzarsi, l’oro, come già fatto in passato, tenderebbe a beneficiarne proprio per la sua valenza di bene rifugio. Per tale ragione, nei portafogli in cui l’oro non è presente, il momento attuale rappresenta un buon periodo per inserire o aumentare la quota di oro all’interno del proprio portafoglio”.

 Molti ritengono che la domanda cinese non sarà sufficiente a compensare la battuta d’arresto dei consumi europei. In questo momento quali sono i punti di forza e le criticità del mercato aureo? 

“L’offerta mondiale di oro è prevista in leggera crescita (+3,6%) trainata principalmente dalla produzione mineraria che andrà più che a compensare la decrescita dell’attività di recupero dell’oro vecchio, effettuata per esempio dai negozi Compro Oro, dovuta ad una minor disponibilità di gioielleria “usata” in particolar modo nei paesi ricchi: Europa ed Usa in testa.Per quanto riguarda il lato della domanda la maggioranza degli analisti ritiene che gli acquisti delle Banche Centrali continueranno anche quest’anno favorendo il trend rialzista – ne sono testimonianza, ad esempio, i recenti acquisti della Banca Centrale Turca per oltre 120 tonnellate .  Il mercato dovrà, tuttavia, fronteggiare i cali previsti nel settore della gioielleria, stimati intorno al 4% circa e a quello relativo agli usi industriali. La domanda relativa alla componente degli investimenti, visto lo scenario economico attuale si prevede ancora in crescita”.

Quanta parte del patrimonio mobiliare di un buon padre di famiglia ritiene dovrebbe essere affidato a un bene rifugio come l’oro?

“Noi consigliamo di attestarsi tra 3% e il 7% circa”.

Qual è la prospettiva temporale minima di investimento per chi oggi volesse avvicinarsi all’oro?

“Occorrono almeno 4-5 anni”.

I piani di accumulo in oro possono rappresentare una buona alternativa?

“Assolutamente sì, oltre a una diversificazione all’interno del total portfolio, investire in oro in modo ripetitivo nel tempo con importi costanti permette di poter godere anche di una diversificazione temporale con conseguente riduzione della volatilità dell’investimento”.

È meglio comprare lingotti, Sterline e Marenghi, o affidarsi al cosiddetto “oro di carta”, sottoscrivendo gli Etf del settore? 

“Generalmente chi investe in oro è alla ricerca di un bene rifugio che, inserito nel proprio portafoglio nelle percentuali corrette, consente di stabilizzare il rendimento medio dello stesso nel medio periodo. Dal nostro osservatorio, la maggior parte dei nostri clienti si rivolgono nel 95% dei casi ai lingotti di oro fisico, poiché gli offriamo una liquidabilità immediata alle condizioni di mercato, la possibilità del ritiro fisico e la gestione della fiscalità amministrata. Queste caratteristiche rendono l’investimento in oro fisico accessibile a tutti e più semplice rispetto a strumenti complessi quali possono essere gli Etf o gil Etc. Le monete d’oro, così come i lingotti di piccolo taglio, sono generalmente acquistati solo in ottica di regalo, in quanto i costi di manifattura hanno un incidenza tale da sconsigliarli per finalità di investimento”.

Quali domande e verifiche deve fare un risparmiatore prima di acquistare un lingotto?

“Per prima cosa è importante capire quale raffineria ha prodotto il lingotto – noi vendiamo ai nostri clienti solo lingotti  cosiddetti London Good Delivery, ovvero prodotti da raffinerie – in tutto il mondo ve ne sono solo 64 – che rispondono a elevati standard qualitativi e che assicurano la  rivendibilità del bene senza che sia sottoposto a saggi per verificarne la qualità. E’ necessario richiedere sempre il certificato di origine rilasciato dalla raffineria e controllare il titolo impresso sul lingotto che deve essere 999.9/1000 e mai 750/1000 – nel secondo caso infatti non si tratta di oro da investimento ma di un gioiello a forma di lingotto su cui deve essere pagata anche l’Iva. L’oro da investimento è invece esente Iva”.

Il platino si sta dimostrando molto meno volatile, può essere una valida alternativa?  E le pietre preziose?

Il platino è un bene soggetto ad Iva ed in quanto tale non lo ritengo un valida alternativa all’oro. Le pietre preziose, ivi inclusi i diamanti, scontano invece un mercato poco trasparente e illiquido; senza considerare che le specificità che caratterizzano pietre e diamanti (come il taglio, la lucentezza o i carati), rendono l’acquisto del cliente non esperto molto rischioso”.

Esiste un modo immediato per verificare il fino contenuto?

“Il cosiddetto “saggio” del metallo può essere effettuato solo da esperti del settore e con apparecchiature specialistiche. La garanzia del bene acquistato può essere data solo dal certificato che deve accompagnare il lingotto e dalla reputazione del venditore”.

A quanto ammontano i costi di custodia? Quali servizi propone Banca Etruria?

“Banca Etruria offre numerosi prodotti in oro tra cui spiccano i piani di accumulo periodici in oro, conti correnti denominati in oro e il Deposito di oro fisico; in particolare quest’ultimo (“Deposito Oro Vero”) ha riscosso un notevole successo tra i nostri clienti ed è una tipologia di deposito a custodia la cui peculiarità è quella di offrire alla clientela proprietaria di “oro da investimento”, la custodia e l’amministrazione fiscale del metallo. L’oro viene custodito all’interno del caveau centrale, fisicamente separato dall’oro di proprietà della Banca o di terzi ed assicurato contro i rischi di furto, rapina, perdita e danneggiamento. I lingotti acquistati dal cliente sono punzonati, identificati da un numero seriale ed accompagnati da uno specifico certificato di origine. Con il servizio OroVero, il cliente lascia il lingotto in deposito a Banca Etruria, la quale lo custodisce nel proprio caveau, ed è coperto da ogni rischio. Qualsiasi decisione di vendita del lingotto da parte del cliente può essere esaudita in tempo reale dalla banca, al fixing del momento. Banca Etruria è anche sostituto d’imposta:  l’eventuale capital gain è assolto dal nostro istituto in regime di risparmio amministrato. Rispetto ad investimenti alternativi in oro come Etf o Etc, non esiste il rischio di default dell’emittente, in quanto i lingotti sono di proprietà del cliente e Banca Etruria li assume solo in deposito, e ne garantisce sempre la liquidabilità, impegnandosi a riacquistarlo in qualsiasi momento. Il costo del servizio è lo 0,5% all’anno calcolato sul controvalore medio dell’oro custodito”.

Nelle città italiane sono fioriti migliaia di negozi compro-oro. Come si riconoscono gli intermediari qualificati?

“Per prima cosa mi preme sottolineare che i “Compro Oro” sono erroneamente denominati, in quanto questi soggetti dovrebbero chiamarsi “Compro Oreficeria”. In base alla normativa attuale non possono inoltre nè comprare nè vendere oro da investimento. In Italia vi sono circa 21.000 gioiellerie che svolgono anche servizio di Compro Oro e circa 9.000 Compro Oro dedicati per un totale di circa 30.000 entità, ma il fenomeno è in crescita. Gli unici operatori autorizzati a vendere oro da investimento in base alla legge 7/2000 sono le banche e gli operatori professionali che sono iscritti in un apposito registro di Banca d’Italia (http://albielenchi.bancaditalia.it/albielenchi/elenchi.do?to=operoro&lingua=it). Ad oggi sono solo 496 in tutto il territorio nazionale.

 Banca Etruria opera in un distretto con un alto tasso di imprese attive nell’oreficeria, ci sono segni di ripresa?

“L’industria orafa italiana, a livello nazionale e nel distretto di Arezzo in particolare, vive ancora una fase molto delicata, ma i segnali incoraggianti che possiamo registrare dal nostro osservatorio ci portano a credere ancor più fermamente in questo comparto che rappresenta un’assoluta eccellenza del made in Italy. La crescita dell’export del distretto aretino(+14,10%), la presenza di numerosi buyers internazionali intervenuti alla recente Fiera Oro Arezzo,  le straordinarie capacità degli imprenditori e delle maestranze locali, ci lasciano ottimisti sul futuro di questo comparto”.

Wall & Street

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